lunedì 30 giugno 2014

Lotta all’evasione fiscale: Napoli deve essere più coraggiosa

Se non si portano avanti azioni più incisive il bilancio non potrà mai essere equo

Evasione ed elusione fiscale
L’evasione e la più subdola elusione fiscale rappresentano ancora i principali mali del nostro sistema Paese e, neanche a dirlo, del nostro territorio. Un vero peccato, considerato il fatto che se solo gli Enti Locali mettessero in atto azioni più incisive per contrastare il fenomeno, potrebbero recuperare ingenti risorse economiche da riutilizzare per allentare la pressione fiscale, per il welfare o per politiche di rilancio e sviluppo economico. Di sperimentazioni in tal senso ne sono state fatte tante nel corso degli anni ma, sostanzialmente, senza produrre quegli effetti sperati che potrebbero lontanamente far presagire una riduzione del problema. Nel panorama italiano, fatto di tanti piccoli comuni virtuosi, tuttavia, non mancano best practices. E, contrariamente ad ogni stereotipo o luogo comune, ne esistono anche nell’area metropolitana di Napoli. E’ il caso del Comune di Ercolano, la cui capacità di riscossione è progressivamente cresciuta nel corso del tempo, al punto da sfiorare la soglia del 65%. Ma, nella nostra provincia, anche Torre Annunziata è molto attiva su questo fronte, ottenendo risultati a dir poco significativi. Circostanze fortuite? Un caso? E perché gli altri 90 Comuni della provincia partenopea non seguono questi esempi?

Un discorso a parte merita poi il Comune di Napoli che, nonostante gli sforzi messi in atto dall’ Amministrazione de Magistris, anche attraverso l’ultimo Protocollo d’Intesa siglato con Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza ed Equitalia, pare non abbia ancora imboccato la strada maestra per un effettivo recupero delle risorse evase. Ecco perchè sarebbe opportuno valutare, così come si evince anche da una mozione approvata in Consiglio comunale, la possibilità di mettere in campo azioni più forti, che vanno nella direzione o dell’esternalizzazione del servizio o del potenziamento interno, valorizzando l’attività di una delle società partecipate del Comune. Nel primo caso, con un apposito bando ad evidenza pubblica e senza gravare sul bilancio comunale infatti, si potrebbe prevedere di applicare la cosiddetta ‘remunerazione ad aggio’ sull’incassato, ossia il compenso spettante a chi è incaricato delle riscossioni. L’aggiudicatario, in tal modo, potrebbe ottenere una remunerazione sull’effettiva riscossione dei tributi, che sarebbe così garantita, e il Comune non si troverebbe a dover stanziare un compenso minimo garantito per l’aggiudicatario, né maggiori risorse per il rafforzamento dell’azione di contrasto all’evasione. Nel secondo caso, ossia ricorrendo al potenziamento di una delle Partecipate, Napoli Servizi appare la più adatta per contrastare il fenomeno. La società infatti, dispone già della banche dati, degli strumenti software (gestisce già una parte di SIT) e delle risorse umane necessarie. Nelle finalità del suo stesso statuto inoltre, potrebbero facilmente rientrare, oltre alle attuali attività di riscossione delle entrate patrimoniali, anche le entrate tributarie.

Se, dunque, si vuole davvero dare un segnale forte a quelle coscienze in cui è ancora ben radicata la cultura dell’illegalità, bisogna insistere maggiormente su questo fronte. Non solo perché le risorse che si recupererebbero potrebbero sopperire alla mancanza di liquidità di cui è perennemente afflitto il nostro Ente, ma, soprattutto, potrebbero contribuire a sanare quelle gravi distorsioni di mercato ed iniquità sociale che continuano a costituire un freno allo sviluppo e all'adozione di vere misure redistributive nel nostro territorio.

di David Lebro

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