venerdì 28 agosto 2015

Università: seguire le proprie attitudini o rischiare di sopprimere la propria natura?

di Elvia Puglisi

Tempi di bilanci e scelte importanti per i diplomati delle scuole superiori. I test di ingresso per l’anno accademico 2015-2016 sono quasi alle porte e milioni di studenti, tra un aperitivo e un tuffo in acqua, saranno chini sui libri a completare la propria preparazione al “grande evento”. Sul fronte ci sono alcune novità: ad esempio quelle riguardanti il test per la facoltà di Medicina e Chirurgia, che sarà preceduto da una sorta di autovalutazione orientativa, da sottoporre agli studenti dell’ultimo anno di scuole superiori. “Con il test di autovalutazione ci sarà una scelta più consapevole al riguardo, prima dell'effettiva iscrizione” ha spiegato il Ministro Stefania Giannini. Tuttavia si corre il rischio di scoraggiare preventivamente gli studenti speranzosi che già si trovano a fronteggiare le paure e le incertezze dell’esame di maturità.

La data ufficiale dei test di ammissione a Medicina è fissata quest’anno all’8 settembre. La novità è che da quest'anno i quiz di cultura generale verranno rivisti da una commissione ad hoc, che ha il compito di perfezionare i quesiti per garantire una qualità superiore dei nuovi iscritti.


A monte, tuttavia, c’è la scelta dell’indirizzo verso il quale orientarsi: studi umanistici o scientifici? I dati sull’occupazione parlano chiaro, così come i dibattiti di recente scatenatisi. Stefano Feltri, vicedirettore de “Il Fatto quotidiano”, ha infatti rilasciato alcune considerazioni personali sull’utilità degli studi di stampo umanistico ai fini lavorativi. “È giusto studiare quello per cui si è portati e che si ama? Soltanto se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, dicono gli economisti. Se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche” scrive Feltri sul suo blog.

Nonostante le numerose polemiche che tali dichiarazioni hanno scatenato, ci sono dei numeri chiari a supporto delle affermazioni di Feltri (opinabili, ma sensate): “Guardiamo all’Italia: fatto 100 il valore medio attualizzato di una laurea a cinque anni dalla fine degli studi, per un uomo laureato in Legge o in Economia è 273, ben 398 se in Medicina. Soltanto 55 se studia Fisica o Informatica (le imprese italiane hanno adattato la propria struttura su lavoratori economici e poco qualificati). Se studia Lettere o Storia, il valore è pesantemente negativo, -265. Cioè fare studi umanistici non conviene, è un lusso che dovrebbe concedersi soltanto chi se lo può permettere. L’Italia è il Paese dove questo fenomeno è più marcato”.

Cosa bisogna fare quindi? Seguire ad ogni costo le proprie attitudini e/o aspirazioni o adoperare raziocinio e rischiare di sopprimere la propria natura? Probabilmente né l’una né l’altra. Scegliere con calma e razionalità, misurandosi sempre con le proprie capacità e predisposizioni naturali. Vale a dire che un totale disastro in matematica avrà di certo vita durissima alle facoltà di Fisica ed Ingegneria. Realismo e concretezza.

Ma come si fa a chiedere tanto ad un 18enne appena uscito dalla prigione dorata della scuola superiore? Di “errori”, come li chiama Feltri, ce ne saranno ancora e ancora, poiché la scelta della giusta strada da intraprendere è lasciata nelle mani di ragazzini pieni di sogni e speranze, laddove le istituzioni sopperiscono in maniera sommaria e approssimativa. Dunque bisognerebbe diventare tutti Odontoiatri, stando al rapporto di AlmaLaurea, secondo il quale questa è la professione più redditizia attualmente, trascurando il patrimonio artistico, storico e culturale della nostra nazione. Che non darà da mangiare, siamo tutti d’accordo, ma ci rende persone libere e consapevoli. E magari chissà, un giorno ci consentirà di cambiare le cose.

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