mercoledì 22 luglio 2015

Napoli: il Teatro Nuovo presenta il suo cartellone 2015/2016

di Maria Di Mare

È innegabile che la vena artistica e teatrale del popolo partenopeo scorre senza sosta come un fiume in piena, vivificando di anno in anno una tradizione ormai consolidata.

Le origini del teatro napoletano si collocano tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, con autori quali il Sannazzaro e il Capuano, che condussero quest’arte prima nelle corti e poi tra il popolo, distaccandosi da linguaggi elevati per entrare nel cuore del quotidiano e attingere da esso la materia prima. Indubbiamente è stata la maschera di Pulcinella, però, a dare risalto al teatro napoletano: nata nel ‘500 ha dominato le scene diventando il trait d’union col Novecento grazie alla rielaborazione di Eduardo Scarpetta. Da allora grandi nomi si sono succeduti, donando rilievo al teatro campano: da Scarpetta fino a Raffaele Viviani, da Eduardo e Peppino De Filippo fino a Ruccello, da Totò a Massimo Troisi. E ai giorni nostri? Chi rappresenta il teatro oggi? 
Portare nuova linfa, cambiamento, stupore, all’interno di una storia già scritta, è quello che tenta di fare il Teatro Nuovo, storico teatro sperimentale partenopeo situato nel cuore del Quartieri Spagnoli, che in questi giorni ha presentato il cartellone della stagione teatrale 2015/2016.

L’offerta del Teatro Nuovo si muove, come di consueto, su un terreno più innovativo, ed inaugura la sua stagione l’11 novembre con lo spettacolo di Enzo Moscato Grande Estate (un delirio fantastorico 1937/1960…ed oltre), dove il regista racconta oltre quattro decenni di cronaca e storia napoletana ed internazionale, portando sulla scena corpi e voci, che seguono una narrazione comica, disinvolta e sarcastica. Seguono Le Strategie Fatali, Malacrescita, Le ho mai raccontato del vento del nord e, circa a metà del cartellone, un classico che non stanca mai Aspettando Godot, per la regia di Maurizio Scaparro.

Il mese di febbraio ospita Due donne che ballano e Calderon; la prima è un opera di Josep Maria Benet i Jornet, qui la regia è di Veronica Cruciani che dirige due donne, un’anziana e una giovane (la sua badante) racchiuse e rinchiuse nel loro microcosmo di quotidianità: le due hanno trascorso la vita a “ballare” da sole, ma ecco che la vita gli da l’opportunità per non affrontare più le avversità in solitudine. La seconda è un’opera di Pier Paolo Pasolini ispirata però, come il titolo suggerisce, a Calderon, più precisamente alla sua La vida es sueño, ma si ricollegherà anche al dipinto Las Meninas di Velasquez.

Segue Shakespeare Re di Napoli, testo e regia di Ruggero Cappuccio, un’opera che attraversa i teatri italiani da circa vent’anni continuando ad affascinare sempre nuove generazioni. Dal 16 al 20 marzo in scena vedremo I Vicini, di Fausto Paravidini, e la stagione si concluderà con un appuntamento con Toni Servillo legge Napoli, con Toni Servillo padrone di casa dal 30 marzo al 3 aprile.

Inoltre cinque sono gli spettacoli fuori abbonamento: L’amore per le cose assenti, Crave, Scende giù per Toledo, Scannasurice e Ombretta Calco, tutte opere che mostreranno allo spettatore forti tentativi di indagini psicologiche ed emotive.

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