venerdì 28 febbraio 2014

“1954 / 2014: rock’n’roll birthday!”: una mostra al PAN celebra il genere più amato nel panorama musicale internazionale

di Gennaro Tullio

Rock is in the air. La città di Napoli si prepara ad accogliere una mostra che vivrà di cultura & rock’n roll. A 60 anni dall’uscita del primo singolo di Elvis Presley, That’s all right, Mama, il PAN Palazzo delle Arti di Napoli ospiterà, infatti, la mostra dal titolo “1954 / 2014: rock’n’roll birthday!”. La manifestazione si inserisce nella quarta edizione della mostra internazionale concepita e curata dai giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa.
 
Il Palazzo delle Arti di Napoli
Sessanta anni fa usciva anche l’ormai leggendaria “Rock Around The Clock” di Bill Haley & his Comets. Non poteva che essere il rock quindi il tema affrontato dal museo più frequentato nel centro di Napoli. Elementi portanti della mostra in questione saranno alcuni oggetti dell’epoca come memorabilia, gadget, vinili, manifesti d’epoca, locandine, audiovisivi, fotografie, proiezioni, strumenti musicali e tanto altro ancora, per ritornare indietro a quei tempi degli anni cult del rock, grazie ai prestiti provenienti da alcune tra le più importanti collezioni private italiane e europee. 
 
Così, le rockstar più famose e la musica che ha davvero fatto storia negli ultimi decenni confluiscono qui in una rassegna artistica, dove trovano spazio i ricordi e si riscopre il linguaggio che, più di qualsiasi altra cosa, ha cambiato per sempre il cuore della musica contemporanea. La mostra ROCK! Accoglierà nei suoi spazi una vasta proposta di live (per la quarta edizione sono previsti live-set con i Twin Dragons, la U.S. Naval Forces Europe/Allied Forces Band, Rino Zurzolo, Joe Amoruso e moltissimi altri) ma anche workshop, laboratori, presentazioni di libri, di CD, proiezioni, demo/clinic, incontri, seminari, conferenze e appuntamenti tematici sulla storia e sull’evoluzione del rock, in compagnia di ospiti e musicisti addetti alla materia. Da segnare in agenda: sabato 1° marzo 2014 la mostra ROCK! presenterà, inoltre, al suo pubblico il concerto di uno dei più grandi chitarristi del mondo: ULI JON ROTH (Scorpions, UFO, G3 con Joe Satriani e Michael Schenker, Electric Sun). Non è finita. Per chi ama le arti figurative, ampio spazio sarà riservato in alcune sale del museo di via dei Mille anche alle numerose opere d’arte che sono ispirate al Grande Rock e che portano la firma del Maestro Lello Esposito (il quale ha realizzato per questa esposizione un’opera figurativa dal titolo “ROCK!”) e degli artisti Anna Amoretti, Sarah Van Hoe, Maurizio Bonolis, Lino Vairetti, Ombretta Del Monte, Fabrizio Morrone. Sarà possibile visitare la mostra fino al 6 aprile 2014, l’ingresso è libero.

lunedì 24 febbraio 2014

Le location cinematografiche come attrattori turistici

Un viaggio dentro il cinema che porta indotto economico sul territorio campano

Sofia Loren mentre gira una scena al "Pallonetto a Santa Lucia"
Sapete l'effetto che ha avuto "Benvenuti al Sud" sull'economia di Santa Maria di Castellabate? Un aumento di presenze di oltre il 30%, con un effetto traino enorme per l'intero Cilento. È solo uno degli esempi di quanto bene possa fare al territorio, soprattutto quello campano, ricchissimo di location naturali e artistiche, un film di successo. Riflessioni importanti, che testimoniano come si possa arricchire un territorio anche, e soprattutto, tramite la produzione audiovisiva. Un film di successo può avere un grande ritorno di immagine riuscendo a veicolare contenuti di interesse che vanno dai prodotti tipici locali a particolari tipi di abbigliamento, da luoghi d'arte a isole sconosciute. In Campania, purtroppo, il mercato della produzione audiovisiva non ha un peso importante  rispetto ad altre regioni. Il cinema per la Toscana, ad esempio, ha favorito la brandizzazione di alcuni prodotti. Oggi Chianti è più conosciuta per il territorio che per il vino. Nessuno invece conosce molto di Falanghina, Aglianico. E se negli ultimi anni siamo riusciti ad vedere importanti successi attraverso alcuni film (anche internazionali, come "Passione") o serie tv (e penso alla serie "Capri") il merito è ascrivibile al minuzioso lavoro di Maurizio Gemma, direttore generale della Film Commission della Regione Campania, professionista di talento, amante del suo mestiere e profondo conoscitore del territorio. Lasciando per un secondo la Campania e l'Italia, cerchiamo di capire negli altri Stati come riescono a sfruttare la potenza del mezzo audiovisivo nel campo turistico. Numerosi paesi hanno dato vita a vere e proprie iniziative organizzate. In Inghilterra, ad esempio, da anni vengono venduti pacchetti-viaggio dal titolo "Visita i luoghi di ..." con dei tour operator che spiegano tutto nei dettagli. Ancora oggi, si va a Londra per "Nothing Hill". C'è, poi, "Visita i luoghi del Codice Da Vinci" con prenotazioni per che arrivano addirittura a coprire un anno di tempo. Negli Stati Uniti, a Dallas, il ranch del telefilm, in effetti, non esisteva ma tutti lo cercavano. È stato costruito apposta e i visitatori sono triplicati.Il turista di oggi è polisensoriale, sempre alla ricerca della componente ludica, esperienziale, della gratificazione dei sensi. Di fronte a queste nuove sfide l'industria turistica pesca sempre più dal cinema, capace di legare indissolubilmente dei luoghi a delle "emozioni". Essere scelti come location di un film, quindi, diventa un'occasione unica per quel territorio, in grado di divenire una destinazione turistica "emotiva". Si supera, quindi, il semplice concetto di cineturismo perché il turista sceglie quel luogo non solo per curiosità artistica ("vediamo i posti dove hanno girato tale film") ma per rivivere un'esperienza emozionale legata ai sentimenti che il film stesso gli ha trasmesso. iIn entrambi i casi, cineturismo o polisensorialità, resta un fatto evidente: se ben utilizzate, le location campane potrebbero rappresentare un'importante attrattore turistico che porterebbe, e i casi analizzati lo dimostrano, indotti economici inimmaginabili. Immaginate quanto importante sarebbe per l'economia locale di Napoli o dell'intera Campania se una serie tv di portata internazionale venisse ambientata a Pompei! Un impatto certamente superiore alle fiction che ci hanno abituato a immaginare a Napoli, che hanno come protagonisti irrinunciabili pistole, spaghetti e terre insanguinate.


di Giovanni Parisi

Al via il Forum Universale delle Culture

Pubblicati i primi bandi della kermesse che vedrà Napoli protagonista

Il Forum Universale delle Culture nasce per volontà dell’Unesco con l'obiettivo di promuovere il dialogo interculturale e la conoscenza tra i popoli. Il Forum colloca al centro di tutto il concetto di cultura, considerata non solo come strumento di conoscenza, ma anche come mezzo di modificazione del reale, contribuendo alla crescita civile dei territori in cui essa è sostenuta e promossa. La prima edizione del Forum si è svolta a Barcellona (Spagna) nel 2004, la seconda edizione a Monterrey (Messico) nel 2007, e la terza edizione a Valparaiso (Cile) nel 2010. La città di Napoli già dal 2006, con una delibera di Giunta aveva mostrato un forte interesse alla manifestazione, tale orientamento è stato poi sostenuto dal Consiglio comunale, che a partire dai documenti di programmazione 2007, fino alla programmazione corrente, ha sempre ribadito la volontà di ospitare a Napoli la IV edizione del Forum Universale delle Culture. La scelta dell'Amministrazione comunale trova finalmente attuazione nel febbraio 2009 quando la Fundaciòn Forum universal de les cultures, il Comune di Napoli e la Regione Campania hanno sottoscritto l'accordo per l'assegnazione alla città di Napoli dell'organizzazione e la celebrazione della quarta edizione dell’evento. Dopo ritardi accumulati, fondi ridotti e polemiche varie, sono stati pubblicati gli avvisi di gara per le sezioni "esposizioni” ed “espressioni", che insieme ai “dialoghi” costituiscono le anime del Forum stesso. Le proposte progettuali interessano differenti tematiche: diversità culturali, condizioni per la pace, sviluppo sostenibile, conoscenza e mare, mentre gli indicatori utili con cui verranno valutate le proposte sono l’innovazione, il rilievo sociale, la multiculturalità e la capacità di fare rete. Il budget stanziato per la sezione "esposizioni" è di 320mila euro e dovrà coprire un totale di 16 progetti, per un massimo di 20mila euro a progetto. La sezione "espressioni" prevede invece 25 progetti cui è stato destinato un budget totale di 500mila euro. Sul sito www.forumculture.org è possibile accedere a tutte le informazioni necessarie per partecipare ai bandi. Il Forum risulta poi articolato in 4 aree tematiche principali:

CONDIZIONI PER LA PACE

focalizzare l'attenzione dei problemi del mondo contemporaneo e dei conflitti che nascono a causa delle forti diseguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo


SVILUPPO SOSTENIBILE
Incentrare l'attenzione sulla necessità di un uso consapevole delle risorse naturali, che consenta a tutti i popoli del mondo il diritto alle risorse fondamentali


CONOSCENZA
sviluppare la conoscenza come strumento di crescita culturale e civile dei cittadini e delle comunità

DIVERSITA' CULTURALE
incrementare la consapevolezza delle diversità culturali, allo scopo di promuovere società realmente interculturali, fondate sullo scambio e la conoscenza reciproca


Napoli ha aggiunto inoltre, due temi specifici che caratterizzano la nuova edizione ossia “Memoria del futuro” e “Mare”. Il primo tema sintetizza sia la storia millenaria della città a partire dalle sue origini greche, sia l'incredibile creatività e innovazione che determinano il suo tessuto sociale e culturale. Il secondo, ossia il mare, è stato scelto invece, perché caratterizza gran parte della conformazione culturale e strutturale della città. Una grande occasione dunque, per il capoluogo partenopeo per rafforzare il posizionamento strategico della città di Napoli sullo scenario internazionale e rilanciarne l'immagine di grande capitale culturale.

di Gennaro Davide D'Errico

Agenda digitale: banda larga e benefici per l'economia

Campania da primato, entro il 2015 sarà l'unica Regione con internet veloce sul 99% del territorio

