domenica 18 gennaio 2015

Il ricordo di un napoletano illustre: Francesco Rosi, colui che inventò i film-inchiesta

di Alessia Nardone

Anche dopo la sua morte, avvenuta il 10 gennaio scorso, Francesco Rosi non smette di stupirci con la sua immensa e profonda umanità. Nel necrologio infatti, la figlia Carolina scrive in questi termini le ultime volontà del regista "Non fiori ma solidarietà per gli immigrati"

Francesco Rosi
Una grave perdita per Napoli, uno dei più grandi registi italiani, geniale e coraggioso, con lui la città da cartolina divenne un laboratorio di indagine civile. Nato nel novembre del 1922 studia alla facoltà di Giurisprudenza e comincia la sua carriera come illustratore di libri per l’infanzia e contemporaneamente collabora con Radio Napoli. Proprio questa collaborazione gli permetterà di conoscere Giuseppe Patroni Griffi, Raffaele La Capria ed Aldo Giuffrè con i quali strinse un bellissimo rapporto lavorativo e di amicizia.

La sua gavetta comincia dal teatro nel 1946 quando Ettore Giannini lo sceglie come assistente per la messa in scena de “ ’O voto” di Salvatore di Giacomo. Le sue doti non tardano a manifestarsi così nel 1948 Luchino Visconti lo vuole come aiuto regista per “La terra trema” e, dopo varie sceneggiature, nel 1952 Goffredo Alessandrini gli offre la possibilità di dirigere alcune sequenze di “Camicie Rosse”. Nel 1956 co-diresse con Vittorio Gassman il film “Kean - Genio e sregolatezza” e finalmente nel 1958 diresse il suo primo lungometraggio, “La Sfida” che ottenne un grandissimo successo di pubblico e critica.

I temi sociali, già affrontati nel film d’esordio, continuano con “I Magliari” del 1959 nel quale Alberto Sordi è un immigrato della Germania dell’Ovest che si scontra con un boss napoletano per il controllo del mercato delle stoffe.

Nel 1961, con “Salvatore Giuliano”, inaugura il florido filone dei film-inchiesta ripercorrendo, attraverso una serie di lunghi flashback, la vita di un malavitoso siciliano. Questo nuovo filone sarà molto ben accolto dal pubblico nonostante la durezza delle vicende raccontate così l’anno successivo si ripropone con “Le mani sulla città” nel quale denunciava con coraggio le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli. La pellicola fu premiata con il Leone d'Oro al Festival di Venezia.

Dopo Il momento della verità (1965), Rosi si concesse una migrazione in un film favolistico C'era una volta... (1967), con Sophia Loren e Omar Sharif. Negli anni settanta tornò ai temi di sempre con “Uomini contro” (1970), “Il caso Mattei” (1972) e “Lucky Luciano” (1973). Da ricordare ancora c’è sicuramente la rappresentazione de “La tregua” di Primo Levi, fortemente voluto da Rosi e rimandato fino al 1997 a causa del suicidio dello scrittore.

Nel 2003 è ancora la volta di Francesco Rosi regista teatrale con “Napoli milionaria” cui segue, nel 2007, ad 85 anni, l’annuncio dell’addio al cinema e la sua completa dedizione alla regia teatrale. 
Inutile sarebbe ricordare tutti i premi e le onorificenze che gli sono state attribuite, perché speriamo che l’Italia non smetta mai di applaudire alla sua eccezionale bravura.

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