venerdì 28 agosto 2015

A rischio chiusura l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

di Antonio Ianuale

Spesso le cose importanti le abbiamo davanti agli occhi, ma non riusciamo a vederle, almeno fino a quando subentra il pericolo di perderle. Ma allora è troppo tardi, e non restano che rimpianti. Speriamo non sia questo il caso dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che da anni attraversa una grave crisi, nell’indifferenza generale. Situazione aggravatasi negli ultimi mesi, con lo scenario della chiusura del prestigioso istituto che rischia di concretizzarsi nel prossimo mese di settembre.

Non è la prima volta che l’Istituto rischia la chiusura, infatti è nel 2009, che l'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti operò dei tagli ai fondi stanziati da Carlo Azeglio Ciampi prima come premier e poi come presidente della Repubblica, utili per la sopravvivenza dell’istituto. Il regime di tagli indiscriminati è continuato ancora, con l’Istituto che si è visto privato dei finanziamenti pubblici, ed è stato sostenuto solo da finanziamenti privati. Sul sito dell’Istituto www.iisf.it è consultabile l’appello che l’Istituto ha lanciato all’allora Presidente della Regione Caldoro e al Ministro per i Beni e le Attività culturali del governo Monti, Lorenzo Ornaghi. Nel 2008 la Sovrintendenza ai beni librari della Regione Campania ha riconosciuto il valore delle circa trecentomila opere, dichiarando la raccolta frutto “delle attività di studio, ricerca e formazione promosso dall'Istituto di appartenenza”.

Così la Regione Campania, nel 2001 con delibera n. 6039, individuò come nuova sede della biblioteca i locali dell'ex-CONI in Piazza Santa Maria degli Angeli n. 1, a pochi passi dalla sede dell’Istituto a Palazzo Serra di Cassano. Ma lo scenario cambia completamente quando la Giunta regionale emana nel 2011, la delibera n. 283 che stravolge completamente il progetto originario per cui erano stati stanziati anche specifici fondi europei. Il locale, che doveva essere a completa disposizione dell’Istituto, viene designato «come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati». La stessa delibera prevede l'attivazione di una Biblioteca pubblica “a scaffale aperto”. La problematica sorge in quanto le dimensioni della biblioteca dell’Istituto occuperebbero per intero lo spazio a loro destinato nella prima delibera. L’Istituto chiede “la revoca della delibera del 21 giugno 2011 e che, su sollecitazione del Ministero dei Beni culturali, il Governo presenti un disegno di legge al Parlamento diretto a garantire un finanziamento stabile per l'Istituto che consenta di ripianare gli oneri finanziari derivati dal ritardo”. L’appello è stato firmato tra gli altri da Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis, Gianni Vattimo, Gustavo Zagrebelsky.
Negli ultimi mesi la situazione si è aggravata maggiormente, con Equitalia che ha bussato alle porte dell’Istituto. I collaboratori del prestigioso istituto sono senza stipendio da un anno e mezzo, e lo scorso martedì 13 giugno hanno organizzato un sit-in di protesta per sensibilizzare la cittadinanza alla causa dell’istituto. Molti mezzi di informazioni si sono interessati alla vicenda, molti intellettuali hanno firmato l’appello e invitato ad una libera donazione nel tentativo di salvare un patrimonio culturale con pochi eguali nel mondo. L’Istituto ha una lunga storia alla spalle: è stato fondato, infatti, nel 1975 da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente. 
I numeri dell’Istituto sono lì a raccontare la storia che adesso rischia di sparire: 27mila gli ospiti dell’Istituto tra filosofi, sociologi, medici e matematici, migliaia le borse di studio erogate a giovani ricercatori, 15mila tra lezioni e convegni in tutto il mondo. Inoltre, ogni anno l’Istituto organizza scuole estive di alta formazione, seminari e giornate studio. Qualche mese fa, precisamente il 26 maggio al teatro Mercandante, l’Istituto ha festeggiato i quarant’anni di attività. Speriamo davvero che non sia stato l’ultimo.

Nessun commento:

Posta un commento