Il passaggio ad un’economia di sistema è uno snodo cruciale per passare da un’economia di redistribuzione ad una di crescita, inoltre al giorno d’oggi nessun altro settore, oltre a quello dell’IT è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui se ne avverte così fortemente la necessità. In Campania questa opportunità sembra sia stata presa seriamente in considerazione e con la firma tra il MISE e la Regione si è dato il via ad una serie di interventi strutturali finanziati dal Por-Fesr Campania 2007-2013, relativi al Grande progetto ”Allarga la rete: banda ultra larga e sviluppo digitale in Campania”. Entro l’estate 2015 al 99% della popolazione della Regione sarà garantito l’accesso ad un servizio di almeno 2Mbps di velocità. E’ già in corso la posa di 700km di dorsale che terminerà entro aprile 2014 ai quali si aggiungeranno ulteriori 460 km di fibre per un investimento totale di circa 38 milioni di €, intervento al momento unico in Italia. Il piano si articola in tre fasi, nella prima si realizzerà l’infrastruttura pubblica in fibra ottica nelle aree territoriali a maggiore densità di popolazione attraverso l’attuazione di 94 interventi tra aree comunali e sub comunali e l’abilitazione di ulteriori 17.635 utenze a fronte di un investimento complessivo di 21 milioni di euro. Nella seconda fase si svilupperanno i servizi di accesso in
larga banda. In questo caso
è previsto un cofinanziamento pubblico per una quota massima del 70 per cento di un progetto di investimento presentato dagli operatori privati finalizzato alla fornitura di servizi di accesso alla banda larga in tutte le cosiddette “aree bianche”. Le aree comunali e sub comunali interessate dall’intervento saranno 724 ed è previsto un cofinanziamento pubblico dell’intervento pari a 12 milioni con un investimento globale di almeno 16,6 milioni. Nella terza ed ultima fase è previsto lo sviluppo dei servizi di accesso in banda ultra larga. Anche in questo caso è previsto il cofinanziamento pubblico per una quota del 70 per cento dei progetti degli operatori tesi a creare una rete di accesso passiva per la fornitura di servizi a banda ultra larga (ovvero da 30 a 100 Megabit/sec). L’investimento complessivo sul territorio ammonta in questo caso a 122,4 milioni di €, gara vinta da Telecom, anche in questo caso la Campania è stata la prima ad avviare il bando del “Piano strategico Nazionale”. L’individuazione delle aree oggetto dell’intervento è stata fatta attraverso una consultazione pubblica nazionale dal Mise, ricadendo sui 5 comuni Capoluogo di provincia ed il Comune di Giugliano. Considerando che l’Europa individua nel 2020 il termine ultimo per il raggiungimento dell’obiettivo, la Campania ci dovrebbe arrivare ben 5 anni prima, inesorabilmente la memoria corre ad una postilla inserita dall’AGCOM nella lettera di richiesta al Governo per sensibilizzarlo sulle opportunità offerte dall’agenda digitale: «Una recente analisi evidenzia come il livello del Pil pro capite sia superiore di circa il 3-4 punti percentuali una volta che gli investimenti nelle nuove reti a banda larga siano stati realizzati». Previsioni ottimistiche che diverranno realtà con l’attuazione dell’Agenda digitale: servizi per l’identità digitale del cittadino, anagrafe centralizzata, fatturazione elettronica e nuovi datacenter della PA. In generale tutto ciò che servirebbe a modernizzare l’Italia nel segno del digitale, secondo un piano che già subisce notevoli ritardi.

di Gennaro Tullio

A.A.A. Cercasi personale per il Servizio Sanitario Regionale

I limiti assunzionali del Decreto Balduzzi devono essere innalzati per migliorare la qualità assistenziale

Nel nostro vivere quotidiano ci ritroviamo, se non ne siamo noi stessi testimoni, ad ascoltare dai nostri amici, o dalla gente comune che incontriamo nei vagoni della metro o che condivide con noi la celeberrima "fila alla posta", storie routinarie sulla assistenza sanitaria campana. Ormai, non ci stupiamo più di fronte a frasi quali "mi hanno prenotato la visita tra un anno" oppure "ho atteso al pronto soccorso mezz'ora prima che qualcuno si prendesse cura di me". Diverse e tante, sono le cause alla base di queste disfunzioni del nostro Servizio Sanitario, ma, certamente, quella primaria è la mancanza di personale. Infatti, dal lontano anno 2007 le Aziende Sanitarie e gli ospedali sono gravati dai provvedimenti nazionali e regionali che hanno limitato drasticamente la possibilità di nuove assunzioni. E' con la Delibera della Giunta Regionale 517/2007 che inizia il calvario: gli Enti del Servizio sanitario Regionale (S.S.R.) vengono limitati nella facoltà di assumere nuove unità per l'anno 2007 in sostituzione di quelle cessate nell'anno 2006, nella misura del 75% per quanto attiene agli infermieri e 90% per il restante personale. Il blocco del turn over nel settore sanitario diviene, poi, automatico e totale dall'anno 2010 con il Decreto n. 56 del 30 settembre 2010 del Commissario ad acta per la prosecuzione del piano di rientro del settore sanitario. Un piccolo spiraglio a questa empasse, arriva con l'articolo 4 bis decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, che ha previsto, per le regioni sottoposte al piano di rientro, che il blocco del turn over potesse essere disapplicato, nel limite del 15%, al fine di garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza, qualora i competenti tavoli tecnici di verifica dell'attuazione dei piani accertassero il raggiungimento anche parziale degli obiettivi dei programmi attuativi. Gli effetti di questi
provvedimenti hanno prodotto, negli anni, un massivo utilizzo da parte degli enti di contratti a termine di qualsiasi tipologia. La giungla del precariato sanitario campano vede una eterogeneità di tipologie di rapporti (co.co.pro, partite I.V.A., contratti di somministrazione, etc.). Nonostante questa numerosa presenza di professionisti a termine "la Regione Campania è sotto organico di 10mila unità" come ha affermato il Presidente della Giunta Stefano Caldoro ad una conferenza presso l'ordine dei medici della Provincia di Napoli ed ha anche aggiunto che "cosi non si può fare sanità". Viste le vistose carenze degli organici la percentuale di deroga al blocco delle assunzioni prevista dal citato Decreto "Balduzzi", ovvero il 15%, è alquanto inefficace a garantire una idonea assistenza di qualità alla popolazione della regione Campania. Tale sterilità viene ancor più palesata dall'attuazione dell'4 bis decreto-legge n.158/2012 in combinato con l'art.4 del D.L. 101/2013 che prevede la possibilità di bandire concorsi con una quota riservata del 40% per i lavoratori subordinati a termine. Ciò comporta che, per esempio, se 100 infermieri vanno in pensione, ne posso assumerne 15 di cui 3,75 unità posso riservarle al personale precario, con la conseguenza che sostituirò realmente 12 unità. La percentuale del 15% è troppo stringata e va necessariamente aumentata per migliorare la qualità assistenziale del S.S.R. Una proposta che si potrebbe discutere nei Tavoli tra la struttura commissariale e le Organizzazioni sindacali è quella non di sottrarre la quota di riserva dalla percentuale introdotta con il Decreto n.158/2012 ma sommarla, dal momento che il costo dei precari è da diversi anni storicizzato nei bilanci aziendali. Così, riprendendo l'esempio, potranno essere assunte 18 unità (15+ 3) a fronte delle 12, si sostituiranno più unita di quelle cessate e si contrasterà il fenomeno del precariato.

di Alessandro Coccia

Il presente e il futuro di Napoli Servizi

Le attività della società di interesse generale nella città Metropolitana


Numerosi Enti Locali, ed in particolare i Comuni, sono da tempo impegnati nella sfida dell'esternalizzazione
dei servizi, al fine di realizzare economia di spesa e migliorare l'efficienza gestionale. Diversi invece, hanno deciso di puntare sul pubblico, anche per attività o servizi gestiti in precedenza da società private, valorizzando il più possibile le risorse interne.
In questo scenario si colloca la Napoli Servizi S.p.A., Società di Capitali del Comune di Napoli, a capitale interamente pubblico, nata nel dicembre 1999 come strumento organizzativo del Comune, che garantisce un ampio complesso di servizi di interesse pubblico, mediante un'azione amministrativa coordinata ed unitaria ed una propria organizzazione logistica e tecnica che si prefigge obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità gestionale.
La Società ha per oggetto la prestazione di servizi di facility management e relative attività strumentali, che esercita per conto del Comune e delle sue società partecipate, con esclusione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica.
Dal luglio 2013, dopo un periodo di amministrazione da parte del privato Romeo Gestioni S.p.A., il Consiglio Comunale ha dato il via libera alla delibera che affida anche la gestione del patrimonio immobiliare alla Società Napoli Servizi, la quale, quindi, gestisce, in regime di house providing, il patrimonio immobiliare comunale ad uso strumentale e quello urbano a reddito, corrispondente ad oltre 60.000 unità immobiliari, e progetta, organizza e gestisce una vasta gamma di servizi integrati, sollevando così il Comune da tutte le incombenze non strettamente connesse all’esercizio delle proprie attività strategiche: manutenzione del verde, manutenzione edile ed impiantistica, pronto intervento finalizzato alla manutenzione e sicurezza stradale, progettazione e realizzazione di spazi e postazioni di lavoro, servizi di custodia e vigilanza, trasporto persone, facchinaggio, igiene ambientale e pulizie si affiancano alle attività di supporto tecnico e amministrativo agli uffici comunali, di Information and Communication Technology (ICT) e di gestione delle pratiche relative al condono edilizio.
La Società, avendo ampliato il pool dei propri servizi, si caratterizza oggi quale vero e proprio gestore in regime di Global Service del patrimonio immobiliare comunale e, con i suoi circa 1.400 dipendenti e le consistenti commesse gestite, è divenuta una delle società multiservizi più importanti del Mezzogiorno.

di Michele Capasso

L'insediamento del nuovo Presidente del CdA: prospettive di innovazione e sviluppo

