venerdì 28 agosto 2015

Napoli: Il mercatino delle occasioni perdute

Quel “pasticciaccio brutto” dell’ex-mercato coperto di Sant’Anna di Palazzo

Marcello de Angelis

Cammini tra i vicoli stretti e poco illuminati facendoti spazio tra bancarelle e ambulanti che vendono articoli di tutti i tipi. Fai attenzione ai motorini carichi di persone regolarmente senza casco e alle auto che percorrono le strade in doppio, triplo e forse anche quadruplo senso. Schivi improvvise buche nella già irregolare pavimentazione e cerchi di evitare violente pallonate di scugnizzi che improvvisano partite di pallone tra gli incauti passanti… dicevo, cammini veloce tra il caos e il fermento di queste viuzze e d’improvviso te lo trovi davanti. Un’enorme costruzione abbandonata che sorge nel cuore di una delle zone più popolose di Napoli. Ci troviamo nella parte finale dei Quartieri Spagnoli, in Piazza Sant’Anna di Palazzo e l’edificio in questione è il cosiddetto “ex-mercato coperto di Sant’Anna di Palazzo”.
L'ex mercato coperto di Sant'Anna di Palazzo
Edificato in un’area appartenuta alla Comunità Valdese e donata da quest’ultima al Comune di Napoli negli anni settanta affinchè vi fosse costruito un mercato coperto e un centro sociale, fu progettato nel lontano 1980 dall’architetto Salvatore Bisogni il quale, seguendo uno stile sicuramente innovativo, ma che poco o niente c’azzeccava con i palazzi già esistenti, ebbe il compito di ideare un complesso in cui concentrare le attività commerciali dei quartieri limitrofi. L’obiettivo era quello di liberare le strade dalla miriade di bancarelle che rendono sì caratteristica la zona, ma che intralciano inevitabilmente il traffico dei veicoli e, soprattutto, dei mezzi di soccorso. Inoltre c’era il desiderio di regalare la speranza di riscatto sociale ad una piazza situata non in una sperduta periferia, bensì a pochi passi da due strade fondamentali per la città: via Chiaia e via Toledo.

L’architetto disegnò una grossa piazza coperta, circondata da un altissimo colonnato, dentro cui inserì diciotto box, otto di media dimensione al piano inferiore e dieci più piccoli a quello superiore, nati come una sorta di botteghe dell’età moderna. Accanto a tale struttura fu disegnato un palazzetto in cui dovevano svolgersi svariate attività sociali, così come desiderato dai Valdesi. I lavori iniziarono con un ritardo imbarazzante e furono completati solo nel 2001, quando i box/botteghe 2.0 furono assegnati.
Alcuni box dell'ex mercato coperto di Sant'Anna di Palazzo
Ma l’euforia da “taglio del nastro” durò poco. Infatti, appena pochi mesi dopo l’inaugurazione, l’impianto iniziò ad essere abbandonato da tutti gli assegnatari, i quali denunciavano il fatto che la struttura non rispondeva alle loro esigenze soprattutto per le dimensioni estremamente ridotte di alcuni box/botteghe. Essi tornarono così ad occupare nuovamente con le proprie bancarelle le vie e i vicoli circostanti, facendo ripiombare il quartiere, che per qualche tempo aveva respirato nella larghezza e pulizia delle strade, nel suo caos originario.

I box, così come i locali e gli uffici rimasero deserti. Tutto fu abbandonato. Una struttura nuovissima nel cuore dei Quartieri spagnoli, costata milioni di lire, che miseramente ha fallito il suo compito per un errore di strutturazione. Ma vi è di più: ad oggi, dopo quattordici anni, quella struttura è ancora lì, abbandonata a se stessa, pesantemente deteriorata dal tempo. Dall’esterno è un buio mostro di cemento che domina con la sua ombra la già piccola Piazza Sant’Anna di Palazzo; dall’interno è anche peggio: durante la notte i box, con le serrande ormai divelte e arrugginite, diventano, nella migliore delle ipotesi, rifugi per senzatetto mentre la parte sottostante è diventata una discarica a cielo aperto, che emana un ormai perenne fetore irrespirabile. Sotto al colonnato gli immancabili scugnizzi giocano a pallone tra le carcasse di veicoli rubati, smontati e abbandonati. Per non parlare poi di una comunità di gatti che ha adottato l’edificio come abitazione stabile. Felini di tutti colori hanno colonizzato l’ex mercato nutrendosi ora dei rifiuti, ora del latte che ormai i cittadini del quartiere portano loro regolarmente. A questo punto la domanda che sorge è banale, lo so, ma va fatta: come è spiegabile tutto ciò? Come è possibile che in quattordici anni l’Amministrazione Comunale (proprietaria dell’area) non sia stata in grado di trovare una soluzione per riconvertire una struttura che rappresenta ormai un enorme monumento allo spreco del denaro pubblico?

