venerdì 20 marzo 2015

Open Data: verso la semplificazione amministrativa

Superare le barriere tecnologiche per lo sviluppo del territorio

di Maria Serena Scafuri

Sono 14.012 gli open data (dati aperti) pubblicati online sui siti istituzionali degli enti pubblici nazionali e locali italiani. E' quanto emerge dall'ultimo report di dati.gov.it, portale passato da poco sotto la diretta gestione dell'AgID, Agenzia per l’Italia Digitale. Secondo l'ultimo monitoraggio sono 54mila i dataset gestiti da 9.400 Pubbliche Amministrazioni. Circa 33.200 provenienti dagli enti locali, compresi consorzi e associazioni; 15.500 quelli curati dalle scuole di ogni ordine e grado.

Da una rapida analisi risulta evidente che, su una mole cosi ampia di dati, solo una minima parte è stata resa aperta e fruibile. Su un totale di 14.012 open data pubblicati su internet, 6.665 vengono da Comuni e Province, 4.804 da Regioni e Province autonome, 2.100 da enti nazionali come Istat e Inps, 114 da università e i restanti da altri soggetti pubblici. Stiamo parlando di anagrafi, inventari, informazioni su personale e stipendi, conti economici, statistiche interne ed elenchi di ogni genere.
Dal 2012 ad oggi risultano molti i dataset liberati dalle Pubbliche Amministrazioni. Ma sono 270 i differenti applicativi informatici e schemi di salvataggio implementati che vanno, dal modello relazionale Sql ai software come Access e Oracle, dai primitivi elenchi in .pdf e .txt, fino ai supporti cartacei. Non tutti i dati hanno poi lo stesso indice di riusabilità, concetto con cui si intende il livello di utilizzabilità da parte dell’utente in base alla scala di Tim Berners-Lee, costruita per tipologia di file rilasciato.

Tra gli obiettivi di governo è prevista la realizzazione di un'anagrafe unica, così come dimostrato dall'ampio capitolo destinato agli open data nel Piano per la crescita digitale. Principale scopo risulta essere quello di far dialogare le diverse amministrazioni attraverso piattaforme uniche per condividere le informazioni e ridurre gli sprechi e i malfunzionamenti. Gli open data rappresentano infatti una grande opportunità per informare i cittadini e tutelare la trasparenza amministrativa, nonché promuovere la nuova imprenditoria con lo sviluppo di app e servizi digitali. Ma il caos regna sovrano e l'Italia è ancora lontana dalla semplificazione amministrativa.

Lo scenario italiano relativo a questo tema procede con infinita lentezza e anzi mostra una grave battuta di arresto. E' quanto emerge dall'ultima classifica mondiale Global Open Data Index 2014, pubblicata dalla Open Knowledge Foundation, secondo la quale il nostro paese si ritrova in venticinquesima posizione, perdendo ben cinque posizioni rispetto all'anno precedente.

Inoltre, anche nell'Open Data Barometer, importante ricerca che valuta lo stato dell'arte degli open data nel mondo, l'Italia si posiziona tra le nazioni emergenti, e cioè in via di sviluppo. Una grande perdita considerando che, secondo le stime dell'Unione Europea, il potenziale del nostro patrimonio pubblico si attesta intorno a circa 5 miliardi di euro con una ricaduta sui territori per oltre 60 miliardi.
Si delinea quindi la necessità di invertire al più presto questa tendenza. Solo cambiando totalmente l'approccio agli open data, applicando cioè modelli basati sull'engagement dell'utenza, sarà possibile sfruttarne le potenzialità. L'autoreferenzialità dei progetti italiani, seppur molto interessanti e innovativi, ha rallentato l'impatto sui territori non garantendo sviluppo. Tali progetti, nella maggior parte dei casi, non sono stati strutturati su gli effettivi bisogni dell'utenza esterna, ma semplicemente per portare a termine adempimenti ed esigenze interne alle amministrazioni. Quindi risulta chiaro che la gestione degli open data, per poter funzionare, deve corrispondere ad una riorganizzazione basata su un cambiamento culturale concreto, al fine anche di arginare iniziative che possono rivelarsi utili per gli addetti ai lavori, ma che escludono gli utenti finali, e cioè i cittadini.

Il segreto sta proprio nel mettere al centro il cittadino. Ideare strategie e implementare progetti che rispecchino le reali esigenze del target di riferimento. Metodi che rispondano concretamente ai problemi e i bisogni delle comunità, non più un accessorio aggiuntivo rispetto alle scelte tecnologiche, ma il punto di partenza di ogni direzione e scelta, anche tecnologica. Una tecnologia amica che, semplificando la lettura, l'interpretazione e la circolazione dei dati, produca confronti sempre più orizzontali e identifichi l'ascolto e la partecipazione civica come elementi essenziali per la creazione di valore aggiunto, e quindi, di sviluppo.