Domenico Allocca è il nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione della Napoli Servizi S.p.A. ed affianca nella gestione Dario Scalella, Amministratore Delegato, ed Arturo Capasso, Consigliere di Amministrazione. La nomina porta la firma del Sindaco de Magistris, che ha adottato il decreto lo scorso 25 novembre. Il Presidente Allocca è dottore commercialista di ampia e consolidata esperienza nel settore della Pubblica Amministrazione e dell'amministrazione di società di capitali, iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili del Circondario del Tribunale di Napoli e componente della Commissione "Enti Locali" dell’Ordine. Per comprendere meglio le prospettive di innovazione e sviluppo della Società, abbiamo rivolto al Presidente Allocca alcune domande.
La sua recente nomina a capo di una delle società municipalizzate più rilevanti del Comune di Napoli, l’avrà già posta di fronte a diversi temi o criticità da superare. Quali ad esempio? E quali invece le potenzialità e gli elementi da valorizzare?
"In qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione della Napoli Servizi mi sono impegnato per contribuire alla redazione non solo di un bilancio corretto sotto tutti gli aspetti civilistici, ma anche per porre le basi per la dismissione del patrimonio immobiliare, prevista dalla delibera del Consiglio Comunale. Le criticità sono quelle connesse al passaggio di una attività così importante gestita in precedenza da una Società privata, la Romeo Gestioni Immobiliari. Si sta digitalizzando il patrimonio cartaceo, che il precedente gestore ci ha fornito, e sono stati già focalizzati i punti salienti disciplinari particolari che faranno parte della Convenzione globale. In questi giorni sta partendo la fase di start-up: la Napoli Servizi ha dovuto formare il personale già in forza alla Società che svolgeva altri compiti e dovrà essere supportata da tutta un'attività professionale di più alto livello per coordinare e fare un periodo di tutoraggio dei dipendenti, per poter affrontare al meglio questo gravoso compito”. In termini di potenzialità, il Presidente Allocca sottolinea che la Napoli Servizi S.p.A. “da Società che svolgeva servizi strumentali per il Comune di Napoli di un certo livello passa ad un'attività completamente differente, che avrà anche una consistenza economica sul bilancio diversa rispetto alle altre varie attività gestite, e che rappresenta una forma molto importante per i fini economici del bilancio, ma anche molto caratterizzante il tipo di attività, che poi determinerà la mission della società".
Dal dicembre 2012 la Napoli Servizi ha preso in consegna la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Quali sfide presenta un così nuovo e complesso compito? E quali azioni si stanno mettendo in campo, anche dal punto di vista della sua messa a reddito?
“Bisogna distinguere le gestione del patrimonio immobiliare dalla dismissione: all’ambito della gestione per immobili a reddito sono riconducibili i fitti attivi che il Comune di Napoli gestisce per i suoi immobili già locati e quelli da dismettere, non solo agli inquilini ma anche al mercato vero e proprio, per quello che riguarda gli immobili non residenziali. La valorizzazione comporta investimenti che, in questo momento, sono di difficile realizzazione per le ristrettezze economiche che caratterizzano il mondo degli Enti Locali e di conseguenza anche la Società; con la firma della Convenzione noi gestiremo la manutenzione del patrimonio immobiliare, ma sempre a domanda del Socio, che è il Comune di Napoli. L'attività di messa a reddito comporta investimenti importanti che saranno condizionati dal bilancio del Comune di Napoli. Con la modifica del Piano di Rientro del Comune di Napoli, la dismissione per il 2014 punta ad un obiettivo di vendita quanto più consistente possibile”.
Recentemente vi è stato il rinnovo della Convenzione tra la Napoli Servizi ed il Comune di Napoli che amplia ulteriormente la gamma di servizi offerti dalla municipalizzata. Quali sono gli elementi caratterizzanti la nuova Convenzione?
"La nuova Convenzione ha introdotto delle nuove attività, e cioè la gestione del patrimonio e le dismissioni, che la Napoli Servizi svolgerà con il massimo impegno, perché caratterizzano la possibilità di risanamento del Comune di Napoli e numerose e altre funzionalità. Napoli Servizi è la Società che ha gestito l'attività del condono edilizio del Comune di Napoli, attività che ha dato luogo a notevoli entrate per l'Ente, per il rilascio della concessione. Ci sono ancora numerose pratiche in sospeso, che nel prossimo anno si cercherà di portare a compimento con le altre Autorità preposte: non dimentichiamo che Napoli è un territorio molto vincolato, quindi non tutte le pratiche possono avere un esito positivo, ma comunque è un'attività che Napoli Servizi ha svolto con elevata professionalità e con notevole impegno, portando ottimi risultati all'Ente Locale".

di Michele Capasso

Area metropolitana: Interventi correttivi sulla legislazione degli Enti Locali

Il confronto tra Governo ed Enti Locali promosso dall'Associazione Campania Domani

Il tavolo dei relatori
Campania Domani, mette sul tavolo il tema, più che mai attuale, delle relazioni tra Governo centrale ed Enti Locali. Ad aprire i lavori nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, David Lebro, Presidente dell’Associazione culturale, che introduce gli ospiti tirando al centro i fili con cui tessere la discussione: il percorso intrapreso dal Comune di Napoli per superare il disavanzo e gli ostacoli trovati in sede di controllo da parte della Corte dei Conti, il passo importante dell’adesione ai decreti legge 35 e 174, un contesto di riforme istituzionali che ha protagoniste l’abolizione delle province e la costituzione delle aree metropolitane, i problemi comuni alle realtà politiche locali ed un equilibrio legislativo ancora da trovarsi tra i diversi livelli istituzionali. Questi gli argomenti su cui si sono espressi Paolo Tarantino, Presidente della Commissione Enti Locali dell’ODCEC di Napoli, Antonio Del Giudice, Sindaco di un piccolo Comune quale Striano, Vincenzo Figliolia, Sindaco del Comune di Pozzuoli, Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli e infine Gianpiero Bocci, Sottosegretario al Ministero degli Interni con delega agli Enti Locali. La discussione al tavolo ha messo l’accento sulla necessità di una più virtuosa distribuzione di autonomie e responsabilità e sul difficile ruolo di cui sono investiti i rappresentanti della politica locale, chiamati per primi a render conto del proprio operato, ma lasciati troppo spesso dal Governo nazionale ad ottemperare ai propri impegni con angusti margini di manovra. A portare i saluti del Consiglio Comunale di Napoli è il Presidente Raimondo Pasquino, il quale sottolinea l’importanza di questi tavoli di confronto che, inoltre, come egli stesso sottolinea, ben rispecchiano il modus operandi dell’Aula consiliare, da sempre impegnata su due fronti, quello istituzionale di rientro del debito e quello politico di sensibilizzazione del Governo centrale. L’importanza della collaborazione tra il Comune e l’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli è sottolineata dal vicepresidente Maurizio Corciuolo che fa luce sulle delicate azioni di controllo dei bilanci comunali. Corciulo infine ringrazia il Sindaco di Napoli de Magistris che ha dato all’Ordine la possibilità di adottare Piazza dei Martiri e dare così un evidente segnale di vicinanza ed attaccamento alla città.

di Alessia Nardone

Convegno di Campania Domani su Enti Locali:i protagonisti

PAOLO TARANTINO, Presidente ODCEC Napoli, sottolinea prima di tutto l’importanza di un confronto aperto tra le Autorità Amministrative e i Revisori Contabili e snocciola alcuni dati relativi alla finanza locale e nazionale “Se andiamo a vedere gli ultimi otto anni, la finanza locale ha partecipato e contribuito agli obiettivi della finanza statale per ben sedici miliardi di euro, di questi, la contribuzione maggiore si è avuta sotto forma del Patto di Stabilità che ha visto ridurre la spesa per gli Enti Locali”. Tarantino continua il suo intervento invitando i presenti ed in particolar modo, l’Onorevole Bocci, a prestare maggiore attenzione all’applicazione delle norme in materia di tributi locali ed afferma “Per i Comuni oggi è diventato difficile se non impossibile continuare a tagliare i costi. Secondo il mio parere da tecnico ritengo che la norma deve stabilire cos’è l'avanzo pregresso e permettere ai Comuni di lavorare in autonomia”. Paolo Tarantino
Antonio Del Giudice ANTONIO DEL GIUDICE, Sindaco del Comune di Striano, apre il suo intervento con un puntuale excursus sulla situazione economica del Comune che amministra “abbiamo subito nel 2013 un taglio di un milione e cento mila euro. Ci siamo così trovati in grande difficoltà per garantire tutti i servizi alla Città, dai trasporti pubblici fino all'energia elettrica, ci ritroviamo quindi a fare da esattori ai nostri cittadini però le tasse le mandiamo a Roma. I patti con il Governo sono imprescindibili, noi abbiamo una raccolta differenziata del 70% e non posso togliere un euro ai miei cittadini sulla TARES”. Infine il Primo cittadino di Striano rivolge un appello all’Onorevole Bocci “ormai le persone si inventano di tutto pur di non pagare le tasse, la pressione fiscale sui cittadini è insostenibile”.
VINCENZO FIGLIOLIA, Sindaco di Pozzuoli, ha focalizzato il suo dibattito su quella che egli stesso definisce una vera emergenza ossia la questione finanziaria degli Enti Locali. “I continui tagli di trasferimenti agli Enti locali che hanno caratterizzato le scelte delle legislature, mascherati sotto le sembianze del federalismo, stanno impedendo ai Comuni di svolgere il ruolo storico di erogazione di servizi ai cittadini e di presenza dello Stato sul territorio. Qualcuno al Governo si è accorto che negli ultimi anni nonostante i tributi comunali siano quasi triplicati, vi è stato una pari riduzione fiscale ed erariale? Non mi risulta.” – continua ancora Figliolia che, in conclusione suggerisce- “C'è bisogno di un drastico cambio di rotta, adottando tutte le misure necessarie, garantendo una vera autonomia finanziaria ai Comuni, la stabilità della normativa fiscale, la riduzione della spesa pubblica comunale e una vera e pratica lotta all'evasione fiscale”. Vincenzo Figliolia
Luigi de Magistris LUIGI DE MAGISTRIS, Sindaco di Napoli, va diretto al punto e parlando della riforma sugli Enti locali, invita i colleghi Sindaci a “lavorare tutti insieme senza litigare su ideologie diverse”. Prosegue chiarendo cosa ha significato e cosa continua a significare per Napoli l’adesione al pre dissesto e l’ultimissima bocciatura da parte della Corte dei Conti del Piano di riequilibrio “La Corte dei Conti deve accompagnare il lavoro dei Comuni, non solo giudicare se un Comune è credibile o no. Far quadrare i conti è molto semplice per alcuni: licenziamenti a tappeto, chiusura delle scuole, non fare refezione. L'Italia è sempre stata la nazione dei Comuni allora cominciamo da qui, dalle aree metropolitane e prendiamoci oggi le nostre responsabilità e autonomie. Come abbiamo detto più volte con il Presidente Napolitano, senza Sud non c'è unità d'Italia”.
GIANPIERO BOCCI, Sottosegretario agli Interni, dopo aver ascoltato le istanze di tutti gli intervenuti al convegno, ha concluso i lavori ammettendo la necessità di effettuare opportuni correttivi sulla legislazione degli Enti Locali e dando un chiaro messaggio di sostegno agli amministratori locali. Nel merito della questione e in riferimento al Decreto legge n.35, il Sottosegretario rassicura il Sindaco de Magistris “presto saranno disponibili 7 miliardi di euro da parte della Cassa Depositi e Prestiti, destinati a Regioni e Comuni. Soldi fondamentali per la realizzazione di piccole opere pubbliche”. La legge n.174, invece, afferma l’On. Bocci, va rivista nella sua struttura. Sostiene l’idea di fornire maggiore autonomia agli Enti e su questa linea dichiara la necessità “di trovare interventi che consentano ai Comuni, dove la Corte dei Conti non ha approvato il riequilibrio finanziario, di rivedere i loro piani di bilancio e ripresentarlo con le dovute modifiche”. Conclude, infine il suo intervento definendo i Sindaci come l’espressione vera dello Stato sul territorio e continua “Noi al Governo abbiamo il dovere di fare molto di più per i Comuni”. Luigi de Magistris

di Alessia Nardone

Enti Locali: Risorsa o Problema?

