martedì 29 aprile 2014

La degustazione del caffè tra tradizione e rito

Dalla "macchinetta napoletana" di Eduardo a quella a cialde degli uffici: l'arte del caffè

Carlo Giuffrè
“Ah! Che bellu cafè!”. No, non è la citazione delle canzoni di Domenico Modugno o Fabrizio De Andrè. È la frase che ogni giorno milioni di italiani esclamano davanti alla propria tazzina fumante sul bancone del barista di fiducia. O meglio, è la frase che “esclamavano”. Almeno fino a qualche settimana fa. La puntata del 7 aprile di Report, infatti, ha aperto gli occhi ai tantissimi avventori di bar e caffetterie d'Italia. Nel servizio si evidenzia di come tantissimi esercizi, anche di altissimo livello, ignorano le principali norme di igiene e pulizia che dovrebbero accompagnare e precedere la preparazione di un buon caffè: ovvero l'espurgo e la spazzolata. Tali operazioni si rendono necessarie per garantire non solo un risultato eccellente sul piano qualitativo del prodotto ma, soprattutto, per garantire al cliente il massimo dell'igiene. Non si capisce se per effetto di queste mancanze o per la crisi economica, ma negli ultimi anni un consumo “diverso” del caffè è aumentato esponenzialmente. L'uso di cialde o capsule, alternative all'espresso del banco, è aumentato del 17%. Sicuramente il bassissimo costo delle cialde rispetto alla tazzina servita al bar incide parecchio, ma anche il fatto di sapere, e sentire, di una maggior pulizia dell'acqua e dei filtri utilizzati avrà avuto il suo peso. Tra l'altro nel corso degli anni le abitudini dei consumatori del caffè sono cambiate diverse volte. Un tempo vi era la macchinetta napoletana, consacrata nelle commedie di Eduardo “Napoli Milionaria” prima e “Questi Fantasmi!” dopo. Cult è la scena d'apertura del secondo atto di Questi Fantasmi dove il protagonista, Pasquale Lojacano, degusta il caffè “fatto con le sue mani”. Tostato, macinato e preparato in casa. Preservando l'aroma con il famoso “coppetiello”. Negli anni Cinquanta, poi, cominciò a diffondersi sempre di più la Moka. Un nuovo tipo di caffettiera, molto più comoda, leggera e, soprattutto, economica. Non è nuovo, quindi, l'adattarsi della trazione con le mode. Negli uffici di oggi è quasi impossibile non trovare comode macchinette per le cialde o le più costose capsule. Il rito, però, resta invariato. Si accende la macchina, si aspetta che si riscaldi l'acqua. Nel frattempo si apre la cialda e la si odora: tutti i sensi devono essere coinvolti nel rito. La spia rossa si spegne. È il segnale di via libera. Si alza il braccetto, si inserisce la cialda e si abbassa la leva. Tac. La cialda è pressata per bene. Poi si prende il bicchiere, e qui il rito si divide in due biforcazioni. C'è chi preferisce inserire sotto il beccuccio il bicchierino già ripieno di zucchero e chi è convinto che il caffè deve sgocciolare in un corpo vuoto. Meglio se di ceramica. Sistemato il bicchiere non serve altro che premere il bottone e in meno di un secondo il liquido bollente, “color manto di monaco”, comincia a gocciolare nel recipiente e l'acquolina in bocca a crescere. All'altezza giusta, mai superiore ai tre quinti del recipiente, si ripreme il bottone. L'operazione è conclusa. La stanza è pregna del profumo più inebriante che ci sia. Si prende la tazzina e, preferibilmente con gli occhi chiusi, si degusta la bevanda ancora bollente. Ah, che bellu cafè!
P.S. Se quest'articolo vi ha fatto sorridere o comunque vi ha messo addosso un irresistibile desiderio di caffè è bene che veniate a conoscenza di un'altra tradizione legata a questa bevanda. Anch'essa tutta napoletana. È l'usanza del “caffè sospeso” magistralmente spiegato in questa citazione di Luciano De Crescenzo: “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…”.
di Giovanni Parisi