Intervista al dott. Osvaldo De Mase

Il medico argentino ex allievo di Papa Francesco

di Alessia Nardone

Quest'anno l'inizio della primavera sarà ricordata come un evento memorabile in città. Sabato prossimo, 21 marzo, il santo padre farà visita a Napoli e i preparativi vedono impegnati non solo le istituzioni, ma anche tanti cittadini. Tra di essi, in particolare, c'è un uomo che aspetta il pontefice con particolare gioia. Si tratta del dottor Osvaldo De Mase, argentino di origine e trapiantato a Napoli da decenni. Negli anni ‘70 quando era studente di medicina all'Universidad del Salvador a Buenos Aires, ha avuto l’opportunità di conoscere i Padri Gesuiti e, in particolare, proprio Padre Jorge Mario Bergoglio che ricorda con particolare nostalgia.
  • Ci parli del suo rapporto col Papa
  • Il Papa è stato il mio professore al tempo dell'Università. Allora ero ancora un ragazzo che studiava a Buenos Aires. È passato davvero tanto tempo, ma lo ricordo ancora passeggiare per i corridoi con la sua borsa nera ed il sorriso dolce che ha conservato ancora oggi.
  • Tra qualche giorno potrà rincontrare il suo professore a Piazza Carlo III
  • Sono felicissimo. È un'emozione assolutamente indescrivibile. Questa visita del Santo Padre rafforza in me il desiderio di aiutare il prossimo attraverso la mia professione di medico seguendo l'esempio della missione pastorale del pontefice. Sabato mattina sarò sulle scale di ingresso del Palazzo Fuga per salutare Papa Francesco insieme agli amici del Comitato Civico Piazza Carlo III e i bambini del Coro della Parrocchia di San Tarcisio.
Osvaldo De Mase

  • A proposito di Piazza Carlo III... lei ha deciso di entrare a far parte del Comitato che si batte per la piazza. Come mai?
  • Sono stato colpito dal desiderio del Comitato di affrontare con decisione e pragmatismo i problemi di quel luogo e di Palazzo Fuga che nasceva come simbolo della solidarietà. Tramite internet ho contattato il presidente Antonio Provitera ed ho scoperto una bellissima realtà che lavorava non solo sugli aspetti urbanistici, ma si impegnava anche sugli aspetti sociali. Mi riferisco, solo per fare un esempio, alle visite gratuite per la prevenzione del tumore al seno fatte da uno dei membri del comitato, la dott.ssa Ilaria Romano. Ma all'interno del Comitato ho avuto modo di conoscere anche tantissime persone che quotidianamente si impegnano per la nostra città come Aldo Cerbone.
  • Parliamo di Palazzo Fuga. Cosa immagina per la riqualificazione dell'edificio?
  • Io immagino un progetto di ampio respiro. È proprio questo il motivo per cui mi sono avvicinato al comitato. La riqualificazione di Palazzo Fuga non è una questione che riguarda solo gli abitanti di Piazza Carlo III, ma tutti i cittadini napoletani. Il ripristino del fabbricato significherebbe un rilancio dell'economia di tutta la città. Io penso che la destinazione prevalente dovrebbe essere quella museale. Si immagini che in quelle sale potrebbe trovare ospitalità il Tesoro di San Gennaro, l'immensa mole di reperti chiusi nei depositi e il museo della storia della città. Poi in un edificio di circa 115.000 mq si potrebbero ospitare scuole di artigianato come quella della ceramica di Capodimonte. Non escludo nemmeno la presenza di ambulatori per lasciare una traccia di quella antica solidarietà per cui l'edificio era nato.

La regione Campania ancora fanalino di coda nell'assistenza sanitaria

All'ultimo posto nella classifica sulla valutazione dei Lea secondo i dati dell'Agenas

di Alessandro Coccia 

L’Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari ha recentemente pubblicato le ultime stime sui livelli essenziali di assistenza (Lea) riguardanti il triennio 2011/2013. Tra i 31 parametri di riferimento troviamo: tassi di vaccinazione, servizi agli anziani, alcuni esami diagnostici come ad esempio la risonanza magnetica, i controlli sulla sicurezza del lavoro e i ricoveri ospedalieri appropriati e non.

Ad ogni Regione è stato attribuito un punteggio ponderato in rapporto all'importanza del settore per ogni singola voce. Per non essere considerato inadempiente ogni ente regionale deve ottenere una valutazione superiore a 130 punti, tra i 131 e i 160 si è soggetti ad una riserva e oltre il punteggio di 161 si è considerati adempienti. La griglia dell'Agenas mostra come le regioni con i bilanci peggiori e con una spesa maggiore per il personale siano nelle ultime posizioni della graduatoria. I dati mostrano come il miglioramento della Campania nell'erogazione dei servizi assistenziali dal 2011 (101 punti) al 2013 (127 punti) non sia stato sufficiente per abbandonare l'ultimo posto della classifica e, soprattutto, raggiungere la valutazione limite, oltre la quale non si è considerati inadempienti.