In realtà nel 2005 si tentò una rivitalizzazione dello stabile in disuso attraverso uno stanziamento del Comune di Napoli di circa centoventimila euro. Il progetto e la sua realizzazione finirono nelle mani del legale rappresentante del CAT, Centro Assistenza Tecnica Confesercenti, così come i centoventimila euro. Come troppo spesso capita in queste situazioni, nulla più accadde. E nulla più si seppe di quella somma stanziata. Nel 2006 il Presidente della Prima Municipalità Fabio Chiosi decretò la chiusura della struttura in quanto utilizzata quasi esclusivamente da un solo commerciante (si parlò di concorrenza sleale). Tra le tante proposte per reinventare una diversa destinazione d’uso dello stabile, nel 2008, ci fu quella di farne un parcheggio per i residenti, cosa che avrebbe evitato la sosta selvaggia delle auto, classica situazione giornaliera della zona. Ma anche questa idea non fu concretizzata e fu lasciata cadere nel vuoto dall’allora Amministrazione Comunale. E arriviamo così al 2011, anno in cui lo stesso Presidente dichiarò come i box abbandonati erano diventati, tra l’altro, depositi abusivi di personaggi poco raccomandabili.
 
Un altro scorcio dell'ex mercato coperto di Sant'Anna di Palazzo
A questo punto è ovvio che anche solo per ipotizzare una riattivazione dell’ex mercato coperto di Sant’Anna di Palazzo è necessaria una seria riqualificazione nonché ristrutturazione del sito abbandonato, ed è altrettanto ovvio che per far partire un progetto di tal portata è indispensabile l’uso di una ulteriore porzione di denaro pubblico. Praticamente un ininterrotto circolo vizioso. Ma nel giugno 2012 un accordo tra regione Campania, comune e Ministero dei Beni Culturali ha fatto vedere una piccola luce in fondo al tunnel in quanto ha permesso che venissero stanziati dall’Unione Europea 100 milioni di euro per eseguire lavori di restauro dei monumenti del centro storico, il quale versa in condizioni poco idonee alla conservazione dei beni artistici che giacciono in condizioni di estremo abbandono. Tutto ciò grazie al fondamentale intervento dell’Unesco, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, che nel 1995 dichiarò il centro storico di Napoli patrimonio dell’umanità inserendolo nella lista dei beni da tutelare. Nella motivazione è citato testualmente che “il sito è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti”. Nell’area considerata patrimonio dell’Unesco si trova proprio il quartiere San Ferdinando e, nell’allegato 6 del piano di gestione del sito, vi è un elenco di schede inerenti ai progetti da svolgere e udite, udite… col codice 28 si può leggere proprio: “Mercatino di Sant’Anna di Palazzo”, ovvero il progetto per il recupero, restauro e il riadattamento della citata struttura. Le attività proposte sono: una ludoteca, servizi sociali, strutture operative per le erogazioni dei servizi alle imprese. È inoltre programmata l’installazione di un impianto di produzione di energia fotovoltaica. Tutto molto bello, per carità, eppure dopo tre anni e a pochi mesi dalla restituzione dei fondi europei (dicembre 2015) neanche una brutta copia di un cantiere è sorto in prossimità dell’ex mercato coperto. Perché? E perché gran parte di questi fondi sono stati destinati a siti che non avrebbero bisogno di interventi?

L’unica certezza è che la Regione Campania, durante la presidenza Caldoro non ha saputo gestire al meglio l’arrivo di questi fondi. Situazione messa in luce anche dall’attuale Presidente della Regione Vincenzo De Luca che ha tuonato contro il fatto che alla fine del periodo 2007-2013 di gestione dei fondi europei dovrà essere restituita all’Europa la cifra totale di quasi 3 miliardi di euro che non si è stato in grado di spendere, ovvero di certificarne la spesa. Neanche col recente decreto di accelerazione.

E così, per l’ex mercatino di Sant’Anna di Palazzo nulla è cambiato, segno evidente dell’incapacità di chi ci ha governato e delle innumerevoli occasioni mancate (volutamente?) o non colte al momento giusto. La sua rinascita poteva essere il volano per un successivo intervento di risanamento ambientale con una inevitabile riqualificazione urbana ed economica dell’area. Certo, l’unico risvolto negativo di una tale opera sarebbe stato il trasloco della comunità felina, attuale ospite della struttura. E vabbè, un peso che si poteva ben sopportare.

Nessun commento:

Posta un commento