L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici diventa bene comune

Presto alla Biblioteca sarà assicurata una degna sistemazione a Napoli

Gerardo Marotta nella sala del Consiglio comunale di Napoli
L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che fin dai suoi albori ha costituito il centro nevralgico della cultura e l'apogeo della summa sapientia per l'intero Mezzogiorno, finalmente, si ridesta da quel profondo assopimento nel quale era caduto. L'8 Aprile scorso, infatti, il Consiglio comunale, con una delibera approvata all’unanimità, dichiara l'Istituto e la sua Biblioteca “Bene comune della città di Napoli di rilievo nazionale e internazionale”. Con quest’atto, l’Assise cittadina impegna il Sindaco e la Giunta affinché l’Istituto e la biblioteca possano svolgere la propria attività nella città di Napoli, sollecitando gli organi del Governo centrale e la Regione Campania all’adozione di provvedimenti che riconoscano adeguati finanziamenti in modo stabile. Sempre nel deliberato viene sancito l’impegno ad assicurare una degna sistemazione, nel capoluogo partenopeo, agli oltre 300.000.000 volumi della Biblioteca, in modo tale da poter essere catalogata ed aperta al pubblico degli studiosi. Al momento dell’approvazione della delibera, il presidente e fondatore dell'istituto, Gerardo Marotta, è stato accolto da un lungo e sentito applauso da tutto il Consiglio comunale per la vittoria ottenuta. Ora, l'avvocato Marotta, appare più sereno. Sul suo viso si coglie, tra i segni del tempo, un accenno di sorriso. Il suo sguardo è quello di un uomo vivo, che non ha mai rinunciato a portare avanti la sua causa e che ha dedicato la propria vita allo studio e all'amore per il sapere. Un uomo che ha fatto della sua associazione un campo neutrale dove accrescere le proprie idee in modo indipendente e non contaminate dalle leggi precostituite del processo politico-economico. L'istituto dunque, che da 38 anni è ospitato nello storico Palazzo Serra di Cassano, rappresenta un vero e proprio alveo materno per il pensiero e la cultura umanistica di tutto il Mezzogiorno, mettendo a disposizione 200 corsi per l'alta formazione, tenendo molti incontri di studio al giorno con professori di tutto il mondo, avendo organizzato 40.000 seminari ed erogato oltre 3.000 borse di studio. Pur avendo riscontrato delle difficoltà finanziarie, l'Ente, propulsore di erudizione e di formazione, ha ottenuto un riconoscimento anche sullo scenario internazionale dall'Unesco, nel 1993, per la sua concreta valenza nell'infinito ambito della cultura. La scelta della sede, Palazzo Serra di Cassano, non è stata casuale: difatti, nel palcoscenico della rivoluzione partenopea del 1799, nascevano i primi salotti letterari e filosofici di matrice illuminista anti-francese e, per la prima volta, anche le donne prendevano parte alla vita culturale e politica, sostenitrici di una rivoluzione che avrebbe portato alla diffusione universale della cultura. Ancora oggi è possibile respirare quella stessa aria di libero pensiero, dove si forgiarono le menti degli intellettuali rivoluzionari partenopei, autori non solo di una delle più importanti rivolte culturali, ma anche dell'abbattimento radicale delle idee conservatrici. L’Istituto, innalzando a modello la figura di Marotta, si è fatto promotore di un chiaro messaggio: rendere emblematica la funzione dell'intellettuale militante per la propria patria, al fine di combattere per i diritti inalienabili di ciascun individuo. Quasi al pari dei grandi poeti del passato, dal Foscolo al Manzoni, Marotta, con il suo modus agendi et putandi da uomo di altri tempi, ci esorta quindi, con le sue gesta, a non perdere la fiducia verso quella che è la massima certezza del mondo: il puro sapere. Grazie a quest’importante riconoscimento, l’Istituto, che oltre a rappresentare sullo scenario internazionale un laboratorio innovativo di idee, potrà continuare ad essere una risorsa per Napoli e il Mezzogiorno.
di Ginevra Giannattasio

Riutilizzare per scopi sociali beni confiscati: la migliore lotta alla criminalità organizzata

Era il 1995 quando oltre un milione di cittadini italiani firmarono una proposta dall’Associazione Libera. Il 7 marzo 1996 quelle firme divengono il punto di partenza, lo sprone, l’input per la scrittura di una legge, la n. 109, che segnerà un’epocale svolta nella lotta alla criminalità organizzata. Tale legge, approvata all’unanimità da Camera e Senato, recante “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni confiscati o sequestrati” sancisce il mantenimento di tali beni, sia immobiliari che aziendali, al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile. L’eccezionalità di tale norma è dimostrata dalle decine di migliaia di beni confiscati su tutto il territorio italiano, di cui 1918 nella Regione Campania e 1071 nel Comune di Napoli e provincia. In particolare però, la vera rivoluzione sta nel fatto che si è reso possibile, senza oneri da parte dello Stato, donare a tutte quelle Associazioni con scopi sociali un luogo in cui poter svolgere le proprie nobili attività, in cui poter accogliere giovani bisognosi, tossicodipendenti, donne maltrattate e vittime della criminalità. Un posto in cui poter dare vita a delle piccole e grandi comunità di persone che vogliono tornare a vivere una vita più degna e che hanno diritto a farlo. Parliamo di esperienze che danno lavoro a tantissimi giovani e che restituiscono loro speranze e aspirazioni, ma anche della risoluzione di molti problemi delle amministrazioni comunali. E’ proprio l’ente comunale in cui è sito il bene infatti, a decidere come sfruttarlo, scegliendo, a seconda delle esigenze particolari, se destinarlo a comunità, associazioni o enti, se trasferirci uffici e servizi e di conseguenza risparmiare il fitto o l’acquisto di palazzi e appartamenti, oppure se utilizzarli come residenze pubbliche e quindi salvaguardare il diritto alla casa. Resta il fatto che qualora il comune non fosse in grado di provvedere alla destinazione del bene, entro un anno, il prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi, al fine di garantire lo sfruttamento di tali beni ed evitarne l’abbandono.
Con l’obiettivo di superare le carenze e le inefficienze della precedente metodologia di gestione è stata istituita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Un'amministrazione dinamica dei patrimoni confiscati che snellisce e velocizza la fase di destinazione degli stessi, che coadiuva l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca e che, costantemente, monitora l'effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, affinché il compito istituzionale svolto si concretizzi in una reale percezione della presenza dello Stato nel territorio. Sulla scorta dell’Agenzia nazionale anche la Regione Campania, nel dicembre 2007, ha istituito la Fondazione Pol.i.s. - Politiche Integrate di Sicurezza. Anche in questo caso si è sentito il bisogno di semplificare le procedure di destinazione e gestione dei beni confiscati alle mafie, anche attraverso la loro catalogazione, ma soprattutto di rispondere alle esigenze di flessibilità e rapidità di intervento.
Di fronte a tanta eccezionalità verrebbe da citare un noto personaggio dei cartoon che “rubava ai ricchi per dare ai poveri”. Ma questa norma fa molto di più, distrugge quello che, per la nostra nazione e per la nostra Regione in particolar modo, è un cancro brutto e contagioso, che confonde i concetti di potere, autorità e giustizia, che affilia giovani incoscienti e che, purtroppo ogni anno, miete decine di vittime innocenti.

