lunedì 24 novembre 2014

La comunità ebraica di Napoli festeggia i suoi 150 anni

Un passo indietro per ricordarne la storia e le tradizioni

 di Francesco Spisso

Il 2014 è l'anno in cui ricorre il centocinquantesimo anniversario della Comunità Ebraica di Napoli.
La Sinagoga risale al 1864 ed ha sede nel palazzo Sessa, nel quartiere Chiaia, in via Cappella Vecchia 31. La presenza ebraica in questa città è però molto più antica (I sec. d.C.), ma l'alternarsi dei poteri determinò per gli ebrei il susseguirsi di periodi molto negativi, come in epoca angioina, ed altri maggiormente fortunati, come durante il Regno Aragonese.
Nel 1541, durante la dominazione spagnola, tutti gli Ebrei furono espulsi dal Regno di Napoli. Questo esodo fu enormemente significativo perchè gli Ebrei rappresentavano la parte più cosmopolita del Mezzogiorno d’Italia, avendo contatti economici e culturali al di là del Regno. Ciò portò serie conseguenze giacchè l'Italia meridionale fu ancor di più condannata ad un provincialismo che ancor oggi è purtroppo non ancora completamente superato. I Borbone fecero ritornare gli Ebrei a Napoli per un breve periodo (dal 1740 al 1747), e definitivamente dal 1831.
La Sinagoga di Napoli

La rinascita della Comunità ebraica di Napoli fu favorita dai banchieri tedeschi Rothschild, che concessero un grande prestito ai Borbone, che volevano che Ferdinando tornasse sul trono di Napoli. Nel 1821 fu aperta la prima filiale della banca Rothschild in Italia, la dimora di Kalmann Mayer Rothschild era l’attuale Villa Pignatelli e per molto tempo proprio qui fu ospitato un oratorio dove gli ebrei potevano svolgere funzioni religiose.
Dopo l’Unità d’Italia, essendosi molte famiglie ebree trasferite a Napoli, venne fondata la Comunità israelitica e furono presi in affitto i locali di Via Cappella Vecchia per le funzioni religiose. La Famiglia Rothschild ha generosamente partecipato alla vita della Comunità fino al 1900, anno della morte di Adolf Carl. Nel 1910 Dario Ascarelli, allora presidente, lasciò un'ingente somma di denaro, che sommata ai lasciti di altri iscritti, furono utilizzate per acquistare i locali attuali nel 1927.
A quei tempi gli Ebrei a Napoli erano circa mille, iniziando poi a diminuire lentamente nel tempo. Dopo la seconda Guerra mondiale a Napoli rimanevano circa 500 Ebrei, mentre oggi sono addirittura molto meno (circa 160), anche se dal 2006 bisogna aggiungere i nuovi iscritti della sezione di Trani.
Per celebrare l'anniversario della Comunità ebraica partenopea è stata organizzata una mostra presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (12 novembre-12 dicembre 2014) e presso l'Archivio di Stato di Napoli (14 gennaio-28 febbraio 2015). Arredi liturgici, testi e documenti testimoniano la storia degli Ebrei a Napoli: è interessantissimo poter ammirare un raro incunabolo ebraico edito a Napoli nel 1492 e una grammatica ebraico-latina, pubblicata a Venezia nel 1522, ma scritta dall'esule del Viceregno Abramo de Balmes, che offrono testimonianze relative all'espulsione avvenuta intorno al 1510. Non mancano documenti relativi alla loro attività commerciale, come il primo negozio di battitura a macchina The Empire, la prima sala cinematografica di Mario Recanati, la fabbrica di biancheria Salvadore Campagnano, il setificio Senigallia, ecc. Sono presenti ovviamente documenti e fotografie riguardanti le leggi razziali e lo Shoah ed infine il periodo dal dopoguerra ad oggi, mettendo in risalto alcuni avvenimenti di grande importanza storica, come la prima visita di un uomo di Chiesa ad un luogo di culto ebraico, cioè quella del Cardinale Ursi alla Sinagoga di Napoli nel 1966.

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