martedì 29 aprile 2014

La nuova architettura degli Enti Locali: interventi su province, città metropolitane e unioni di comuni

Le Città Metropolitane
Cosa cambia dal 2015 con la Legge Delrio
Il 3 aprile 2014 è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati, con 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 sette astenuti, senza ricorso alla fiducia, la legge Delrio.
In attesa che la prevista riforma costituzionale elimini dagli articoli 114 e seguenti della Costituzione ogni riferimento alle Province, la legge Delrito ne cambia intanto i connotati, facendole diventare enti territoriali di area vasta di secondo livello, ossia senza elezione diretta delle relative cariche istituzionali. Tali enti sono imperniati su tre organi: il Presidente, che sarà il Sindaco del comune capoluogo; l'Assemblea dei Sindaci, che raggrupperà tutti i primi cittadini del circondario; il Consiglio provinciale, che sarà formato da 10 a 16 membri (a seconda della popolazione) scelti tra gli amministratori municipali del territorio oppure tra i membri uscenti degli enti in scadenza quest'anno. Per nessuno degli organi di governo delle nuove Province è previsto un compenso ad hoc. Così come non percepiranno alcuna indennità né i 52 Presidenti di Provincia che sarebbero scaduti in primavera, né i 21 Commissari in carica per effetto della legge di stabilità fino al 30 giugno.
I nuovi enti di secondo livello vedranno la luce ufficialmente a partire dal 1° gennaio 2015 ed i rispettivi Presidenti resteranno in carica quattro anni. Fino all'inizio del 2015, quando le nuove Province si insedieranno, gli attuali Presidenti e Commissari permarranno in carica, così come gli attuali assessori, ma sempre a costo zero. Le nuove Province manterranno la gestione dell'edilizia scolastica, oltre alla programmazione della rete delle scuole, accanto a meri compiti di pianificazione in tema di trasporti e ambiente. In più, avranno il compito di controllare i fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e quello di promozione delle pari opportunità. Tutte le altre competenze passeranno, invece, ai Comuni, a meno che le Regioni non preferiscano tenerle per sé.
Il secondo pilastro del provvedimento è rappresentato dalla nascita delle prime 10 Città metropolitane, che sono enti territoriali di area vasta destinati a sostituire, sempre a partire dal 1° gennaio 2015, altrettante amministrazioni provinciali. Saranno Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Roma (con poteri diversi), Napoli e Reggio Calabria. Anche nelle città metropolitane gli organi saranno tre: il Sindaco metropolitano, che sarà quello del Comune capoluogo, a meno che lo statuto non ne preveda l'elezione diretta; il Consiglio metropolitano, che sarà formato da 14 a 24 membri (a seconda della popolazione) scelti tra i Sindaci e i Consiglieri comunali del territorio; la Conferenza metropolitana, che raggrupperà tutti i primi cittadini del circondario. A differenza delle Province, le Città metropolitane avranno dei compiti "pesanti": oltre ad esercitare le funzioni rimaste alle Province, si occuperanno, infatti, di pianificazione territoriale generale, comprese le strutture di comunicazione, le reti dei servizi e delle infrastrutture, di organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano, di viabilità e mobilità, e di sviluppo economico. Le città metropolitane subentreranno alle rispettive province dal 2015, ad eccezione di Reggio Calabria che partirà nel 2016. Entro il 30 settembre 2014 si terranno le elezioni del Consiglio metropolitano e il suo insediamento insieme alla Conferenza metropolitana. Entro fine 2014 il Consiglio metropolitano approverà lo statuto. Stessa disciplina è prevista per la Città metropolitana di Roma capitale, che però dovrà fare i conti con i maxipoteri attribuiti al Campidoglio dal D.lgs. 156/2010. Il suo statuto dovrà disciplinare i rapporti tra Città metropolitana, Comune di Roma capitale e gli altri comuni, garantendo il migliore assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere. Un terzo e ultimo gruppo di norme interessa infine le unioni e fusioni di comuni, che sono enti locali costituiti da due o più comuni per l'esercizio associato di funzioni o servizi di loro competenza. Vengono aumentati di circa 24mila unità i posti di consigliere a disposizione nei Comuni. I Comuni sino a 3mila abitanti avranno, infatti, un Sindaco, 10 consiglieri e al massimo due Assessori (ora hanno solo sindaco e sei consiglieri), mentre nella fascia 3mila/10mila abitanti sono previsti un Sindaco, 12 Consiglieri e al massimo 4 Assessori. I comuni interessati dalla disposizione dovranno, tuttavia, provvedere, prima di applicarla, a rideterminare con propri atti gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori locali, al fine di assicurare l’invarianza della relativa spesa in rapporto alla legislazione vigente, previa specifica attestazione del collegio dei revisori dei conti. Non dovranno esserci infatti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico.

Province addio?
Secondo quanto previsto dal disegno di legge Delrio recentemente approvato dal Parlamento e pertanto divenuto legge dello Stato, le Province non spariranno, ma vedranno ridefiniti molti dei loro compiti e, soprattutto, cesseranno di essere organismi elettivi. A fare parte delle nuove giunte provinciali e dei nuovi consigli, infatti, i Sindaci, gli Assessori o i Consiglieri eletti dei comuni che appartengono al territorio provinciale. Altra novità contenuta nella riforma è che nessuna delle nuove cariche amministrative svolte in seno a giunta e consiglio provinciale, percepirà un’indennità aggiuntiva: insomma, aumentano i ruoli per i politici e diminuiscono le loro fonti di reddito. Sul fronte delle competenze, l’unica, vera funzione di peso rimasta in capo delle province sarà quella all’edilizia scolastica, oltre ad altri servizi non certo secondari, come quello sulle pari opportunità. Il vero nodo da sciogliere resterà però, quello dei dipendenti. Visto l’inserimento dell’abolizione delle Province nel recente d.d.l. di riforma del titolo V della Costituzione, infatti, è possibile che la legge Delrio sia solo il primo passo verso la definitiva soppressione di questi enti.
di Michele Capasso

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