La necessità di rivedere l'attuale normativa introducendo nuovi correttivi

David Lebro e Gianpiero Bocci
Diversi Enti locali, alle prese prima con i pressanti vincoli del Patto di Stabilità e della Spending Review, poi con le severe norme richiamate dalla Corte dei Conti in tema di piani di rientro dal debito, si trovano a dover affrontare sempre più ostacoli nell’ordinaria gestione amministrativa. Un condizionamento vero e proprio per tanti Comuni italiani che, dopo aver ereditato una grave situazione debitoria, combattono ogni giorno per assicurare i servizi essenziali ai cittadini. Eppure non dovrebbe essere così. Gli Enti locali devono essere messi in condizione di poter operare ed esercitare al meglio le proprie funzioni, per ristabilire l’ordinarietà e cancellare, laddove sia possibile, l’emergenza. Ciò deve valere, a maggior ragione, per quegli Enti che hanno dimostrato di aver fatto scelte coraggiose per evitare il famigerato default. Il Governo nazionale ha il dovere di mettere in atto tutte le iniziative necessarie affinché, soprattutto nei momenti di difficoltà, venga loro offerto un valido e concreto aiuto. E’ mortificante infatti, che Comuni come Napoli, benché abbiano delineato e avviato un sano percorso di gestione e risanamento dei propri conti, si trovino nelle condizioni di non poter emendare o ripresentare il Piano di riequilibrio pluriennale dopo i rilievi effettuati dalla Corte dei Conti. Ad oggi, solo dal Governo ha la possibilità di andare incontro a tale limite, attraverso interventi normativi che tengano conto degli sforzi messi in atto dalle amministrazioni. L’ennesima battaglia che diversi Comuni, tra cui Napoli, stanno portando avanti in tutte le sedi istituzionali preposte, è ammirevole e va sostenuta. Perché questa città non può permettersi di essere commissariata. Lo scenario apocalittico che si prospetterebbe sarebbe insostenibile, e le ricadute negative sui cittadini inenarrabili. Ecco perché l’Associazione Campania Domani ha sentito la necessità di stimolare un dibattito sull’attuale normativa che disciplina gli Enti locali, per tracciarne limiti e suggerire proposte correttive, a partire dalla possibilità di riproporre il decreto legge 35, relativo al pagamento dei debiti scaduti della Pubblica Amministrazione. Tale azione consentirebbe agli stessi Enti di soddisfare integralmente i debiti pregressi e non solo una parte di essi, così come originariamente previsto nel decreto. Il convegno si è configurato quindi, grazie alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno con delega agli Enti Locali, Gianpiero Bocci, anche come un momento di confronto con il Governo. Un confronto non solo sugli eventuali correttivi che potrebbero essere messi in campo, ma anche sulle opportunità e sulle criticità legate alla nascita delle città metropolitane e al disegno di legge Delrio, in un tale già complicato contesto. Sicuramente una priorità del Governo deve essere quella di favorire le Autonomie Locali affinché le stesse aree metropolitane o unioni di comuni non diventino la somma di una serie di problemi. Essere favorevoli all’architettura generale di una legge che prevede una semplificazione delle competenze amministrative e una razionalizzazione dei processi, è scontato, ma occorre capire come verrà attuata una riforma di tale portata, i suoi tempi di attuazione e, soprattutto, come si concilierà con la situazione di difficoltà in cui versano al momento gli Enti locali.

di David Lebro

giovedì 20 febbraio 2014

Quale futuro per i beni culturali?

Il patrimonio artistico e paesaggistico tra le risorse deficitarie ed opportunità di sviluppo

Beni culturali, risorsa o problema? E' questa la domanda che da troppi lustri ci sentiamo fare allorquando si discute del nostro ingente patrimonio storico - artistico - culturale. Domanda evidentemente provocatoria, che denuncia la considerazione che abbiamo delle nostre ricchezze culturali e delle modalità impiegate per promuoverle e valorizzarle. L’Italia è il paese che può vantare il maggior numero di beni culturali al mondo. Un tesoro inestimabile, ineguagliabile ed irripetibile, del quale però più che dirci orgogliosi, degni custodi ed eredi, dimostriamo quasi di avvertirne il peso, ritenendolo più che una risorsa, un ostacolo, un fastidioso vincolo. Occorre cambiare, ed in maniera repentina, mentalità. Ripartire dalla cultura, per rilanciare la nostra economia e non da ultimo, la nostra immagine sempre più sbiadita. A dispetto di altri paesi che hanno dovuto puntare su risorse altre, per favorire la crescita e lo sviluppo dei propri territori, l'Italia non dovrebbe far altro che promuovere se stessa, ricorrendo allo straordinario serbatoio dei giacimenti culturali. Assistiamo invece a politiche di carattere nepotisticoclientelare, che, complice la mediocrità delle forze messe in campo per valorizzare il nostro patrimonio, finiscono con il crear danni allo stesso, bloccando ogni possibilità di crescita e sviluppo, sia in termini economici che culturali. Si continuano a sperperare fondi per dar vita ad iniziative effimere, in luogo di progetti volti al restauro di beni e promozioni culturali di spessore, che non vengono presi seriamente in considerazione, come sarebbe opportuno e doveroso fare. Questo avviene non solo per favorire chi è più vicino, per così dire, alla propria congrega, ma anche perché spesso chi è deputato a prendere determinate decisioni, non sempre ha i titoli e le competenze adatte. In questi giorni abbiamo assistito alla nomina del Principe Emanuele Filiberto di Savoia da parte del sindaco di Pompei, di ambasciatore dell'immagine della cittadina vesuviana nel mondo. Un' operazione d'immagine appunto, che senza nulla togliere al Principe ballerino, non ha alcun criterio basato su crismi di scientificità e competenza, elementi questi, indispensabili per promuovere il più importante presidio archeologico del mondo. A tal fine, la lezione di come valorizzare e far cassa grazie ai beni culturali, ci viene dai paesi che consapevoli delle peculiarità delle quali siamo depositari, guardano alle nostre ricchezze con invidia. E' il caso del British Museum, che grazie alla mostra sui tesori di Pompei, ha incassato cifre esorbitanti e promuoverà un documentario che stando alle previsioni, porterà ulteriori cospicue entrate. Questa lezione, l'ennesima, dovrebbe servirci per comprendere l'importanza dei risultati che scaturiscono dalla competenza e dalla sensibilità culturale, requisiti che dovrebbero risultare essenziali per poter ambire a ruoli di responsabilità atti a garantire la difesa e la valorizzazione dei nostri beni. Questa è la sfida che ci tocca affrontare per mettere in sicurezza il nostro ingente patrimonio storico - artistico e per trarne profitto al fine di creare nuova occupazione qualificata e motivata. Non comprendere che la nostra unica vera ricchezza è nelle testimonianze artistiche e paesaggistiche che fanno dell'Italia un unicum, è da scellerati. Dobbiamo riscoprire la preziosa eredità trasmessaci dal glorioso passato, diversamente, saremo condannati a vivere male il nostro tempo presente, ma soprattutto, a non avere come comunità, un futuro.
di Gaetano Bonelli

lunedì 17 febbraio 2014

Da "Campania Felix" a "Terra dei fuochi"