La presentazione e la descrizione di tali dati è stata oggetto di un duro confronto politico tra l'attuale maggioranza consiliare e l'opposizione. Secondo il presidente della Regione Stefano Caldoro (FI), la ragione delle difficoltà sta nel fatto che “la Campania ha meno dipendenti in Italia e questo incide sulle classifiche”. Il Deputato Raffaele Calabrò (NCD) ricorda invece che “l'obiettivo che persegue l'Agenas con il Piano Esiti non è quello di fare classifiche, ma quello di dare alle Regioni strumenti di valutazione per migliorare le proprie performance” ecco perché stigmatizza “la lettura mistificatoria dei dati del Programma nazionale di valutazione degli esiti”. A suo avviso, infatti, “non si possono aggregare indicatori diversi per discipline differenti”. Per Calabrò, dunque, “restano i limiti e i vincoli dei Piani di rientro: blocco del turn over, criteri di riparto del fondo sanitario e blocco dell'edilizia ospedaliera che hanno ripercussioni sulla salute dei cittadini campani”.
Le valutazioni dell'Agenas sui livelli essenziali di assistenza

Di altro avviso è il commento del capogruppo regionale campano Raffaele Topo (PD): "La Campania è ultima nei livelli minimi di assistenza e questo pessimo risultato è la diretta conseguenza delle scelte politiche del centrodestra in campo sanitario. Caldoro è alle battute finali". Lo stesso ed il suo vice Antonio Marciano (PD) ritengono che “il rientro dal deficit che viene tanto sbandierato è la conseguenza delle imposizioni delle addizionali, del blocco delle assunzioni e del taglio a spese e nuovi servizi. Nel frattempo non si sono svolte azioni finalizzate a riorganizzare la spesa storica e a garantire i livelli di assistenza e gli obiettivi assegnati dal patto per la salute".

Questa antinomia di commenti mostra come l'interpretazione dei grafici possa condurre a diverse conclusioni argomentative. In alcuni casi, e' come trovarsi al termine di una partita di calcio persa 3 a 1 e sostenere, di essere stati sconfitti solo nel primo tempo finito 3 a 0, ma di aver vinto nel secondo per 0 a

Oltre i grafici e le spiegazioni c'è il mondo reale delle sofferenze e delle cure. I cittadini sono stanchi di vedere i servizi di Striscia la notizia e sentirsi catartica-mente sollevati dal solo senso di denuncia. In fondo chiedono solo una assistenza qualitativamente adeguata.

VENI, VIDI… NON VICI! Può esserci democrazia senza meritocrazia?

di Germana Guidotti

E’ la storia di migliaia di ragazzi e ragazze italiani, distinti per età, provenienza culturale, geografica, curricula studiorum, ma tutti accomunati dall’avere coltivato un sogno, quello di entrare a far parte della Pubblica Amministrazione. Sogno che poi non è concretato nella realtà, rimanendo, purtroppo, tale. Si tratta di giovani volitivi, fortemente motivati, prelparati in quanto hanno esplicato e superato tutte le prove (preselettiva-scritta-orale) previste dai bandi, i quali tuttavia sono poi entrati a far parte delle graduatorie di idonei non vincitori, auspicando così lo scorrimento delle graduatorie medesime. Ma è esattamente da qui che comincia l’Odissea.

Approvata la Legge di Stabilità per il 2015, il Governo, per far fronte agli oltre 20.000 esuberi causati dalla soppressione degli enti provinciali (in applicazione della Legge Delrio), ha imposto a tutte le amministrazioni (sia centrali che periferiche), il blocco, relativo agli esercizi finanziari 2015 e 2016, delle assunzioni degli idonei dei concorsi pubblici, infrangendo di fatto il sogno di cui sopra. Infatti, mentre la L. 125/13 (Legge D’Alia) aveva dato significative speranze a questi giovani meritevoli, è successivamente intervenuta una modifica in peius dell’assetto normativo (DDL Madia di riforma della Pubblica Amministrazione) che taglia le gambe a circa 84.000 idonei in tutta Italia.

L’approvazione della L. 125/13 (Legge D’Alia) parificava, all’art. 4 comma 3, lo status dei candidati risultati vincitori delle procedure concorsuali più recenti (approvate dall’anno 2007 in poi) a quello dei candidati risultati idonei e inoltre prorogava tutte le graduatorie fino al 31/12/2016. La Legge D’Alia, dunque, viene completamente esautorata della propria efficacia, in quanto appare evidente che si arrivi alla scadenza delle graduatorie attualmente in corso di validità -fissata al 31/12/2016- senza poter dare a questo esercito di giovani ciò che chiedono: l’opportunità di subentrare “fisiologicamente” e nel corso del tempo al personale dipendente della PA, i cui contratti di lavoro sono cessati, secondo il meccanismo del “turnover”.

A questo punto, lo spettro che si paventa dinanzi agli idonei è la concreta probabilità che, in virtù della Legge “Milleproroghe”, una volta scadute le graduatorie dalle quali non si è provveduto ad attingere, a partire dal 2017 possano essere banditi nuovi concorsi per migliaia di posti, concorsi che costerebbero milioni di euro, anziché assumere fin da subito persone pronte a ricoprire i profili concorsuali previsti.

