giovedì 27 marzo 2014

Città della Scienza: un punto di riferimento per piccoli e grandi

Un lavoro iniziato alla fine degli ottanta che non si è mai interrotto

L’idea di far nascere “Città della Scienza” è figlia del successo riscontrato alla fine degli anni Ottanta di una serie di iniziative promosse da Vittorio Silvestrini che nel 1987 diede vita alla prima edizione di “Futuro Remoto” che si svolse alla Mostra d'Oltremare. Il grande successo riscosso dall'iniziativa portò alla costituzione della “Fondazione Idis”. Nell'operazione Silvestrini coinvolse il giovanissimo Vincenzo Lipardi, compagno di militanza politica nel partito comunista napoletano. Tra il dire e il fare, o meglio tra il sognare e il realizzare, passarono quasi dieci anni. I due pioneri dovettero aspettare, infatti, la salita al governo cittadino di un altro compagno di militanza, Antonio Bassolino, che sottoscrisse come Comune di Napoli un accordo di programma coinvolgendo il Ministero del Bilancio, la Regione Campania e la Provincia di Napoli. Nel 1996 fu aperto al pubblico il primo nucleo del complesso. Nel 2001 fu inaugurato il Science Centre nella sua configurazione finale e nel 2003 il progetto fu completo con l'apertura del “Centro Congressi”, del “Centro di Alta Formazione” e del Business Innovation Centre. La governante della Fondazione è composta da Vittorio Silvestrini, presidente della Fondazione IDIS - Città della Scienza, sin dalla nascita, da Lipardi consigliere delegato e Luigi Amodio, sociologo proveniente dalle stesse esperienze politiche di Lipardi e Silvestrini. Nel corso degli anni Città della Scienza era diventata un punto di riferimento non solo per i tanti bambini cresciuti con le visite guidate che le tante scuole, anche fuori regione, promuovevano all’interno della struttura, ma anche per tanti ricercatori e docenti che utilizzavano strutture interne per approfondire studi personali. Tutto questo però, la sera del 4 marzo 2013, si interruppe. Perché nel giorno di chiusura settimanale al pubblico, un violento e vasto incendio distrusse quattro dei sei capannoni su cui si articolava la Città della Scienza.
Una scolaresca in visita a Città della Scienza
L'incendio provocò la perdita di quasi tutti i beni contenuti al suo interno e servirono ben tredici ore e cinque squadre dei vigili del fuoco per domare le fiamme. Ma il fuoco nella notte del 4 marzo 2013 ridusse in cenere Città della Scienza non bruciò la voglia di crescere e rinascere. Nell’anno trascorso gli uomini e le donne di Città della Scienza non hanno mollato. Anche nel disagio per un’indagine che non ha ancora identificato né mandanti né esecutori, lo Science Centre ha potuto proseguire una qualche attività espositiva grazie soprattutto «al fortissimo senso di responsabilità e alla partecipazione di tutti i lavoratori, nonché alla grande ondata di solidarietà che continua tuttora» dice il direttore generale di Città della Scienza, Luigi Amodio. Una solidarietà che ha fruttato circa 1,5 milioni di euro, permettendo di tenere in vita una delle principali realtà europee della museologia scientifica. E il nuovo edificio, che sarà consegnato tra meno di quattro anni, sarà ultramoderno e guarderà il mare. Quindi entro il 2018 la nuova Città della Scienza aprirà i battenti. «Il nuovo science center - si legge nel concept presentato al ministro - sarà un manufatto articolato e complesso idoneo a favorire informazione e divulgazione, anche interattiva, delle conoscenze scientifiche nei vari campi d’azione». Speriamo bene.

di Giovanni Parisi

I due accordi che faranno rivivere Bagnoli

Ricostruzione di Città della Scienza e riqualificazione del litorale avranno la stessa importanza

Quattro marzo 2014, a Città della Scienza già si festeggia per la ricostruzione. Ad un anno esatto dall'incendio, finalmente quei brutti ricordi possono essere chiusi in un cassetto, per dare spazio all'entusiasmo per la nuova vita di quest'importante polo museale. Sembrava che Governo, Regione, Provincia, Comune e Fondazione IDIS fossero arrivati ad un accordo quadro più che condiviso, e la platea già si prepara ad applaudire alla firma. Purtroppo però le cose non sono andate come si sperava e quello che doveva essere un momento di gioia condivisa per tutti i cittadini, si è trasformato in stupore, rassegnazione e amarezza. La Ministra per la Ricerca Stefania Giannini, presente all'evento in rappresentanza del Governo, incredula per l'accaduto, parla di “un brutto scherzo di carnevale”. A bloccare la firma è stato un duro strappo tra Regione e Comune. Necessario per il Sindaco Luigi de Magistris considerare come due facce della stessa medaglia, la ricostruzione dell'edificio bruciato e la bonifica del litorale, sito d'Interesse nazionale, che va da Coroglio a Nisida. Inammissibile, invece, per il Governatore Stefano Caldoro, far rientrare in un unico atto istituzionale i due temi, seppur urgenti ed importanti. La spinosa questione, in realtà, ha radici ben più lontane della bagarre tra i due giovani amministratori e precisamente fa riferimento alla costruzione di quell'area del museo su una parte di spiaggia che, secondo il PRG, andava invece bonificata e restituita ai cittadini del quartiere napoletano così com'era prima degli insediamenti industriali del primo novecento.
Manifestazione in occasione dell'anniversario della distruzione di Città della Scienza
Di certo al momento dell'incendio il museo era assolutamente autorizzato a stare lì dov'era, ma ora che di quella struttura non resta niente, è lecito pensare alla possibilità di ripristinare lo stato dei luoghi così come era stato pensato, ossia ridonando i cittadini un litorale libero e non più velenoso. Intervenuto a fornire un notevole contributo alla risoluzione di questo impasse che dura ormai da anni, è il Mise che riunisce intorno ad un tavolo i rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture, del Ministero dell'Ambiente, della Regione Campania, del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e di Città della Scienza- Fondazione Idis. Un doppio accordo del valore complessivo di oltre 100 milioni di euro, dunque, mette tutti d'accordo: 56 milioni di euro per il polo museale e 48 (dei 200 milioni di euro necessari) per Bagnoli. I rappresentanti dei ministeri e gli amministratori riuniti al Mise, infatti, hanno definito tutti gli aspetti sia dell'accordo di programma quadro sulla ricostruzione di Città della Scienza, che del Protocollo di Intesa per la riqualificazione di Bagnoli. Si tratta dunque di due atti distinti, uno che riguarda solo la ricostruzione ed uno solo il litorale, ma che si incrociano in un unico obiettivo di risanamento culturale e ambientale dell'area. Per ora solo accordi tecnici che solo dopo l'approvazione delle giunte regionale e comunale potranno essere formalizzati e firmati da tutti gli attori coinvolti ma, a giudicare dal lavoro e dalle dichiarazioni che provengono dai due Palazzi, almeno questa volta non dovrebbero esserci particolari problemi.

