martedì 30 giugno 2015

Formazione professionale: una proposta per la regione Campania

Gli istituti professionali statali non bastano più, necessario il ricorso ad altri soggetti accreditati

di David Lebro

E’ evidente. La disoccupazione giovanile e la dispersione scolastica rappresentano ancora delle ferite aperte, non solo per la nostra Regione, ma per l’intera penisola. A scorrere i dati, infatti, sembra di trovarsi di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra. Anzi post guerra. Come rappresentato anche recentemente dal Sole 24 Ore, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia ha ormai raggiunto la percentuale record del 43,9% arrivando addirittura al 51,7% in Campania. Il fenomeno della dispersione scolastica non è da meno e, nella nostra Regione, si aggira ormai intorno al 31,6%.


Sebbene nel corso degli anni siano state portate avanti politiche di contrasto mirate ad arginare proprio tali fenomeni, la Commissione europea, l’anno scorso, ha ribadito all’Italia la necessità di rafforzare ed ampliare l’offerta formativa, aumentando “l’apprendimento basato sul lavoro e l’istruzione e la formazione professionale”.

Il nostro Paese ha iniziato a muovere i primi passi in questo campo oltre dieci anni fa e, ad oggi, può vantare oltre 315.000 allievi impegnati nel conseguire la Qualifica professionale e oltre 12.000 per quanto riguarda il Diploma professionale. La normativa italiana, però, prevede che possano svolgere i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) solo i Centri di Formazione Professionali accreditati dalle Regioni e, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali di Stato.

La Regione Campania, a differenza di altre regioni, nel recepire tale normativa, ha preferito puntare tutto sulla via sussidiaria, e dunque sugli Istituti Professionali di Stato per la costruzione del sistema di IeFP. Ma ciò non si è rilevata una scelta saggia né tantomeno vincente. Tali Istituti, infatti, con il 38,4% di studenti dispersi, detengono il primato, di certo non invidiabile, della percentuale più alta di abbandoni. In pratica, 2 ragazzi su 5.

D’altra parte invece, tante Regioni, soprattutto del Centro Nord, hanno preferito prediligere la strada dei Centri di Formazione Professionali accreditati, che vantano indubbiamente una percentuale di successo più alta. Basti pensare solo che, come evidenziato da diversi studi di settore, il 50% dei giovani che segue il percorso di formazione nei Centri accreditati viene occupato entro 3 anni dal conseguimento della qualifica professionale e, inoltre, dove è presente l’ IeFP crolla la dispersione scolastica, proprio grazie alla sperimentazione di un modello educativo specifico e attento al tipo di utenza. Altro elemento da tener presente è che l’ IeFP gestito dai Centri accreditati costa circa il 30% in meno rispetto agli Istituti Professionali. Alla luce di tali considerazioni, insomma, davvero non si comprende perché la Campania abbia ignorato il ricorso a tali Centri, a vantaggio degli Istituti professionali.

Appare sempre più urgente, dunque, un vero cambio di passo per la nostra Regione perché, com’è noto, la sola offerta formativa erogata dagli istituti professionali di Stato non basta più per contenere la dispersione scolastica e aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Ecco perché risulta necessario che la Campania faccia ricorso anche ad altri soggetti accreditati o da accreditare e, soprattutto, in possesso di esperienze di formazione di livello nazionale, che si attivino per erogare la formazione professionale secondo la normativa vigente. L’intero percorso formativo, ovviamente, potrebbe essere finanziato utilizzando correttamente fondi europei e statali e, allo stesso tempo, finalmente la nostra Regione si adeguerebbe alle altre regioni d’Italia, ampliando l’offerta formativa che ad oggi, risulta non solo limitata, ma del tutto inadeguata.

