mercoledì 17 settembre 2014

Malpractice medica: quasi 90 denunce al giorno

Cosa spinge i medici a moltiplicare accertamenti, esami e trattamenti terapeutici?

Sempre più denunce legate alla malasanità
Quasi 90 denunce per presunti errori medici ogni giorno. E' la cifra impressionante che fotografa uno dei temi caldissimi della sanità in Italia.

Il fenomeno delle denunce e della cause di risarcimento in sede civile rappresenta un costo molto alto per il Sistema sanitario nazionale, soprattutto per la diffusione della medicina difensiva che spinge i medici a moltiplicare accertamenti, esami diagnostici e trattamenti terapeutici, non tanto per la salute del paziente, ma per cautelarsi contro eventuali azioni legali.

Il fenomeno dell'aumento del numero delle denunce per malpractice medica ha riguardato molti Paesi sviluppati negli ultimi decenni. Non è solo un caso circoscritto al nostro Paese. Le principali cause sono una maggiore consapevolezza dei pazienti alle cure ricevute, un aumento degli importi dei risarcimenti, l'ampliamento dei casi da risarcire da parte della giurisprudenza.

Malati che contestano le diagnosi, pazienti insoddisfatti dopo un intervento chirurgico, familiari arrabbiati per le cure rivelatesi inutili sui propri cari. Le Procure che indagano. La denuncia del medico è diventata un atto di routine, lo scontro giudiziario con i camici bianchi è all’ordine del giorno.

Solo una richiesta di danni su tre va a buon fine. I cittadini si rivolgono alla Procura perché vogliono la punizione penale del medico. Spesso la querela viene utilizzata come uno strumento di pressione, al limite dell’estorsione, per ottenere più velocemente un risarcimento.

La disciplina della responsabilità civile e penale degli operatori sanitari è stata recentemente oggetto di un intervento normativo che, per la prima volta nella storia della nostra legislazione, mira a regolare questo delicatissimo settore attraverso previsioni di carattere generale tendenzialmente applicabili a soggetti che, a vario titolo, possono essere coinvolti nell’esercizio dell’attività medica. Si tratta di previsioni che, per la precisione, sono contenute nell’art. 3 della “Legge Balduzzi”.

La principale disposizione normativa che il nostro legislatore ha introdotto allo scopo di contrastare il fenomeno della medicina difensiva è, senza dubbio, quella contenuta nel comma 1 dell’art. 3 della “Legge Balduzzi”, il quale vorrebbe attenuare i profili di responsabilità, sia penale che civile, in cui possono incorrere gli operatori sanitari, disponendo che “l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 del Codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo.

Con la trasformazione del mondo moderno si è assistito anche ad una trasformazione profonda e radicale del rapporto tra il paziente ed il medico, figura quest’ultima che ha perso l’aura di sacralità ed intoccabilità del passato, non sempre giustificata.

Questa situazione fa si che oggi un medico inizia la propria attività professionale avendo quasi la sicurezza di dover affrontare, nell’arco della propria carriera, un contenzioso giudiziario, evento questo particolarmente frustrante, specie quando il medico ha la certezza di un comportamento deontologicamente e professionalmente corretto. E poco importa se nella maggior parte dei casi, al termine delle indagini, sia accertata l’assenza di colpa medica.

di Gennaro Davide D'Errico 

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