martedì 29 aprile 2014

Area metropolitana: oltre gli aspetti normativi un appello per le risorse

Lavorare in maniera sinergica per salvaguardare il patrimonio demo-etno-antopologico

Palazzo Carafa, il Cavallo: antico simbolo araldico di Napoli
Dopo un lungo travaglio ed accese discussioni, adesso l'istituzione dell'area metropolitana è legge dello Stato. Una realtà che a dir il vero, come spesso avviene, prima che fosse sancita dal punto di vista legislativo, era in essere già da tempo sotto l'aspetto urbanistico e demografico. Quella di Napoli, con i suoi oltre tre milioni di abitanti, rappresenta dopo la Capitale, l'area metropolitana più grande d'Italia. Un primato che fa emergere in tutta la sua scottante e cruda realtà, le emergenze di carattere infrastrutturale alle quali si dovrà una volta e per tutte, far fronte. In tal senso, l'istituzione dell'area metropolitana potrà rappresentare una risposta adeguata affinché si metta mano, grazie all'ausilio del nuovo e si spera più agile ed efficiente aspetto normativo ed istituzionale, alle incongruenze ed ai guasti commessi negli ultimi decenni. Occorre altresì tener conto che l'Italia è il luogo dove sono nati ed hanno proliferato i Comuni, dove la logica localistica, lo spirito del campanile, ha sempre avuto la sua importanza per evidenti ragioni storiche, culturali e di carattere politico. Al fine di non generare un corpo che risulti essere avulso dalla realtà e quindi non gradito, è fondamentale dar vita contestualmente all'aspetto normativo ed istituzionale, valorizzare tutte le peculiarità e le risorse culturali che rappresentano i motivi d'orgoglio delle varie comunità, che dovranno rappresentare il valore aggiunto, l'eccellenza e la vera ricchezza dell'area metropolitana tutta. In altri termini, sulla scorta e grazie all'esperienza patita all'indomani dell'adesione alla Comunità Europea allorquando si è provveduto a realizzare l'Europa delle regole e della moneta, in luogo dell'Europa della Cultura, occorre almeno contestualmente porre l'accento sulle risorse culturali per dare un'anima al progetto di accorpamento che diversamente verrebbe visto come una mera fusione tendente a svilire ed a mortificare le nobili e millenarie preesistenze ed autonomie delle quali, a giusta ragione, ogni comunità si dice fiera e gelosa custode delle stesse. Così facendo non si attuerà una riforma che suonerebbe come l'ennesima ingerenza calata dall'alto, ma si ottimizzeranno risorse e strategie, al fine di poter valorizzare finalmente l'ingente ed irripetibile patrimonio demo-etno–antropologico, che rappresenta per ricchezza, unicità ed epoche, un unicum che è ritenuto universalmente tale. Con l'istituzione della Città metropolitana, si dovrà saper andare al di là dei ristretti confini municipalistici, ragionare in maniera corale e sinergica. Non sarà più logico, pena il vanificare la nascita del nuovo organismo istituzionale, ingolfare la città di Napoli di centri operativi ed infrastrutture, che per logica di decongestione e di decentramento, dovranno al contrario sempre più essere trasferite nell'ambito della cinta urbana, affinché la stessa assuma un ruolo altro, possa trarre spunti per dar vita ad una riqualificazione e non sia più considerata area periferica. Puntare sulle matrici culturali, elemento straordinario di coagulo ed occasione ineguagliabile, affinché facendo leva su un sano orgoglio civico, si risvegli quel senso d'appartenenza che sembra essere sopito e s'inneschi un percorso nuovo che dia vita ad azioni vivifiche, grazie alle quali sarà possibile intraprendere la strada del riscatto e della rinascita di grosse aree urbane a torto neglette, e che al contrario, dovranno rappresentare il punto di forza, l'occasione irripetibile ed imperdibile, per poter riscrivere la storia di ambiti territoriali un tempo considerati di pregio, e che invece da troppi lustri sono sinonimo di degrado.

di Gaetano Bonelli

Nessun commento:

Posta un commento