Fonte: Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

di Alessia Nardone

Villa Ammaturo sottratta alla malavita non alla burocrazia

Università, Tribunale e ASL: i progetti soltanto sulla carta

Il Parco Ammaturo
In località Salicelle, sulla nota e trafficata Circumvallazione esterna di Napoli, pressoché invisibile agli occhi degli automobilisti, sorge un enorme complesso conosciuto in passato come Parco Rea, ex residenza del boss Francesco Rea, oggi denominata “Villa Ammaturo” in memoria di Antonio Ammaturo, capo della squadra mobile ucciso nel 1982 per opera delle Brigate Rosse. Una vera e propria cittadella fortificata di oltre 30.000 mq, al centro della quale capeggia l’imponente villa bunker di 5000 mq, circondata da dodici villette a schiera con annessa piscina, un parco e una concessionaria. Da qui si gestivano gli interessi del clan. La struttura è visibile dalla strada, ma si sviluppa interamente verso l’interno del territorio, per cui all’occhio del passante risulta pressoché impossibile capirne le reali dimensioni. Inoltrandosi all’interno del complesso si notano le prime villette, si capisce dalla loro realizzazione che tutto doveva e poteva essere controllato, tutto aveva una specifica funzione, un vero e proprio feudo che circondava il simbolo del potere: la villa bunker. Il bene, sequestrato nel 1998, è uno dei beni più grandi confiscati alla malavita organizzata negli ultimi anni. Una struttura dal fortissimo valore simbolico, che mette insieme la sensibilità dell’ integrazione sociale con quella civile, l’arte con la cultura della legalità. L’intero terreno infatti, è stato recuperato e destinato ad essere utilizzato per fini sociali e culturali. Con l'accordo quadro era stata prevista la realizzazione del Palazzo di Giustizia in due corpi del fabbricato allo scopo di razionalizzare e decongestionare l'attività degli uffici giudiziari di Napoli. Questi due edifici sono solo una parte degli immobili del complesso, composto da altri sei corpi di fabbrica su cui già sono stati realizzati diversi progetti. Ad oggi, infatti, una palazzina ospita la Caserma della Guardia di Finanza del Nucleo di Giugliano, inaugurata nel dicembre 2006, la villa bunker è stata trasformata in un Centro sportivo polivalente, mentre solo una delle palazzine è stata adibita a Casa alloggio per ragazzi diversamente abili. L'intero complesso, ad eccezione della Caserma della Guardia di Finanza, è stato dato in concessione al Consorzio S.O.L.E. per la durata di 30 anni. La villa, trasformata in un Centro sportivo polivalente, è composto da spazi destinati ad ospitare eventi, strutture sportive con annessi servizi, strutture di aggregazione ed accoglienza, mentre il fabbricato adiacente è stato destinato all'accoglienza di ragazzi affetti da autismo, grazie all’attività svolta dalla Fondazione Salvatore Marotta Onlus, associazione formata da genitori di ragazzi affetti da autismo. Sono trascorsi ormai 16 anni dalla data del sequestro, molte attività sono state avviate e portate a termine con successo, ma rispetto alle intenzioni previste inizialmente, ad oggi purtroppo troppe sono state le defezioni e tanti sono i locali all’interno dell’ex parco Rea abbandonati o fatiscenti. Uffici che, secondo le volontà delle amministrazioni, dovevano essere destinati al Tribunale di Giugliano e poi all’Asl, a causa anche della stringente e pesante macchina burocratica del nostro Paese, sono tutt’oggi senza una destinazione precisa. L’amarezza è tanta per un territorio ricco di potenzialità, ma che, spesso, risultano inespresse.
di Alessia Nardone