Napoli, campioni nello sport e nella solidarietà

Alla Mostra d'Oltremare sport gratis per ventimila ragazzi

di Alessia Nardone

Di pochi giorni fa la notizia che una ragazzina di soli quindici anni, Sveva Schiazzano, ha vinto l’oro nei 1500 metri stile libero. Sveva, considerata tra le prime tre atlete in tutto il mondo nelle sua categoria, è l’ultimissima entrata nella ricca rosa degli sportivi napoletani. Atleti, calciatori ed olimpionici che pur avendo raggiunto le vette più alte del successo, non hanno dimenticato la loro città; quella bella, ricca, panoramica dei quartieri alti e quella trascurata, maltrattata e povera dei quartieri periferici.
Oggi proprio grazie a loro, ventimila ragazzi potranno praticare gratuitamente presso la Mostra D’Oltremare, lo sport che preferiscono scegliendo tra venti differenti discipline. Il progetto si chiama PalEXTRA ed è promosso dall'associazione Milleculure in collaborazione con il Comune di Napoli.

In merito, alla conferenza stampa di presentazione di tale progetto, Diego Occhiuzzi, campione olimpico e presidente di Milleculure, afferma “Oggi si realizza quanto ci eravamo prefissati con la costituzione dell'associazione. Il nostro obiettivo è dare a tutti i bambini la possibilità di fare sport, soprattutto a chi non se lo può permettere".

In perfetta sintonia ed estremamente entusiasti anche l’Assessore allo Sport del Comune di Napoli, Ciro Borriello e il Sindaco Luigi de Magistris che insieme alle numerose federazioni sportive, associazioni del terzo settore, e alla Curia di Napoli attraverso la Fondazione 'Fare Chiesa e Città' e la Fondazione Sud, sperano di riuscire a rendere triennale il progetto che, partito questo mese, si spera riuscirà a durare fino a settembre 2018.  
 Napoli ha una passione speciale per lo sport, è una delle città che ha vinto medaglie in più discipline. Lo sa’ bene Diego Occhiuzzi che, insieme ad eccellenze sportive del calibro di Massimiliano Rosolino, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Pino Porzio, Ciro Ferrara, Manuela Migliaccio ed altre eccellenze manageriali, porta avanti l’ambizioso obiettivo di proporre un nuovo modello di sport, un modello che abbia attenzione per il sociale e che favorisca la nascita di nuove eccellenze sportive.
L’indiscutibile valenza formativa ed educativa dello sport, infatti, se abbinata a contesti di precarietà e abbandono sociale può essere l’unica speranza per i ragazzi di intraprendere una strada non delinquenziale. Può inoltre rappresentare una opportunità di confronto con altri coetanei e insieme di gioco e svago per quanti, non potendosi permettere vacanze estive, resterebbero chiusi in casa davanti al computer o peggio ancora in strada senza nulla da fare.

Ma PalEXTRA non ha pensato solo ai meno abbienti, ma anche a tutti quei ragazzi che a causa di disabilità motoria hanno bisogno di attrezzature e strutture specializzate per poter praticare una qualsiasi disciplina sportiva, cosa purtroppo ancora rara nella nostra città.

Con l’auspicio che questi ventimila ragazzi possano coltivare senza barriere il loro amore per lo sport, che magari tra essi ci siano i futuri campioni olimpici e paraolimpici e che Milleculure con il sostegno dei suoi partner possa portare avanti il progetto PalEXTRA fino al 2018 almeno, facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i protagonisti di questa grande sfida.

Sanità: la parola chiave è assumere

Ospedali al collasso, necessario investire in risorse umane

di Alessandro Coccia

Il 12 marzo 2015 con il comunicato n. 230, l'ex presidente della Regione Campania, nella sua qualità di commissario ad acta per il risanamento del Servizio Sanitario Regionale, annunciava di aver dato il disco verde alle aziende sanitarie a procedere all’assunzione per complessive 1.118 unità. In seguito, sul BURC n. 19 del 18 Marzo 2015 venivano pubblicati il decreto n. 29 e il decreto n. 30 che formalizzavano tale intento.

Il neo Governatore della Campania Vincenzo De Luca ha definito l'esternazione del suo predecessore una “balla” precisando che sono solo autorizzate le 657 unità relative ai pensionamenti del biennio 2011-2012, contenute nel Decreto n.29, mentre sulle altre non c'è alcuna certezza.

