mercoledì 25 giugno 2014

Sanità Campana: l'alba dell'era della competitività

La Regione non tutela le eccellenze sanitarie nostrane e non punta all’innovazione

La Direttiva 2011/24/EU prevede la libera circolazione dei servizi assistenziali
Con la delibera del Consiglio dei Ministri del 24 luglio 2009, con cui il Governo ha proceduto alla nomina del presidente pro-tempore della Regione Campania quale Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale, ha preso inizio il periodo di austerity per il servizio sanitario regionale. Tale fase ha generato una politica gestionale caratterizzata dal blocco delle assunzioni, dall’aumento dei ticket, dai tagli alla spesa, dalla riconversione o dalla chiusura di alcuni presidi assistenziali in nome del piano rientro del deficit sanitario. Tali scelte hanno colpito i livelli di assistenza e cooperato nel produrre una sfiducia dei cittadini che si è tradotta nel corso degli anni nel fenomeno della mobilità sanitaria ovvero l’esodo dei pazienti verso le strutture sanitarie fuori regione, soprattutto verso il Lazio, regione limitrofa, la Lombardia e l’Emilia Romagna, aventi un’offerta sanitaria percepita come più attraente. La mobilità passiva ha un costo talmente elevato che la Regione Campania con il Decreto n. 156 del 31.12.2012 ha provato a frenare, prevedendo un’autorizzazione preventiva dell’Asl competente al cittadino che intende curarsi fuori regione e limitando le richieste solo ad alcune tipologie d’interventi. L’attuazione di tale provvedimento ha generato un contenzioso giurisdizionale concluso con la sentenza del 22 gennaio 2014, n. 296, Consiglio di Stato, Sezione Terza, che ha affermato che “è legittimo, e non contrasta con il diritto di libera scelta del cittadino, il provvedimento con cui, in ragione del contenimento della spesa sanitaria e della razionalizzazione delle risorse disponibili, la mobilità sanitaria passiva (verso l’esterno) al fine di fruire di prestazioni che la stessa Regione Campania è in grado di erogare, viene limitata e subordinata a un procedimento autorizzativo”. La concorrenza tra le regioni per accaparrarsi gli utenti/pazienti diverrà più dura quando si realizzerà la libera circolazione dei servizi assistenziali previsti dalla Direttiva 2011/24/UE. Tale norma ridefinisce i diritti della salute dei cittadini comunitari sancendo la facoltà del paziente ad accedere all'assistenza sanitaria transfrontaliera e a ottenere una prestazione sanitaria di qualità e sicura da un altro Stato dell'UE. La Direttiva prevede, inoltre, la possibilità che lo Stato membro di affiliazione possa rimborsare anche i costi riguardanti le spese di alloggio o di viaggio. Sono esclusi dall'ambito del provvedimento legislativo i trapianti d'organo, i programmi pubblici di vaccinazione e i servizi d’assistenza di lunga durata. La Direttiva 2011/24/UE consente che lo Stato di affiliazione possa istituire un sistema di autorizzazione preventiva per evitare il rischio di destabilizzare il finanziamento del suo sistema sanitario. Il nuovo quadro normativo fara sì che l’emigrazione sanitaria dei pazienti della regione campania divenga domani non solo un fenomeno interregionale ma anche di portata comunitaria. Non si può pertanto più pensare solo a ripianare i conti, ma bisogna organizzare un sistema salute della Campania competitivo e attrattivo, altrimenti il risparmio di oggi sarà un beneficio di breve periodo e un costo di lungo periodo. La politiche gestionali della regione Campania devono tutelare le eccellenze degli enti sanitari nostrani e puntare all’innovazione altrimenti i bilanci futuri conosceranno solo una mobilità passiva e non sfrutteranno mai le opportunità di guadagno offerte dal mercato unico della salute che si svilupperà nella Comunità europea. Stavolta è meglio la gallina domani che l’uovo oggi.

di Alessandro Coccia

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