di Alessia Nardone

"Riacquistiamo Bagnoli"

La bonifica parte dalla coscienza dei fattori inquinanti

Una celebre canzone offriva Bagnoli a un potenziale aquirente. Una reale richiesta oggi viene da tutta la collettività, quella di un riacquisto dell’ambiente, di quel litorale che è l’estremo lembo occidentale della città di Napoli. Non esiste un’unica formula per riconvertire un’area industriale, ogni realtà va analizzata per le sue peculiarità, e solo dopo un attento esame si può progettare ed eseguire un’azione di bonifica mirata a salvaguardare la salute del cittadino e il bene primario, ambiente. Questa semplice considerazione fa comprendere come sia di basilare importanza la strutturazione dell’intervento da eseguire in termini di efficacia e di salvaguardia della salute pubblica. Ciò che è stato fatto per dell’area di Bagnoli è attualmente sotto accertamento giudiziario, poiché alla tesi di un parziale risanamento dei terreni delle aree ex Italsider ed ex Eternit, si contrappone l’ipotesi istruttoria della Procura di Napoli, che ha messo sotto sequestro le due aree per omessa bonifica dei terreni in quanto, secondo le indagini effettuate, gli interventi hanno originato ulteriore aggravamento dello stato d’inquinamento dei luoghi. Senza entrare nel merito di questa indagine che vede coinvolti 21 ex dirigenti della società Bagnolifutura e capire cosa sia accaduto, è importante capire i
Il litorale di Bagnoli
fattori d’inquinamento affinchè si possa ripristinare l’ambiente di Bagnoli. Solo così, ci si può dare la linfa vitale necessaria a una rivalutazione del litorale flegreo e quindi un pieno riaquisto dello stesso territorio alle pendici della collina di Posillipo da parte della collettività. Il primo rischio ambientale proviene dalle rilevanti quantità di amianto presenti nell’area ex Eternit. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato la tossicità di tale materiale per l'apparato respiratorio e la stretta correlazione tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza di neoplasie a carattere tumorale. Queste ultime patologie secondo gli studi epidemiologici hanno un periodo di latenza nell'ordine dei venti/venticinque anni. La Società Bagnolifutura, che si è interessata del risanamento dell’area e della riqualificazione urbana del quartiere rassicura che “non ci sono rischi per la salute, le procedure di lavoro sono definite e monitorate dalla Asl ed è vietato l'accesso ai non addetti nelle aree di cantiere" e non si rinviene amianto a cielo aperto. Discorso diverso va fatto per l’area ex Italsider e per la colmata a mare di Bagnoli -la cui estensione va dal pontile nord ed il pontile sud dell’ex centro siderurgico- il cui principale inquinante sono gli idrocarburi. In particolare, le analisi hanno riportato la presenza d’inquinanti quali: IPA, arsenico, piombo, vanadio e zinco. Sebbene siano state attuate delle misure di messa in sicurezza al fine di non far defluire tali sostanze a mare, gli studi effettuati dimostrano un inquinamento delle acque di falda. Il geologo Prof. Benedetto De Vivo in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo rifiuti ha sostenuto che gli interventi messi in atto da undici anni non hanno impedito l’infiltrazione degli elementi inquinanti al di sotto della colmata in direzione dellele falde acquifere. Ad oggi, come si evince dalla “Relazione” del 5 febbraio 2013 della citata Commissione, è complesso stimare i danni ambientali e il reale pericolo per la salute pubblica derivato dall’inquinamento dell’ex area di Bagnoli, tuttavia, qualsiasi progetto che interessi il litorale flegreo non potrà partire senza contare al proprio interno idonee risorse per la bonifica del litorale flegreo.

di Alessia Nardone

Progetti di urbanizzazione e riqualificazione

Tra Utopia e Realtà

Lamont Young
Bagnoli, una conca naturale disegnata dalla bocca di un vulcano, che si estende tra terra e mare su di un
golfetto chiuso dall’isolotto di Nisida, ha ispirato tanti illuminati architetti, con progetti di urbanizzazione prima e di riqualificazione poi. Era il 1889 infatti, quando Lamont Young, napoletano di nascita e grande architetto visionario, voleva trasformare il quartiere in una nuova Venezia. Prima di qualsiasi ipotesi di costruzione nell'area dei grandi stabilimenti industriali, Young prevedeva innanzitutto una metropolitana -sarebbe stata la prima d'Italia- con partenza da Coroglio e ritorno nello stesso punto dopo l'attraversamento circolare della città.  Successivamente, un canale avrebbe collegato Bagnoli con Mergellina ed i materiali di risulta dello scavo sarebbero andati a creare un nuovo quartiere, il "Rione Venezia" appunto, a ridosso della collina di Posillipo, su un'area di 3000 metri di lunghezza e 600 di altezza. Un quartiere fatto di tanti piccoli rioni galleggianti, stabilimenti balneari e alberghi in vetro con giardini pensili. Lamont Young ottenne la concessione nel 1892, ma non riuscì a costituire una società che fosse in grado di portare a termine il progetto, nonostante avesse impegnato tutto il suo patrimonio. Oggi, analizzato con gli occhi del presente e considerato anche il boom turistico del dopo guerra, quel progetto visionario e futuristico appare oggettivamente realistico, ma probabilmente irrealizzabile con i vincoli burocratici a cui siamo oggi sottoposti. Nel 1990 invece è l’architetto Renzo Piano, a proporre un progetto di riconversione urbanistica, che prevede la completa trasformazione delle aree di Bagnoli e Coroglio, con il risanamento del litorale, la realizzazione di un porto turistico e di due parchi tecnologici. Il finanziamento sarebbe derivato dai 150 miliardi previsti dal governo centrale. Tuttavia, il progetto venne bocciato nel 1993 dall'allora assessore all'urbanistica di Napoli, Vezio De Lucia che nel 1994 presentò “Napoli 2000”. La relazione prevedeva grandi cambiamenti urbanistici dall'area ovest all'area est di Napoli, concentrandosi soprattutto su Bagnoli.

