venerdì 28 agosto 2015

Gioie e dolori del post-laurea. Quali prospettive occupazionali?

Quando la laurea va appesa al chiodo: la vicenda dei ragazzi di "Onda d'Orto"

di Elvia Puglisi

Il prezzo di carta tanto agognato spesso lascia l’amaro in bocca? Appena laureati si prova un senso di vuoto e spaesamento e si finisce con l’esclamare: “E ora?”. E’ normale. L’entusiasmo, l’iniziativa, la voglia di fare, i progetti. E poi l’insicurezza. Più di quanto si immagini ci si ritrova a fare i conti bruscamente con una realtà ostile nei riguardi dei nostri sogni. Ma si trattasse solo di quelli.

Si sa che la realizzazione personale passa per quella professionale, oltre che affettiva, dunque la sicurezza economica e la stabilità lavorativa diventano un presupposto necessario per preservare la nostra serenità e rendere possibile la realizzazione di qualsiasi progetto di vita concreto.


I dati parlano chiaro: secondo l’annuale rapporto di AlmaLaurea, il portale dedicato all’università e al lavoro, nonostante un’inversione di tendenza i laureati a cavallo della crisi, dovranno patire ancora per un po’ i suoi strascichi. Il rapporto raccoglie infatti i dati delle indagini svolte su 490 mila laureati di 65 università italiane, delle 72 ad oggi aderenti al Consorzio, ovvero oltre 240 mila laureati di primo livello, oltre 180 mila laureati magistrali e oltre 57 mila magistrali a ciclo unico degli anni 2013, 2011 e 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni. Ciò che ne è emerso è che sono i giovani laureati a pagare il prezzo più alto, soprattutto per quanto riguarda il tasso di occupazione a lungo termine (oltre i 12 mesi), passato, tra il 2007 e il 2014, dal 2,8% al 7,7%, con un incremento di 0,9 punti percentuali registrato solo nell’ultimo anno.

Preoccupante è anche il fenomeno dei cosiddetti Neet (ragazzi 15-29enni che non studiano e non lavorano), un chiaro segno della sfiducia ormai sovrana tra i giovani d’oggi nei confronti del tema occupazione. Nel 2014 i Neet incidono per il 26,2%, valore che resta nettamente superiore alla media europea a 27 Paesi, pari al 15,8%.

A tale proposito è emblematica la storia di Matteo, Jacopo, Filippo e Giacomo, quattro giovani di La Spezia che hanno deciso di “appendere la laurea al chiodo” e dedicarsi alla coltivazione della terra. Nonostante i diversi ambienti accademici di provenienza, i quattro hanno deciso di mettere assieme competenze e passione per realizzare un progetto agricolo, “Onda d’orto”, volto a convertire terreni incolti, a rischio idrogeologico, in appezzamenti agricoli produttivi, tramite il metodo dell’agricoltura sinergica.

I commenti dei ragazzi di Onda d’Orto sono a dir poco entusiasmanti: “Facciamo finalmente qualcosa di nostro che ci piace e in cui crediamo. Qualcosa di concreto: produciamo cibo. E finalmente possiamo vedere un risultato tangibile, a stretto contatto con la natura e con i suoi ritmi”. E ancora: “viviamo le nostre giornate all’aperto, non abbiamo bisogno di pagare l’abbonamento in palestra dopo il lavoro in ufficio, abbiamo una vita faticosa ma felice, siamo padroni del nostro tempo, e la gente che ci chiede la verdura o che ci vede lavorare nel campo è curiosa entusiasta” sostengono i ragazzi.

Una decisione coraggiosa, ma che ripaga. Un progetto che, indubbiamente, senza il background di studi e di esperienze lavorative maturato forse non avrebbe dato gli stessi frutti, ma che fondamentalmente parte da la voglia di fare e dalla libertà di esprimersi e “fare da sé” un lavoro, concreto e produttivo. Forse l’ingegno è una delle poche risorse rimaste in nostro possesso (oltre alla sempreverde speranza) per cambiare le cose e invertire la rotta. Per non snaturarci e non finire col vivere per lavorare. Ma lavorare per costruire la nostra vita.




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