Fra le tante graduatorie di idonei vigenti, deve essere annoverata quella degli idonei al Concorso-corso VG6/N del Comune di Napoli (indetto dal Ripam-Fomez), per lo scorrimento della quale il Comitato degli idonei al Concorso al Comune di Napoli, costituitosi in rappresentanza, si è rivelato particolarmente attivo. Molto copiosa infatti è stata la partecipazione degli idonei di tale graduatoria alla manifestazione tenutasi lo scorso 11 febbraio in Piazza Montecitorio a Roma, per protestare contro la suddetta Legge “Milleproroghe”, organizzata congiuntamente con il Comitato XXVII Ottobre, il Comitato 22 Procedure del Comune di Roma Capitale ed il Comitato Ripam Abruzzo, nonché con il sindacato FLP-CSE. Particolare sensibilità a tale iniziativa, a sostegno delle rimostranze degli idonei manifestanti, è pervenuta dall’Amministrazione comunale di Napoli attraverso l’Assessore al Personale, Francesco Moxedano, dal Consigliere del Comune e della Città Metropolitana di Napoli David Lebro, dai Consiglieri del Comune di Napoli Antonio Luongo ed Antonio Borriello e dal Responsabile Confederale FLP-CSE Antonino Nasone. Tali rappresentanti delle istituzioni locali e sindacali, insieme con i rappresentanti dei comitati di Napoli, Roma, Provincia di Roma e Abruzzo, sono stati ricevuti dal Presidente del Comitato per la Legislazione, On. Aniello Formisano, che ha mostrato la propria disponibilità a verificare presso le Commissioni di merito la possibilità di prorogare l’efficacia delle graduatorie vigenti fino al 31/12/2018. Del resto, è stato inteso di formare un “tavolo di lavoro” costituito, oltre che dal Comitato per la Legislazione, dal Comune di Napoli, ANCI, Comitato XXVII Ottobre, FLP/CSE, Ministero della Pubblica Amministrazione ed esponenti politici, allo scopo di monitorare i vari provvedimenti legislativi che prossimamente verranno proposti, e valutare le modalità con le quali intervenire. 

La mobilitazione, in particolare, aveva richiesto il ripristino della L. 125/13 che non attribuisce agli idonei un’assunzione certa, ma una possibilità di assunzione in linea con una norma emanata da questo stesso Parlamento, che dopo neanche un anno ha sconfessato. Del resto, le stime degli esuberi derivanti dalla cosiddetta riforma delle province, che hanno portato di fatto il governo ad eliminare le graduatorie degli idonei, non sono corrette, per stessa ammissione del Sottosegretario alla Funzione Pubblica On.le Angelo Rughetti. Questi, infatti, ha dichiarato che rispetto alle previsioni iniziali di 20.000 dipendenti delle province, coloro i quali effettivamente risultano in esubero ammontano a sole 2.000 unità. Essendo pertanto il numero de quo estremamente poco congruo, non si ravvede il bisogno di bloccare il turnover per tutti gli idonei.

A questo punto non resta che aspettare e, come auspicato anche dal Consigliere David Lebro, sperare che “il Governo intraprenda al più presto tutte le azioni utili e funzionali per trovare una degna soluzione al problema, in quanto siamo di fronte ad una vera e propria ingiustizia sociale per tanti giovani meritevoli e preparati, che non potrà che alimentare ancora maggiormente quel senso di sfiducia e disincanto nei confronti delle istituzioni”.

Ripartire si può: Città della Scienza due anni dopo l’incendio

Quando “ricominciare” è la parola d’ordine.

di Sonia De Martino

Città della Scienza è una struttura multifunzionale, gestita dalla fondazione IDIS e sita nel quartiere di Bagnoli a Napoli. Essa rappresenta in Italia una delle iniziative più importanti e avanzate di promozione e divulgazione della conoscenza scientifica, aperta al pubblico per la prima volta solo nel 1996. Città della scienza, fiore all’occhiello dei napoletani, è stata da sempre un patrimonio da proteggere più che una semplice realtà. Un patrimonio che però il 4 marzo 2013 è in fiamme.

Sono trascorsi ormai due anni da quell’incendio criminale che distrusse molto più di un museo. Quella notte ci vollero ben 13 ore e 5 squadre dei pompieri per spegnere le fiamme di cui ancora oggi non si conoscono i colpevoli e le indagini sono ancora in corso. Nonostante ciò quel fuoco ha distrutto solo quelle “quattro mura” perché non ha bruciato anche il coraggio, la speranza e la forza di tutti coloro che hanno sempre visto in città della scienza un punto di riferimento, un sogno che guardava allo sviluppo e alla valorizzazione della scienza, della cultura ma anche e soprattutto alla rivalutazione del mezzogiorno in Italia.

Il 4 marzo 2015 Città della scienza ha organizzato una giornata ricca di eventi, attività, laboratori, ricordando ciò che avvenne quel giorno. Erano presenti oltre 5.000 persone alla festa che è iniziata al mattino con “museo porte aperte”, la mostra il “mare” e l’officina dei piccoli. Nel pomeriggio è stata inaugurata la mostra “messa a fuoco” con gli scatti di Antonio Biasucci, Fabio Donato, Mimmo Jodice e Raffaela Mariniello e alla quale era presente anche il presidente della fondazione IDIS Vittorio Silvestrini. A concludere il concerto di Daniele Sepe e della brigada internazionale nella sala Newton

Città della Scienza dopo l'incendio del 4 marzo 2013
Una manifestazione per non dimenticare, una manifestazione soprattutto per credere ancora con speranza ed entusiasmo nel futuro. Città della Scienza è stata distrutta, ma con essa non ciò che da sempre rappresenta e difatti l’evento è servito anche per festeggiare la conclusione della prima fase del concorso di progettazione per il nuovo “Science center”. La commissione presieduta dal direttore di città della scienza Luigi Amodio, ha analizzato 98 idee-progetto pervenute entro il 20 gennaio scorso da tutto il mondo e di cui sono state selezionate solo 15 che accederanno alla 2° fase. Il concorso si concluderà entro la fine di maggio con la proclamazione dei primi 3 classificati e da quel momento occorreranno 2 anni e mezzo per l’ultimizzazione dei cantieri.