De Luca pone l'attenzione anche su un altro aspetto importante quando esprime le sue perplessità interrogandosi su "come si fa a parlare di assunzioni senza aver sciolto il nodo della stabilizzazione dei tanti precari?".

Nei due decreti, infatti, non si fa alcuna menzione della problematica e non vi è alcun riferimento alla legge del 30 ottobre 2013 n. 125 relativa al superamento del precariato nella pubblica amministrazione ne il DPCM del 6 marzo 2015, recante “ Disposizioni di attuazione dell'articolo 4, comma 10, Decreto Legge 31 agosto 2013 n.101, convertito con modificazioni dalla Legge del 30 ottobre 2013, n.125 (procedure di assunzione di personale precario del comparto sanità).

Il Presidente De Luca, a pochi giorni dalla vittoria elettorale, ha dichiarato di voler mettere da subito in atto interventi radicali sulla Sanità.

Il primo aprile il Tavolo tecnico ministeriale per la verifica degli adempimenti e il Comitato permanente per la verifica dei Lea ha bocciato il piano di debito sanitario varato dalla precedente giunta. Tra le diverse contestazioni dell'organo ministeriale, uno dei rilievi più significativi è incentrato sulla gestione proprio del personale. Nel verbale si legge che i commissari hanno riscontrato che nell'ambito del Servizio Sanitario Regionale a fronte di una drastica diminuzione di personale dipendente, causata dai pensionamenti e dal mancato turnover, vi è stato un accrescimento dell'utilizzo di personale non dipendente, con un considerevole aumento della spesa.

Le mancate assunzioni e la necessità di salvaguardare i Lea (Livelli essenziali di assistenza) hanno fatto si, che le direzioni strategiche delle singole aziende sanitarie abbiano adottato una gestione del personale “creativa” o sarebbe meglio definire “flessibile” , visto il massivo ricorso, acclarato dal Tavolo di verifica, ai contratti di lavoro cosiddetti atipici. Quest'ultima soluzione non è economicamente vantaggiosa. L'esempio più chiaro sono gli appalti di somministrazione di lavoro, dove gli ospedali pagano il prezzo delle unita lavorative richieste, alle quali vanno applicati i trattamenti economici e normativi dei relativi contratti collettivi, sommati ad una percentuale spettante alla agenzia interinale appaltatrice. La nuova giunta regionale dovrà quindi voltare pagina e tornare ad una governance delle risorse umane del Servizio Sanitario Regionale. Per evitare il collasso del sistema salute c'è bisogno di nuovo personale e che il personale precario, già operante, venga finalmente stabilizzato.

Napoli: un dono dell'arte

di Germana Guidotti

“L’Egitto - scriveva lo storico greco Erodoto - è un dono del Nilo”. A buon diritto si può affermare che Napoli è un dono dell’arte. Senza il ricchissimo patrimonio che la contraddistingue, infatti, la nostra non sarebbe una delle città più straordinarie al mondo per le sue bellezze culturali (storiche, artistiche, archeologiche, architettoniche) e paesaggistico-naturali senza pari. Un patrimonio, quello cittadino, stratificatosi nel corso dei secoli, grazie al succedersi di diverse civiltà, dominazioni, ognuna delle quali espressione di una ben definita identità culturale e foriera di una propria Weltanschauung: visione del mondo.
Ebbene Napoli raccoglie in sé perfettamente le tracce e l’imprinting che tutte queste variegate civiltà nel corso dei millenni le hanno recato, forgiandola. E quale fucina più ricca ed emblematicamente rappresentativa di tali istanze del centro storico di Napoli, vero e proprio Museo “all’aperto”? Esso –ma naturalmente non solo questo- ha rappresentato il fulcro della manifestazione organizzata, oramai da anni, dall’amministrazione comunale e che si è svolta nel mese di maggio: “Maggio dei monumenti”.