L'involuzione della nostra regione e le mosse per farla rinascere

Cominciamo dall'inizio, ovvero dalle origini. Quando questa fetta di territorio dell'Impero Romano, che si stendeva dal monte Massico sino al golfo di Salerno, era conosciuta come Campania Felix. Ancora molti pensano che con questa definizione si volesse indicare un territorio felice, spensierato, come siamo sempre abituati a immaginare la Campania, magari anche prima che fossero inventati pizza e mandolino. Invece gli antichi, con il termine felix, intendevano tutt'altro. Lo usavano per indicare una terra “feconda” e prosperosa, com’era a quei tempi la Campania. Di tutt'altro registro è, invece, l'attuale denominazione che da settimane vediamo sempre più frequentemente sui giornali: la Terra dei Fuochi. Come prima cosa bisogna capire perché “dei fuochi” e da lì provare a fare un excursus che ci porti a comprendere le ragioni della crisi e le possibilità reali di ripresa. L'appellativo “dei fuochi” fu usato per la prima volta nel 2003 in un rapporto di Legambiente. Fu scelto per indicare un'ampia area, tra le province di Napoli e Caserta, perennemente costellata di roghi. Roghi per la maggior parte dimostratisi tossici poiché a bruciare erano centinaia di tonnellate di rifiuti sversati illegalmente. Dietro questo enorme e losco affare non poteva che esserci la camorra e, in particolare, il clan dei Casalesi. Da anni, infatti, grazie anche alle confessioni dei pentiti come Carmine Schiavone, è acclarato che erano loro a gestire lo sversamento di rifiuti industriali, tossici e, addirittura, nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa. L'interramento di tali tipi di rifiuti, in campi successivamente coltivati, unito al fenomeno dei roghi tossici ha causato un aumento del tasso medio di malattie che hanno colpito soprattutto giovani donne e bambini. Questi dati sono raccolti spesso in maniera autonoma da medici ed associazioni perché purtroppo la Campania, nonostante l'emergenza, è una delle pochissime regioni italiane a non avere il registro dei tumori. Cosa molto grave perché ad oggi, il registro è forse l’unico strumento scientifico di monitoraggio che potrebbe essere usato nelle aule di tribunale per dimostrare il nesso che c'è tra inquinamento e aumento delle malattie. Eppure si è provato ad istituirlo, nel luglio del 2012. La Regione Campania con la legge 19 creava il registro per i tumori ma nel settembre dello stesso anno, l’Autorizzazione unica ambientale decide di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la legge perché «contiene alcune disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario della Campania». La Consulta accoglie l'istanza e boccia il registro, giudicandolo «troppo oneroso e fuori budget». Una cosa assurda se si paragona il costo annuale del Registro di circa 1 milione e mezzo con i danni finora provocati dall'emergenza rifiuti, stimati intorno ai 12 miliardi di euro. Tra l’altro le cause dell'emergenza rifiuti in Campania sono diverse e molto complesse. Una commistione impressionante di errori tecnico-amministrativi e di intrecci politici, industriali e malavitosi. Ma l’errore principale non può che essere il fortissimo ritardo nella pianificazione di un ciclo integrato dei rifiuti.
Resta però da chiarire che non tutti i terreni della Campania risultano inquinati. Anzi, proprio l'allarmismo di queste settimane, che ha comunque avuto il merito di portare l'argomento sull'agone nazionale, sta creando numerosi problemi di natura economica ai produttori campani. A lanciare l’allarme erano stati i consorzi di mozzarella di bufala, che avevano registrato un crollo delle vendite del 40 per cento. Come se non bastasse, sull'onda dell'interesse mediatico, il settimanale l'Espresso ha deciso di uscire in edicola con una copertina shock che il Sindaco di Napoli ha ritenuto eccessivamente “allarmistica” tale da provocare danni d'immagine incalcolabili. Ad oggi, quindi, l’unico mezzo che la Campania ha per scrollarsi da dosso l’immagine negativa creatasi e diffusasi, è avviare un serio e completo piano di bonifiche. Un piano che sia certo nei tempi di attuazione, che sia fatto da chi i territori li conosce e che sia controllato da un organismo europeo. Troppo alto, infatti, è il rischio che la camorra possa entrare nei progetti di bonifica. Il pericolo c’è ed è reale. Ed è un rischio che non solo la Campania ma l’intera nazione non può permettersi.
di Giovanni Parisi

Ripartire dallo sviluppo per essere più competitivi nel Mediterraneo

Il Grande Progetto ed i fondi europei

Le vie di navigazione storicamente hanno determinato la crescita e lo sviluppo di città e stati. Importante punto di snodo per i traffici marittimi, fin dall'antichità, Napoli cresce intorno al suo porto. Oggi, il porto di Napoli rappresenta la prima impresa della città e una delle più grandi della Campania. Grande attenzione dunque va dedicata al suo sviluppo, al fine di preservare e ampliare i traffici e di conseguenza l'indotto e il personale.

L'area complessiva si estende per oltre 200.000 m2, con 14 moli dedicati ognuno a funzioni differenti: traffico passeggeri e crocieristico , cabotaggio, cantieristica, attività commerciale nelle sue componenti di traffico merci, petrolifero, container, industria delle riparazioni navali, traffico commerciale e diportismo.

Attualmente, la maggior parte dei traffici si svolge tra il Molo Angioino e il Molo Beverello; il primo destinato all'approdo delle navi da crociera mentre il secondo riservato a traghetti ed aliscafi diretti alle isole del Golfo, ossia Capri, Ischia e Procida.

Per quanto riguarda le merci il porto gestisce il transito di circa 22 milioni di tonnellate l'anno di merci varie. Migliaia di nuovi posti di lavoro dipendono dalla sua piena efficienza.

Ad oggi, può contare su un fatturato di quasi 700 milioni di euro l’anno e 10 mila lavoratori tra diretto e indotto. Ma la cosa più importante di tutte è che saranno fatti investimenti, per circa un miliardo di euro, nei prossimi tre anni. Basti pensare che solo il grande progetto "Logistica e porti. Sistema integrato portuale di Napoli", così come si apprende dal sito ufficiale del Ministero, www.opencoesione.gov.it, prevede un finanziamento di 282.500.000,00 euro. Tra le finalità del progetto sono contemplate lo sviluppo produttivo e la valorizzazione dell’area portuale, il rafforzamento dei collegamenti marittimi della città di Napoli con il resto del Mediterraneo, lo sviluppo sostenibile e il rilancio dell’area orientale. Fonti accreditate ipotizzano un incremento del Pil portuale del 25%, che contribuirà ad accelerare la realizzazione di un sistema di trasporto efficiente, integrato, flessibile, nonché sicuro e sostenibile. In questa cornice, il Piano Regolatore del Porto assume una valenza strategica, non solo perché la sua modifica consente la cantierabilità di molti degli interventi previsti dal Grande Progetto, ma soprattutto perché conduce al tanto atteso riordino del sistema portuale partenopeo, nel rispetto della sostenibilità ambientale e garantendo servizi sempre più efficienti da offrire ai cittadini.

di Alessia Nardone

Porto di Napoli: in attesa della nomina del Presidente dell'Autorità Portuale

Essere Presidente dell'Autorità portuale di Napoli è certo un ruolo di gran prestigio e che fa gola a molti ma dilatare i tempi per la sua nomina risulta a dir poco dannoso per l'economia complessiva. I diversi aspetti che si intrecciano nella già complessa cornice di riferimento del porto tengono tutti con il fiato sospeso. La chiave di volta per poter sbloccare una serie di questioni connesse alla più importante infrastruttura campana è la nomina del nuovo Presidente dell’Autorità Portuale. Non foss' altro che perché questo determinerebbe la chiusura della presidenza Dassatti, che attualmente opera già in regime di commissariamento. L’iter che porta alla tanto attesa nomina però, appare più lungo e dibattuto del previsto. Tanti, troppi, sono gli interessi economici e politici che vi ruotano intorno a questa carica e che determinano quelle impasse alle quali purtroppo noi italiani siamo già abituati. Vani, come è facilmente intuibile, sono stati i tentativi di arrivare ad un nome condiviso, di alto profilo, che risponda ai requisiti essenziali previsti dalla legge
 
Il Porto di Napoli
Di certo il favorito, Riccardo Villari, noto politico campano, promosso con forza dal Pdl e proposto dal Ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, nonostante le polemiche e le obiezioni arrivate da più parti, non sembra rinunciare a concorrere per la presidenza. Dopo il primo voto favorevole al Senato, la Camera però ha bocciato la sua nomina, rimettendo tutto in discussione. Ma il “no” a Villari non è arrivato solo dalla Camera: un secco no a Villari era già arrivato dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dal Pd campano e dallo stesso sottosegretario alle infrastrutture Vincenzo De Luca. Dello stesso avviso i sindacati, con la Cisl Campania in prima fila. Anche il segretario, Lina Lucci non ha mai nascosto la forte contrarietà all’ipotetica nomina, definendola vergognosa e in aperta violazione della Legge 84/94. tutti insomma concordi sul fatto che la candidatura di Villari risulterebbe inadatta. Infatti, la legge prevede che il futuro presidente debba dimostrare “massima e comprovata qualificazione professionale nel settore dell’economia dei trasporti e portuale”. Caratteristiche che mancherebbero al suddetto. A pesare sulla stessa nomina, si è aggiunta anche la recente bocciatura da parte del Consiglio di Stato, di un caso simile successo a Cagliari, motivato dalla mancanza nel candidato, delle competenze richieste.

Da più fronti non sono mancati dunque, dubbi sull’incompatibilità del candidato Pdl, per via del suo profilo professionale poco corrispondente. Più volte inoltre, il Ministro Lupi è stato invitato a cambiare strada con un candidato più attinente. Ma pare che questi non voglia rinunciare al suo candidato. Insomma il cammino per un accordo risulta alquanto complesso, per cui si preannuncia un ulteriore dilatamento dei tempi. Non ci resta che sperare in una giusta dose di buon senso da parte del Ministro e magari anche dello stesso Villari.

di Alessia Nardone

Il mare come risorsa strategica:
il progetto di riqualificazione della fascia costiera

In un momento in cui la crisi sta piegando l’ossatura economica della città, nodo metropolitano strategico per lo sviluppo dell’intero Paese, bisogna avere il coraggio di alzare lo sguardo e costruire un futuro solidale e sostenibile. Bisogna programmare una visione complessiva, da realizzare con programmi e progetti condivisi, fortemente connessi da una visione strategica di ampio respiro. Napoli ha bisogno di guardare al futuro con ottimismo ed avere voglia di rigenerarsi. Rigenerazione urbana e sociale, nella visione Comunitaria sancita dalla “Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili”, è intesa come processo di strategie, politiche ed azioni finalizzate ad uno sviluppo economico sostenibile. La “urban regeneration” è un approccio integrato, che lega aspetti urbanistici ed architettonici, ma anche sociali, economici, ambientali, culturali, paesaggistici. Altrettanto importante è la presenza di una forte leadership che guidi tali processi, e che coordini e renda incisive le politiche ed le azioni di recupero. In città questi temi non sono nuovi. Solo un anno fa se ne è discusso al forum “Ripensare le città, ripensare come viverle”, organizzato da Città di Partenope e Fondazione Troncone, in cui si è parlato dell’esperienza di Bilbao, ma poteva essere Barcellona, Monaco di Baviera o l’Île de France perché questi sono i processi con cui l’Europa sta ripensando al futuro delle città. Da noi, la travagliata vicenda dei Grandi Progetti, forse solo in parte recuperati, è una prima concreta risposta a queste esigenze. Idee e progetti, capaci di costruire sistema non mancano, anche se spesso relegati all’oblio. In particolare il “Programma di Sviluppo Territoriale per la riqualificazione della fascia costiera e dell'ambiente marino cittadino”, che a Napoli ha visto Comune, Autorità Portuale e Camera di Commercio, approvare un sistema integrato di azioni in grado di rammagliare i Grandi Progetti del Porto, del Centro Storico e del Polo fieristico, e di proiettarli verso i Campi Flegrei da un lato e sulla direttrice Ercolano-Pompei- Costiera Amalfitana, dall’altra. Una politica di tutela e valorizzazione del mare è strategica in questa città. Nel tratto urbano si alternano aree di: Eccellenza-Gaiola, Marechiaro, Parco sommerso di Gaiola, Parco Regionale dei Campi Flegrei con Bagnoli, Posillipo, Nisida, Agnano, Parco urbano del Virgiliano; Qualità - Posillipo, Mergellina, via Caracciolo, Borgo marinaro e Castel dell’Ovo; Servizi istituzionali economici e turistici - area del porto di valenza strategica per la logistica nazionale e per il turismo; Trasformazione - aree industriali e post-industriali (Bagnoli e Napoli Est), in cui attivare processi di rigenerazione urbana di grande rilevanza strategica ed economica per lo sviluppo dell’intera area metropolitana. Il programma di “Riqualificazione e Sviluppo della fascia costiera” propone interventi di natura pubblica concentrati in ambiti limitati, attuati con criteri di riqualificazione ambientale e mitigazione del rischi, incentivati dalle risorse pubbliche derivanti dai fondi strutturali, ma attuati con iniziative e capitali privati, sulla base di regole condivise. Un possibile indicatore dei risultati raggiunti può essere la "Bandiera Blu”, riconoscimento all’operato delle Amministrazioni rivierasche nella gestione complessiva delle tematiche ambientali, con un particolare riferimento alla salvaguardia dell’ecosistema marino. I numerosi risultati attesi - salvaguardia dell’ambiente marino, salute e benessere della collettività, turismo e miglioramento della fruizione e dell’uso del mare per svago e tempo libero – avranno un positivo effetto sulla qualità della vita cittadina e sull’apprezzamento internazionale, ma certamente costituiranno uno sprono a vedere di nuovo questa città come luogo dove poter costruire il proprio futuro.

