lunedì 24 novembre 2014

Il mezzogiorno nella crisi globale

Prospettiva euro-mediterranea per rilanciare lo sviluppo del Sud

di Michele Capasso

Nel corso dell’ultimo decennio il giudizio sulle politiche per il Mezzogiorno si è fatto sempre più severo. Gli scarsi risultati raggiunti hanno così favorito una riconsiderazione delle politiche di intervento straordinario e, più in generale, hanno avuto l’effetto di riaprire un dibattito pubblico, politico e culturale sulla questione meridionale e sugli squilibri Nord-Sud.
Il grave processo di deterioramento del capitale fisso, sociale e produttivo in atto nel Mezzogiorno ha avuto pesanti effetti sul mercato del lavoro ed ha inciso in modo determinante sulla ripresa di una rilevante ondata migratoria. E’ ancora molto forte e diffusa, infatti, in gran parte del Paese, la convinzione che i problemi dell’Italia coincidano in realtà con quelli delle zone forti e che basti rimettere in moto la locomotiva del Nord per fare ripartire l’Italia. In tal modo il pericolo è che si perda di vista, ancora una volta, la dimensione nazionale del problema meridionale e, per questa via, che si indebolisca il convincimento che sia necessario assicurare, al perseguimento dell’obiettivo dello sviluppo del Sud e della coesione del Paese, un impegno macroeconomico certo e duraturo nel tempo. E’ ancora insufficiente, d’altra parte, l’attenzione delle classi dirigenti meridionali alla dimensione strutturale e macro regionale dei fattori che sono alla base del gap di crescita registrato nell’ultimo decennio, rispetto al resto del Paese e alle altre regioni deboli della U.E.
Il rischio è che permanga la tendenza a privilegiare interventi diffusi sul territorio, in grado di accontentare le esigenze locali e/o congiunturali, rispetto ad interventi di più ampio respiro sulle condizioni del contesto economico e produttivo. Di contro, è auspicabile che i responsabili delle istituzioni e degli enti locali e territoriali adottino comportamenti che radicalmente si distacchino dalle insoddisfacenti esperienze del passato, che hanno largamente concorso a screditare le politiche meridionalistiche, a causa degli sprechi nella gestione delle cospicue risorse loro assegnate e dell’intrinseca debolezza delle scelte adottate nel merito degli interventi. 
Il Mar Mediterraneo visto dallo spazio
Le considerazioni sopra riportate acquistano una valenza particolare se vengono riferite alla situazione attuale del Mezzogiorno all’interno di un contesto territoriale più ampio qual è l’area del Mediterraneo. Il fatto che il Mezzogiorno italiano si trovi al centro di tale area geo-politica, che sta subendo profonde e tendenzialmente positive trasformazioni ed innovazioni, non deve costituire fattore di facile ottimismo, ma deve spingere verso scelte strategiche che sappiano utilizzare quanto di meglio è possibile per assolvere ruoli logistici incisivi, cioè ruoli reali e non solo declamati o sbandierati. Le regioni meridionali, in definitiva, devono porsi alla testa di un disegno progettuale nazionale, e fare delle scelte politiche, tecniche, infrastrutturali, logistiche, che tengano conto dei cambiamenti che si potranno verificare nel corso dei prossimi decenni nel Mediterraneo, nei Paesi europei e nei Paesi Nord-Africani e Medio-Orientali che lo circondano. 
La politica deve dimostrarsi capace di contrastare ogni possibile spreco nella progettazione e valutazione preventiva dei tempi e dei costi delle opere da realizzare, perché ogni spreco è da considerare nemico del bene comune. E questo soprattutto nelle realtà meno avanzate, e quindi oggi più deboli, verso le quali occorrono concreti interventi che siano nazionali e strategici, pensati sempre nell’ottica del futuro.
Nell’ attuale situazione storica, dunque, per una macro regione grande quanto l’insieme del Mezzogiorno, ciò si può garantire solo in una prospettiva economica e geo-politica che sappia guardare insieme all’Europa e al Mediterraneo.

Nessun commento:

Posta un commento