venerdì 25 settembre 2015

Le Quattro Giornate di Napoli tra memoria e impegno sociale

di Antonio Ianuale

Napoli si prepara a commemorare le quattro giornate di Napoli, storico episodio di insurrezione popolare avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale. Le celebrazioni in programma dal 28 settembre al 1 ottobre, saranno dedicate alla liberazione dalle mafie e dalle camorre. È questo il risultato dell’incontro tra l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, l'Anpi e l'Istituto campano per la storia della Resistenza "Vera Lombardi", con la finalità di stabilire "un ponte ideale tra i valori della Resistenza e della Costituzione con quelli che animano e sempre di più debbono animare la lotta di liberazione dalle mafie". Il titolo delle celebrazioni 2015 sarà infatti "Dalla parte giusta. Contro la camorra e la violenza con gli ideali della Resistenza". 

Nel settembre del 43’ Napoli fu ridotta alla disperazione per le condizioni selvagge in cui versa, priva di cibo e d'acqua, sgombrata a viva forza e distrutta dai centoventi bombardamenti subiti. All’annuncio dell’armistizio la città sperò in una rapida liberazione dai nazisti, intensificò gli episodi di resistenza, ma i nazisti furono ancora più spietati. A comandarli c’era il colonello prussiano Walter Scholl, soldato crudele che odiava apertamente l’Italia. Proprio nei giorni dell’armistizio Scholl fece aprire a cannonate il portone dell’università, fucilando decine di persone, ma l’episodio più cruento fu l’esecuzione di un marinaio davanti a seimila cittadini sulle scale della sede centrale dell’università. Scholl proclamò lo stato di assedio, introdusse il coprifuoco, obbligò al servizio di lavoro obbligatorio gli uomini dai diciotto ai trentatré anni. Inoltre dispose la deportazione di duecentoquarantamila persone per creare una zona militare di sicurezza. 

I Napoletani all'assalto di un mezzo tedesco
I cittadini napoletani si predisposero all’insurrezione, rifornendosi di armi e munizioni. All'alba del 27 settembre numerosi episodi chiamarono alle armi la popolazione, sollecitata, sembra, dalla falsa notizia dell'arrivo degli Inglesi a Pozzuoli e a Bagnoli. La sera del 27 caddero i depositi di armi del Forte Sant’Elmo e delle caserme di Foria e di San Giovanni a Carbonara. 

Il 28 fu la giornata dei giovani che morirono combattendo: i diciasettenni Pasquale Formisano e Filippo Illuminato trovarono la morte, mentre lanciavano bombe contro i tedeschi; diciassette anni anche per Mario Menichini abbattuto da una raffica di mitragliatrice mentre attaccava un carro armato tedesco. Ma il più giovane fu lo scugnizzo Gennaro Capuozzo, di soli 12 anni che dopo aver combattuto in via Santa Teresa, fu ucciso da una granata. 

Il 29 l'insurrezione napoletana raggiunse l’apice, con la comparsa dei primi elementi organizzativi. In ogni rione emerse nel corso della lotta la figura del “capo-popolo”, con il compito di guidare e organizzare i gruppi degli insorti. Come al Vomero dove l’anziano professore Antonino Tarsia si pose a capo del Comando partigiano, appena costituitosi. I ribelli sono poco più di mille, armati con fucili da caccia, moschetti, pugnali, coltelli, bombe a mano, mitragliatrici. 

Il 30 la retroguardia tedesca decise di abbandonare Napoli, con gli alleati che stavano raggiungendo Nocera. Ma la ritirata tedesca fu accompagnata da stragi ed incendi, tra cui quello dell’Archivio storico di Napoli. 

La cronaca dell’insurrezione napoletana è trasmessa da Radio Londra, ascoltata da tutti, accolta con commozione ed incredulità. Nel dopoguerra, oltre alla medaglia d’oro alla città di Napoli, furono conferire agli insorti 4 medaglie d’oro alla memoria, 6 d’argento e 3 di bronzo. 

Le Quattro Giornate di Napoli sono celebrate anche dalla cinematografia con due affreschi genuini: il film neorealista “O sole mio” di Giacomo Gentilomo, del 1946, uno dei primi del genere neorealista, e la pellicola di Nanny Loi “Le Quattro Giornate di Napoli”, del 1962, che ottenne anche la candidatura all’Oscar come miglior film straniero. 

La memoria storica, purtroppo, rischia sempre più di perdersi, soprattutto in questo Paese, ecco perché queste celebrazioni sono più che necessarie per tramandare il nostro patrimonio storico-culturale. L’aggiunta dell’impegno sociale, nella comparazione tra la liberazione dal nazifascismo a quella delle mafie nobilita ancora di più queste iniziative, spronando alla battaglia contro la criminalità, a pochi giorni dall’assassinio del diciasettenne Genny Cesarano che ha colpito tutta la cittadinanza napoletana. Il coinvolgimento dei più giovani, dunque, è la sfida più importante da vincere, non solo perché spesso sono proprio loro ad essere in pericolo, ma anche perché essi appaiono i soli capaci di vincere realmente questa battaglia, una battaglia che, in ogni caso, va condotta con consapevolezza, coraggio e onestà. Conoscere è senza dubbio il primo passo. 



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