martedì 29 aprile 2014

Riutilizzare per scopi sociali beni confiscati: la migliore lotta alla criminalità organizzata

Era il 1995 quando oltre un milione di cittadini italiani firmarono una proposta dall’Associazione Libera. Il 7 marzo 1996 quelle firme divengono il punto di partenza, lo sprone, l’input per la scrittura di una legge, la n. 109, che segnerà un’epocale svolta nella lotta alla criminalità organizzata. Tale legge, approvata all’unanimità da Camera e Senato, recante “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni confiscati o sequestrati” sancisce il mantenimento di tali beni, sia immobiliari che aziendali, al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile. L’eccezionalità di tale norma è dimostrata dalle decine di migliaia di beni confiscati su tutto il territorio italiano, di cui 1918 nella Regione Campania e 1071 nel Comune di Napoli e provincia. In particolare però, la vera rivoluzione sta nel fatto che si è reso possibile, senza oneri da parte dello Stato, donare a tutte quelle Associazioni con scopi sociali un luogo in cui poter svolgere le proprie nobili attività, in cui poter accogliere giovani bisognosi, tossicodipendenti, donne maltrattate e vittime della criminalità. Un posto in cui poter dare vita a delle piccole e grandi comunità di persone che vogliono tornare a vivere una vita più degna e che hanno diritto a farlo. Parliamo di esperienze che danno lavoro a tantissimi giovani e che restituiscono loro speranze e aspirazioni, ma anche della risoluzione di molti problemi delle amministrazioni comunali. E’ proprio l’ente comunale in cui è sito il bene infatti, a decidere come sfruttarlo, scegliendo, a seconda delle esigenze particolari, se destinarlo a comunità, associazioni o enti, se trasferirci uffici e servizi e di conseguenza risparmiare il fitto o l’acquisto di palazzi e appartamenti, oppure se utilizzarli come residenze pubbliche e quindi salvaguardare il diritto alla casa. Resta il fatto che qualora il comune non fosse in grado di provvedere alla destinazione del bene, entro un anno, il prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi, al fine di garantire lo sfruttamento di tali beni ed evitarne l’abbandono.
Con l’obiettivo di superare le carenze e le inefficienze della precedente metodologia di gestione è stata istituita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Un'amministrazione dinamica dei patrimoni confiscati che snellisce e velocizza la fase di destinazione degli stessi, che coadiuva l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca e che, costantemente, monitora l'effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, affinché il compito istituzionale svolto si concretizzi in una reale percezione della presenza dello Stato nel territorio. Sulla scorta dell’Agenzia nazionale anche la Regione Campania, nel dicembre 2007, ha istituito la Fondazione Pol.i.s. - Politiche Integrate di Sicurezza. Anche in questo caso si è sentito il bisogno di semplificare le procedure di destinazione e gestione dei beni confiscati alle mafie, anche attraverso la loro catalogazione, ma soprattutto di rispondere alle esigenze di flessibilità e rapidità di intervento.
Di fronte a tanta eccezionalità verrebbe da citare un noto personaggio dei cartoon che “rubava ai ricchi per dare ai poveri”. Ma questa norma fa molto di più, distrugge quello che, per la nostra nazione e per la nostra Regione in particolar modo, è un cancro brutto e contagioso, che confonde i concetti di potere, autorità e giustizia, che affilia giovani incoscienti e che, purtroppo ogni anno, miete decine di vittime innocenti.

Fonte: Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

di Alessia Nardone

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