di Gennaro Tullio

La Bagnoli del futuro

Rigenerazione urbanistica come asset strategico per lo sviluppo

Lo strumento urbanistico che regola la trasformazione dell’area di Bagnoli è la Variante Occidentale al P.R.G. approvata con decreto regionale il 15 aprile 1998. La variante ha come principali obiettivi la salvaguardia dell’ambiente naturale e degli insediamenti storici, nonché la riqualificazione degli insediamenti esistenti e delle aree dismesse attraverso la dotazione di spazi pubblici, attrezzature e insediamenti integrati. Una parte dell’area è compresa nel Piano Territoriale Paesistico di Posillipo, approvato dal Ministro per i Beni Culturali e Ambientali il 14 dicembre 1995. Lo strumento attuativo per l’ambito di Bagnoli-Coroglio è il Piano Urbanistico Esecutivo approvato dal Consiglio comunale il 16 maggio 2005. Il progetto di trasformazione, definito dal Piano Urbanistico Esecutivo, prevede la valorizzazione delle risorse ambientali e il rafforzamento della vocazione turistico-culturale dell’area, realizzando un insediamento nel quale le nuove attività-residenze, attrezzature per il turismo, il tempo libero e lo svago, attività produttive ad alto contenuto tecnologico, si integrano con la natura circostante. Rilevante nel Piano è il ruolo del verde urbano e della natura. E’ previsto un parco di circa 120 ettari che dovrebbe occupare gran parte dell’area oggetto della bonifica. All’interno del parco, attraverso il recupero di alcuni manufatti di archeologia industriale,
Il Piano Urbanistico Esecutivo (PUE)
andrebbero realizzate attrezzature a scala urbana, attrattori economici e servizi di quartiere. Il piano individua anche un’area integrata nella quale le funzioni legate al mare, dalla balneazione al turismo nautico e da diporto, vanno coniugate con attività di tipo terziario, residenziale e produttivo, quali elementi di connessione con i quartieri limitrofi. L’idea generale di ricucire i quartieri occidentali della città ad un mare, per molti anni negato, è un principio corretto e largamente condiviso. Quello che è venuto a mancare per raggiungere questi obiettivi, va ricercato nell’eccessiva ampiezza delle aree d’intervento pubblico, sia per dimensioni d’investimento economico che per problemi connessi alla gestione. Infatti, anche quando le risorse pubbliche sono state stanziate, realizzando opere come il centro multi servizi e le aree sportive, sono emerse criticità per le carenze nei piani di programmazione gestionale. Venendo meno, per la crisi economica di questi ultimi anni, le risorse economiche pubbliche, le difficoltà nell’attuazione del piano si sono progressivamente e criticamente accentuate. E’ opportuno rivedere l’approccio con cui s’intende valorizzare le aree strategiche per lo sviluppo urbano, soprattutto sui due temi cardine per la ripresa di questa città: valorizzazione del waterfront e realizzazione dei servizi urbani di livello superiore per le aree da trasformare. Nel fare questo dobbiamo guardare a quanto con successo avviene in gran parte d’Europa. Le trasformazioni delle città avvengono con programmi di Rigenerazione Urbana. Volendo sintetizzare con uno slogan: estendere l’effetto città, in termini di qualità urbana, ed ampliare dell’effetto comunità, in termini di qualità delle relazioni. La necessità di riqualificare ampie aree degradate, come Bagnoli, attraverso poli di rigenerazione del tessuto urbano, sono un rifermento costante delle politiche comunitarie per migliorare la qualità della vita.
Bagnoli allo stato attuale
I principi fondamentali li troviamo nella “Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili” , dove si chiede: attenzione speciale ai quartieri degradati per aumentare la coesione sociale; organizzare in modo compatto gli insediamenti urbani, riunendo diverse attività per quartiere; creare spazi pubblici di qualità attraenti e orientati ai fruitori; coinvolgere i cittadini e le forze economiche nel processo di recupero; potenziare l’economia locale e le politiche di integrazione e sostegno sociale; garantire sostenibilità ambientale degli edifici esistenti. E’ necessario, secondo questi indirizzi, attuare le trasformazioni urbane sulla base di azioni di grande respiro e condivisione, azioni che si configurano necessariamente di natura strategica e che si concretizzano in programmi di rigenerazione urbana. L’azione pubblica, in una visione strategica, ha da un lato lo scopo di salvaguardare e riqualificare gli elementi di qualità del territorio, dall’altro svolge un ruolo di sussidiarietà, ossia quello di predisporre e potenziare le infrastrutture territoriali in grado d’innescare i processi economici che convogliano investimenti privati nelle aree di trasformazione. Un patto strategico razionalizza la parte pubblica degli interventi con la parte privata mediante una fase di partenariato e di raccolta d’idee. Questo consente d’individuare investimenti privati in linea con quanto definito dalle regole e dagli indirizzi pubblici.
La porta del Parco di Bagnoli                         Centro Sportivo          
Nei processi di trasformazione del territorio, il ruolo dell’Ente pubblico non è più solo quello di redattore dei piani, ma si pone anche come promotore, facilitatore, coordinatore, valutatore delle compatibilità dell’azione privata. Le risorse per la riqualificazione urbana non devono essere solo quelle del bilancio dell’Amministrazione, ma vanno individuate nella convergenza di risorse pubbliche e di risorse private di tutti i soggetti coinvolti e impegnati nella costruzione del programma di sviluppo. In tale processo l’amministrazione, in un programma sinergico con gli Enti sovracomunali e le associazioni di categoria, svolge compiti di animazione e di comunicazione sociale, con un’azione propositiva di sostegno che bene s’integra con i tradizionali ruoli di garante delle regole e dell’interesse collettivo. I Programmi di Rigenerazione Urbana rendono concreta la visione strategica di “città delle persone”. Una comunità consapevole in cui l’identità si radica nella storia, opera al presente guardando al futuro e per questo diviene diffusiva. In molte aree urbane della città, il degrado fisico del patrimonio edilizio e di molti spazi urbani, gli sprechi energetici, idrici, dei suoli pongono con urgenza la necessità di un cambiamento nella programmazione e pianificazione delle iniziative. Per trasformare la città in aree urbane sostenibili a livello ambientale, sociale ed economico è necessario pensare a ecoquartieri per rigenerare le periferie, ad una mobilità sostenibile per connettere le aree e superare le barriere; alla riqualificazione energetica e statica per rilanciare il patrimonio edilizio. E’ necessario fornire una risposta razionale, condivisa e percorribile, alla crisi che ha coinvolto il Piano di Bagnoli nella sua fase di attuazione. Va ricercata e perseguita una volontà comune di uscire dalla contrapposizione paralizzante tra rigidità dell’azione pubblica e visione puramente utilitaristica e limitata dell’azione privata. In sintesi va attivato un programma strategico, basato su processi di rigenerazione urbana, ambientale, energetica e sociale, che veda impegnate e coinvolte iniziative pubbliche e private dirette all’ area industriale dismessa, ma anche agli ambiti urbani consolidati di Bagnoli e Cavalleggieri Aosta, il tutto proiettato verso un aggancio funzionale con Fuorigrotta. Su questi obiettivi, nel rispetto delle direttive europee sull’efficientamento urbano ed energetico, vanno canalizzati i fondi strutturali 2014-2020 come leva per rigenerare la città. Spetta all’amministrazione comunale la verifica di compatibilità, urbanistica e funzionale delle diverse proposte che emergono dal dibattito pubblico e dalle forze economiche interessate. Essa deve, in sinergia con il mondo imprenditoriale, valutare quali dei differenti progetti possono agire da propulsori e catalizzatori di processi auto sostenuti che risultano cruciali per la realizzazione della strategia complessiva.