Energia efficiente: 100 milioni dalla giunta Caldoro

Accelerazione di spesa o opportunità mancata

Europa 2020 è una strategia decennale, proposta dalla Commissione Europea nel 2010, che si basa su una visione di crescita intelligente, sostenibile e solidale. Nello specifico, l'Unione Europea si è posta cinque ambiziosi obiettivi in materia di occupazione, innovazione, energia, istruzione ed integrazione sociale, da raggiungere entro il 2020. Ogni paese membro, per arrivare puntuale a questo appuntamento, ha adottato la propria strategia nazionale. Abbiamo già affrontato, negli scorsi numeri di questo giornale, la strategia che la Regione Campania si è data in termini di agenda digitale, che prevede l’ambiziosa copertura del 99% del territorio raggiunto dalle reti di quarta generazione. Ora a tenere banco in Regione è l’asse terzo del Por-Fesr quello riguardante l’energia. Esso consiste nella riduzione del deficit energetico, agendo essenzialmente su tre fattori: produzione, distribuzione e consumo, il tutto nel rispetto della sostenibilità ambientale. In sintesi, la Regione si propone di riuscire a garantire, entro tale data, la produzione in loco del 35% dell’energia necessaria per il fabbisogno dell’intero territorio campano. A tal fine, il 2 aprile scorso, la Giunta regionale della Campana ha definito lo stanziamento di altri 100 milioni di euro a favore del programma 'Energia efficiente'. L'obiettivo è “realizzare il salto di qualità incentivando la realizzazione di nuovi impianti ad energia solare, eolica e della trasformazione di residui agricoli e frazioni organiche dei rifiuti”. Nel settembre 2013 la Giunta Regionale varò un dispositivo per accelerare la spesa sui fondi europei, naturalmente in riferimento ai Por-Fesr 2007-2013. Ma proprio tale accelerata ha generato l’erogazione di questi ulteriori 100 milioni. Nascono però delle perplessità, legate essenzialmente ai tempi che necessariamente dovranno intercorrere, considerando la messa al bando, gli eventuali ricorsi, le progettazioni esecutive e definitive ed infine la loro reale cantierizzazione. Il tutto, visti i tempi a disposizione, non dovrebbe avvenire prima della fine del 2014, cioè quando si dovrà procedere alla rendicontazione ed alla certificazione delle opere realizzate. Oggettivamente nasce un ragionevole dubbio: se i Comuni, le aree Asi e le Asl, cioè i soggetti a cui è destinato il bando, non fossero in grado di realizzare le opere in tempo utile, pur avendo fatto tutto con la massima celerità possibile vista la farraginosa burocrazia che attanaglia questo paese, che insiste a vivere tra carte bolli adesivi e timbri, ci troveremmo, inevitabilmente, ad iniziare la programmazione 2014-2020 con il peso di dover rifinanziare i progetti 2007-2013. Quindi quella che oggi appare come un’accelerata, buttata li sui giornali da un Assessore che a sua volta sarà impegnato nell’imminente campagna elettorale per l’ottenimento di uno scranno europeo, potrebbe invece rivelarsi un’ulteriore occasione mancata. L’ormai acclarata incapacità delle regioni del meridione di spendere i fondi messi a disposizione dalla Comunità Europea non esime neanche la Regione Campania ed i membri della sua Giunta, i quali, oltre corpose ansa e viaggi alla notte degli Oscar per pubblicizzare più la propria immagine che i prodotti nostrani, null’altro sembrano aver intenzione di fare per sopperire a questa atavica mancanza. Non ci resta nel confidare, come al solito, nell’ingegno e nell’operosità campana, sperando di riuscire a chiudere il tutto nei tempi previsti, pur consci che tutto ciò che si realizza all’ultimo momento con l’acqua alla gola, dà un senso di soddisfazione personale, ma non mette al riparo da eventuali errori.
di Gennaro Tullio

Area metropolitana: oltre gli aspetti normativi un appello per le risorse

Lavorare in maniera sinergica per salvaguardare il patrimonio demo-etno-antopologico

Palazzo Carafa, il Cavallo: antico simbolo araldico di Napoli
Dopo un lungo travaglio ed accese discussioni, adesso l'istituzione dell'area metropolitana è legge dello Stato. Una realtà che a dir il vero, come spesso avviene, prima che fosse sancita dal punto di vista legislativo, era in essere già da tempo sotto l'aspetto urbanistico e demografico. Quella di Napoli, con i suoi oltre tre milioni di abitanti, rappresenta dopo la Capitale, l'area metropolitana più grande d'Italia. Un primato che fa emergere in tutta la sua scottante e cruda realtà, le emergenze di carattere infrastrutturale alle quali si dovrà una volta e per tutte, far fronte. In tal senso, l'istituzione dell'area metropolitana potrà rappresentare una risposta adeguata affinché si metta mano, grazie all'ausilio del nuovo e si spera più agile ed efficiente aspetto normativo ed istituzionale, alle incongruenze ed ai guasti commessi negli ultimi decenni. Occorre altresì tener conto che l'Italia è il luogo dove sono nati ed hanno proliferato i Comuni, dove la logica localistica, lo spirito del campanile, ha sempre avuto la sua importanza per evidenti ragioni storiche, culturali e di carattere politico. Al fine di non generare un corpo che risulti essere avulso dalla realtà e quindi non gradito, è fondamentale dar vita contestualmente all'aspetto normativo ed istituzionale, valorizzare tutte le peculiarità e le risorse culturali che rappresentano i motivi d'orgoglio delle varie comunità, che dovranno rappresentare il valore aggiunto, l'eccellenza e la vera ricchezza dell'area metropolitana tutta. In altri termini, sulla scorta e grazie all'esperienza patita all'indomani dell'adesione alla Comunità Europea allorquando si è provveduto a realizzare l'Europa delle regole e della moneta, in luogo dell'Europa della Cultura, occorre almeno contestualmente porre l'accento sulle risorse culturali per dare un'anima al progetto di accorpamento che diversamente verrebbe visto come una mera fusione tendente a svilire ed a mortificare le nobili e millenarie preesistenze ed autonomie delle quali, a giusta ragione, ogni comunità si dice fiera e gelosa custode delle stesse. Così facendo non si attuerà una riforma che suonerebbe come l'ennesima ingerenza calata dall'alto, ma si ottimizzeranno risorse e strategie, al fine di poter valorizzare finalmente l'ingente ed irripetibile patrimonio demo-etno–antropologico, che rappresenta per ricchezza, unicità ed epoche, un unicum che è ritenuto universalmente tale. Con l'istituzione della Città metropolitana, si dovrà saper andare al di là dei ristretti confini municipalistici, ragionare in maniera corale e sinergica. Non sarà più logico, pena il vanificare la nascita del nuovo organismo istituzionale, ingolfare la città di Napoli di centri operativi ed infrastrutture, che per logica di decongestione e di decentramento, dovranno al contrario sempre più essere trasferite nell'ambito della cinta urbana, affinché la stessa assuma un ruolo altro, possa trarre spunti per dar vita ad una riqualificazione e non sia più considerata area periferica. Puntare sulle matrici culturali, elemento straordinario di coagulo ed occasione ineguagliabile, affinché facendo leva su un sano orgoglio civico, si risvegli quel senso d'appartenenza che sembra essere sopito e s'inneschi un percorso nuovo che dia vita ad azioni vivifiche, grazie alle quali sarà possibile intraprendere la strada del riscatto e della rinascita di grosse aree urbane a torto neglette, e che al contrario, dovranno rappresentare il punto di forza, l'occasione irripetibile ed imperdibile, per poter riscrivere la storia di ambiti territoriali un tempo considerati di pregio, e che invece da troppi lustri sono sinonimo di degrado.