Tale rassegna (che quest’anno è giunta alla XXI edizione) non si configura più come evento eccezionale e stra-ordinario, l’occasione che almeno un mese all’anno consenta di visitare chiese, musei, antiche rovine, siti monumentali, castelli, palazzi sontuosi ed altro, ma rappresenta una tappa ben precisa del ritrovato legame della cittadinanza con gli esempi del proprio patrimonio.

Una rinnovata identità di meravigliosa città d’arte, nonché suggestivo polo del turismo colto ed internazionale: quella stessa identità che ne fece in passato una tappa obbligata ed irrinunciabile del ‘Grand Tour’ (Viaggio in Italia) e capitale di respiro europeo, anzi mondiale.
Pertanto tale kermesse, basata sulla sostanziale “riscoperta” dei tesori d’arte di Napoli, vista la partecipazione popolare, in tale edizione più che mai cospicua, è divenuta in primis acquisizione costante e comune di tutti i cittadini partenopei (che infatti quest’anno hanno fatto registrare un aumento sensibile delle presenze) ed in secondo luogo dei numerosi turisti italiani e stranieri.

Del resto, la periodicità di tale manifestazione ha avviato quel processo prima di informazione, poi di presa di coscienza e di possesso del monumento, infine di appropriazione ideale da parte dell’intera collettività. Momenti questi che precedono le stesse azioni di Tutela e Valorizzazione del Bene Culturale. Momenti che anche quest’anno hanno stimolato l’amore, il rispetto, l’orgoglio, il senso di protezione e di custodia nei confronti del patrimonio e che si situano all’interno di una parabola la quale, prendendo le mosse dal ‘rifiorire’ della città nel mese di maggio (mese collocato in piena stagione primaverile e al centro dell’anno), è orientata alla continuità anche negli altri mesi, precedenti e successivi. L’ambìto scopo è infatti sempre quello di riuscire a rispondere con una maggiore e più adeguata flessibilità alle esigenze di un turismo culturale sempre più intenso, puntando decisamente ad una de-stagionalizzazione dei flussi turistici, che nel corso di questa edizione della manifestazione si sono moltiplicati. Inoltre, la fruibilità dei monumenti, resa possibile dalla promozione e dalla pubblicizzazione dei beni culturali, rilanciando le attività imprenditoriali, commerciali, artigianali, turistiche del territorio, è stata foriera di cospicue ricadute positive sulla città in termini produttivi e di sviluppo, oltre che di forte impatto mediatico. Ecco perché il Maggio si è posto come vero e proprio volano dell’economia cittadina.

Questo appuntamento sempre molto atteso ha dato, una volta di più, eccellente risalto alla storia, alla tradizione, alla cultura (anche quella definita ‘materiale’) della nostra città, la quale nel mese appena trascorso ha visto il tutto esaurito delle prenotazioni nelle strutture ricettive (alberghi, ostelli, residence, case e appartamenti per vacanze, B&B); code oltremodo lunghe agli ingressi delle chiese, dei musei, dei siti archeologici, dei monumenti per visitarli; enorme partecipazione di pubblico che ha risposto benissimo a tutti gli eventi previsti in seno al ricchissimo e fitto programma, incentratosi quest’anno sul tema “O core 'e Napule | Cori, cuori e colori di Napoli”. Il tutto a riconferma della straordinaria e realmente significativa posizione che Napoli occupa in qualità di attrattiva turistico-culturale.

Il Ventre di Napoli, ieri come oggi

di Maria Di Mare

Non è certo un libro da leggere sotto l’ombrellone distrattamente, tra un sorso di granita e l’altro, Il Ventre di Napoli si presenta più attuale che mai ed esige dal lettore l’attenzione che merita.

Matilde Serao
Scritto nel 1884 da Matilde Serao, l’opera è una raccolta di articoli che sono al tempo stesso un’inchiesta sulle condizioni di Napoli, e dall’altra la risposta al Ministro Depretis che, in seguito ad una visita a Napoli, affermò che fosse necessario sventrare la città per ricostruirla, “Bisogna sventrare Napoli”, disse Depretis e redasse il Piano di Risanamento Urbano noto come legge per il Risanamento

“Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis il ventre di Napoli” dice all’inizio del suo libro Matilde Serao; il Risanamento, messo in atto anche a causa di un epidemia di colera che interessò la città di Napoli nel 1884, interessò un’ampia area della città: Chiaia, San Ferdinando, Pendino, Mercato, Vicaria, Porto; lo scopo, come dice anche la Serao nel suo libro era quello di pulire i bassi, radendo al suolo la povertà e pulire un’aria in cui il colera si era propagato velocemente.