di Michele Apicella

Bagnoli: dalla nascita dell'ILVA ai problemi giudiziari della bonifica

Cronistoria di un'odissea senza fine

L'Ex Italsider di Bagnoli
Erano gli inizi del ‘900 e del turismo di massa non si sarebbe parlato per almeno 50 anni. All’epoca quel lembo di terra che si affacciava al mare, già sede di piccoli insediamenti industriali, fece gola ai vertici dell’Ilva che non si lasciarono scappare la ghiotta occasione. L’obiettivo era quello di edificare ed insediare un imponente complesso siderurgico su 120 ettari di superficie. Per tale operazione l’ILVA impiegò appena 5 anni. Già nel 1910 venne inaugurato lo stabilimento che si sviluppò per decenni, crescendo e creando sempre più posti di lavoro. Solo nel 1918 infatti, la fabbrica occupava ben 4000 operai, mentre gli altoforni passarono da due a tre ed i forni Martin da quattro a cinque. L’ILVA quindi era già diventata una macchina perfetta, che riceveva materie prime dal mare e sempre via mare spediva i prodotti finiti. Nel dopoguerra, più precisamente nel 1954, venne eretto l’altoforno della Cementir e successivamente, nel 1962, le esigenze di spazio richiesero l’ampliamento dello stabilimento. Vennero così create la colmata a mare ed il pontile nord per permettere alle navi pesanti di attraccare ed effettuare le operazioni di carico e scarico. Con la colmata, un vero e proprio ecomostro che sottraeva spazio al mare, si giunse poi al massimo livello d’espansione industriale possibile, con la naturale e drammatica conseguenza di una devastazione quasi irreversibile del territorio. L’aria, l’acqua ed il sottosuolo infatti, risulteranno talmente compromessi che ancora oggi non è possibile una precisa valutazione economica dei danni. Ma la beffa, l’ironia più grande ed amara che segnò l’inizio della fine, avvenne nel 1976, quando il Comitato tecnico consultivo, istituito per spiegare le perdite economiche dello stabilimento, emette un rapporto conclusivo in cui si sostiene che i risultati negativi, a partire dal 1969, vanno imputati a "deficienze impiantistiche e produttive non eliminabili per carenza di spazio". S'imponeva dunque, un graduale abbandono di un'area che non era più capace logisticamente di assicurare lo sviluppo industriale. Si iniziò quindi ad immaginarne il recupero, attraverso la demolizione del gigantesco apparato industriale ed economico, per restituire dignità ad un territorio che, sin dall’inizio, sarebbe dovuto essere destinato ad altro. Nonostante l'iter burocratico fosse iniziato da oltre vent'anni, nel
1992 si chiuderà definitivamente la pagina dell’era industriale con la chiusura dell’Italsider. A partire da tale data, al di là di demagogie e scontri ideologici, nessuno è mai stato in grado di varare un progetto che valorizzasse realmente il territorio, né di effettuare la conseguente bonifica. Gli unici interventi furono tesi essenzialmente a fare cassa con lo smantellamento e la vendita della colmata continua - da non confondere con la colmata che oggi è motivo di discussione - dell’altoforno 5 e dei forni a calce, rivenduti rispettivamente a Cina, India e Malesia. Tutto ciò che non poteva essere riutilizzato veniva rottamato e venduto, come il treno a nastri, i capannoni, la centrale termoelettrica e le caldaie. Da allora, sostanzialmente, nulla più fu fatto e questa è cronaca dei giorni nostri. Con l’avanzare delle operazioni di bonifica iniziano anche i problemi giudiziari. Nel febbraio 1999 un esposto alla magistratura denuncia l'abbandono di 7000 tonnellate di amianto a cielo aperto. Nel mese di luglio dello stesso anno, un altro esposto alla Procura della Repubblica denuncia il ritrovamento di amianto, occultato nel sottosuolo dell'area industriale dell'ex-Italsider. Arrivando ai giorni nostri, dopo l’incendio di città della scienza nell’aprile del 2013, la Procura di Napoli sequestra l’intera area di Bagnoli ed indaga 21 ex dirigenti di vari Enti locali e della società Bagnolifutura, che si è occupata di recuperare e bonificare l’area. L’accusa ipotizzata è quella di disastro ambientale e truffa. Resta ancora aperta invece, la questione della colmata, i 280 mila metri cubi di cemento impastato con rifiuti e scarti industriali, realizzata con un sistema tale da essere definito dalla stessa Procura: “in perfetto stile Casalese”. Tale definizione non si riferiva agli onesti cittadini del tanto martoriato paese ormai agli onori delle cronache, bensì al metodo attraverso il quale la più grande e temibile famiglia camorristica, fosse solita sbarazzarsi dei rifiuti industriali, interrandoli sotto nuove ed ambiziose costruzioni. Un metodo quindi criminale, con un'attenta regia condivisa con l'accorta e preparata élite dei colletti bianchi che, da sempre, come un perfetto consiglio di amministrazione, converte con metodi spregiudicati e criminali, eufemisticamente definiti “d’ingegneria economica”, gli interessi economici delle attività criminali. Ed intanto sono trascorsi più di venti anni ed i bambini, ai quali fu promesso che lì dove i loro genitori avevano lavorato in luoghi insalubri sarebbero nati giardini ed infrastrutture futuristiche, studi televisivi ed opportunità di lavoro per loro, sono cresciuti, sono diventati genitori ed ai loro figli spiegano che tutto cambia per non cambiare mai.