di Gaetano Bonelli

La nuova architettura degli Enti Locali: interventi su province, città metropolitane e unioni di comuni

Le Città Metropolitane
Cosa cambia dal 2015 con la Legge Delrio
Il 3 aprile 2014 è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati, con 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 sette astenuti, senza ricorso alla fiducia, la legge Delrio.
In attesa che la prevista riforma costituzionale elimini dagli articoli 114 e seguenti della Costituzione ogni riferimento alle Province, la legge Delrito ne cambia intanto i connotati, facendole diventare enti territoriali di area vasta di secondo livello, ossia senza elezione diretta delle relative cariche istituzionali. Tali enti sono imperniati su tre organi: il Presidente, che sarà il Sindaco del comune capoluogo; l'Assemblea dei Sindaci, che raggrupperà tutti i primi cittadini del circondario; il Consiglio provinciale, che sarà formato da 10 a 16 membri (a seconda della popolazione) scelti tra gli amministratori municipali del territorio oppure tra i membri uscenti degli enti in scadenza quest'anno. Per nessuno degli organi di governo delle nuove Province è previsto un compenso ad hoc. Così come non percepiranno alcuna indennità né i 52 Presidenti di Provincia che sarebbero scaduti in primavera, né i 21 Commissari in carica per effetto della legge di stabilità fino al 30 giugno.
I nuovi enti di secondo livello vedranno la luce ufficialmente a partire dal 1° gennaio 2015 ed i rispettivi Presidenti resteranno in carica quattro anni. Fino all'inizio del 2015, quando le nuove Province si insedieranno, gli attuali Presidenti e Commissari permarranno in carica, così come gli attuali assessori, ma sempre a costo zero. Le nuove Province manterranno la gestione dell'edilizia scolastica, oltre alla programmazione della rete delle scuole, accanto a meri compiti di pianificazione in tema di trasporti e ambiente. In più, avranno il compito di controllare i fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e quello di promozione delle pari opportunità. Tutte le altre competenze passeranno, invece, ai Comuni, a meno che le Regioni non preferiscano tenerle per sé.
Il secondo pilastro del provvedimento è rappresentato dalla nascita delle prime 10 Città metropolitane, che sono enti territoriali di area vasta destinati a sostituire, sempre a partire dal 1° gennaio 2015, altrettante amministrazioni provinciali. Saranno Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Roma (con poteri diversi), Napoli e Reggio Calabria. Anche nelle città metropolitane gli organi saranno tre: il Sindaco metropolitano, che sarà quello del Comune capoluogo, a meno che lo statuto non ne preveda l'elezione diretta; il Consiglio metropolitano, che sarà formato da 14 a 24 membri (a seconda della popolazione) scelti tra i Sindaci e i Consiglieri comunali del territorio; la Conferenza metropolitana, che raggrupperà tutti i primi cittadini del circondario. A differenza delle Province, le Città metropolitane avranno dei compiti "pesanti": oltre ad esercitare le funzioni rimaste alle Province, si occuperanno, infatti, di pianificazione territoriale generale, comprese le strutture di comunicazione, le reti dei servizi e delle infrastrutture, di organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano, di viabilità e mobilità, e di sviluppo economico. Le città metropolitane subentreranno alle rispettive province dal 2015, ad eccezione di Reggio Calabria che partirà nel 2016. Entro il 30 settembre 2014 si terranno le elezioni del Consiglio metropolitano e il suo insediamento insieme alla Conferenza metropolitana. Entro fine 2014 il Consiglio metropolitano approverà lo statuto. Stessa disciplina è prevista per la Città metropolitana di Roma capitale, che però dovrà fare i conti con i maxipoteri attribuiti al Campidoglio dal D.lgs. 156/2010. Il suo statuto dovrà disciplinare i rapporti tra Città metropolitana, Comune di Roma capitale e gli altri comuni, garantendo il migliore assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere. Un terzo e ultimo gruppo di norme interessa infine le unioni e fusioni di comuni, che sono enti locali costituiti da due o più comuni per l'esercizio associato di funzioni o servizi di loro competenza. Vengono aumentati di circa 24mila unità i posti di consigliere a disposizione nei Comuni. I Comuni sino a 3mila abitanti avranno, infatti, un Sindaco, 10 consiglieri e al massimo due Assessori (ora hanno solo sindaco e sei consiglieri), mentre nella fascia 3mila/10mila abitanti sono previsti un Sindaco, 12 Consiglieri e al massimo 4 Assessori. I comuni interessati dalla disposizione dovranno, tuttavia, provvedere, prima di applicarla, a rideterminare con propri atti gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori locali, al fine di assicurare l’invarianza della relativa spesa in rapporto alla legislazione vigente, previa specifica attestazione del collegio dei revisori dei conti. Non dovranno esserci infatti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico.

