venerdì 25 settembre 2015

Curare ansia e stress con la lettura: le nuove frontiere della Book Therapy

di Germana Guidotti

“Che gli altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto”. Con queste parole lo scrittore argentino Jorge Luis Borges pone l’accento sul potere e sull’importanza straordinaria che da sempre riveste la lettura: serbatoio inesauribile da cui attingere storie, conoscenze, concetti, lessico, teorie, informazioni. 

Leggere libri, si sa, è un processo costantemente additivo, ossia che aggiunge, accresce sempre qualcosa, oltre che produttivo. Amplia gli orizzonti personali: culturali, morali, sociali. Genera aspettative. Mette in moto l’immaginazione, la fantasia. 

"Farmacia" letteraria
Non è un caso, infatti, che ai bambini delle scuole elementari, soprattutto a quelli più piccoli che magari proprio in quegli anni con incredibile impegno e fatica stanno apprendendo a leggere, durante la pausa di chiusura delle scuole nel periodo estivo, viene chiesto di compilare il famoso “libro delle vacanze”: un vero e proprio eserciziario multidisciplinare che altro non è che un modo per tenere sempre la mente allenata a leggere, affinché non ci si disabitui. Durante gli anni delle scuole superiori, invece, ai “compiti delle vacanze” solitamente i professori affiancano la lettura di libri che possono essere i classici, o quelli incentrati su argomenti che si sono affrontati nell’anno scolastico appena concluso (per una naturale prosecuzione in linea di continuum contenutistico) o che si ha intenzione di affrontare in quello alle porte. 

Fatto sta che in tutti questi frangenti la lettura resta connotata pur sempre per la sua finalità educativa-pedagogica-edificante

Studi di matrice anglosassone, tuttavia, da anni hanno ormai comprovato e messo in risalto quanto leggere abbia anche scopi terapeutici. Basti pensare che in Inghilterra la “Book therapy”, la “terapia dei libri”, o meglio “la terapia coi libri”, che si basa sugli studi dello psichiatra gallese Neil Frude, viene a tutti gli effetti riconosciuta dal National Health Service, il servizio sanitario inglese. Tale disciplina, sostanzialmente, concepisce il libro come uno strumento attraverso il quale “curare” l’ansia, soprattutto quella da rientro post-vacanze estive. Secondo un esperto su tre, leggere rappresenta il miglior antidoto in tal senso perché aiuta a fantasticare, a trovare nuovi stimoli creativi e perché no, a trovare conoscenza e crescita personale. 

Psicologi, critici, esperti del settore, ma anche sociologi e docenti universitari concordano quasi all’unanimità (7 su 10 raccomandano la “Book therapy”) nell’affermare che le pagine di un libro, cartaceo o digitale che sia non importa, aiutino a sconfiggere lo stress causato dalla routine lavorativa quotidiana, e aprano la mente tenendola sì, ovviamente, in allenamento, ma sgomberandola dallo stress, lasciando spazio a positività e distensione. 

Tra i generi antistress per antonomasia figurano in primis i gialli, seguiti dai romanzi rosa, dai saggi legati al benessere e dai libri di avventura. In ogni caso, l’effetto immediato è senza dubbio benefico: il recupero del buonumore, che risulta nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto se le scelte ricadono su letture e generi che assecondano i propri gusti letterari. 

Leggere in libertà
A riconferma poi del potere che un libro può avere di costituire il principale toccasana, una vera e propria panacea, per alleviare determinati “sintomi” ed “acciacchi”, due autrici inglesi hanno pubblicato un libro di medicina molto speciale, che contiene ricette in luogo delle note, antibiotici narrativi in luogo della trama, medicamenti di carta e inchiostro in luogo delle pagine. Tale tomo in Italia è stato adattato da Fabio Stassi ed è uscito per l’Ed. Sellerio: “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”: una sorta di prontuario che annovera decine e decine di romanzi ed altrettanti scrittori (grandi classici, contemporanei, famosissimi, ma anche più rari, appartenenti a qualsiasi genere letterario, tempo o paese) dalle singolari virtù terapeutiche. Obiettivo ultimo della pubblicazione è quello di rendere chiaro a tutti che un libro è un’occasione: la convinzione che, sia per la mente che per il corpo, non esista “acciacco” che non possa essere “risanato” efficacemente mediante una buona lettura. Del resto, l’iscrizione sovrastante la porta dell’antica Biblioteca di Tebe recita: “Medicina per l’anima”.

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