martedì 29 aprile 2014

La sfida: ragionare ed agire in modo metropolitano

Non c’è cosa che, a volte, destabilizza più del cambiamento. Rompere lo status quo o semplicemente abbandonare un porto sicuro, fatto di piccole certezze, per affrontare nuovi mari, spesso, risulta più difficile che mai. Diceva Marcel Proust: “Gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico”. Sarà vero? Chissà. Difficile dirlo. L’essere umano d’altronde, per sua natura, risulta portato all’abitudinarietà e al consolidamento delle proprie sicurezze. Ed e’ facilmente intuibile che quando queste, anche solo lontanamente, vengono messe a rischio da un cambiamento che fatica a reggere il paragone con le solide certezze del passato, si crea un clima nervoso e inquieto, che necessita di essere illuminato sui vantaggi che quel famigerato e oscuro concetto potrebbe comportare. Questo Governo ci sta provando, almeno in parte, a rompere con il passato e ad oltrepassare ambienti consolidati, senza soffermarsi troppo su procedure da rispettare. Perché nella rivoluzione comunicativa e amministrativa che Renzi ci propone, non c’è spazio e nemmeno il tempo per vecchie logiche di Palazzo. Almeno apparentemente. Dunque, tutto si può più o meno rottamare. E sembra funzionare. Le grandi riforme costituzionali come quelle legate all’abolizione delle Province o alla fine del bicameralismo perfetto con la sostituzione del Senato con la Camera delle Autonomie, costringerebbe indubbiamente ad abbandonare una serie infinita di certezze per imboccare una via nuova, mai percorsa prima, non scevra di insidie e trabocchetti. Una forte dose di coraggio, necessario ad imboccare la strada del cambiamento, è fondamentale, considerato l’establishment con cui ci si deve quotidianamente confrontare. Eppure non è abbastanza. Ad esso vanno aggiunti grinta, perseveranza, convinzione e la volontà di farcela, per dimostrare non solo che cambiare si può e si deve, ma anche per correre quanto più possibile di pari passo con gli altri alleati europei. E forse anche per arrivare un giorno ad avere la stessa voce in capitolo degli altri membri della Comunità Europea, che troppo spesso si è dovuta confrontare con governi provvisori e instabili, che hanno contribuito all’attuale peso riconosciuto all’Italia. Portare avanti, con serietà, un chiaro e credibile pacchetto di riforme non è cosa semplice, e quelle come la riforma degli Enti locali presuppongono una certa volontà di agire, in maniera sinergica, in “modo metropolitano”, mettendo da parte inutili campanilismi e attaccamenti a poltrone varie, che poco si sposano con il pensiero europeo. Ecco, bisogna iniziare a ragionare e ad agire secondo una visione metropolitana. Solo così si può pensare di affrontare e vincere le sfide che il cambiamento inevitabilmente ci impone.
di David Lebro

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