Un percorso, indubbiamente non facile, ancora lungo e tortuoso e nel quale sarà necessario tanto impegno e forza di volontà. Ma alla nostra Napoli non manca nulla di tutto ciò. Città della Scienza risorgerà più forte di prima come una fenice che risorge dalle sue ceneri e, in effetti, è proprio ciò che sta accadendo.


Riforma Costituzionale: la Camera approva il DDL Boschi

Il testo torna al Senato per la terza lettura

di Michele Capasso

L'Aula della Camera ha recentemente approvato la Riforma Costituzionale dando il via libera finale al DDL Boschi, che ora torna in Senato per la terza lettura. Hanno votato a favore: Pd, Ap, Per l'Italia, Scelta civica e Minoranze linguistiche; hanno votato contro Forza Italia, Lega, Fdi-An, gli ex 5 stelle di Alternativa Libera e Sel. I deputati M5S non hanno partecipato al voto.

Il Ministro per le Riforme Costituzionali
e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi

Ecco le principali cose da sapere sul testo della riforma:


ADDIO AL BICAMERALISMO PERFETTO – Il Parlamento continua ad articolarsi in Camera dei deputati e Senato della Repubblica, ma i due organi hanno composizione diversa e funzioni differenti. Solo alla Camera, che rappresenta la Nazione e resta composta da 630 deputati, spetta la titolarità del rapporto di fiducia e la funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell'operato del Governo. Il Senato rappresenta invece le istituzioni territoriali.

SENATO DEI 100 SENZA SENATORI A VITA – I membri del nuovo Senato saranno scelti dai Consigli regionali. Saranno 100, di cui 95 rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica tra i cittadini "che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Durano in carica sette anni e non possono essere rinominati. Con questa modifica si sancisce il superamento dell'elezione diretta del Senato, che verrà eletto "dai Consigli regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, fra i propri componenti e fra i sindaci dei rispettivi territori nella misura di uno per ciascuno".

IMMUNITA' E INDENNITA' – La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti. Ai senatori resta l'immunità parlamentare come ai deputati. I nuovi senatori non riceveranno indennità se non quella che spetta loro in quanto sindaci o membri del consiglio regionale. L'indennità di un consigliere regionale non potrà superare quella attribuita ai sindaci dei comuni capoluogo di Regione. Resta l'indennità per i senatori a vita. Garantito anche ai senatori l'esercizio della funzione senza vincolo di mandato.

ITER DELLE LEGGI – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi costituzionali, per le minoranze linguistiche, il referendum popolare, per le leggi elettorali. Le altre leggi sono approvate dalla Camera. Ogni disegno di legge approvato dall'Aula di Montecitorio è immediatamente trasmesso al Senato che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato può deliberare a maggioranza assoluta proposte di modifica del testo, sulle quali la Camera si pronuncia in via definitiva e che potrà bocciare solamente con un voto a maggioranza assoluta dei propri componenti.

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE – Le novità riguardano le proposte di legge di iniziativa popolare per le quali sarà richiesta la raccolta di 150mila firme invece di 50mila ma si stabilisce anche che la deliberazione della Camera sulla proposta deve avvenire entro termini certi e passaggi definiti dai regolamenti parlamentari.

REFEREMDUM PROPOSITIVI – Si introducono in Costituzione i referendum popolari propositivi e di indirizzo ma spetterà alle Camere varare una legge che ne stabilisca le modalità di attuazione.


Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
con il Presidente della Consulta Alessandro Criscuolo
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – Cambia il quorum per l'elezione del Capo dello Stato. Nelle prime tre votazioni resta due terzi dei componenti l'assemblea. Dalla quarta si abbassa a tre quinti dei componenti dell'assemblea e dalla settima ai tre quinti dei votanti. Sarà il presidente della Camera (e non più del Senato) a sostituire il Presidente della Repubblica “ad interim”.


TITOLO V – Viene soppressa la competenza concorrente, con una redistribuzione delle materie tra competenza esclusiva statale e competenza regionale. Viene introdotta una “clausola di supremazia”, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell'interesse nazionale.

CORTE COSTITUZIONALE – Cinque dei 15 giudici Costituzionali saranno eletti dal Parlamento: 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

LEGGE ELETTORALE
– Introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. Tra le norme provvisorie c’è anche la possibilità di ricorso preventivo già in questa legislatura per le leggi elettorali che verranno approvate dal Parlamento.

Interessante sul punto sono le riflessioni del Presidente della Consulta Alessandro Criscuolo, il quale si mostra critico verso la norma sul giudizio preventivo per le leggi elettorali contenuta nel DDL. Durante la recente conferenza stampa tenuta al termine della relazione sull'attività annuale della Corte, Criscuolo ha osservato: "Il giudizio preventivo affida alla Corte Costituzionale un compito che non le spetta perché la Corte giudica sulle leggi approvate e sarebbe una sorta di consulenza preventiva" alle camere "che forse non è opportuna". Il presidente della Consulta fa chiaro riferimento all'introduzione, per la prima volta in Costituzione, del ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera.