di Gennaro Tullio

Bagnoli: coniugare opportunità per i giovani e sviluppo

L'housing sociale sostenibile come strumento concreto

Social Housing
Il tanto auspicato rilancio di Bagnoli, da anni invocato da tutte le forze politiche e mai concretamente decollato, sembra essere arrivato ad un punto di svolta. Lo dimostra l’attenzione e l’impegno che l’Amministrazione comunale sta portando avanti, in accordo con il Ministero dell’Ambiente e gli altri Enti Locali convolti. L’obiettivo è arrivare al più presto alla formalizzazione di un atto, sul quale faticosamente si è arrivati ad un accordo, che permetta di sbloccare le risorse necessarie al primo vero ostacolo: la bonifica e la riqualificazione ambientale. Il Ministro dell’Ambiente Galletti, nei giorni scorsi, ha rassicurato i principali attori coinvolti sui fondi necessari. Già 48 sono i milioni pronti ad essere investiti in tal senso, mentre ulteriori sovvenzioni saranno reperite nella programmazione dei fondi UE 2014/2020. Indubbiamente, la bonifica di un territorio da più di venti anni martoriato e avvelenato da rifiuti tossici rappresenta la condizione ineludibile da cui ripartire, ma la riqualificazione dell’area ex Italsider di Bagnoli non può prescindere anche da un ridisegno del tessuto urbano e da un ripensamento dell’attuale offerta di edilizia residenziale. Proporre soluzioni abitative innovative e, soprattutto, che superino il vecchio concetto dei quartieri popolari quasi ghettizzati, è la strada giusta da seguire per costruire anche a Bagnoli quartieri sempre più ecosostenibili. L’housing sociale, che garantisce integrazione e benessere abitativo, potrebbe essere dunque, la risposta giusta da dare ai cittadini. A maggior ragione in un territorio in cui questa possibilità, negli anni, sembra essere stata poco contemplata. L’housing sociale consiste infatti, nell’offerta di alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti. I destinatari sono i cittadini con reddito medio basso che non riescono a pagare un affitto o un mutuo sul mercato privato, ma non possono nemmeno accedere ad un alloggio popolare. I giovani dunque, potrebbero essere i principali destinatari di questa offerta. Ecco perché nell’area occidentale, se davvero l’Amministrazione comunale intende realizzare la cosiddetta cittadella dei giovani, lo sviluppo urbanistico si deve conciliare con l’esigenza di offrire a questi ultimi un incentivo a rimanere nel proprio territorio. Le opere di housing sociale, nel rispetto delle normative vigenti in materia e basandosi su sinergie pubblico-private, potrebbero essere realizzate sui suoli su cui si potrebbe già lavorare. Naturalmente, il punto è realizzare prodotti per uso abitativo caratterizzati da una puntuale sostenibilità ambientale, obiettivo realizzabile anche attraverso la valorizzazione di aree e di complessi già edificati. La valorizzazione sarebbe indirizzata prevalentemente su aree il cui contesto è caratterizzato da una presenza di servizi e infrastrutture, tali da rendere il prodotto altamente connesso alle funzioni del territorio. Va da sé che questo nuovo tessuto urbano, fatto di abitazioni che ottimizzino l’uso delle risorse climatiche e paesaggistiche, si inserisce, finalmente, in una nuova cultura edilizia europea improntata sulla sostenibilità sociale, economica ed ambientale. E’ il minimo che si possa fare per restituire dignità ad un territorio che da anni è in attesa di essere riqualificato.

