martedì 5 agosto 2014

Un paese a 2 velocità, ma il Governo ha già una strategia

Delrio: “disponibili 15 miliardi per il Sud da spendere entro il 2015”

Disponibili 15 miliardi di euro per il Sud da spendere entro il 2015
Il Sud è oggi “una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi”. E ancora, “si registra un’Italia spaccata, divisa e diseguale dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento”. Questo, in sintesi, è quanto emerge dall’ultimo Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno. Dati a dir poco agghiaccianti che ben fotografano la dura realtà nella quale siamo ripiombati. Si ripiombati. Perché se è pur vero che il meridione non ha mai fatto brillare di soddisfazione gli occhi di economisti e imprenditori, la situazione che progressivamente si è venuta a creare negli ultimi anni ha riportato il nostro amato territorio a “scenari post bellici”. Emigrazione, deindustrializzazione, disoccupazione, minimo storico di nascite, crollo del Pil, povertà diffusa, disagio sociale. In una parola crisi, o meglio Sud. E sembra quasi che senza un nuovo boom economico, che potrebbe iniziare a concretizzarsi semplicemente a partire da un corretto utilizzo dei fondi europei, sembra davvero difficile la ripresa. Almeno nel breve periodo. L’Italia, dunque, secondo l’associazione guidata da Adriano Giannola “continua a essere spaccata in due”. Una notizia che non sembra quasi più essere tale dal momento che, ormai, sembriamo quasi verghianamente rassegnati al nostro triste destino.

Probabilmente uno dei dati più allarmanti riguarda proprio uno di motori trainanti della nostra economia: il settore manifatturiero. Al Sud infatti, il settore ha perso il 27% del proprio prodotto e ha più che dimezzato gli investimenti, si parla del 53% in meno, con ovvie ripercussioni sui livelli occupazionali, mentre la crisi non è altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione di prodotto, occupazione e investimenti è stata nettamente inferiore. Quali sono le cause? Diverse e numerose, forse fin troppe. Resistenza al cambiamento, cattivo utilizzo dei fondi europei per la crescita e lo sviluppo, una classe dirigente poco adeguata, mancati investimenti privati, fuga dei cervelli, eccessiva burocratizzazione dei processi. La lista sarebbe lunga e, sicuramente, la politica economica degli ultimi anni è stata determinante. L’incapacità amministrativa nell’ utilizzo dei fondi europei poi, con la Campania in prima linea, ha sicuramente contribuito a non creare i presupposti per un chiaro rilancio del Sud e del Mezzogiorno. E poi ci sono le promesse non mantenute, quelle squisitamente politiche che da destra e da sinistra a loro volta hanno contribuito ad alimentare ipocrite speranze di riscatto.

Forse uno dei passaggi del Rapporto che lascia davvero impietriti è: “l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’Italia meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Sottosviluppo permanente? Altro che speranza di un futuro migliore.

Ma tutto ciò non deve indurre alla rassegnazione e alla rinuncia di una prospettiva di profondo cambiamento. Piuttosto dovrebbe far riflettere sulla necessità, sempre più incombente, di una nuova politica industriale ed economica capace di cambiare il senso di marcia. Capace di invertire quella “direzione ostinata e contraria” nella quale sembra essere proiettato il nostro Sud. Solo così, unitamente ad una forte dose di coraggio e, soprattutto, portando avanti seri interventi strutturali e di ampio respiro, si può pensare di creare almeno una seria prospettiva di crescita economica e misure di sostegno all’occupazione e alla ripresa produttiva, con una visione di sviluppo che coniughi la difesa dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini. Quasi una scommessa, che solo con tenacia e forza di volontà può essere vinta. D’altra parte lo stesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, intervenendo alla presentazione del rapporto Svimez, ha ribadito che nel Mezzogiorno “non esiste un problema di disponibilità” ma di “capacità di utilizzo delle risorse” ricordando che, entro il 2015, ci sono da spendere ben “21 miliardi, di cui 15 per il Sud”. In merito a questo, ha aggiunto poi Delrio, il Governo ha già una strategia precisa: “si deve investire nella classe dirigente e nell’efficienza della Pubblica Amministrazione” anche attraverso il rafforzamento del ruolo dell’Agenzia per la Coesione che “deve diventare uno strumento operativo e concreto”. Forse la spinta e la determinazione del Governo Renzi era proprio quello che mancava per assemblare le energie migliori, necessarie al cambiamento e capaci di oltrepassare la sottile “linea d’ombra”. Campania Domani, di certo, non si tirerà indietro ed è pronta a fare la sua parte per contribuire al rilancio di un Sud capace di vincere la sfida più difficile: riconquistare quella dignità e quel protagonismo di cui anche l’Italia ha bisogno e dimostrare finalmente di poter tornare ad essere un traino per l’intera economia nazionale.

di David Lebro

Nessun commento:

Posta un commento