di Michele Apicella

giovedì 13 febbraio 2014

Hub dot Napoli per le donne

di Gennaro Tullio

Quattrocento donne si sono date appuntamento alla Mostra d'Oltremare di Napoli per prendere parte a Hub Dot. Ma cos’è Hub Dot? Il progetto nasce a Londra nel febbraio 2013 da un’idea semplice: connettersi face to face, dal vivo. Non è un movimento politico, non è un club esclusivo per fare business. Nasce da una donna per le donne. L’ideatrice, infatti, è Simona Barbieri Bunting, napoletana trapiantata a Londra, che riunisce donne di età, nazionalità, provenienza sociale e professione differenti, per relazionarsi al di là degli spazi telematici di Facebook, Linkedin e il cyberspazio. Un nuovo incontro, il primo del 2014, ha inaugurato l’anno e la nascita di Hub Dot Napoli, il team partenopeo dell’iniziativa.

In meno di un anno Hub Dot ha conquistato la simpatia di migliaia di donne facendo leva su temi come la condivisione, l’ispirazione, la comunicazione semplice ed immediata e diventando così un movimento diffuso in altre città come Los Angeles, Barcellona, New York, Singapore, Istanbul, Milano.

L’appuntamento era fissato per il 22 gennaio al Palazzo dei Congressi della Mostra d’Oltremare: circa 400 donne provenienti da tutta Italia e da altri paesi europei si sono incontrate per scambiarsi idee, progetti, storie, passioni, opportunità. Scopo della serata è stato quello di creare connessioni, trovarsi, riconoscersi, attraverso i Dot colorati (adesivi circolari colorati), icona del movimento. 

Il logo di Hub Dot
Cinque Dot, ciascuno di un colore, per identificarsi: rosso per “ho un’identità professionale”; verde per “sono in cerca di una nuova ispirazione”; blu per “sono qui per socializzare”; giallo per “ho un’idea, mi aiuti?”; viola per “ti racconto della mia attività di beneficenza, passione, lavoro”. Un sistema semplice e divertente, dunque, che aiuta tutti a fare connessioni senza pre-concetti. Condizione necessaria per partecipare all’evento era l’iscrizione sulla piattaforma www.thehubdot.com, e l’inserimento, nella sezione “about you”, della richiesta di connessioni specifiche che poi sono state rese possibili dal ruolo delle “connectors” presenti all’evento.

“A noi non interessa età, estrazione sociale, professione. Vogliamo solo creare uno spazio fisico dove, mentre si beve un bicchiere di vino, si parla con le donne che ti circondano, si ascoltano inspirational speakers e si lascia al caso la possibilità di trovarti. Un nuovo modo di fare networking che abbraccia non solo il campo professionale ma tutte le sfere della vita, e che intende aiutare così le donne a creare connessioni di significato”, spiega Simona Barbieri Bunting.

Come creare al meglio le connessioni? Semplice, basta registrarsi agli eventi attraverso il sito web www.thehubdot.com, chiedere così connessioni specifiche, grazie anche al lavoro del team che si impegna a far si che queste connessioni accadano, anche in tempi successivi. La novità è inoltre rappresentata da “la piazza digitale Hub Dot”, progetto in progress che intende sviluppare connessioni on line world wide, ma che non si sostituirà mai alla missione di Hub Dot rivolta al potere delle connessioni face to face.

mercoledì 12 febbraio 2014

Habitage 2014: vivere eco-sostenibile si può alle falde del Vesuvio

di Gennaro Tullio

Si sono dati appuntamento il 27 e il 28 febbraio 2014 all’interno dei saloni di Villa Campolieto a Ercolano per discutere sui temi del benessere abitativo alle falde del Vesuvio. Chi sono? Imprenditori nel settore, persone dell’Università, architetti, art designer e professionisti in materia, tutti interessati a partecipare a Habitage 2014, il primo evento in Campania improntato sulla ricerca di soluzioni a favore del benessere abitativo ai piedi del Vesuvio.

In questa occasione ci si confronterà sui progetti innovativi e sperimentali legati all’edilizia residenziale abbinata ad una incisiva e definitiva valorizzazione del territorio. Tema di grande attualità affrontati dal gruppo di lavoro di Habitage è quello del design ecosostenibile che punta, con i suoi fondamenti, a gettare le basi di una nuova e responsabile consapevolezza su alcuni punti, quali: pensare, scegliere e consumare in maniera differente per mettere insieme i concetti di un vivere sano in sintonia e in armonia con gli ambienti della propria abitazione. 

L'incontro a Villa Campolieto (Ercolano)
Giunto ormai alla sua terza edizione, Habitage annuncia l’evento-convegno che avrà luogo ad Ercolano con il titolo “Vesuvio Design”. Questa iniziativa mira ad inquadrare il Vesuvio nell’ottica di aggregatore di idee e progetti e, nello stesso tempo, anche assicuratore virtuale della fondamentale e ormai urgente cultura dell’eco-sostenibilità per mezzo del designer che sarà in grado di manipolare abilmente le idee insieme alla cultura del territorio e la conoscenza dei materiali.

In questa ottica di rivalutazione degli spazi, Habitage 2014 punta anche ad avviare un rilancio strategico dei territori campani, così come alla crescita occupazionale e all’avanzamento della qualità della vita in questa zona. Il programma, con tutte le informazioni in merito, saranno presentati alla stampa all’interno della sala conferenze del MAV, Museo Archeologico Virtuale, il giorno 21 febbraio 2014 alle ore 12. Saranno presenti i creatori del progetto, tutte le autorità locali comprese quelle degli Enti che sono stati coinvolti in questa iniziativa. Dal convegno si cercherà di evidenziare come la grande azienda non sia solo produzione in serie, ma un’anima in movimento che conserva un cuore artigiano. E che l’artigiano che ci lavora non sia solo un mero esecutore, ma prima di tutto un collaboratore.

L’esposizione vuol essere un percorso sul design sostenibile dove grandi e piccole aziende presenteranno le loro novità. All’interno della villa sarà allestita la SALA DESIGNER, ovvero una sala dedicata ai designer campani che, per merito del loro impegno e del loro entusiasmo, riusciranno a coinvolgere i visitatori in un magnifico percorso. Altra novità di quest’edizione, oltre alla sala designer, è la CASA TRASFORMABILE, ovvero uno spazio dove la modularità e gli arredi creano degli scenari in continuo divenire, molto suggestivi ed emozionanti.

martedì 11 febbraio 2014

Febbraio in musica a Napoli

di Gennaro Tullio

Febbraio ce ne suona delle belle. In questo mese è previsto infatti un fitto programma di concerti a Napoli con nomi di artisti importanti di diversi generi musicali e tante date da segnare in agenda. Ha aperto le “danze” Luca Carboni che è stato in concerto al Teatro Augusteo il 3 febbraio. Il cantante emiliano ha portato in scena il suo “Fisico e Politico Tour”, lo spettacolo che già ha presentato a Bologna, in esclusiva a dicembre, per festeggiare i trenta anni di onorata carriera di cantante; in quell’occasione erano presenti a celebrare l’artista Elisa, Tiziano Ferro e Jovanotti che hanno dato vita tutti insieme ad un concerto unico, da ricordare.
Segue la carrellata di live il concerto di Gigi Finizio previsto per le date 14 e 15 febbraio presso il Teatro Lendi S. Arpino. Lo show “Buona Luna” presenta brani che compongono la colonna sonora del film “Il principe abusivo” di Alessandro Siani. Ancora il 15 febbraio un altro appuntamento stavolta al Vomero presso l’Auditorium Salvo D’Acquisto. In programma il “Napoli Jazz Winter” dove il jazz di Francesco Cafiso è servito a suon di sax. Uno dei più rinomati talenti del jazz italiano, che vanta collaborazioni con musicisti internazionali del calibro di Franco Cerri, Dave Brubeck, Jimmy Cobb, James Williams, Enrico Rava, Franco Cerri, e con Jovanotti, Raphael Gualazzi, Fabio Concato si esibisce a Napoli per una data imperdibile. A riprova delle sue capacità artistiche cinque anni fa, nel gennaio 2009, Francesco Cafiso si è esibito a Washington per celebrare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e nello stesso anno ha ricevuto, all’ Umbria Jazz, il titolo di “ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo”. Ultimo giorno del mese, il 28 febbraio, un altro appuntamento all’Auditorium Salvo D’Acquisto in occasione del Napoli Jazz Winter, questa volta per ascoltare il trio Petrella, Matino e Tucci, artisti che, negli anni, hanno collaborato con altrettanti noti musicisti italiani e internazionali dando vita ad un jazz particolarmente innovativo.

