venerdì 19 dicembre 2014

La sentenza n. 1/2014 sulla legge elettorale

Una bussola per il Legislatore

di Michele Capasso

Molti, e di indubbio rilievo, sono i temi meritevoli di approfondimento che emergono dalla pronuncia costituzionale n. 1/2014, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità delle disposizioni legislative sull’elezione della Camera e del Senato riguardanti l’attribuzione del premio di maggioranza su scala nazionale alla Camera e su scala regionale al Senato e le cc.dd. “liste bloccate”.
In particolare, le disposizioni prevedono un cospicuo premio di maggioranza, senza la fissazione di una soglia minima per la sua applicazione, pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, comma 2, 3, 48, comma 2, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto al voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente.
Quanto alle liste cc.dd. “bloccate”, esse contengono spesso lunghi elenchi di candidati difficilmente conoscibili dai cittadini elettori, cosicché manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione.
Quanto ai vincoli costituzionali posti al Legislatore dalla sentenza n. 1/2014 è la stessa Corte a ribadire con nettezza che la determinazione delle formule e dei sistemi elettorali costituisce un ambito nel quale si esprime con un massimo di evidenza la politicità della scelta legislativa. Ciò detto, alcune utili linee guida per il futuro Legislatore possono senz’altro trarsi.
Ogni sistema elettorale va considerato nel suo complesso, e con frazionato nelle sue diverse componenti (soglie di accesso, premi di maggioranza, modalità di espressione del voto, di presentazione delle candidature, etc.). Il giudizio di proporzionalità tra l’obiettivo, costituzionalmente apprezzabile, di garantire la stabilità governativa e il principio di rappresentatività dell’assemblea parlamentare deve, dunque, fondarsi sulla considerazione del sistema elettorale nella sua globalità, valutando l’azione congiunta di tutti i suoi elementi, idonea a moltiplicare eventuali effetti discorsivi della rappresentanza politica.
Quanto all’incostituzionalità delle liste bloccate, la Corte sottolinea che la disciplina della legge n. 270 del 2005 non è compatibile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzanti da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero di deputati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà di voto.
La sentenza n. 1/2014, infine, contiene un’ulteriore accezione di ragionevolezza. La scelta tra sistemi elettorali proporzionali e maggioritari, nei limiti dell’equilibrio tra principio di rappresentatività e obiettivo della stabilità governativa, spetta certamente al legislatore ordinario. Tuttavia, optando per un sistema anche solo parzialmente proporzionale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto, e cioè una diseguale valutazione del “peso” del voto “in uscita”, ai fini dell’attribuzione dei seggi, che non sia necessaria ad evitare un pregiudizio per la funzionalità dell’organo parlamentare.
Squilibrio che, invece, deriva delle disposizioni della legge n. 270 sul premio di maggioranza, perché rovesciano la ratio della formula elettorale prescelta dallo stesso legislatore del 2005, che è quella di assicurare la rappresentatività dell’assemblea parlamentare. Non si afferma così un generico principio di eguaglianza del voto “in uscita”, finora negato da una giurisprudenza costituzionale consolidata. Semmai si pretende dal Legislatore coerenza tra premesse assunte e conseguenze normative tratte, soprattutto per assicurare all’elettore una scelta consapevole.
Nessun manuale d’istruzioni per la nuova legge elettorale, dunque. Solo una bussola per le scelte future non manifestamente irragionevoli.

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