Anche oggi è sotto i nostri occhi la differenza tra le abitazioni del Risanamento, nuove e architettonicamente all’avanguardia, e le case in stato di perenne abbandono, nonché all’ampia differenza delle persone che le vivono, basti pensare al Corso Umberto I o Rettifilo, emblema del risanamento, e alle abitazioni a pochi metri da esso. Il Ventre di Napoli ieri come oggi. Non è cambiato quasi nulla. 

Il Rettifilo
L’indagine di Matilde Serao è accorata e dettagliata: descrive le viscere, non semplicemente di Napoli, ma dei napoletani che con essa hanno un rapporto simbiotico, come se nessuno avesse mai reciso il cordone ombelicale che li lega alla madre terra. Il Ventre di Napoli è, in ogni caso la difesa di una donna che mette in primo piano i sentimenti, gli umori, gli odori e le credenze della povera gente, dei bassi e del lavoro precario, ma anche della superstizione, del gioco del lotto e della malavita.

Un libro che regala parole sagge e sincere ad un lettore che, letta l’ultima pagina, si accorge che neppure a lui è mai stato tagliato il cordone ombelicale. Ed, inoltre, interessante è la fine del libro nella quale la stessa Serao chiede, quasi in preghiera, che anche il popolo di “laggiù”, quello dei napoletani abbia pari diritti e dignità “(…) Che chiedo io, in nome dell'eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini, abbia una casa, abbia della luce, nella notte, dell'acqua, della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro se stesso e gli altri?”.

Addio a Giacomo Furia.

Successi e riconoscimenti di un napoletano doc.

di Antonio Lepre

Chi non conosce Giacomo Furia. Lo so, forse il nome non vi dice nulla. Eppure sono convinto che ognuno di noi lo ha visto, applaudito, sorriso alle sue battute e alle mimiche del suo volto. E se vi dicessi la Banda degli onesti? Ecco, adesso vi sovviene chi sia Giacomo Furia, vero? Esatto, è lui: Cardone. Alla battuta di Totò “Cardone l’intimo non vi rode?” tutti abbiamo riso al volto inebetito di Giacomo Furia.


Giacomo Furia ne "La banda degli onesti"

Furia si spegne a Roma il 5 giugno scorso, all’età di 90 anni, presso la clinica Villaverde. Esordisce nel mondo del cinema nel 1948 guidato dalla regia di Rossellini nel film Assunta Spina con Eduardo De Filippo e Anna Magnani. Partecipa a ben 144 pellicole cinematografiche, e in più a 4 sceneggiati televisivi. A guidarlo nella regia oltre ai registi italiani più famosi, anche registi stranieri, e non solo in commedie, ma anche in western. Basti pensare a Rafael Romero Marchent e a Edgar Lawson. Nel 2008 è stato diretto per l’ultima volta nella sua vita da Vincenzo Salemme nel film No Problem, dove interpreta un cameo.

Ricordare i successi di Giacomo Furia mi sembra un ostacolo enorme a causa delle numerose pellicole girate. Tra le tante, Un Turco Napoletano, Siamo Uomini o Caporali, Boccaccio ’70 diretto da Fellini. Ricordare poi le singole scene che lo hanno reso famoso sembra un’impresa titanica, ma voglio comunque citare l’episodio di L’Oro di Napoli dove è il marito tradito di Sophia Loren. Chi non ricorda il suo accanimento, la sua corsa per i vicoli di Materdei, il suo salvataggio a Paolo Stoppa che vuole suicidarsi, la sua spasmodica ricerca della fede nuziale della moglie.