di David Lebro

Una nuova speranza per far rinascere Bagnoli

Bonifica, riqualificazione, salvaguardia e valorizzazione del proprio territorio. In una parola riscatto. E’ quello che chiedono con forza i cittadini di Bagnoli. Una terra da venti anni illusa e abbandonata dove, però, non si è mai persa la speranza. Speranza che, tuttavia, troppo spesso si è trasformata in delusione. Soprattutto quando l’immobilismo sembrava essere destinato a persistere, anche di fronte ai rischi quotidiani per la salute dei propri cittadini. Ecco che Bagnoli diventa un luogo apparentemente di nessuno, in preda agli interessi e alle speculazioni di turno. Un luogo dove troppo spesso la mano dell’uomo è servita solo a danneggiare piuttosto che ad arricchire realmente il territorio. Un inquinamento del terreno, delle spiagge e dei fondali terrificante, che non ha accelerato quel necessario processo di risanamento ambientale, che avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza per una riqualificazione dell’intera area flegrea. In tanti hanno provato a costruire la Bagnoli del futuro, un quartiere all’avanguardia e dotato di ogni servizio. Un vero attrattore turistico che avrebbe dovuto segnare definitivamente la svolta rispetto al fumo mistificante del passato. Eppure basta guardare le opere già realizzate e mai entrare in funzione, incredibilmente anche a causa della mancanza delle relative infrastrutture, per rendersi conto che di tempo ne passerà prima che quegli importanti progetti si realizzino. Ad oggi, intanto, nonostante la sorveglianza, quelle stesse strutture sono preda di frequenti incursioni notturne da parte di ladri. Un evidente fallimento delle politica e delle istituzioni sotto gli occhi di tutti. A complicare un quadro già a fosche tinte ci pensa poi un'indagine della Procura di Napoli che, da quasi un anno, ha messo sotto sequestro le aree dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, ipotizzando il reato di disastro ambientale. Nell’ambito dell’inchiesta risultano indagati anche ex dirigenti della società Bagnolifutura, la società che sinora ha gestito gli interventi di riconversione dell’area e che, attualmente, è in liquidazione. Insomma una storia complessa in cui i tempi sembrano destinati, inesorabilmente, a dilatarsi. Ma qualcosa nell’aria sembra di nuovo riaccendere la speranza. Un Protocollo d’Intesa per la riqualificazione di Bagnoli fa nuovamente capolino nell’accordo di programma quadro per la ricostruzione di Città della Scienza. Si parla nuovamente di bonifica del sito di interesse nazionale Bagnoli-Coroglio, per il quale il Governo ha già reso disponibili 48 milioni di euro. Chissà se questa sarà la volta buona per il tanto atteso rilancio dell’area flegrea.

di David Lebro

lunedì 24 marzo 2014

Comune di Napoli: insediata la Commissione Urbanistica prevista dal PRG

Il Comune di Napoli potrà ufficialmente avvalersi della Commissione Urbanistica prevista dall’art. 6 delle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale, un importante strumento di coordinamento e controllo, essenziale per il governo del territorio partenopeo. 
Palazzo S. Giacomo
La Commissione, che ogni 6 mesi trasmetterà al Sindaco e all’Assise cittadina una relazione dettagliata sull’attuazione del piano e sulle azioni di rilievo urbanistico ricadenti nel territorio comunale, sarà composta da: il Presidente, il prof. Riccardo Florio, nominato direttamente dal Sindaco Luigi de Magistris; rappresentanti delle forze sociali, nominati sempre dal Sindaco, ovvero gli ingegneri Lorenzo Criscuolo e Pietro Ernesto De Felice, e l’architetto Manlio Savarese; esperti eletti dal Consiglio comunale, come l’avvocato Raffaella Veniero (designata anche vicepresidente), l’architetto Michele Apicella, i professori Domenico Calcaterra, Paolo Giardiello e Giovanni Laino, i dottori Fabrizio Cembalo e Giovanni Fulvio Russo, e il geometra Domenico Rusciano; nonché dai membri di diritto in rappresentanza di enti competenti in materia, come i dottori Pietro Angelino, Daniela Giampaola e Stefania Coraggio, gli architetti Claudia Morelli e Giorgio Cozzolino, l’ avvocato Giustino Parisi e dal rappresentante del Parco regionale dei Campi Flegrei. Alle riunioni della commissione, inoltre, in qualità di relatori ma senza diritto di voto, parteciperanno anche l’Assessore delegato all’urbanistica, il dirigente del servizio competente e il presidente della circoscrizione territorialmente competente, qualora le riunioni abbiano ad oggetto l’esame di atti ricadenti in quella circoscrizione.

Con l’insediamento dei membri della Commissione, la cui costituzione in realtà era stata invocata già ad inizio consiliatura, finalmente questo strumento è diventato a tutti gli effetti operativo. La nuova Commissione, infatti, avrà un ruolo determinante sullo sviluppo del territorio perché sarà chiamata ad esprimere il proprio parere su tutti gli atti che l’Amministrazione dovrà adottare in materia urbanistica. In tal modo, tutte le varianti e deroghe alla strumentazione urbanistica vigente, anche se relative a singole opere di rilievo urbano e territoriale, saranno sottoposte a tale parere, così come il regolamento edilizio ed ogni intervento relativo alla sistemazione, alla riqualificazione, all’arredo urbano di strade, piazze ed altre aree urbane.

Sicuramente le importanti professionalità che compongono la Commissione, non solo garantiranno un maggiore controllo sugli strumenti urbanistici che saranno adottati, ma daranno anche un notevole apporto, in termini di competenze, allo sviluppo della nostra tanto amata città.

di David Lebro

venerdì 14 marzo 2014

L'attuazione del principio costituzionale del pareggio di bilancio

La crisi economica e finanziaria, registrata a partire dal 2009, ha spinto l’Unione europea verso una ampia revisione della propria governance con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti e le procedure per una più rigorosa politica di bilancio, garantire la solidità finanziaria dell’area europea e rilanciare le proprie prospettive di sviluppo. I momenti principali di questo percorso sono stati la modifica del ciclo della governance europea, la riforma del Patto di Stabilità e Crescita (PSC) e la sottoscrizione di un accordo volto a costituire il cosiddetto fiscal compact (o patto di bilancio).

L'equilibrio tra le entrate e le uscite diventa vincolo costituzionale
L’allineamento del sistema di regole interne con le nuove disposizioni europee è avvenuto per l’Italia con l’approvazione della legge costituzionale n. 1/2012 che delinea gli aspetti essenziali del principio del pareggio (strutturale) di bilancio nella Costituzione. Il legislatore nazionale in sostanza, ha modificato gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione, introducendo nell’ordinamento un principio di carattere generale secondo il quale tutte le amministrazioni pubbliche devono assicurare l’equilibrio tra entrate e spese del bilancio e la sostenibilità del debito, nell’osservanza delle regole dell’Unione europea in materia economico-finanziaria.

In particolare, con la modifica dell’articolo 81, lo Stato deve assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle diverse fasi – avverse o favorevoli – del ciclo economico e delle misure una tantum, in linea con quanto previsto dall’ordinamento europeo. Il ricorso all’indebitamento è dunque previsto solo entro i limiti degli effetti negativi sul bilancio derivanti dall’andamento del ciclo economico o al verificarsi di eventi eccezionali, quali gravi recessioni economiche, crisi finanziarie e gravi calamità naturali, previa autorizzazione del Parlamento mediante l’approvazione di deliberazioni conformi delle due Camere sulla base di una procedura aggravata, che prevede un voto a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. E’ inoltre prevista l’introduzione di specifici meccanismi correttivi in caso di scostamento negativo tra i risultati di bilancio e le relative previsioni.

