venerdì 23 ottobre 2015

Cosa mangiavano a Napoli nel Settecento? Ce lo dice il presepe - I Lions ad Expo mettono in mostra la dieta mediterranea

di Alessia Nardone

In questa e nelle successive foto alcune delle installazioni presso l'EXPO

“La Dieta Mediterranea. Questione di Stile di Vita e Arte Raffinata”. Questo il titolo delle mostra promossa dal Multidistretto Lions 108 Italy - la massima struttura lionistica presente sul territorio italiano- presso la Cascina Triulza dell’EXPO di Milano 2015. Nello specifico, lungo il cardo che conduce alla Cascina - spazio dedicato alla “società civile” e dove è presente lo stand dei Lions - saranno esposti dei pannelli che ritraggono alcune scene di presepi del Settecento delle dimensioni reali di circa 40 cm, per l’occasione ingrandite fino ad essere portate a figura umana (un metro e 70 cm).

Obiettivo della mostra, curata dall’arch. Mariano Lebro e dal dott. Giuseppe Simonetti, oltre a quello nobile di rappresentare la cultura del nostro Paese nei suoi aspetti più aulici, è quello di favorire un’analisi sulle abitudini alimentari del Settecento, attraverso scene presepiali che, come ben noto, sono delle riproduzioni più che fedeli della società di quei tempi e della vita di corte. Ed è proprio la bontà di quest’ultimo obiettivo che ha spinto alla partecipazione della sezione italiana dell’Università Popolare dello Stile di Vita di cui, per la statunitense, è portavoce Michelle Obama, che nei prossimi mesi approfondirà la lettura scientifica dei temi alimentari offerti da questi capolavori dell’arte italiana.

Non a caso, questi spettacolari pannelli, che danno l’impressione di assistere ad un immaginario corteo in visita ad Expo, ritraggono personaggi impegnati a trasportare alimenti e pietanze, alcune delle quali ancora in uso in diversi territori d’Italia. È bene ribadire, inoltre, che le foto da cui poi sono stati ricavati tali pannelli sono state scattate, presso alcune collezioni private, a presepi risalenti al XVIII secolo, periodo di massima espressione di tale arte. Infatti, come noto, fu il sovrano Carlo VIII tra i primi committenti ad affidare a degli artisti di grande fama di eseguire piccole sculture che rappresentassero, con dovizia di particolari, la realtà e le consuetudini di tutti i ceti sociali. In seguito, tali artisti, tra cui spiccano i nomi di Giuseppe Sammartino, Camillo Celebrano, Nicola Somma e Angelo Viva, ebbero lo stesso incarico da altri aristocratici che, seguendo le orme del Re, volevano essere ritratti tra i pastori, magari quanto più prossimi al bambino Gesù. Questa lusinghiera moda verrà presto seguita anche da delegazioni straniere, ambasciatori, imprenditori e banchieri, desiderosi anch’essi di entrare a far parte del presepe e la cui presenza, oggi, conferma il carattere di universalità attribuito a tale arte.

Non ci resta, dunque, che attraversare questo corridoio pieno di bellezza, di arte, di cultura e, di gastronomia.


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