Giacomo Furia con Sophia Loren
Ultima cosa che va ricordata di Giacomo Furia come uomo e non solo come attore è la sua città dove è cresciuto: Napoli, naturalmente. Ma quale Napoli? Quella del centro storico, dei decumani. Proprio come altri grandi personaggi di Napoli, Pino Daniele ed Enzo Gragnaniello, anche Giacomo Furia aveva frequentato l’istituto tecnico commerciale Armando Diaz di Napoli e, di conseguenza, tutta la realtà di Napoli del quartiere San Lorenzo. “Qua si mangia e non si paga, qua ci sta il re d’ ‘e pizze”. Addio Giacomo Furia.

Napoli nei film di Massimo Troisi

di Antonio Lepre

“Un uomo sa da che cosa fugge ma non sa quello che cerca”, “ Ma che fai parli con le frasi degli altri?”…“Ma perché pure tu conosci a Lello?”. Un giovane Massimo Troisi nel suo capolavoro d’esordio Ricomincio da tre del 1981, non avrebbe potuto di certo immaginare che quelle battute sarebbero rimaste nella storia.
L’artista partenopeo, da sempre considerato voce comico sentimentale di Napoli, ma soprattutto della sua San Giorgio a Cremano, però, ha sempre considerato la città di Napoli come fuga dall’instabilità quotidiana e come atavico sentimento di rancore materno. Mi spiego meglio, dal momento che ho avuto la possibilità di vedere tutte le sue pellicole, sia da regista che da attore, nonché da semplice comparsa, come nel caso di Hotel Colonial del 1987.

A differenza di quanto si crede, infatti, la città di Napoli appare nei film di Troisi solamente in 3 casi, il già citato Ricomincio da tre del 1981, No grazie il caffè mi rende nervoso del 1982 dove interpreta se stesso in poche scene e, infine, in Scusate il ritardo del 1983.

In tutti e tre casi Napoli non è la città del sentimentalismo, dell’allegria o della comicità, anzi è una Napoli sgarrupata, una città che impone la fuga da essa affinché si concretizzi l’individualità del giovane napoletano. Non a caso basti ricordare la scena iniziale di Ricomincio da tre dove Massimo Troisi esce da un palazzo fatiscente ancora con le impalcature dovute al terremoto del 1980, senza una realizzazione lavorativa, senza una relazione, senza una serenità familiare e trova solamente nella fuga dalla città di Napoli la piena realizzazione di sé.

Il Massimo di Ricomincio da tre deve abbandonare Napoli per realizzare il proprio io, tanto è vero che nella celeberrima battuta “Napoletano? Emigrante?” alla fine sarà proprio lui a dire convinto “Sì, emigrante”, proprio perché lontano dall’ostrica, ricordando il pensiero di Verga, si è potuto costruire un qualcosa che era lontano da quella città di Napoli, ancora troppo legata ad un atavico bisogno di persistere, così come è, senza progredire, ferma nel suo essere perennemente immobile.
Ed, infatti, in No grazie il caffè mi rende nervoso la città di Napoli si difende da un progressismo innovativo: contro il protagonista che dice “Ma perché Napoli adda cagnà?” vengono sbeffeggiati tutti quei luoghi comuni di una città che ha reso napoletano non capace di intendere l’evolversi sociale che sta avvenendo.

La città di Napoli non compare in nessun altro film di Troisi, egli ambienta i suoi film sia in un passato romanzesco come nel caso di Non ci resta che piangere e Viaggio di Capitan Fracassa, sia in realtà piccole come Che Ora è, Splendor e Pensavo fosse amore e invece era un calesse, nonché Il Postino. Eppure in tutti i suoi film, benché ci sia un rapporto ostico con la città, considerata madre-matrigna, la Napoli sentimentale, nonché comica, è sempre espressa attraverso un linguaggio, tra italiano e napoletano colloquiale, che risente però di quello sgarrupato detto precedentemente, ossia un linguaggio ancora non pieno, ancora non capace di dire io esisto, un linguaggio insomma che ha paura di esprimersi.