Province addio?
Secondo quanto previsto dal disegno di legge Delrio recentemente approvato dal Parlamento e pertanto divenuto legge dello Stato, le Province non spariranno, ma vedranno ridefiniti molti dei loro compiti e, soprattutto, cesseranno di essere organismi elettivi. A fare parte delle nuove giunte provinciali e dei nuovi consigli, infatti, i Sindaci, gli Assessori o i Consiglieri eletti dei comuni che appartengono al territorio provinciale. Altra novità contenuta nella riforma è che nessuna delle nuove cariche amministrative svolte in seno a giunta e consiglio provinciale, percepirà un’indennità aggiuntiva: insomma, aumentano i ruoli per i politici e diminuiscono le loro fonti di reddito. Sul fronte delle competenze, l’unica, vera funzione di peso rimasta in capo delle province sarà quella all’edilizia scolastica, oltre ad altri servizi non certo secondari, come quello sulle pari opportunità. Il vero nodo da sciogliere resterà però, quello dei dipendenti. Visto l’inserimento dell’abolizione delle Province nel recente d.d.l. di riforma del titolo V della Costituzione, infatti, è possibile che la legge Delrio sia solo il primo passo verso la definitiva soppressione di questi enti.
di Michele Capasso

Parte l'iter di costruzione della Città Metropolitana di Napoli

Tra meno di nove mesi entrerà in vigore la riforma degli enti territoriali così come varata dalla Camera con l’approvazione definitiva del disegno di legge Delrio. Insieme a Roma Capitale e Milano, Napoli sarà tra le Città Metropolitane più popolose, con i suoi 3 milioni e oltre di abitanti. In sede di prima applicazione del provvedimento non ci saranno elezioni generali, perché le diverse cariche istituzionali saranno ricoperte da Sindaci e Consiglieri dei Comuni del territorio. In particolare, il Sindaco metropolitano sarà lo stesso del comune Capoluogo; successivamente potrà essere eletto, ma solo previa eventuale approvazione di un’apposita norma statutaria. Il primo cittadino di Napoli, dunque, guiderà il nuovo ente senza ulteriori indennità. Non ci sarà una giunta di governo: accanto al Sindaco lavoreranno un Consiglio metropolitano, composto da 24 persone elette dai Sindaci e dai Consiglieri comunali, e una Conferenza composta dai Sindaci dei Comuni. Il Sindaco metropolitano eserciterà i compiti di indirizzo e controllo, approverà regolamenti, piani e programmi, mentre il Consiglio metropolitano delibererà sullo statuto e le sue modifiche.
I tempi: a breve dovrebbe iniziare l’iter attuativo con la nomina della conferenza statutaria, che dovrà predisporre lo Statuto entro il 30 settembre. La Città metropolitana, che eredita i passivi e gli attivi (entrate incluse) della Provincia cui succede, erediterà anche le sue competenze. In particolare avrà voce in capitolo su tutti quei temi che coinvolgono il territorio anche al di là dei confini municipali: adozione del piano strategico triennale del territorio metropolitano; pianificazione territoriale, comprese le infrastrutture; strutturazione della gestione dei servizi pubblici; trasporti pubblici e viabilità; edilizia scolastica. Non solo: dovrà promuovere anche lo sviluppo economico e sociale del territorio.

di Michele Capasso

Obiettivo semplificazione: al via l'attesa riforma degli Enti Locali

Il Ddl Delrio è legge. Dal 1° gennaio 2015 Napoli diventa Città metropolitana

Le Città Metropolitane
Il ben delineato programma di riforme che il Governo con una certa rapidità sta ponendo all’attenzione del Parlamento incassa il via libera sul riordino degli Enti locali. Una riforma epocale, attesa da più di vent’anni che, al di là delle quasi fisiologiche polemiche di turno, va nella direzione della razionalizzazione e della semplificazione amministrativa, collocandosi in perfetta linea con i dettami della spending review. Questo lo spirito della legge n. 56/2014, recentemente approvata in Parlamento, che riordina le 107 amministrazioni provinciali italiane ed istituisce le dieci città metropolitane. Queste ultime, oltre ad assorbire parte delle funzioni delle vecchie province ne assumeranno delle nuove, come quelle legate alla pianificazione territoriale o allo sviluppo strategico, economico e sociale del territorio. Nell’architettura di questa legge, che va a ridisegnare completamente le funzioni e le competenze degli Enti locali, Napoli assumerà un ruolo fondamentale. Non solo perché il sindaco di Napoli diventerà automaticamente il sindaco della città metropolitana, ma anche perché essa, con i suoi oltre tre milioni di abitanti, diventerà una delle più grandi a livello europeo. Entro il 30 settembre infatti, dovranno essere eletti i 24 membri, tra sindaci e consiglieri comunali, che andranno a comporre il Consiglio metropolitano di Napoli e che, insieme alla Conferenza, rappresenteranno gli organismi di riferimento del nuovo Ente. Detto questo, è bene chiarire subito un punto: con questa legge le province non saranno abolite poiché solo con una riforma costituzionale si potrà procedere in tal senso. Questo primo intervento legislativo però, non fa altro che dare il via a tale percorso, iniziando a svuotare dei propri poteri le amministrazioni provinciali, in vista di una loro futura scomparsa. Ecco perché fino alla riforma del Titolo V della Costituzione, che dovrà provvedere tecnicamente alla loro abolizione, alle province resteranno alcune competenze come edilizia scolastica, strade ed ambiente, mentre molte delle loro funzioni saranno trasferite a regioni e comuni. Una fase di transizione dunque, che con l’approvazione di questa importante riforma istituzionale accelera l’iter di quella costituzionale. Come a dire si iniziano a gettare le basi per la costruzione di un edificio che, una volta completato, sarà sicuramente innovativo e all’avanguardia. Il primo dato politico, che è opportuno sottolineare, è che non ci saranno più elezioni provinciali, dunque, notevoli saranno i risparmi che si conseguiranno. Se poi a ciò si aggiunge che tutti i ruoli ricoperti all’interno dei nuovi enti saranno assunti completamente a titolo gratuito, i risparmi stimati in pochi anni si aggirano intorno all’ordine delle centinaia di milioni di euro. Un aspetto che, sebbene importante, appare quasi marginale rispetto ai vantaggi che si otterranno una volta concluso l’intero percorso di riforma. Adeguare, implementare e coordinare la complessa normativa che disciplina gli Enti Locali, a cominciare dalla imprescindibile riforma del Titolo V della Costituzione, probabilmente, rappresenta la fase più ardua e articolata, ma come è prevedibile ogni grande riforma presenta una fase di assestamento e regolazione. Di certo, per una governance unitaria del territorio non possono mancare sinergia e volontà di cooperare. Questi gli elementi essenziali per evitare che arroccamenti e posizioni ideologiche possano minare l’azione riformatrice che, con forza, sta portando avanti questo Governo. Che la sfida cominci pure dunque, nella convinzione che Napoli dimostrerà ancora una volta di essere all’altezza di questa nuova, importante e storica trasformazione.