Nel suo intervento, Criscuolo ha poi spiegato che poiché il DDL Boschi, che contiene il giudizio preventivo sulla legge elettorale, "è una riforma costituzionale, se verrà approvata la Corte la applicherà". Poi aggiunge: "La legge non è ancora entrata in vigore ma posso dire che un controllo preventivo tradisce quello che è il ruolo della Corte. Un vaglio preventivo, ancorché circoscritto alle leggi elettorali, forse richiederebbe una riflessione ulteriore che non mi risulta sia stato fatta".

Sul tema del Titolo V della Costituzione, Criscuolo ha sottolineato come la riforma fatta nel 2001 abbia "creato un problema, nel senso che ha portato a una effervescenza di contenzioso tra Stato e regioni e non è un fatto fisiologico che la Consulta passi il suo tempo a decidere dei contenziosi Stato-regioni perché ha altro da fare".

"Quella riforma - ha aggiunto - ha portato una sofferenza istituzionale, è stata forse varata in maniera affrettata dal parlamento nel 2001. Il fatto che il Parlamento ora la modifichi è un fatto positivo".

venerdì 6 marzo 2015

Festival della cultura creativa: al via la seconda edizione

di Alessia Nardone

«L’alfabeto del Mondo. Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamoli» questo il titolo della seconda edizione del Festival della cultura creativa promosso e coordinato dall’Abi – Associazione Banche d’Italia. La manifestazione si terrà dal 16 al 22 marzo e coinvolgerà circa 10 mila ragazzi, dai 6 ai 13 anni, in tutta Italia, con eventi, laboratori e mostre in cui sperimentare la fantasia e costruire racconti fra arte, archeologia, musica, canto, lettura, teatro, robotica e nuove tecnologie.
 
 «Siamo presenti in 60 città con 80 iniziative su tutto il territorio nazionale, rivolgendoci ai più giovani con un’opportunità che assume il senso di una metafora dello sforzo delle banche a investire per la ripresa del Paese e la diffusione della Cultura - ha dichiarato Antonio Patuelli, presidente dell’Abi - Per formare le nuove generazioni è bene allenarle a diventare cittadini attivi, capaci di sfruttare le loro progettualità, in sinergia con insegnanti, famiglie e operatori culturali in scuole, musei, biblioteche e istituzioni culturali. Dobbiamo lavorare per un recupero della lingua per potenziare la comprensione e lo spirito critico degli Italiani, senza imbarbarimenti derivanti dalle lingue straniere che creano equivoci e alludono ad altri ordinamenti giuridici e culturali». Il presidente della Commissione Nazionale Italiana dell’Unesco Giovanni Puglisi ha aderito a quest’opportunità «Adorno dice che non serve avere i musei se non vissuti e il patrimonio culturale deve entrare nel quotidiano. Aprire ai giovani significa abituarli all’arte. L’Italia si fonda sul lavoro e sulla bellezza che fa così parte del nostro dna da essere sottovalutata».

Il festival avrà inizio il 16 marzo al Museo d’Arte contemporanea Donnaregina (MADRE) con "Creare mondi": un progetto realizzato dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, in collaborazione con i Servizi educativi del Madre e Cittadellarte Fondazione Pistoletto. In linea con il tema del Festival, Alfabeto del mondo, i ragazzi che parteciperanno all’evento organizzato al Madre saranno invitati a creare dei mondi a partire da gigantesche Pallemondo, strutture ispirate alla Houseball degli storici esponenti della Pop Art Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen.

Saranno costruite così nove Pallamondo, allestite con materiali diversi, stracci, nastri colorati, filamenti trasparenti. Le Pallemondo saranno tutte differenti ma in esse ritorneranno alcuni dei materiali usati come a voler simboleggiare l’unione dei linguaggi nella diversità del mondo. Quest’operazione collettiva, che occuperà per l’intera mattinata e il primo pomeriggio del 16 marzo il primo cortile del museo e culminerà con un incontro pubblico (ore 15, Sala delle Colonne, primo piano) fra i vari soggetti che hanno dato vita all’evento, si fonda sulla metodologia partecipativa che anima le attività del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, come dei Servizi educativi del Madre: il pubblico diventa il vero protagonista dell’esperienza dell’arte e la conoscenza dell’opera diventa esperienza condivisa.

mercoledì 4 marzo 2015

Mercato ittico: continua la protesta. Il nodo delle procedure da sciogliere


di David Lebro

Gli operatori del settore ittico di Napoli di nuovo in stato di agitazione. Da giorni infatti, sono in presidio permanente in piazza Duca degli Abruzzi per protestare contro una gestione davvero anomala e fuori da ogni logica e tolleranza umana. Il nodo, questa volta, riguarda le procedure messe in campo dalla presidenza del Caan rispetto alla problematica del mercato ittico di Napoli, che non rispondono all’indirizzo politico della Giunta e del Consiglio comunale. Quest’ultimo, in particolare, si è battuto molto non solo affinché il mercato non fosse delocalizzato, ma anche per il rientro, in tempi rapidi degli operatori, dopo i necessari lavori di adeguamento e messa a norma della struttura, secondo le prescrizioni dell’Asl. A questo punto si dovrebbero trarre le opportune conclusioni, piuttosto che continuare a indugiare.
 
