venerdì 28 agosto 2015

Il genio di Peppino De Filippo tra teatro, cinema e televisione

di Antonio Ianuale

Era il 24 agosto del 1903, quando nasceva Giuseppe De Filippo, conosciuto da tutti con il nome di Peppino. Figlio naturale di Eduardo Scarpetta, fratello di Eduardo e Titina, fin dall’infanzia Peppino respira l’aria del teatro, recitando a fianco del fratello maggiore nella compagnia di Eduardo Scarpetta. Nell’estate del 1930 i fratelli De Filippo decidono di fondare una loro compagnia: nasce cosi il “Teatro umoristico di Eduardo De Filippo con Titina e Peppino”. Ma sarà solo nel 1931 che i fratelli De Filippo riescono a realizzare il loro progetto, infatti, il debutto della “Compagnia Teatro Umoristico I De Filippo” avviene a Napoli il 25 dicembre 1931 con Natale in casa Cupiello, al Teatro Kursaal.


Il rapporto tra i due fratelli non è semplice, a causa del carattere austero e rigido di Eduardo, che durante le prove era severissimo anche con il fratello. Nel recensire uno spettacolo, Corrado Alvaro individuò «la tirannia di Eduardo su Peppino timido e impacciato». La frattura totale e insanabile si compie nel 1943, con Peppino che decide di lasciare la compagnia. Peppino ne fonda una nuova con il figlio Luigi e si afferma come commediografo. Tra le sue commedie più comiche e divertenti ritroviamo Ma c’è papà, Quaranta ma non li dimostra, Cupido scherza e spazza. Peppino si cimenta con successo anche come attore nelle sue interpretazioni dei personaggi di Moliére e Pinter. Ma la sua fama è dovuta certamente più alla televisione e al cinema, dove è indimenticabile nel personaggio di Pappagone e nei film a fianco del grande Totò. Nel 1966 Peppino, nel corso di una trasmissione televisiva intitolata Scala Reale, presenta il personaggio di Pappagone, una maschera che ha chiari riferimenti alla Commedia dell’Arte. E’ l’aiutante comico, farsesco, un po' stupidotto del "Cummantatore Pupino Di Filippo". Una maschera allegra, goffa, buffa che cerca con astuzia e furbizia di non farsi sopraffare dalla vita. Pappagone, diventa l'alter ego di Peppino, che con ironia si prende gioco di se stesso, ma diventa anche un personaggio su cui ognuno di noi può ritrovare qualcosa di sè.

Peppino crea una lingua apposita, composta da sfumature, colori, neologismi, gerghi in vernacolo-italianizzato. Molto popolari divengono i suoi "piriché", "eque qua", "anzio", "propeto", "tante esequie", che formano un nuovo linguaggio che distanzia Pappagone dalla Commedia dell’Arte. Ma il culmine della popolarità Peppino la raggiunge nel sodalizio con Totò, che ha inizio nel 1952 con il film Totò e le donne e continua con altri quindici film in cui Peppino svolgerà egregiamente il ruolo di spalla, mantenendo al tempo stesso una sua originalità interpretativa.


I film con Totò hanno regalato scene memorabili ed indimenticabili che sono pietre miliari nella storia del cinema. Come non citare nel film Totò Peppino e la malafemmena, l’arrivo a Milano dei fratelli Capone e il dialogo con il vigile “austriaco”. O anche la scena della lettera nel medesimo film ripresa anche dalla coppia Troisi-Benigni. Tra i personaggi più divertenti interpretati da Peppino, oltre al già citato fratello Capone c’è sicuramente il ragioniere Lo Turco nel film La banda degli onesti dove ritroviamo la famosissima scena dove Totò e Peppino sono intenti a riprodurre soldi falsi nella tipografia, girata con la velocità della commedie americane. La critica di quel tempo non è molto generosa con Totò e con Peppino, non risparmiando critiche molto dure.



L’unico riconoscimento per Peppino arriva nel 1957 con il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista nel film Totò, Peppino e i fuorilegge. Nel 1962 recita nel film Boccaccio ’70, composto da quattro episodi girati da quattro grandi registi italiani: De Sica, Fellini, Monicelli, Visconti. Peppino è protagonista dell’episodio Le tentazioni del Dottor Antonio, girato da Fellini, con la sceneggiatura di Ennio Flaiano e dello stesso Fellini. Il suo personaggio Antonio Mazzuolo è un moralista turbato e tormentato dall’immagine provocante di una donna su un cartellone pubblicitario posto dinnanzi alla sua abitazione. Tra le sue ultime apparizioni cinematografiche, dopo la fine del sodalizio con Totò, ricordiamo le pellicole musicali firmate da Bruno Corbucci e da Lina Wertmüller. La sua ultima apparizione è nel film Giallo Napoletano dove interpreta il ruolo del padre del protagonista, che ha il volto di Marcello Mastroianni. Nel 1976 pubblica la sua autobiografia Una famiglia difficile. Muore all’età di 76 anni per una cirrosi epatica. Il rapporto con Eduardo non si è mai ricomposto, nonostante momenti di riavvicinamento tra i due fratelli, tanto che alla notizia della morte di Peppino, Eduardo disse dal palco del Duse di Bologna :“adesso mi manca come compagno, come amico, ma non come fratello”.




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