di David Lebro

La sfida: ragionare ed agire in modo metropolitano

Non c’è cosa che, a volte, destabilizza più del cambiamento. Rompere lo status quo o semplicemente abbandonare un porto sicuro, fatto di piccole certezze, per affrontare nuovi mari, spesso, risulta più difficile che mai. Diceva Marcel Proust: “Gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico”. Sarà vero? Chissà. Difficile dirlo. L’essere umano d’altronde, per sua natura, risulta portato all’abitudinarietà e al consolidamento delle proprie sicurezze. Ed e’ facilmente intuibile che quando queste, anche solo lontanamente, vengono messe a rischio da un cambiamento che fatica a reggere il paragone con le solide certezze del passato, si crea un clima nervoso e inquieto, che necessita di essere illuminato sui vantaggi che quel famigerato e oscuro concetto potrebbe comportare. Questo Governo ci sta provando, almeno in parte, a rompere con il passato e ad oltrepassare ambienti consolidati, senza soffermarsi troppo su procedure da rispettare. Perché nella rivoluzione comunicativa e amministrativa che Renzi ci propone, non c’è spazio e nemmeno il tempo per vecchie logiche di Palazzo. Almeno apparentemente. Dunque, tutto si può più o meno rottamare. E sembra funzionare. Le grandi riforme costituzionali come quelle legate all’abolizione delle Province o alla fine del bicameralismo perfetto con la sostituzione del Senato con la Camera delle Autonomie, costringerebbe indubbiamente ad abbandonare una serie infinita di certezze per imboccare una via nuova, mai percorsa prima, non scevra di insidie e trabocchetti. Una forte dose di coraggio, necessario ad imboccare la strada del cambiamento, è fondamentale, considerato l’establishment con cui ci si deve quotidianamente confrontare. Eppure non è abbastanza. Ad esso vanno aggiunti grinta, perseveranza, convinzione e la volontà di farcela, per dimostrare non solo che cambiare si può e si deve, ma anche per correre quanto più possibile di pari passo con gli altri alleati europei. E forse anche per arrivare un giorno ad avere la stessa voce in capitolo degli altri membri della Comunità Europea, che troppo spesso si è dovuta confrontare con governi provvisori e instabili, che hanno contribuito all’attuale peso riconosciuto all’Italia. Portare avanti, con serietà, un chiaro e credibile pacchetto di riforme non è cosa semplice, e quelle come la riforma degli Enti locali presuppongono una certa volontà di agire, in maniera sinergica, in “modo metropolitano”, mettendo da parte inutili campanilismi e attaccamenti a poltrone varie, che poco si sposano con il pensiero europeo. Ecco, bisogna iniziare a ragionare e ad agire secondo una visione metropolitana. Solo così si può pensare di affrontare e vincere le sfide che il cambiamento inevitabilmente ci impone.
di David Lebro

martedì 8 aprile 2014

Bene accorpamento Elpis in Napoli Servizi

COMUNICATO STAMPA

“Pubblicità ed affissione ritornano ad essere elementi strategici per l’Amministrazione comunale”. Ad affermarlo è David Lebro, Presidente di Campania Domani e Consigliere comunale di Napoli, nel corso della seduta del Consiglio di oggi, che continua: “l’approvazione di questa importante delibera, che vede l’accorpamento della Elpis nella Napoli Servizi, risulta perfettamente in linea con il piano di razionalizzazione delle società partecipate che il Comune sta portando avanti e dal quale, è indubbio, scaturiranno notevoli risparmi per il nostro Ente”.

E’ chiaro –sottolinea Lebro- che, al di là degli aspetti tecnici e formali, la delibera sancisce una precisa direttrice politica: seguire l’approvazione del Piano di Rientro nonché del bilancio previsionale, che vanno nella direzione dell’efficientamento e della razionalizzazione delle Partecipate dal Comune. Inoltre, per la prima volta dopo molti anni, non solo l’affissione e la pubblicità saranno considerate come una vera possibilità di recupero di risorse per il Comune di Napoli, ma saranno previste delle risorse ad hoc per rimuovere i cartelloni pubblicitari che vengono affissi in maniera abusiva”. 

“Nel condividere pienamente l’indirizzo positivo che l’Amministrazione sta seguendo dunque, -conclude Lebro- ora mi aspetto molto da questo accorpamento, perché la vera sfida che dobbiamo vincere è far funzionare al meglio le nostre società partecipate, in un’ottica di efficacia ed efficienza produttiva”.

