venerdì 16 maggio 2014

Uno strumento utile per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro

Il nuovo contratto di apprendistato: principali novità e criticità

Il livello di disoccupazione in Italia ha raggiunto ormai cifre spaventose, il lavoro sembra sempre più una chimera e i giovani fanno sempre più fatica a districarsi in una marea di ostacoli burocratici che, di certo, non aiutano a semplificare l’accesso al mondo del lavoro. Questo è lo scenario nel quale si inserisce il nuovo contratto di apprendistato che ha varato il Governo al fine di favorire e semplificare il più possibile le procedure di inserimento lavorativo proprio della categoria più colpita dalla crisi. Ma vediamo nel merito di che si tratta e quali sono le principali novità rispetto al passato.

Il Decreto legge n. 34 del 20 marzo 2014, recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione, per ridurre gli oneri in capo a cittadini e imprese”, ribattezzato Job Act, costituisce la fonte normativa di riferimento del contratto di apprendistato. Quest’ultimo, agli articoli I e II del decreto medesimo è stato oggetto di una più profonda rivisitazione e semplificazione al fine di adeguarlo alle esigenze del mercato occupazionale e favorire un più rapido ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Il decreto, che ha sostituito il d.lgs. 167/2011, nonostante i buoni auspici del legislatore, ad oggi non permette di delineare un quadro normativo stabilizzato e chiaro, in quanto molteplici sono le perplessità causate dai tratti di discontinuità e continuità con la previgente disciplina. Ciò ha creato a contribuire un quadro normativo confuso ed incerto, che ha dato spazio a molteplici critiche. Nello specifico, le modifiche sono: l’abrogazione dell’obbligo di pattuire per iscritto il piano formativo individuale, l’abrogazione della possibilità, rimessa ai C.C.N.L., di prevedere forme e modalità per la conferma in servizio, al termine del percorso formativo e la previsione che la retribuzione dell’apprendista, per la parte relativa alla formazione, sia in misura pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di riferimento.

Di contro, i punti di continuità sono: la durata minima di 6 mesi, l’obbligo formativo con le modalità stabilite dai C.C.N.L., la possibilità di inquadrare il lavoratore fino a 2 livelli inferiori rispetto alla categoria da conseguire, la presenza di un tutore o referente aziendale e la possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del rapporto. Nello stesso decreto viene inoltre sancito il divieto per le parti di recedere dal contratto durante il periodo di formazione, in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo e la possibilità di recedere dal contratto con preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione. E’ facilmente intuibile che le perplessità poste a livello nazionale trovino corrispondenza anche e soprattutto a livello locale.

Nella Regione Campania, infatti, il quadro normativo di riferimento è rimasto ancora ancorato al decreto dirigenziale n.74 del 27 settembre 2012 che prevede la concessione di incentivi alle aziende che procedano alla stipula di contratti di apprendistato professionalizzante, di cui all’art. 49 del d.lgs. n. 276/2003, a favore di giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Questa legge individua quattro tipologie di apprendistato:
  • apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale
  • apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere
  • apprendistato di alta formazione e ricerca
  • apprendistato per i lavoratori in mobilità
L’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale è rivolto ai giovani tra i 15 e i 25 anni, anche per evitare la dispersione scolastica, e prevede un monte ore annuo di formazione non inferiore a 400, anche se per gli apprendisti di età superiore a 18 anni può essere ridotto nel caso di riconoscimento del possesso dei crediti formativi.

Il contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere riguarda i soggetti dai 18 ai 29 anni, anche se l'età è innalzata in via sperimentale fino ai 32 anni anche per i disoccupati di lunga durata che hanno accesso ai benefici all'assunzione previsti dalla legge. Viene inoltre istituita la figura di “maestro artigiano” e della “Bottega scuola” per consentire ai giovani di apprendere il mestiere direttamente in azienda e contribuire, quindi, a creare un mercato del lavoro più dinamico.

L’apprendistato di alta formazione e ricerca, rivolto sempre alla fascia d’età 18-29 anni, può essere stipulato per tutti i settori di attività, pubblici o privati, per attività di ricerca, per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore o di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca.

Nell’apprendistato per i lavoratori in mobilità infine, è prevista invece l’assunzione senza limite di età. In questo caso, la Regione favorisce le intese tra le associazioni sindacali e datoriali per il ricollocamento dei lavoratori espulsi dal tessuto produttivo che prevedano il ricorso a percorsi formativi tipici dell’apprendistato, con particolare riguardo al rilascio di qualifiche artigiane.

Vista l’ampia possibilità offerta dunque, ora tocca ai giovani rimboccarsi le maniche e scegliere il tipo di apprendistato che più si adatta al proprio percorso e alle proprie capacità.

di Giovanna Cerbone

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