martedì 30 giugno 2015

Il Ventre di Napoli, ieri come oggi

di Maria Di Mare

Non è certo un libro da leggere sotto l’ombrellone distrattamente, tra un sorso di granita e l’altro, Il Ventre di Napoli si presenta più attuale che mai ed esige dal lettore l’attenzione che merita.

Matilde Serao
Scritto nel 1884 da Matilde Serao, l’opera è una raccolta di articoli che sono al tempo stesso un’inchiesta sulle condizioni di Napoli, e dall’altra la risposta al Ministro Depretis che, in seguito ad una visita a Napoli, affermò che fosse necessario sventrare la città per ricostruirla, “Bisogna sventrare Napoli”, disse Depretis e redasse il Piano di Risanamento Urbano noto come legge per il Risanamento

“Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis il ventre di Napoli” dice all’inizio del suo libro Matilde Serao; il Risanamento, messo in atto anche a causa di un epidemia di colera che interessò la città di Napoli nel 1884, interessò un’ampia area della città: Chiaia, San Ferdinando, Pendino, Mercato, Vicaria, Porto; lo scopo, come dice anche la Serao nel suo libro era quello di pulire i bassi, radendo al suolo la povertà e pulire un’aria in cui il colera si era propagato velocemente.

Anche oggi è sotto i nostri occhi la differenza tra le abitazioni del Risanamento, nuove e architettonicamente all’avanguardia, e le case in stato di perenne abbandono, nonché all’ampia differenza delle persone che le vivono, basti pensare al Corso Umberto I o Rettifilo, emblema del risanamento, e alle abitazioni a pochi metri da esso. Il Ventre di Napoli ieri come oggi. Non è cambiato quasi nulla. 

Il Rettifilo
L’indagine di Matilde Serao è accorata e dettagliata: descrive le viscere, non semplicemente di Napoli, ma dei napoletani che con essa hanno un rapporto simbiotico, come se nessuno avesse mai reciso il cordone ombelicale che li lega alla madre terra. Il Ventre di Napoli è, in ogni caso la difesa di una donna che mette in primo piano i sentimenti, gli umori, gli odori e le credenze della povera gente, dei bassi e del lavoro precario, ma anche della superstizione, del gioco del lotto e della malavita.

Un libro che regala parole sagge e sincere ad un lettore che, letta l’ultima pagina, si accorge che neppure a lui è mai stato tagliato il cordone ombelicale. Ed, inoltre, interessante è la fine del libro nella quale la stessa Serao chiede, quasi in preghiera, che anche il popolo di “laggiù”, quello dei napoletani abbia pari diritti e dignità “(…) Che chiedo io, in nome dell'eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini, abbia una casa, abbia della luce, nella notte, dell'acqua, della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro se stesso e gli altri?”.

Nessun commento:

Posta un commento