giovedì 27 marzo 2014

Bagnoli: coniugare opportunità per i giovani e sviluppo

L'housing sociale sostenibile come strumento concreto

Social Housing
Il tanto auspicato rilancio di Bagnoli, da anni invocato da tutte le forze politiche e mai concretamente decollato, sembra essere arrivato ad un punto di svolta. Lo dimostra l’attenzione e l’impegno che l’Amministrazione comunale sta portando avanti, in accordo con il Ministero dell’Ambiente e gli altri Enti Locali convolti. L’obiettivo è arrivare al più presto alla formalizzazione di un atto, sul quale faticosamente si è arrivati ad un accordo, che permetta di sbloccare le risorse necessarie al primo vero ostacolo: la bonifica e la riqualificazione ambientale. Il Ministro dell’Ambiente Galletti, nei giorni scorsi, ha rassicurato i principali attori coinvolti sui fondi necessari. Già 48 sono i milioni pronti ad essere investiti in tal senso, mentre ulteriori sovvenzioni saranno reperite nella programmazione dei fondi UE 2014/2020. Indubbiamente, la bonifica di un territorio da più di venti anni martoriato e avvelenato da rifiuti tossici rappresenta la condizione ineludibile da cui ripartire, ma la riqualificazione dell’area ex Italsider di Bagnoli non può prescindere anche da un ridisegno del tessuto urbano e da un ripensamento dell’attuale offerta di edilizia residenziale. Proporre soluzioni abitative innovative e, soprattutto, che superino il vecchio concetto dei quartieri popolari quasi ghettizzati, è la strada giusta da seguire per costruire anche a Bagnoli quartieri sempre più ecosostenibili. L’housing sociale, che garantisce integrazione e benessere abitativo, potrebbe essere dunque, la risposta giusta da dare ai cittadini. A maggior ragione in un territorio in cui questa possibilità, negli anni, sembra essere stata poco contemplata. L’housing sociale consiste infatti, nell’offerta di alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti. I destinatari sono i cittadini con reddito medio basso che non riescono a pagare un affitto o un mutuo sul mercato privato, ma non possono nemmeno accedere ad un alloggio popolare. I giovani dunque, potrebbero essere i principali destinatari di questa offerta. Ecco perché nell’area occidentale, se davvero l’Amministrazione comunale intende realizzare la cosiddetta cittadella dei giovani, lo sviluppo urbanistico si deve conciliare con l’esigenza di offrire a questi ultimi un incentivo a rimanere nel proprio territorio. Le opere di housing sociale, nel rispetto delle normative vigenti in materia e basandosi su sinergie pubblico-private, potrebbero essere realizzate sui suoli su cui si potrebbe già lavorare. Naturalmente, il punto è realizzare prodotti per uso abitativo caratterizzati da una puntuale sostenibilità ambientale, obiettivo realizzabile anche attraverso la valorizzazione di aree e di complessi già edificati. La valorizzazione sarebbe indirizzata prevalentemente su aree il cui contesto è caratterizzato da una presenza di servizi e infrastrutture, tali da rendere il prodotto altamente connesso alle funzioni del territorio. Va da sé che questo nuovo tessuto urbano, fatto di abitazioni che ottimizzino l’uso delle risorse climatiche e paesaggistiche, si inserisce, finalmente, in una nuova cultura edilizia europea improntata sulla sostenibilità sociale, economica ed ambientale. E’ il minimo che si possa fare per restituire dignità ad un territorio che da anni è in attesa di essere riqualificato.

di David Lebro

Nessun commento:

Posta un commento