Il principio dell’equilibrio dei bilanci e l’obbligo di concorrere ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’Unione europea è introdotto anche per i livelli di governo decentrati con la modifica dei commi primo e sesto dell’art. 119 della Costituzione. Per gli enti territoriali è prevista la possibilità di ricorrere all’indebitamento per le sole spese di investimento previa predisposizione di piani di ammortamento e con il vincolo di assicurare il rispetto dell’equilibrio per il complesso degli enti di ciascuna Regione, compresa la Regione medesima.

La mancata riproposizione del terzo comma dell’art. 81 eleva il rango legislativo della legge di bilancio da “formale” a “sostanziale”, attraverso l’abolizione del divieto di introdurre, con essa, nuovi tributi e nuove spese. Sono invece confermati il principio dell’annualità del bilancio di previsione e del rendiconto generale dello Stato, che devono essere presentati dal Governo e approvati dal Parlamento, nonché la possibilità dell’esercizio provvisorio per un periodo non superiore complessivamente a quattro mesi.

La legge costituzionale prevede inoltre:

  • l’introduzione di verifiche preventive e consuntive sugli andamenti di finanza pubblica;
  • l’introduzione di regole di bilancio sulla spesa volte a salvaguardare gli equilibri di bilancio e ad assicurare la riduzione del debito pubblico nel lungo periodo;
  • l’istituzione, presso le Camere, di un organismo indipendente per l’analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica;
  • la definizione delle modalità attraverso le quali lo Stato, nelle fasi avverse del ciclo economico o al verificarsi degli eventi eccezionali, concorre ad assicurare il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali alla cui erogazione sono tenuti gli altri livelli di governo.

Con la legge 24 dicembre 2012, n.243 sono disciplinati il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci pubblici e la sostenibilità del debito complessivo delle pubbliche amministrazioni, nonché degli altri aspetti trattati dalla legge costituzionale n. 1 del 2012. La legge fissa i principi fondamentali di ciascuno degli aspetti delegati dalla norma costituzionale. Tra gli aspetti di carattere generale, meritano di essere sottolineati la maggiore attenzione che il legislatore pone sull’attività di verifica ex post dell’effettivo conseguimento degli obiettivi programmati (tramite la previsione di un meccanismo di monitoraggio intestato al ministero dell’economia e delle finanze e di meccanismi correttivi da attivare in caso di mancato conseguimento di tali obiettivi), nonché la rilevanza che assume, nel quadro delle regole fiscali, il parametro del debito pubblico, che diventa uno degli obiettivi di riferimento del quadro programmatico di finanza pubblica in coerenza con quanto previsto dalla normativa europea.
di Michele Capasso

lunedì 10 marzo 2014

Napoli: aperta al pubblico la nuova stazione metro di Piazza Garibaldi

Finalmente è possibile spostarsi da un capo all'altro della città in pochissimo tempo

Un treno ogni quattro minuti entro i prossimi tre anni. Con questo obiettivo Metro Napoli inizia il nuovo anno, cavalcando l’onda della recente apertura al pubblico della nuova stazione della metropolitana linea 1 “Garibaldi”. “Una giornata storica”, come l’ha definita il sindaco de Magistris, quella di martedì 31 dicembre 2013. La nuova stazione garantisce, infatti, la copertura del tratto Garibaldi - Piscinola senza dover effettuare cambi intermedi. 
Ne è trascorso di tempo dal lontano 1993, anno in cui fu aperta al pubblico la prima tratta della linea 1 da Vanvitelli ai Colli Aminei, di appena 4 km. Oggi, l'intera rete metropolitana della Linea 1 conta ben 17 fermate e copre un raggio d’azione di quasi 18km. La nuova fermata "Garibaldi" segna un passaggio di grande rilievo strategico per la nostra città. Proietta Napoli tra le grandi capitali europee per la funzionalità del sistema dei trasporti pubblici, ma questo è soltanto l'inizio.
Non si tratta soltanto di adeguare Napoli, l’obiettivo è anche quello di ridurre il numero della auto ed incentivare l'utilizzo dei mezzi pubblici. L'intero progetto, di fatto, non è ancora terminato. Per chiudere il primo blocco della Linea 1 mancano ancora due stazioni: Municipio e Duomo. Per la prima, i lavori dovrebbero concludersi nel 2015, ai quali seguiranno quelli della stazione Duomo, ultimo mattone di questo grande progetto. "Consegniamo a Napoli e all'area metropolitana una grande opera”, hanno commentato il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro e l'assessore ai Trasporti, Sergio Vetrella. “La Regione - concludono - ha creduto in questa infrastruttura ed ha trovato le risorse necessarie''.
Un particolare della nuova stazione metro di Piazza Garibaldi
La stazione "Garibaldi", progettata dall’architetto urbanista francese Dominique Perrault, nasce proprio come nodo di interscambio strategico e di collegamento tra la periferia e il centro della città con le Ferrovie nazionali, l’Alta Velocità, la Circumvesuviana e il passante ferroviario metropolitana Linea 2. Finalmente, in soli 33 minuti, si raggiunge dal capolinea della periferia nord di Napoli la stazione centrale, passando per la collina e il centro antico. Già partiti anche i lavori del secondo blocco, che prevedono il collegamento tra Piazza Garibaldi e l'Aeroporto di Capodichino. 
Il potenziamento della rete metropolitana ha suscitato immediatamente grandissimo entusiasmo tra cittadini napoletani ed i turisti, che si sono riversati nella città in occasione delle festività natalizie. Ora, tutta la città è collegata mediante un sistema efficiente di trasporto. Poter raggiungere piazza Garibaldi senza utilizzare l'auto, ed in circa 15 minuti dal Vomero, era soltanto un'utopia. Adesso, le cose sono cambiate. La sensazione è quella di trovarsi in una grande città europea in cui la stazione ferroviaria stessa è immediatamente collegata con il cuore della città. Segnando per di più una svolta anche nelle abitudini dei cittadini napoletani. Un vero e proprio boom di utenti. Sono aumentati gli accessi alle stazioni della metro, così come sono aumentati i cittadini che hanno deciso di lasciare a casa l'auto. Tutto questo è stato possibile anche grazie al potenziamento dell'intera linea, che attualmente resterà aperta dalle ore 6 del mattino alle ore 23, con una frequenza di treni dagli 8 ai 14 minuti. 
Ma la vera sfida per le amministrazioni è già partita. L'obiettivo, è quello di aumentare nell’immediato futuro il numero delle corse. Per fare ciò, sono stati già destinati fondi per l'acquisto di 10 nuovi convogli, garantendo oltremodo il passaggio di un treno ogni 4 minuti.

di Alessia Nardone

mercoledì 5 marzo 2014

Città della Scienza: se c’erano nodi perché non sono venuti al pettine prima?


