lunedì 24 febbraio 2014

A.A.A. Cercasi personale per il Servizio Sanitario Regionale

I limiti assunzionali del Decreto Balduzzi devono essere innalzati per migliorare la qualità assistenziale

Nel nostro vivere quotidiano ci ritroviamo, se non ne siamo noi stessi testimoni, ad ascoltare dai nostri amici, o dalla gente comune che incontriamo nei vagoni della metro o che condivide con noi la celeberrima "fila alla posta", storie routinarie sulla assistenza sanitaria campana. Ormai, non ci stupiamo più di fronte a frasi quali "mi hanno prenotato la visita tra un anno" oppure "ho atteso al pronto soccorso mezz'ora prima che qualcuno si prendesse cura di me". Diverse e tante, sono le cause alla base di queste disfunzioni del nostro Servizio Sanitario, ma, certamente, quella primaria è la mancanza di personale. Infatti, dal lontano anno 2007 le Aziende Sanitarie e gli ospedali sono gravati dai provvedimenti nazionali e regionali che hanno limitato drasticamente la possibilità di nuove assunzioni. E' con la Delibera della Giunta Regionale 517/2007 che inizia il calvario: gli Enti del Servizio sanitario Regionale (S.S.R.) vengono limitati nella facoltà di assumere nuove unità per l'anno 2007 in sostituzione di quelle cessate nell'anno 2006, nella misura del 75% per quanto attiene agli infermieri e 90% per il restante personale. Il blocco del turn over nel settore sanitario diviene, poi, automatico e totale dall'anno 2010 con il Decreto n. 56 del 30 settembre 2010 del Commissario ad acta per la prosecuzione del piano di rientro del settore sanitario. Un piccolo spiraglio a questa empasse, arriva con l'articolo 4 bis decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, che ha previsto, per le regioni sottoposte al piano di rientro, che il blocco del turn over potesse essere disapplicato, nel limite del 15%, al fine di garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza, qualora i competenti tavoli tecnici di verifica dell'attuazione dei piani accertassero il raggiungimento anche parziale degli obiettivi dei programmi attuativi. Gli effetti di questi
provvedimenti hanno prodotto, negli anni, un massivo utilizzo da parte degli enti di contratti a termine di qualsiasi tipologia. La giungla del precariato sanitario campano vede una eterogeneità di tipologie di rapporti (co.co.pro, partite I.V.A., contratti di somministrazione, etc.). Nonostante questa numerosa presenza di professionisti a termine "la Regione Campania è sotto organico di 10mila unità" come ha affermato il Presidente della Giunta Stefano Caldoro ad una conferenza presso l'ordine dei medici della Provincia di Napoli ed ha anche aggiunto che "cosi non si può fare sanità". Viste le vistose carenze degli organici la percentuale di deroga al blocco delle assunzioni prevista dal citato Decreto "Balduzzi", ovvero il 15%, è alquanto inefficace a garantire una idonea assistenza di qualità alla popolazione della regione Campania. Tale sterilità viene ancor più palesata dall'attuazione dell'4 bis decreto-legge n.158/2012 in combinato con l'art.4 del D.L. 101/2013 che prevede la possibilità di bandire concorsi con una quota riservata del 40% per i lavoratori subordinati a termine. Ciò comporta che, per esempio, se 100 infermieri vanno in pensione, ne posso assumerne 15 di cui 3,75 unità posso riservarle al personale precario, con la conseguenza che sostituirò realmente 12 unità. La percentuale del 15% è troppo stringata e va necessariamente aumentata per migliorare la qualità assistenziale del S.S.R. Una proposta che si potrebbe discutere nei Tavoli tra la struttura commissariale e le Organizzazioni sindacali è quella non di sottrarre la quota di riserva dalla percentuale introdotta con il Decreto n.158/2012 ma sommarla, dal momento che il costo dei precari è da diversi anni storicizzato nei bilanci aziendali. Così, riprendendo l'esempio, potranno essere assunte 18 unità (15+ 3) a fronte delle 12, si sostituiranno più unita di quelle cessate e si contrasterà il fenomeno del precariato.

di Alessandro Coccia

Nessun commento:

Posta un commento