(d.leb.)

venerdì 4 aprile 2014

Benvenuti a Le Cirque Naples

Arte, cibo, spettacolo, teatro in un unico spazio ad alta suggestione

di Gennaro Tullio

C’è un posto nuovo a Napoli dove apprezzare buona musica, spettacolo, teatro, arte e cibo. Debutta Le Cirque Naples negli spazi che furono del foyer del Salone Margherita, il primo cafè-chantant d’Italia aperto nel 1890.

Non tutti sanno, infatti, che il Salone Margherita fu il primo café-chantant d'Italia. Fu inaugurato la sera del 15 novembre 1890, un anno dopo l’apertura del Moulin Rouge di Parigi, vent' anni dopo Les Folies Bergères. Oggi caffè, ristorante, teatro, galleria d’arte e luogo di produzione artistica, Le Cirque Naples è un luogo che ha diverse anime, che conosce varie trasformazioni con il passare delle ore: bar e bistrot di giorno, ristorante con dinner-show la sera, galleria e laboratorio d’arte permanente, spazio di incontro e confronto culturale.

Il progetto nasce dall’iniziativa di tre imprenditori napoletani, armati dell’intento di dar vita ad un locale unico ed originale dove teatro, arte e ristorazione si incontrano in un mix di suggestioni, recuperando il fascino e le atmosfere degli anni Venti e Trenta del Novecento. Il locale si fonda sul recupero attento del foyer ottocentesco del Salone Margherita, bene vincolato dalla Soprintendenza. Si sviluppa su una superficie totale di 500 mq, su tre livelli che si integrano tra loro in un viaggio nel tempo, negli spazi, nelle belle architetture dell’epoca.

Artisti in scena
Della struttura originaria sono stati preservati e portati bene a vista i grandi archi e le volte, gli stucchi dorati, gli specchi, le balaustre in ferro battuto, i pavimenti e la scalinata. Si accede da via Santa Brigida, al civico 65/66, accanto ad uno dei varchi di accesso della Galleria Umberto I, a due passi dalla centrale via Toledo e da Piazza del Plebiscito. Il primo piano, di circa 130 mq con annessa sala, due vetrine fronte strada e spazio esterno allestito con tavolini e sedie, ospita Le Cirque Caffè, aperto tutti i giorni dalle ore 7 alle 24. Il secondo piano, Le Cirque Arte, composto da due ampi locali è dedicato all’arte e ad accoglie laboratori per artisti in residenza, corsi di fotografia e di pittura. Il pubblico può accedere liberamente a questi spazi durante il giorno e assistere alle performance degli artisti in residenza. Il terzo livello è la sala più grande e significativa del locale, destinata agli spettacoli e al ristorante: è Le Cirque Show. Lo spazio è allestito con palcoscenico e sala, grandi lampadari di cristallo e poltroncine di velluto rosso: è qui che ogni giorno si esibiscono gli artisti di Le Cirque. Per maggiori info e per conoscere il calendario degli spettacoli in cartellone è possibile consultare il sito www.lecirquenaples.com

martedì 1 aprile 2014

In Campania arriva “La Notte del Lavoro Narrato”

di Gennaro Tullio

Prima del 1° maggio, festa dei lavoratori, ci sarà a Napoli la Notte del Lavoro Narrato. Il manifesto dell’evento serale spiega quali sono i presupposto da cui nasce il progetto: “Ci piace l’Italia che pensa lavoro, dunque sono, merito rispetto, considerazione. L’Italia che dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che le persone sanno, e sanno fare, e meno valore a ciò che hanno. L’Italia che crede nel lavoro come identità, dignità, diritti, responsabilità, autonomia, futuro e dunque non lo considera soltanto un mezzo, una necessità, ma anche un fine, una possibilità”. Questa manifestazione mira, dunque, a restituire la giusta dignità ai lavoratori a al lavoro in sé, che sarà virale in tutte le città italiane. Sarà raccontata così in maniera divertente, non amorfa, romantica, vivace.
 
Chi vuol partecipare, il 30 aprile, potrà dirigersi in un locale, bar, casa, museo e portare la propria esperienza di lavoratore leggendo, cantando, dipingendo, suonando… insomma, nel linguaggio che preferisce. Nato da un’idea di Vincenzo Moretti e Alessio Strazzullo, l’evento coinvolgerà tantissimi locali, associazioni e istituzioni di tutta Napoli e Campania. Per citarne uno, presso il caffè letterario Archeobar di Via Mezzocannone, dalle 18.30 si racconterà il lavoro come diritto e legalità, con un buon sottofondo musicale; presso il bar Gambrinus di Chiaia si parlerà di turismo; all’Italian Institute for the Future, a via San Biagio dei librai, alcuni ricercatori racconteranno il loro lavoro attraverso un libro, un film ed un luogo.

Per chi non potesse recarsi di persona può seguire l’evento in Rete live utilizzando l’hashtag #lavoronarrato e condividendo le proprie foto, commenti, video e contenuti vari su Instagram , Facebook, Twitter e Youtube. Il materiale raccolto verrà poi raccolto per crearne un cortometraggio. 
 
All’iniziativa partecipano anche radio locali come Radio Siani, la web radio di Ercolano, con un programma mirato a raccontare le diverse sfaccettature del lavoro, con gli inevitabili risvolti più seri. In questa sede sarà letta agli ascoltatori una accorata lettera scritta dalla madre di una delle vittime della tragedia Thyssenkrupp. Sul sito ufficiale www.lanottedellavoronarrato.org è disponibile la lista dei locali, bar, luoghi di aggregazione dove poter partecipare all’edizione del 2014 e celebrare insieme la Notte del Lavoro Narrato. A ricordare che c’è ancora un’Italia che sogna un lavoro concepito nel suo significato più nobile.