martedì 30 giugno 2015

Napoli nei film di Massimo Troisi

di Antonio Lepre

“Un uomo sa da che cosa fugge ma non sa quello che cerca”, “ Ma che fai parli con le frasi degli altri?”…“Ma perché pure tu conosci a Lello?”. Un giovane Massimo Troisi nel suo capolavoro d’esordio Ricomincio da tre del 1981, non avrebbe potuto di certo immaginare che quelle battute sarebbero rimaste nella storia.
L’artista partenopeo, da sempre considerato voce comico sentimentale di Napoli, ma soprattutto della sua San Giorgio a Cremano, però, ha sempre considerato la città di Napoli come fuga dall’instabilità quotidiana e come atavico sentimento di rancore materno. Mi spiego meglio, dal momento che ho avuto la possibilità di vedere tutte le sue pellicole, sia da regista che da attore, nonché da semplice comparsa, come nel caso di Hotel Colonial del 1987.

A differenza di quanto si crede, infatti, la città di Napoli appare nei film di Troisi solamente in 3 casi, il già citato Ricomincio da tre del 1981, No grazie il caffè mi rende nervoso del 1982 dove interpreta se stesso in poche scene e, infine, in Scusate il ritardo del 1983.

In tutti e tre casi Napoli non è la città del sentimentalismo, dell’allegria o della comicità, anzi è una Napoli sgarrupata, una città che impone la fuga da essa affinché si concretizzi l’individualità del giovane napoletano. Non a caso basti ricordare la scena iniziale di Ricomincio da tre dove Massimo Troisi esce da un palazzo fatiscente ancora con le impalcature dovute al terremoto del 1980, senza una realizzazione lavorativa, senza una relazione, senza una serenità familiare e trova solamente nella fuga dalla città di Napoli la piena realizzazione di sé.

Il Massimo di Ricomincio da tre deve abbandonare Napoli per realizzare il proprio io, tanto è vero che nella celeberrima battuta “Napoletano? Emigrante?” alla fine sarà proprio lui a dire convinto “Sì, emigrante”, proprio perché lontano dall’ostrica, ricordando il pensiero di Verga, si è potuto costruire un qualcosa che era lontano da quella città di Napoli, ancora troppo legata ad un atavico bisogno di persistere, così come è, senza progredire, ferma nel suo essere perennemente immobile.
Ed, infatti, in No grazie il caffè mi rende nervoso la città di Napoli si difende da un progressismo innovativo: contro il protagonista che dice “Ma perché Napoli adda cagnà?” vengono sbeffeggiati tutti quei luoghi comuni di una città che ha reso napoletano non capace di intendere l’evolversi sociale che sta avvenendo.

La città di Napoli non compare in nessun altro film di Troisi, egli ambienta i suoi film sia in un passato romanzesco come nel caso di Non ci resta che piangere e Viaggio di Capitan Fracassa, sia in realtà piccole come Che Ora è, Splendor e Pensavo fosse amore e invece era un calesse, nonché Il Postino. Eppure in tutti i suoi film, benché ci sia un rapporto ostico con la città, considerata madre-matrigna, la Napoli sentimentale, nonché comica, è sempre espressa attraverso un linguaggio, tra italiano e napoletano colloquiale, che risente però di quello sgarrupato detto precedentemente, ossia un linguaggio ancora non pieno, ancora non capace di dire io esisto, un linguaggio insomma che ha paura di esprimersi.

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