giovedì 27 marzo 2014

"Riacquistiamo Bagnoli"

La bonifica parte dalla coscienza dei fattori inquinanti

Una celebre canzone offriva Bagnoli a un potenziale aquirente. Una reale richiesta oggi viene da tutta la collettività, quella di un riacquisto dell’ambiente, di quel litorale che è l’estremo lembo occidentale della città di Napoli. Non esiste un’unica formula per riconvertire un’area industriale, ogni realtà va analizzata per le sue peculiarità, e solo dopo un attento esame si può progettare ed eseguire un’azione di bonifica mirata a salvaguardare la salute del cittadino e il bene primario, ambiente. Questa semplice considerazione fa comprendere come sia di basilare importanza la strutturazione dell’intervento da eseguire in termini di efficacia e di salvaguardia della salute pubblica. Ciò che è stato fatto per dell’area di Bagnoli è attualmente sotto accertamento giudiziario, poiché alla tesi di un parziale risanamento dei terreni delle aree ex Italsider ed ex Eternit, si contrappone l’ipotesi istruttoria della Procura di Napoli, che ha messo sotto sequestro le due aree per omessa bonifica dei terreni in quanto, secondo le indagini effettuate, gli interventi hanno originato ulteriore aggravamento dello stato d’inquinamento dei luoghi. Senza entrare nel merito di questa indagine che vede coinvolti 21 ex dirigenti della società Bagnolifutura e capire cosa sia accaduto, è importante capire i
Il litorale di Bagnoli
fattori d’inquinamento affinchè si possa ripristinare l’ambiente di Bagnoli. Solo così, ci si può dare la linfa vitale necessaria a una rivalutazione del litorale flegreo e quindi un pieno riaquisto dello stesso territorio alle pendici della collina di Posillipo da parte della collettività. Il primo rischio ambientale proviene dalle rilevanti quantità di amianto presenti nell’area ex Eternit. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato la tossicità di tale materiale per l'apparato respiratorio e la stretta correlazione tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza di neoplasie a carattere tumorale. Queste ultime patologie secondo gli studi epidemiologici hanno un periodo di latenza nell'ordine dei venti/venticinque anni. La Società Bagnolifutura, che si è interessata del risanamento dell’area e della riqualificazione urbana del quartiere rassicura che “non ci sono rischi per la salute, le procedure di lavoro sono definite e monitorate dalla Asl ed è vietato l'accesso ai non addetti nelle aree di cantiere" e non si rinviene amianto a cielo aperto. Discorso diverso va fatto per l’area ex Italsider e per la colmata a mare di Bagnoli -la cui estensione va dal pontile nord ed il pontile sud dell’ex centro siderurgico- il cui principale inquinante sono gli idrocarburi. In particolare, le analisi hanno riportato la presenza d’inquinanti quali: IPA, arsenico, piombo, vanadio e zinco. Sebbene siano state attuate delle misure di messa in sicurezza al fine di non far defluire tali sostanze a mare, gli studi effettuati dimostrano un inquinamento delle acque di falda. Il geologo Prof. Benedetto De Vivo in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo rifiuti ha sostenuto che gli interventi messi in atto da undici anni non hanno impedito l’infiltrazione degli elementi inquinanti al di sotto della colmata in direzione dellele falde acquifere. Ad oggi, come si evince dalla “Relazione” del 5 febbraio 2013 della citata Commissione, è complesso stimare i danni ambientali e il reale pericolo per la salute pubblica derivato dall’inquinamento dell’ex area di Bagnoli, tuttavia, qualsiasi progetto che interessi il litorale flegreo non potrà partire senza contare al proprio interno idonee risorse per la bonifica del litorale flegreo.

di Alessia Nardone

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