venerdì 19 dicembre 2014

Le opere di Obey arrivano nel capoluogo campano

La mostra del famoso street-artist americano al PAN fino al 28 febbraio

di Ginevra Giannattasio

Napoli ancora una volta città d'arte: arriva al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, dal 6 dicembre 2014 al 28 febbraio 2015, la mostra del designer Obey, curata dal critico Massimo Sgroi, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo e Luca Giglio, Presidente dell'associazione Password. Sul sito www.obeynapoli.com è possibile trovare tutte le info per l’acquisto dei biglietti.
La première, avvenuta lo scorso 5 dicembre, ha visto protagonisti il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il Console Generale degli Stati Uniti D'America Colomba Barrosse e l'Assessora alle Politiche Giovanili Alessandra Clemente.
La mostra si sviluppa ai primi due piani del museo: nelle sale sono disposte le opere, alternate alle frasi più celebri che hanno caratterizzato la vita del designer. Piccola pecca dell'organizzazione é stata quella di regalare ampio spazio alla critica di Sgroi, un scelta che corre il rischio di distogliere troppo il pubblico dal vero protagonista della mostra.
Shepard Fairey, in arte Obey, è sicuramente lo street-artist americano più famoso dei tempi moderni perché durante la campagna elettorale del 2008 decise di sponsorizzare liberamente Barack Obama attraverso l'immagine stilizzata che propagandò, insieme alle due parole "Change" e "Vote", l'opera diventata poi icona del suo successo. Il ringraziamento di Obama, riportato sulla parete del PAN, rimbomba:"Ho il privilegio di essere parte della tua opera d'arte, sono orgoglioso di avere il tuo sostegno". Fairey non ha mai collaborato ufficialmente con Obama: basti pensare che i manifesti venivano affissi illegalmente.
É affascinante osservare come l'artista di strada sia riuscito a fondere la dicotomia tra arte e politica in unico processo osmotico, finalizzato al sostegno della campagna elettorale. L'opera che ritrae Obama, esposta al secondo piano, domina tutta la sala, per le grandi dimensioni del manifesto e i colori vivaci dell'azzurro. A monopolizzare l'attenzione dello spettatore, il sorriso rassicurante del candidato, futuro presidente. Quale mezzo più idoneo, dunque, per portare l'immagine di uno sconosciuto nelle case di milioni di persone se non quello di presentarlo come un amico affidabile?
Al primo piano poi colpisce molto un’opera di denuncia alla guerra dai colori eclettici di stampo pacifista, che ritrae una donna afro-americana mentre urla e una donna asiatica con in mano fucile che spara una rosa rossa. Obey raffigura due angoli di mondo cosí lontani e diversi, come se il suo messaggio fosse quello di racchiudere il mondo in unico atto, abbattendo i conflitti e le differenze culturali.
Shepard Fairey ha il dono di essere un abile comunicatore, nelle sue opere riporta la realtà di ciò che accade nella società. L'obiettivo è far recepire l'incipit e risvegliare la coscienza su tematiche sociali. Il messaggio punta dritto al pubblico, il suo modo di interloquire è chiaro ed efficace. Obey conosce il linguaggio semplice della strada. La sua è un'arte di denuncia e grida contro la guerra con colori forti, cromature rosse e nere, volti espressivi, ognuno parte di una storia, ricca di simboli, come i fucili con fiori al posto di proiettili. Non mancano uomini di tutte le razze, ribelli, musicisti, Bob Marley, vecchi presidenti come Nixon e l'attore Marlon Brando nei panni del mafioso Don Vito Corleone. Cattura con occhio vigile fotografando la realtà contemporanea; usa la sua arte per dare forma al suo pensiero, creando un rapporto catartico con lo spettatore.

Nessun commento:

Posta un commento