Non è più tollerabile, infatti, che dopo mesi e mesi di trattative e riunioni, egregiamente portate avanti dall’Assessore al lavoro e alle Attività produttive, Enrico Panini, manchi ancora un cronoprogramma dettagliato dei lavori che indichi tempi certi per il ritorno degli operatori e il ripristino delle attività. Ad oggi, infatti, risulta difficile comprendere le ragioni che hanno portato ad una gestione così scellerata della vicenda da parte del presidente Diana, probabilmente più impegnato ad organizzare eventi culinari che a lavorare per la riapertura del mercato.

Sarebbe opportuno che il sindaco de Magistris intervenga al più presto in prima persona, convocando il Presidente Diana, per comprendere le ragioni dei ritardi accumulati e fare finalmente chiarezza su una questione che ormai si protrae da quasi 2 anni e che sta arrecando danni non indifferenti ad uno dei settori trainanti dell’economia cittadina.

E’ necessario ricordare, infatti, che gli operatori del mercato ittico di Napoli lavorano nella struttura di piazza Duca degli Abruzzi da generazioni, vantando un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro e dando lavoro a più di 400 dipendenti. Con lo spostamento a Volla il calo delle vendite e i maggiori costi di gestione stanno letteralmente fagocitando i loro guadagni. Tutto ciò si aggiunge al fatto che prolungare la sofferenza di queste persone e delle loro famiglie significa ignorare il loro desiderio di ritornare ad esercitare il proprio lavoro nel posto in cui l’hanno sempre fatto, ossia nella storica struttura progettata da Luigi Cosenza nel 1929.

Importante appuntamento a Città della Scienza. Per non dimenticare

di Gennaro Tullio

La cultura bussa alle porte della Città della Scienza il 4 marzo con un programma fitto di appuntamenti ed un unico obiettivo: non dimenticare il rogo che ormai due anni fa comportò la distruzione del centro culturale-scientifico-artistico di Bagnoli.

Città della Scienza ospiterà per l’occasione laboratori, incontri e una mostra fotografica in nome della cultura che abbatte la violenza e le usurpazioni. La giornata avrà inizio alle ore 10 e si entrerà subito nel vivo attraverso iniziative di animazione e approfondimenti scientifici; non mancheranno le visite guidate lungo tutto il polo di Bagnoli. Più tardi, nel pomeriggio, il centro si avvarrà della presenza istituzionale di nomi dell’Università, di centri di ricerca e di membri di associazioni il cui contributo simbolico rappresenta un segno forte di sostegno a Città della Scienza. 

Uno scorcio di Città della Scienza
Chi parteciperà potrà assistere a dimostrazioni ed esperimenti per conoscere da vicino le attività di nomi importanti dell’eccellenza in ambito scientifico nonché culturale del territorio partenopeo. Si chiude la giornata in musica sulle note del concerto proposto dalla Brigada Internazionale insieme a Daniele Sepe. Di notevole pregio la mostra che sarà inaugurata alle ore 18 dal titolo “Messa a fuoco” a cura di Antonio Biasiucci, Fabio Donato, Mimmo Jodice e Raffaela Mariniello dedicata a Città della Scienza. Questi quattro artisti ripercorrono attraverso il loro personale obiettivo i luoghi dove è avvenuto l’incendio e danno “voce” con le foto ad una tragedia dalle enormi proporzioni che in questo modo, attraverso questa mostra, si sofferma inevitabilmente con lo sguardo su quanto è accaduto per fermarne la memoria. 
 
Prosegue la giornata dedicata al ricordo con altri appuntamenti alle ore 18.45 dove sono previsti incontri con importanti esponenti della cultura del territorio. Prenderà la parola il Presidente di Città della Scienza Vittorio Silvestrini, seguiranno le testimonianze di Rosalia Vargas, Presidente ECSITE – Rete Europea dei Musei Scientific, di Adriano Coni, Direttore Segretariato Sociale Rai, del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e del vicepresidente della Regione Campania Guido Trombetti. Alle 19 sarà proposto il dibattito sull’argomento: “Ripensare le città: dagli spazi vuoti all’economia della conoscenza”, affrontato da Franco Purini, professore de La Sapienza di Roma, in collaborazione con Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, COINOR, Dipartimento di Architettura e Scuola Politecnica delle Scienze di Base dell’Università di Napoli Federico II.

lunedì 2 marzo 2015

Giornate FAI di Primavera: porte aperte a Villa Rosebery

di Gennaro Tullio

Torna l’appuntamento con le Giornate FAI di Primavera sabato 21 e domenica 22 marzo 2015, con oltre 780 luoghi aperti in tutta Italia per la 23° edizione. Porte aperte nel weekend al pubblico che potrà visitare chiese, ville, borghi, palazzi, aree archeologiche, castelli, giardini, studi televisivi, testimonianze di archeologia industriale, fino a luoghi meno visitati come caserme, archivi musicali e scuole militari.
 