lunedì 1 giugno 2015

Rione Sanità, una settimana di eventi per la valorizzazione del quartiere

di Gennaro Tullio

Uno dei quartieri storici di Napoli, il Rione Sanità, ospiterà l’arte in tante sue sfumature per una settimana di eventi di diverso genere. Arte, musica, teatro, cultura, archeologia, cucina e intrattenimento sono gli ingredienti fondamentali di questa rassegna, volta a valorizzare il territorio grazie alla Fondazione San Gennaro, che avrà luogo dal 3 al 9 luglio. Nei giorni della tradizionale processione di san Vincenzo Ferrer, santo patrono del quartiere Sanità, saranno diverse quindi le iniziative che s’intrecceranno nella zona, che ha l’ambizione di rivalutarne le bellezze architettoniche, umane e gastronomiche.
 
Tra i protagonisti di questa “mission” ci sono Alessandro Siani e Mimmo Jodice, che daranno il loro contributo per creare sviluppo in una zona ancora molto sottovalutata. Per comprendere il valore di questa data, in cui si celebra il santo patrono, bisogna andare indietro nei secoli e precisamente nel 1863 quando la città fu messa in ginocchio da un’epidemia di colera, e fu grazie all’intervento miracoloso di san Vincenzo che la sua diffusione cessò improvvisamente. Da allora, il primo martedì di luglio la statua del Santo, conservata nella Basilica di Santa Maria della Sanità, viene portata in processione in ricordo della grazia ricevuta. Quale migliore data, allora, per aprire le porte del quartiere alla città con una festa intitolata "Benvenuti al Rione Sanità"?

Alessandro Siani sarà il protagonista atteso all'evento finale del 9 luglio previsto nell'imponente Basilica di Santa Maria della Sanità, mentre Mimmo Jodice, presidente della Fondazione San Gennaro Onlus, sarà la figura di riferimento per la mostra itinerante dedicata al quartiere, con scatti degli anni '60. Dal 3 al 6 luglio, in programma spettacoli teatrali d'improvvisazione a cura del Nuovo Teatro Sanità, live session con giovani cantautori napoletani organizzati da Apogeo Records e visite guidate e recitate con la Cooperativa Sociale "La Paranza".

La Rete dei Commercianti del Rione, inoltre, offrirà un prodotto in dono ai visitatori attraverso un carnet in distribuzione nei negozi interessati. Tutti gli eventi saranno a ingresso gratuito, perseguendo l'incoraggiamento alla "Cultura del Dono", principio sul quale è nata nel dicembre scorso la Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus che patrocina l'evento.

La manifestazione s’inscrive dunque nella campagna di rivalutazione sociale “Dona un volto nuovo alla Sanità" che invita tutti a sostenere, permettendo così alla Comunità San Gennaro Onlus la realizzazione di nuove iniziative a favore del territorio.

Una strada di Napoli diventa via Pino Daniele

di Gennaro Tullio

A breve ci sarà un’altra buona ragione per visitare la città di Napoli, specialmente per chi ne apprezza il suo lato più artistico e sentimentale. Questa ragione riguarda uno dei suoi talenti più cari e una via in particolare. La musica di Pino Daniele torna idealmente per le strade e una di queste a lui sarà intitolata. Il Comune di Napoli ha infatti stabilito che il 29 settembre 2015 verrà assegnata ad una strada della città partenopea il nome dello scomparso cantante, idolo di napoletani e cittadini di tutta Italia.
 
Pino Daniele
Si sta per esaudire quindi il desiderio di molti fan che da tempo speravano di veder realizzato questo giusto tributo ad un artista che per molti rappresenta un simbolo di questa città, che come forse nessun altro è stato capace di raccontare nelle sue canzoni. La strada che prenderà il nome di via Pino Daniele si trova nella zona più frequentata del centro storico, secondo quanto deliberato dalla Commissione Toponomastica del Comune di Napoli.