La Casa della Musica ospita infine, il 28 febbraio, Clementino in una data del suo Mea Culpa Tour. Il rapper napoletano in questi giorni per festeggiare il raggiungimento del mezzo milione di fan sulla sua pagina ufficiale ha lanciato la versione italo-napoletana di “Rap God” di Eminem; questo brano s’intitola “Dio Rap” ed è un omaggio al maestro Slim Shady. Sarà un febbraio all’insegna della musica e ce n’è per tutti i generi musicali; non resta che partecipare agli eventi in programma.


lunedì 10 febbraio 2014

Le Smart Cities come motore di sviluppo del territorio

Verso uno sviluppo sostenibile 

Una città smart o città intelligente è una città che, concepita a misura d'uomo, punta al miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini. Una città smart ha una visione strategica del proprio futuro. Promuove lo sviluppo sostenibile, la creatività e l’innovazione. Favorisce le condizioni di salute e sicurezza dei cittadini e la loro partecipazione all’assunzione delle decisioni che riguardano le politiche pubbliche. Facilita l’accesso ai servizi e migliora gli spostamenti nei principali luoghi di interesse. La smart city rappresenta dunque, quello spazio urbano diretto da una politica lungimirante ed efficace, in termini di competitività e di sviluppo sostenibile, supportata da un valido sistema di pianificazione territoriale. Essa punta a migliorare gli standard urbanistici, ripensando il verde pubblico come un sistema unico di tutela del paesaggio e della salute dei cittadini, valorizzandone anche la funzione sociale. Tende a salvaguardare il diritto a fruire in modo pieno e consapevole del proprio tempo e degli spazi urbani, conciliando la crescita e lo sviluppo della città con la salvaguardia dell'ecosistema. Un requisito essenziale che le città devono avere per essere considerate smart è il miglioramento della propria efficienza energetica. Naturalmente, dopo aver intrapreso un percorso che mira a ridurre al minimo l'impatto delle emissioni, attraverso sistemi di edilizia e di trasporto, che utilizzano al meglio le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. E’ bene tener presente inoltre, che i finanziamenti previsti dall'Unione Europea per le smart cities ad oggi, ammontano a circa 11 miliardi di euro fino al 2020.

Napoli sul cammino delle Smart Cities

Napoli non ha esitato un attimo ad imboccare la strada delle smart city. Risale al 7/03/2012 infatti, la delibera di Giunta comunale che definisce il progetto “Napoli Smart City” e che predispone tutti gli atti necessari alla partecipazione ad iniziative volte a promuoverne i valori di fondo, come quelli legati allo sviluppo sostenibile. Nella stessa delibera è stata prevista la costituzione dell’omonima associazione che dovrà occuparsi di miglioramento della qualità della vita, attraverso l’incentivazione di modalità di sviluppo economico rispettoso dell’ambiente. Ma l’associazione si preoccuperà anche di far rispettare il Patto dei Sindaci e di individuare azioni, progetti, iniziative che possano avere come obiettivo la salvaguardia ambientale ed il rispetto e il superamento degli obiettivi energetici ed ambientali del protocollo di Kyoto: ridurre del 20% le emissioni di CO2, aumentare del 20% l’efficienza energetica e poter contare sul 20% di energie rinnovabili entro il 2020. Cinque i progetti già finanziati e in fase di realizzazione: Aquasmart, relativo all’uso sostenibile delle risorse idriche ricorrendo all’utilizzo di tecnologie digitali; Orchestra, che permette la ricerca di informazioni multimediali raccolte sul territorio e la creazione di un percorso turistico esperienziale personalizzato; City Roaming, che prevede l’introduzione di servizi di infomobilità interattivi e personalizzati, destinati a tutti gli utenti dei mezzi di trasporto; Napoli Bike Sharing che si basa sull’istituzione di una rete di condivisione di bici sul territorio cittadino e Sanità, volto alla valorizzazione delle risorse storico artistiche del Rione Sanità.

di David Lebro

Quali azioni mettere in campo per favorire lo sviluppo locale

Intervista a Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni
Un confronto con il Presidente onorario dell’Associazione Campania Domani, On. Giuseppe Fioroni, sugli strumenti più adeguati per incoraggiare il rilancio dell’economia locale. 
Lei pensa sia possibile sperare di attuare concrete politiche di sviluppo per il territorio? E qual é il ruolo della politica nel favorirle? 
Nell’economia attuale e globale non si può prescindere da un economia locale, a forte caratterizzazione territoriale, soprattutto in un paese come il nostro dove ogni territorio ha una propria identità turistica, artigianale, enogastronomica, culturale e ricca di tradizione. Queste sono le frontiere che si aprono ad una economia locale e in aggiunta a tutto ciò non bisogna dimenticare che alcuni servizi, soprattutto di cura e di assistenza, hanno per loro natura una dimensione locale. La politica può fare molto, in primis eliminando o limitando le barriere burocratiche e di accesso all’attività di impresa, in secondo luogo preservando il territorio e la sua caratterizzazione, incentivando l’economia locale, spingendo artigiani e imprese locali a consorziarsi a darsi una dimensione più grande e che offre maggiori e migliori possibilità di fare sistema all’interno del mercato locale, regionale e nazionale. La politica inoltre deve essere in grado di valorizzare il patrimonio culturale, artistico e ambientale dei territori, perché costituisce, in Italia, una grande ricchezza e una grande opportunità, come esperienze di successo dimostrano ampiamente. 
Che possibilità hanno gli Enti Locali di riuscire a portare avanti una programmazione lungimirante e strategica? E su cosa puntare?
In primis una razionalizzazione della spesa, che non vuol dire tagliare servizi ma esattamente il contrario. Serve una politica di programmazione delle scelte sia in termini di politiche regionali sui trasporti e le infrastrutture, sia in termini di investimenti. Razionalizzare vuol dire individuare un motore di sviluppo caratterizzante l’economia locale e puntarci le poche risorse in maniera convinta e non disperderle a pioggia. Dopodichè la comunità europea offre vari programmi di finanziamento che permettono di incentivare determinati settori, quindi rendere conoscibili e accessibili questi ultimi è prioritario, anche attraverso la creazione di sportelli appositi. Centrale è il ruolo degli Enti locali per combattere la lotta contro gli sprechi, la corruzione con il conseguente recupero di risorse da utilizzare per investimenti mirati. 
Molti affermano che bisogna favorire uno sviluppo più equilibrato del nostro Paese, migliorando la qualità della vita e la competitività e sostenibilità del sistema produttivo. Come attuare tutto questo?
Affermano il giusto. E non solo in termini di qualità della vita ma per quanto già detto sopra. La politica locale deve facilitare con risposte vere e con servizi efficienti sia la quotidianità delle persone, sia la qualità delle loro vite, soprattutto nei momenti di difficoltà, attraverso lo sviluppo di un welfare sussidiario e di comunità. La condivisione, non solo delle difficoltà, oggi, per le economie locali, è una parola chiave perché rafforza il senso di appartenenza ad una comunità, ai valori che ne sono alla base, e costituisce anche un motore di sviluppo economico e di opportunità di cui possono beneficarne tutti. Servizi efficienti favoriscono la qualità della vita e permettono al tessuto produttivo di sfruttare le enormi possibilità che il territorio italiano offre. Per esempio la chiusura di un centro storico è una scelta che migliora la qualità della vita ma anche l’offerta turistica, ma per fare ciò bisogna munirsi di parcheggi, trasporto pubblico locale e aree di sosta. Ecco ciò dimostra, come, oggi, ogni scelta, comporta delle conseguenze che coinvolgano ogni aspetto della vita di una comunità, per questo serve una programmazione delle stesse e magari una piena condivisione anche nelle scelte politiche. La sfida è immaginare e concretizzare una città a misura di famiglia, capace di dare servizi alle persone, specie non autosufficienti, agli anziani, ai giovani, con una gestione dei tempi, anche amministrativi, che non facciano sentire la nascita di un figlio un lusso che pochi possono permettersi. E in questo senso la politica della casa, dell’occupazione e di una buona amministrazione rappresentano i pilastri di una buona qualità della vita.
di Consiglia Maglio

domenica 9 febbraio 2014

Il progetto editoriale Campania Domani

Con la costituzione dell’Associazione Campania Domani, è diventata sempre più incombente l’esigenza di creare uno strumento di informazione e comunicazione, capace di dare spazio alla pluralità di idee e soggetti che ne fanno e ne faranno parte. Nasce così la volontà di dar vita al progetto editoriale Campania Domani, un periodico di approfondimento su società, politica e cultura che insisterà particolarmente su tutte quelle tematiche legate al futuro del nostro territorio. Un laboratorio culturale in continuo fermento, che si sta progressivamente definendo e strutturando, grazie alla collaborazione di tanti giovani, che nel progetto trovano uno spazio di crescita e condivisione. Sul nuovo portale, www.campaniadomani.it, grande attenzione sarà dedicata a tutte quelle iniziative, proposte e progetti, che possono incidere al meglio sulle politiche di sviluppo del territorio, a partire da quelle che riguardano l’ area metropolitana di Napoli. Ecco perché il nostro giornale si muove sin dalla nascita su quest’orizzonte. Sul Numero Zero però abbiamo deciso di fare una scelta precisa: rispondere con forza al duro attacco mediatico scatenato negli ultimi giorni a mezzo stampa, a danno dell’immagine di Napoli. Siamo fortemente convinti che alcune esagerazioni siano madri solo di inutili allarmismi, proprio in un momento in cui la città cerca di raccogliere tutte le proprie forze per risollevarsi finalmente da anni di pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. E con la stessa convinzione, abbiamo deciso volutamente di non entrare nel merito della questione della potabilità dell'acqua, a questo hanno già pensato autorevoli colleghi. La nostra copertina ha l’obiettivo di provocare e stimolare pensieri costruttivi. Siamo qui ad invocare una riflessione su come l’informazione e la comunicazione possano ripercuotersi nell’immaginario collettivo e generare scenari apocalittici e distanti dalla verità. Diffondere messaggi negativi e non supportati da dati attuali, di certo non aiuta la città. Il concetto che vorremmo fosse chiaro a tutti è che la possibilità di poter incidere sullo sviluppo di Napoli e del nostro territorio dipendono anche dalla comunicazione e dalla diffusione dell’immagine che si trasmettono della città stessa. Queste le motivazioni alla base della nostra scelta editoriale. Ritornando al portale, un’intera sezione sarà finalizzata a dar voce al punto di vista del cittadino, su particolari argomenti di interesse collettivo, senza tralasciare i fatti di cronaca e attualità che toccano la sua quotidianità. Non mancheranno spunti e momenti di riflessione sulla politica locale e nazionale, interviste ai principali rappresentanti dell’attuale classe dirigente, uno spazio dedicato all’arte e alla cultura ed altre rubriche che seguiranno dal campo l’evolversi dello sviluppo in ambito informatico e tecnologico. Ed ancora, protagoniste saranno tutte quelle tematiche che riguardano lo sviluppo economico, urbanistico, occupazionale, sociale e culturale della futura regione, la nostra Campania Domani. 