Uno spettacolo a dir poco imbarazzante, quello a cui abbiamo assistito nel giorno in cui a Città della Scienza si sarebbe dovuto firmare l’Accordo di programma quadro, che avrebbe consentito la ricostruzione di Città della Scienza e la bonifica del Sin Bagnoli-Coroglio. Una giornata che doveva finalmente dare certezze e risposte concrete ai cittadini si è trasformata per gli stessi in un teatrino degno della peggiore politica. Se per la Regione Campania c’erano ancora nodi da sciogliere insomma, sarebbero dovuti venire al pettine prima e non a poche ore dalla firma dell’Apq.
Ma procediamo con ordine. Cos’è l’Accordo di Programma Quadro? E’ l’accordo che prevede la ricostruzione dello Science Centre che fu incendiato con il rogo doloso del 4 marzo 2013, ma anche il completamento di Corporea, l’ altro museo interattivo, con 5.000 mq di esposizione dedicati al corpo umano. Oltre alla ricostruzione, nel piano più ampio di riqualificazione dell’area di Bagnoli, è prevista anche la realizzazione di un unico arenile che va dall’isoletta di Nisida alla cosiddetta colmata, con la bonifica sia della spiaggia che del mare, profondamente inquinati da decenni di attività industriali. Se Corporea vedrebbe il completamento nel giro di pochi mesi, la ricostruzione dello Science Centre incendiato necessita di circa tre anni per essere portato a termine.

Ritornando alla questione di partenza, a cosa è servito quest’ulteriore dilatamento dei tempi, visto che parliamo del primo museo scientifico interattivo in Italia? Perché non è stata trovata una sintesi prima di organizzare una manifestazione di tale portata? A chi ha giovato tutto questo? Di certo non alle migliaia di cittadini che hanno partecipato a quella che doveva essere una giornata di festa e che alla fine si è trasformata in una profonda delusione per tutti, Governo incluso.

La cosa assurda e incomprensibile è che se pure c’erano delle perplessità sull’accordo da parte della Regione, perché nei giorni precedenti si è apparentemente convenuti su scelte che poi, al momento opportuno, sono state completamente rinnegate? Un mistero che Palazzo Santa Lucia farebbe bene a chiarire con maggiore dettaglio piuttosto che celarsi dietro a presunte incomprensioni con il Comune. Al di là di questo triste episodio ora l’auspico è che si faccia subito chiarezza attraverso un confronto serio sulla vicenda e si cerchi di ristabilire al più presto quel clima di sana collaborazione istituzionale, necessario a risolvere subito quest’inverosimile impasse.

di David Lebro

sabato 1 marzo 2014

#CUOREDINAPOLI: al via il Festival del bacio.

di Gennaro Tullio

A marzo 2014 l’evento più cool è a prova di bacio: per la terza edizione, infatti, Napoli propone il Festival del Bacio, da un’idea e realizzazione della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. L’evento sarà virale: dal centro storico fin su alla collina del Vomero per un percorso romantico della lunghezza di 6 km. “Cuore” di questa edizione è #cuoredinapoli, alias messaggio universale che da San Valentino in poi sta coinvolgendo tutta la città, con iniziative on the road e sui social network che andranno avanti fino al 21 marzo, data top del Festival.
 
Per chi non lo conoscesse, si tratta di un evento “in movimento”, realizzato grazie al patrocinio e la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e il contributo della Camera di Commercio e delle municipalità 2 e 5, che mira a coinvolgere circa 300 studenti dell’Accademia di Belle Arti e alcuni attori napoletani. I commercianti situati lungo il percorso tracciato “vestono” a tema le loro vetrine con il logo #cuoredinapoli o altri oggetti realizzati dagli allievi dell'Accademia, posticipando l’apertura fino alle 22.

Il maestoso "Cuore" rosso, scultura luminosa installata lo scorso 14 febbraio, che si staglia sulla collina di San Martino, scandisce a suon di battiti il tempo del Festival. Il tragitto si snoda dalla storica Galleria Principe nel centro antico della città e termina a Piazza degli Artisti sulla collina del Vomero, passando per strade di grande affluenza come via Toledo, via Scarlatti e via Luca Giordano. Il giorno del 21 marzo, chi transiterà lungo il percorso parteciperà all'immensa opera collettiva, calandosi nel ruolo sia di attore che di spettatore dell'opera.

Un’altra installazione, la scultura anamorfica composta da oltre 400 cubetti in plexiglass pulsanti, intitolata "Anima" sarà ubicata nell'androne dell'Accademia. Le opere sono realizzate dalla Scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte dell'Accademia. Un festival che è anche e soprattutto un’opera collettiva a cui tutti possono partecipare, anche in Rete: su www.festivaldelbacio.it, una piattaforma online che permette di scolpire una versione digitale di "Cuore", attraverso la pubblicazione su Instagram di una foto con l'hashtag #cuoredinapoli, che sia rappresentativa del concept. Il video-remake di "Happy" di Pharrell Williams, ambientato a Napoli e girato dagli studenti dell'Accademia è stato lanciato in questi giorni in Rete e in poche ore è diventato virale, raggiungendo in poche settimane 500.000 visite. Sono tantissimi gli altri eventi in programma, tra cui concerti, rassegne grafiche, tutti segnalati sul sito dell’evento.