giovedì 19 febbraio 2015

Disegno di Legge Costituzionale sull’accorpamento delle Regioni

Le Regioni da 20 potrebbero diventare 12

di Michele Capasso



Tra circa un mese entrerà nel vivo una delle riforme più importanti e complesse: quella delle Regioni. Infatti, a breve, il Governo riceverà la relazione della Commissione tecnica recentemente costituita per definire il perimetro della riforma. Nel mirino ci sono regioni del Nord e regioni del Sud. Se l'idea così com'è stata concepita dal deputato Roberto Morassut e dal senatore Raffaele Ranucci andasse in porto, dovremmo prepararci a dire addio alla cartina dell'Italia così come la conosciamo oggi.

"Dopo 45 anni dalla nascita delle Regioni – spiegano in una nota congiunta Morassut e Ranucci - pensiamo che in Italia sia arrivato il momento di discutere concretamente di una riforma del regionalismo. Oggi ci troviamo in una fase in cui stiamo riorganizzando lo Stato, le massime istituzioni e le basi fondamentali della nostra Costituzione; parliamo poi di riforma della legge elettorale e discutiamo di spending review, cioè di riduzione delle spese. Allora, in questo quadro, il tema delle Regioni diventa fondamentale. Le Regioni - concludono - sono nate negli anni '70 per cercare di dare rappresentanza alle diverse identità italiane. Ma se in una prima fase hanno fatto bene e hanno aiutato la crescita del Paese, in un secondo momento sono diventate protagoniste di fenomeni non positivi della vita pubblica. Ben 15 sono finite sotto inchiesta, 494 sono stati i consiglieri coinvolti, quasi 60 milioni di euro - tutti soldi pubblici - la cifra sulla quale i magistrati stanno ancora indagando. È per questo che ora bisogna cambiare".
L'obiettivo è ormai chiaro: la riforma della Costituzione, che per diventare legge ha bisogno di quattro passaggi parlamentari, entrerà a breve nel vivo della discussione nell'aula della Camera e ora si tratta per trovare un accordo fra i partiti e i Presidenti delle Regioni per inserire nel testo alcune modifiche agli articoli 131 e 132 che stabiliscono il numero delle Regioni e le loro missioni principali.

Si tratta di un maxi-accorpamento che cambierebbe il volto dell’Italia senza tener conto, in alcuni casi, delle tradizioni e della storia delle città che confluirebbero in un’altra Regione. Ma siccome per i soli consigli regionali si spendono circa 1160 milioni di euro, dall’aggregazione potrebbero arrivare soltanto da questo capitolo risparmi per almeno 400 milioni di euro.
Nella muova mappa d'Italia ridisegnata dai due esponenti del Partito Democratico, la sola amministrazione del Nord Italia a non essere toccata sarebbe la Lombardia. Oltre alla Regione Alpina, che unirebbe Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, nascerebbe infatti il Triveneto dall'unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Nel centro Italia, invece l'Emilia Romagna ingloberebbe dalle Marche la provincia di Pesaro mentre Toscana, Umbria e provincia di Viterbo si unirebbero per formare la Regione Appenninica. Marche, Abruzzo e Molise darebbero vita alla Regione Adriatica. Il Lazio poi scomparirebbe diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale e lasciando le province meridionali alla Regione Tirrenica che includerebbe anche la Campania. Nel Sud Italia, poi, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata trasformandosi così nella Regione Levante. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.

Tra l'altro è l'Europa a dare una mano a chi vuole semplificare il sistema italiano di governo del territorio. In Francia il presidente socialista Francois Hollande il mese scorso ha deciso di ridurre le Regions da 22 a 14 e ha semplificato le funzioni dei 96 Dipartimenti, così oltralpe chiamano le Province. Anche nella Germania Federale, che ha 16 potentissimi Lander, sta accadendo l'impensabile: i Lander più piccoli stanno chiedendo di unificarsi ad altri perché non ce la fanno più a ripagare i debiti.

Nessun commento:

Posta un commento