giovedì 20 febbraio 2014

Quale futuro per i beni culturali?

Il patrimonio artistico e paesaggistico tra le risorse deficitarie ed opportunità di sviluppo

Beni culturali, risorsa o problema? E' questa la domanda che da troppi lustri ci sentiamo fare allorquando si discute del nostro ingente patrimonio storico - artistico - culturale. Domanda evidentemente provocatoria, che denuncia la considerazione che abbiamo delle nostre ricchezze culturali e delle modalità impiegate per promuoverle e valorizzarle. L’Italia è il paese che può vantare il maggior numero di beni culturali al mondo. Un tesoro inestimabile, ineguagliabile ed irripetibile, del quale però più che dirci orgogliosi, degni custodi ed eredi, dimostriamo quasi di avvertirne il peso, ritenendolo più che una risorsa, un ostacolo, un fastidioso vincolo. Occorre cambiare, ed in maniera repentina, mentalità. Ripartire dalla cultura, per rilanciare la nostra economia e non da ultimo, la nostra immagine sempre più sbiadita. A dispetto di altri paesi che hanno dovuto puntare su risorse altre, per favorire la crescita e lo sviluppo dei propri territori, l'Italia non dovrebbe far altro che promuovere se stessa, ricorrendo allo straordinario serbatoio dei giacimenti culturali. Assistiamo invece a politiche di carattere nepotisticoclientelare, che, complice la mediocrità delle forze messe in campo per valorizzare il nostro patrimonio, finiscono con il crear danni allo stesso, bloccando ogni possibilità di crescita e sviluppo, sia in termini economici che culturali. Si continuano a sperperare fondi per dar vita ad iniziative effimere, in luogo di progetti volti al restauro di beni e promozioni culturali di spessore, che non vengono presi seriamente in considerazione, come sarebbe opportuno e doveroso fare. Questo avviene non solo per favorire chi è più vicino, per così dire, alla propria congrega, ma anche perché spesso chi è deputato a prendere determinate decisioni, non sempre ha i titoli e le competenze adatte. In questi giorni abbiamo assistito alla nomina del Principe Emanuele Filiberto di Savoia da parte del sindaco di Pompei, di ambasciatore dell'immagine della cittadina vesuviana nel mondo. Un' operazione d'immagine appunto, che senza nulla togliere al Principe ballerino, non ha alcun criterio basato su crismi di scientificità e competenza, elementi questi, indispensabili per promuovere il più importante presidio archeologico del mondo. A tal fine, la lezione di come valorizzare e far cassa grazie ai beni culturali, ci viene dai paesi che consapevoli delle peculiarità delle quali siamo depositari, guardano alle nostre ricchezze con invidia. E' il caso del British Museum, che grazie alla mostra sui tesori di Pompei, ha incassato cifre esorbitanti e promuoverà un documentario che stando alle previsioni, porterà ulteriori cospicue entrate. Questa lezione, l'ennesima, dovrebbe servirci per comprendere l'importanza dei risultati che scaturiscono dalla competenza e dalla sensibilità culturale, requisiti che dovrebbero risultare essenziali per poter ambire a ruoli di responsabilità atti a garantire la difesa e la valorizzazione dei nostri beni. Questa è la sfida che ci tocca affrontare per mettere in sicurezza il nostro ingente patrimonio storico - artistico e per trarne profitto al fine di creare nuova occupazione qualificata e motivata. Non comprendere che la nostra unica vera ricchezza è nelle testimonianze artistiche e paesaggistiche che fanno dell'Italia un unicum, è da scellerati. Dobbiamo riscoprire la preziosa eredità trasmessaci dal glorioso passato, diversamente, saremo condannati a vivere male il nostro tempo presente, ma soprattutto, a non avere come comunità, un futuro.
di Gaetano Bonelli

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