venerdì 23 ottobre 2015

Anche il cibo diventa social: il fenomeno degli Home Restaurant

di Maria di Mare

Googlando home restaurant (letteralmente ristoranti a casa) diversi sono i link che ci offrono una facile opportunità di resevation per un tavolo in una cucina casalinga, ma non troppo, a New York, Los Angeles o nel Connecticut, lasciando quasi intendere che sia un fenomeno tutto statunitense.

In realtà la tendenza ha di sicuro la paternità oltreoceano, difatti le pagine web di questi locali casalinghi non hanno nulla da invidiare a quelle di un ristorante a tutti gli effetti, con tanto di presentazione dello chef, foto del locale e lista dei vini a km 0. Ormai il trend è diffusissimo anche qui in Italia. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Giovani e meno giovani, tutti cuochi in erba con l’esperienza maturata dentro le mura di casa propria, diventano chef per una sera o, se il progetto va bene, anche più a lungo.
Tavola imbandita per una cena social
I numeri legati al fenomeno, in Italia, sono altissimi: guardando al 2014 il fatturato complessivo stimato, in riferimento a 37mila eventi social eating (cene per stare insieme, come recitano alcuni slogan, piuttosto che sociali), è di 7,2 milioni di euro. Nel 2014 la città col maggior numero di cuochi social è stata Milano, che in percentuale ha coperto più dell’8% della richiesta, e sul podio delle regioni dove il fenomeno è più diffuso ritroviamo Lombardia, Lazio e Piemonte. Per quanto riguarda la diffusione degli home restaurant al sud, eccezion fatta per Bari e la zona del Salento, non si registra una ricezione accogliente del fenomeno.

Un interrogativo resta però, una volta che accettiamo di andare a mangiare a casa di qualcuno, con un menù che spesso non possiamo scegliere perché dipende dall’estro ( o dal frigo) del cuoco, chi sarà a cucinare per noi? Sempre più talent a sfondo culinario affollano i canali televisivi, e si moltiplicano i programmi di cucina didascalici accontentando tutti i gusti: ecco, dunque, quello che si rifà alla cucina della tradizione della nonna, con piatti pesanti e sostanziosi, quello più trendy col cuoco giovane che mostra come realizzare veloci finger foods, e poi quello che propone ricette veloci per chi ha poco tempo e quello tutto multiculturale per la gioia di chi ama l’incontro con gli altri paesi attraverso le spezie. Da qui il passo è breve, la cucina ci emoziona, ci appassiona, e ci sentiamo tutti grandi master chef. Quale cosa migliore allora, per dare un senso a questa neonata passione, se non quello di aprire le porte della propria casa, e della propria cucina soprattutto, creando dall’oggi al domani un home restaurant. Oltre il 50% dei cuochi sono donne e l’età media è di 41 anni, possono essere rintracciati su diversi social che offrono un servizio di booking on-line e molti di loro, in realtà, nella vita si occupano di mansioni afferenti al mondo del cibo.
Cena in un Home Restaurant
Prenotare un tavolo in un home restaurant è più facile di quanto sembri, grazie alle piattaforme social su cui è possibile usufruire del servizio, e ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche: i ristoranti casalinghi più piccoli, quelli da 5 o 6 posti, per compensazione sono i più fantasiosi, proponendo alternative vegane, menù musicali e cene con l’artista. Per chi sia stufo dei ristoranti classici e stia stretto nella cucina di “mammà”, da un minimo di 15,00€, come da Cristina ad esempio, fino ai 55,00€ che si devono sborsare per cenare da Mariangela, può provare l’esperienza di fare una cena social, purché sia disposto ad accettare che, ad oggi, le normative sugli home restaurant e la loro gestione non sono ancora molto chiare e che, a parte la passione per il cibo, chi cucina per lui non sempre è un cuoco certificato.

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