di Consiglia Maglio

sabato 8 febbraio 2014

La crisi della rappresentanza nella politica e nelle istituzioni

La percezione dei cittadini

di David Lebro

Se la crisi economica, con tutta la sua drammaticità, sembra essere la protagonista indiscussa del dibattito pubblico degli ultimi anni, quella della rappresentanza ha ben piú antiche origini e si è, pian piano, amplificata e trasformata nelle forme e nei contenuti, oggi ben noti all’opinione pubblica. Quel necessario rinnovamento dell’attuale classe dirigente, che troppo spesso ha dimostrato di non essere all’altezza delle sfide e delle opportunità che il sistema Europa pur sempre ci prospetta, pare si accinga timidamente a decollare. Tra i pesi di cui liberarsi c’è sicuramente il mal costume diffuso, in ambienti politici ed istituzionali, del cattivo utilizzo di denaro pubblico e lo sconcerto di milioni di cittadini che, di fronte a immagini di chiaro sperpero dei propri risparmi, diventano finanziatori più o meno consapevoli di vizi e virtù della casta. E tra istanze più o meno “rottamatrici” e vecchi e nuovi patti politici all’italiana, cambiare appare sempre piú un’esigenza, se non altro per non rimanere soffocati dalla protesta e dalle rivendicazioni di chi si aspetta impegno e senso di responsabilità nelle azioni dei propri rappresentanti.

Il Senato della Repubblica
Il concetto di rappresentanza, in realtà, è spesso legato a quello di democrazia, ma bisogna fare attenzione a non confondere i due termini: il fatto che la storia delle istituzioni politiche del mondo occidentale ci ponga davanti la rappresentanza come elemento qualificante della democrazia non autorizza a produrre facili identificazioni. Scrive, a questo proposito, G. Zagrebelsky: “democrazia e rappresentanza sono due cose diverse. La democrazia come potere del popolo richiede identità tra governanti e governati; la rappresentanza si basa invece sul dualismo tra gli uni e gli altri. Il rappresentante è colui che parla in nome di un altro e, con i suoi atti, può obbligarlo; la democrazia è invece decisione del popolo”. Democrazia e rappresentanza non sono dunque sinonimi ma, nello stesso tempo, presentano un evidente legame. La rappresentanza, infatti, appare come un elemento che, operando anche all’interno della democrazia, ha un peso decisivo nella sua nascita, nella sua evoluzione e, per alcuni, nella sua crisi.

Ritornando alla questione nel merito, nelle democrazie occidentali, la crisi della rappresentanza appare sempre più legata alla crisi della politica: questo nodo problematico emerge da alcune importanti trasformazioni del sistema politico, e non solo, che si sono prodotte nel corso degli anni. Nell’opinione pubblica emerge infatti, un evidente senso di sfiducia nell’azione politica, accanto ad una tendenza a vedere in modo qualunquistico l’azione dei politici. In questo modo la scarsa considerazione morale del comportamento degli stessi politici finisce per costituire un alibi per consolidare uno scarso senso della cittadinanza. La personalizzazione della politica, come conseguenza del dominio dell’immagine sull’analisi e sulla dialettica politica tradizionale, è oggi uno dei dati più evidenti della crisi della democrazia, al punto che per alcuni si può addirittura parlare di un ritorno surrettizio del cesarismo, connotato decisivo della crisi della libertà nei regimi totalitari. L’adesione al leader carismatico, infatti, avviene in modo emotivo, irrazionale quindi con il sacrificio di una delle componenti qualificanti della situazione democratica, cioè del principio di responsabilità. Spesso inoltre, gli elettori trovano al di fuori del partito il canale della scelta e della conseguente rappresentanza. A questo proposito emerge come preponderante il ruolo dei nuovi mezzi di informazione e comunicazione che, nelle democrazie più avanzate, vengono utilizzati come strumento per ottenere consenso. Le conseguenze di questa trasformazione sono molteplici e spesso mettono capo ad una degenerazione della democrazia, intesa come equilibrio delle libertà e delle responsabilità, una estrema personalizzazione della politica, un abbassamento del livello di qualità della comunicazione e una perdita del concetto di partito, inteso come luogo di formazione politica di quadri poi destinati all’attività di rappresentanza.

Negli ultimi venti anni abbiamo assistito inoltre, ad una vera e propria degenerazione dei costumi in ambito politico e istituzionale e, tra scandali e sperperi vari, a rimetterci sembrano sempre gli italiani, che vedono la classe dirigente sempre più corrotta e più interessata a mantenere i privilegi che a cederli. Alla luce di queste riflessioni si potrà comprendere perché, dal 92/94 ad oggi, la distanza tra Palazzo e cittadini non solo è rimasta tale, ma è addirittura aumentata, tanto è vero che il Palazzo inteso come sinonimo di arroccamento è divento Casta, cioè una summa di privilegi istituzionalizzati. I cittadini, spettatori più o meno partecipi di queste trasformazioni, appaiono sempre più delusi e amareggiati, nonché poco motivati a credere che la classe politica, troppo impegnata a curare i propri interessi e mantenere i propri privilegi, possa contribuire a curare realmente i mali del sistema Italia. La disaffezione dei cittadini verso il mondo politico è ben sintetizzato anche dai dati sull’astensionismo che ormai toccano livelli a dir poco macroscopici. La speranza insomma, ormai sembra aver ceduto il passo alla rassegnazione e se il cambiamento tanto auspicato tarderà ancora a concretizzarsi sarà sempre più difficile risollevarsi dal baratro della crisi.

Ricetta digitale. Avviata la collaborazione tra i ministeri e Federfarma

di Gennaro Tullio

I Ministeri della Salute e delle Finanze sono al lavoro per l’ultimazione del decreto per estendere a tutto il territorio italiano la regolarità della ricetta digitale e, a questo progetto, anche Federfarma si è resa disponibile per la collaborazione. E’ questo il risultato dell’incontro che nei giorni precedenti ha radunato attorno ad un tavolo il sindacato dei titolari, rappresentato da una delegazione alla cui guida c’è il presidente Annarosa Racca, e alcuni nomi del dicastero Salute. Si è discusso delle problematiche evidenziate dal sistema Sogei nelle Regioni dove la prescrizione on line è già avviata e della prossima adozione del decreto attuativo, che deve accordare la validità nazionale alla ricetta de materializzata. 

La legge n. 221/2012, l’Agenda digitale, sancisce che dal 1 gennaio tali ricette possono essere spedite in tutte le farmacie del territorio nazionale, senza sottostare alla Regione in cui la suddetta ricetta è stata emessa. C’è però da attendere un decreto attuativo di Salute e Finanze perché la norma diventi effettiva, e a tal fine i dicasteri sono già al lavoro. In sede d’incontro Federfarma ha ricordato ai presenti che ad oggi sono ancora diverse le Regioni in cui la de-materializzazione della ricetta non è nemmeno giunta alla fase sperimentale, per questa ragione le farmacie non sono pronte ad affrontare il promemoria cartaceo che sostituisce la consueta ricetta rossa.

A rincarare la dose rispetto alla sua segnalazione, Federfarma ha inoltre preparato e consegnato ufficialmente un prospetto sullo stato di avanzamento dei lavori sulla digitalizzazione delle ricette, in cui attualmente si trovano alcune regioni: al momento, le amministrazioni in cui la de-materializzazione è avviata e va a regime sono solamente tre e sono Val d’Aosta, Basilicata e Campania; quelle invece che si trovano coinvolte nella fase di sperimentazione sono sei e sono Lombardia, Trento, Veneto, Molise, Campania, Puglia. Tutte le altre che non sono state citate sono inesorabilmente ferme ad oggi.

In riflessione di quanto esposto, il Ministero ha dunque preso atto delle valutazioni del sindacato e si è impegnato personalmente ad avvalersi della sua preziosa collaborazione nella importante e ormai urgente redazione del decreto. E, dal momento che il testo sarà frutto di un lavoro scritto a quattro mani con il ministero delle Finanze, è già stato fissato un incontro con i rappresentanti della Ragioneria generale dello Stato nel quale ragionare sulle criticità segnalate da Federfarma.

Enti Locali: necessario rivedere attuale normativa

E’ necessario stimolare un dibattito sull’attuale normativa che disciplina gli Enti Locali, a partire dalla possibilità di riproporre il decreto-legge 35, relativo al pagamento dei debiti scaduti della Pubblica Amministrazione, prevedendo magari la possibilità per gli stessi Enti di soddisfare integralmente i debiti pregressi e non solo una parte di essi, così come originariamente previsto nel decreto.

E’ assurdo inoltre che Comuni come Napoli, benché abbiano delineato e avviato un sano percorso di gestione e risanamento dei propri conti, si trovino nelle condizioni di non poter emendare il Piano di riequilibrio pluriennale, dopo i rilievi effettuati dalla Corte dei Conti, facendo così riaffiorare il rischio di un dissesto che, ormai, sembrava definitivamente scongiurato. Proprio in queste ore riscontriamo la disponibilità del Governo di andare incontro alle politiche degli Enti Locali attraverso interventi normativi che tengano conto degli sforzi messi in atto dalle amministrazioni.

Se l’obiettivo di Campania Domani è dare un contributo al dibattito culturale e politico, il convegno si configura quindi, come un momento di confronto con il Governo, non solo sugli eventuali correttivi che potrebbero essere messi in campo a tale normativa, ma anche sulle opportunità e sulle criticità legate alla nascita delle città metropolitane e al disegno di legge Delrio. Sicuramente una priorità del Governo deve essere quella di favorire le Autonomie Locali affinché le stesse aree metropolitane o unioni di comuni non diventino la somma di una serie di problemi. Dal momento che la nascita delle città metropolitane va di pari passo con lo svuotamento delle funzioni delle province, che saranno poi destinate a scomparire, c’è la necessità di capire che valore ha una riforma di questa portata e quali saranno i principali vantaggi che si otterranno. Nonostante sia favorevole all’architettura generale della legge che prevede una semplificazione delle competenze amministrative e una razionalizzazione dei processi, occorre capire come verrà attuata una riforma di tale portata e, soprattutto, i suoi tempi di attuazione.

di David Lebro