La scelta del centro storico tra tante zone di Napoli è dettata da motivi che riguardano la vita privata del cantante: infatti è nelle vicinanze della strada che a lui sarà intitolata la casa dove Pino Daniele è nato e cresciuto, presso via Donnalbina nel centro antico. Per celebrare questo solenne evento di assegnazione è stata quindi fissata la data della cerimonia, che ha indubbiamente un valore simbolico. Il giorno 29 settembre 2015 alle ore 16.00 si terrà la cerimonia ufficiale, in un mese del calendario che ha già un grande significato simbolico per la città e Pino Daniele: circa 34 anni prima aveva luogo a piazza del Plebiscito lo storico concerto live del cantante che fu un successo e che contribuì a rendere ancora più forte il legame tra l’artista e la sua città. Tutto questo avveniva in data 19 settembre 1981 e a partecipare al concerto di Pino Daniele e la sua storica band vennero centinaia di migliaia di persone. 
 
La cerimonia intitolata al bluesman sarà celebrata alla presenza del sindaco Luigi de Magistris e dei familiari del cantante. Non mancheranno i cittadini e i fan, di fronte ai quali sarà scoperta la targa con il nuovo toponimo ufficialmente presentato in vico Donnalbina, che diventerà via Pino Daniele. All’evento è prevista inoltre la presenza di numerosi artisti che lo hanno accompagnato attraverso le tantissime tappe della sua fortunata carriera e che parteciperanno, con piacere e affetto, a questa investitura ufficiale uniti agli amici più cari di Pino Daniele.

Napoli: giugno giovani "NOI DI GIU"

di Alessia Nardone


Durante la primavera Napoli non dorme mai; così dopo un Maggio passato in giro per la città godendo della sua immensa bellezza storica, è tempo di un Giugno più frizzate, o meglio più giovane.
 
Il manifesto della manifestazione
Più di 100 eventi che si terranno in 50 location differenti ma in una sola città, in un solo mese: questo è “giugno giovani”. Lo slogan di questa terza edizione è "Noi di giù, - che come spiega l’Assessore alle Politiche Giovanili, Alessandra Clemente - intende sottolineare l'impronta e la valenza territoriale che Napoli ha saputo rafforzare negli ultimi anni e che i suoi giovani stanno recependo e portando avanti con grande passione".

Trenta giorni ricchi di musica, street art, mostre, sport, tour, happening, che attraverseranno il mondo della scuola e dell'università, con il nobile scopo di valorizzare la creatività, la passione, il talento e l'inventiva dei giovani partenopei. Un mese che accende i riflettori su coloro i quali saranno il nostro futuro, quei ragazzi che tanto hanno da dire, ma che faticano a trovare qualcuno che li ascolti. Giovani il cui orgoglio identitario, spesso minacciato, non è ancora stato del tutto ferito. Dalle periferie alla città, unica risorsa che può garantire lo sviluppo sociale, economico e culturale che questa città merita.
 
Tre le linee guida del programma: la prima, ha come obiettivo centrale quello di rafforzare le linee ministeriali del progetto “Diritto al Futuro”: lavoro, impresa, accesso al credito; la seconda vuole favorire il coinvolgimento in percorsi formativi che riguardano i mestieri della comunicazione, dei linguaggi visivi, artistici e dei New Media, dell’artigianato e delle attività “Peer to peer”; infine la terza linea guida seguita nella programmazione ha riguardato iniziative atte alla valorizzazione della creatività urbana e della promozione dell’associazionismo giovanile.

“Giugno Giovani: Noi di giù” si concluderà il 30 giugno con un evento speciale che ben rispetta la prospettiva di valorizzazione della creatività urbana. Al Centro Direzionale, infatti, sarà celebrata la cultura street che sempre di più si sta affermando in città, attraverso un contest skate e un contest rap.

Promossi entrambi dall'Assessorato ai Giovani, per il primo contest, Vans Store Napoli ha messo a disposizione premi per un ammontare di 500€ invece, per il contest rap con battle di freestyle, coordinate da Peppe Underiff di Radio CRC, radio Ufficiale dell'evento, Vodafone ha messo a disposizione uno smartfone con abbonamento Spotify per un anno.