Villa Rosebery
Le visite saranno come sempre a contributo libero e quest’anno c’è una location imperdibile a Napoli sia per i turisti, ma anche per gli stessi cittadini partenopei: si apriranno infatti le porte della splendida Villa Rosebery a Capo Posillipo che, dal 1957 è una delle residenze in uso alla Presidenza della Repubblica e, pertanto, non accessibile al pubblico. Un’occasione da non lasciarsi scappare in un weekend che mette al centro l’arte e le meraviglie architettoniche del nostro paese.

In Italia sono moltissimi i luoghi che apriranno al pubblico: per fare qualche esempio, a Matera verrà eccezionalmente aperta la Cattedrale, chiusa al pubblico da 15 anni per i lavori di restauro, a Roma ci sarà la straordinaria apertura di Palazzo Chigi, sede del Governo Italiano, a Milano sarà eccezionalmente aperta la Scuola Militare Teullè, nata nel 1802, la più antica delle istituzioni napoleoniche tuttora esistenti in città. Inoltre, quest'anno le Giornate FAI di Primavera chiudono "Ricordiamoci di salvare l'Italia", la settimana di raccolta fondi dedicata dalla Rai ai beni culturali in collaborazione con il FAI.

Tornando a Napoli, in tanti sono previsti per la visita all’esclusiva Villa Rosebery di cui si potrà ammirare l’edificio e il parco: si estende per una superficie di 66 mila metri quadrati, sviluppata “a scivolo” verso il mare di Posillipo. Nel parco, sarà possibile ammirare la rigogliosa vegetazione composta da elementi della macchia mediterranea uniti a cipressi, pini, siepi e palme. Nella zona inferiore della villa ci sono alcuni fabbricati, anche quelli aperti al pubblico nelle giornate del FAI, la “Casina a mare” e la “Piccola foresteria” che si estendono fin quasi il porticciolo. Più in alto, domina il panorama la “Grande foresteria”. La visita delle meraviglie architettoniche della villa culmina con la Palazzina Borbonica, la costruzione più antica situata nella zona nord. Qui sarà possibile ammirare le numerose sale di rappresentanza che, ancor oggi, sono riservate alla residenza del Presidente della Repubblica. Sullo sfondo della villa è possibile scorgere il tempietto neoclassico che dal 1957 è divenuto pertinenza della residenza del Presidente della Repubblica, determinando così il suo “recupero” dopo anni di abbandono.

A Bologna consegnata a Toni Servillo la laurea ad honorem

di Gennaro Tullio

Toni Servillo mostra il Diploma di Laurea
Sabato 28 febbraio, alle 11, presso l’Aula Magna di Santa Lucia, il Rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, ha conferito la laurea ad honorem in Discipline della Musica e del Teatro all’attore Toni Servillo, che giustifica la sua emozione “molto grande, non mi sono laureato, quindi questa è veramente la mia prima laurea”.

Si tratta di un riconoscimento votato all’unanimità dal Consiglio del Dipartimento delle Arti visive performative mediali dell’Alma Mater e che consacra definitivamente l’attore tra le eccellenze non solo campane, ma orgoglio del nostro Paese. Attore protagonista di pellicole più importanti della recente cinematografia italiana, come Gomorra di Mattero Garrone, fino al Divo di Paolo Sorrentino, ha ottenuto poi fama internazionale con La grande bellezza di Sorrentino, che ha ricevuto anche l’Oscar come miglior film straniero nel 2014.

Ma Toni Servillo è anche e soprattutto un attore di teatro di grande capacità e straordinarie doti mimiche. Propone al pubblico un ricordo di Luca Ronconi e parla del suo modo di fare teatro e di fare l'attore, cercando di tenersi al riparo “dai narcisismi e dagli esibizionismi, perché il teatro è una vera e propria assemblea. In cui l'attore è delegato dal pubblico”. Per parlare di talento e vocazione legge passi di Louis Jouvet, come contraltare a “quest'epoca miseranda di talent show”.

“Toni Servillo -si legge nelle motivazioni- si pone oggi, nei fatti, all’attenzione della scena nazionale e internazionale come autentico Maestro, nell’accezione più piena e alta del termine, ossia portatore di una pedagogia artigianale in quanto imprescindibile punto di riferimento nei percorsi di formazione di molti giovani attori, ma anche drammaturghi e registi, interessati all’esplorazione degli incerti terreni di confine tra teatro e musica, nel segno della vigile cura del ritmo e della melodia”. Commosso è apparso l’attore che, subito dopo aver ricevuto la pergamena di neodottore, ha commentato: “Consentitemi una battuta, Eduardo diceva che per fare il teatro ci vuole la salute e mai come oggi capisco quanto aveva ragione!!! Poi sono molto felice, ma molto felice di vedere tanti ragazzi, non c’è una parola delle poche che ho tentato di mettere in fila in questi fogli che non sia dedicata a voi». Servillo ha abbracciato il Rettore, ricevendo per tutta risposta un lunghissimo applauso dai presenti. “Credo di interpretare anche il vostro orgoglio e la vostra emozione nel vivere questo momento di cultura davvero alta - ha detto presentando il neolaureando il Rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi - grazie di essere qui presenti”.