venerdì 23 ottobre 2015

Il valore del cibo, metafora dell'intera vita

di Germana Guidotti

Il cibo ha rivestito da sempre -e continua a farlo- un ruolo centrale nella storia dell'umanità. Ogni contesto sociale possiede le proprie regole, richiede ed esige una diversa alimentazione, una diversa presentazione, un diverso approccio con il cibo. In altri termini, alla stregua di un indumento, un immobile, una automobile, un gioiello, il cibo rappresenta uno status symbol, legato ad un determinato modo di mangiare piuttosto che un altro, ad una determinata maniera di stare a tavola piuttosto che un’altra.


L’alimentazione deve essere posta a fondamento della cultura di un popolo, in quanto ad essa sono legati riti che, in prima battuta, caratterizzano e diversificano le varie società e che, fra l’altro, stanno alla base della rappresentazione di queste: il cibo e i riti ad esso collegati mettono in connessione quanti li condividono e contribuiscono in tal modo a fondare il patrimonio identitario degli uomini, sia nella loro dimensione individuale-personale, sia in quella collettiva-comunitaria.

Il cibo, infatti, è sempre stato uno dei maggiori parametri di definizione dei gruppi sociali, i cui membri si riconoscono tra loro come tali proprio dal modo in cui mangiano, da ciò che mangiano e da ciò che rifiutano di mangiare, oltre che il precipuo indicatore dello “stato di salute” di una società. Inoltre, l’approccio dell’uomo verso il cibo è ben lontano dall’essere politically correct: nel loro aspetto più materiale, usi e costumi riferiti al cibo e tradizioni/tipicità culinarie sono strettamente connessi anche con il corpo. E nonostante ogni individuo compia in autonomia scelte riguardo al proprio corpo e al proprio rapporto con il cibo, è interessante porre in rilevanza come il corpo stesso non si presenti “apolitico”, ossia impenetrabile dal punto di vista dei condizionamenti provenienti dall’ambiente circostante: la maniera in cui si selezionano gli ingredienti, si cucina, si mangia, si serve un piatto, dice molto rispetto al modo in cui ci si relaziona al mondo esterno e alle altre persone, ed anche ai loro rispettivi corpi. Ciò che mangiamo, come lo facciamo sono indicativi quindi di importanti peculiarità della nostra persona.

Se poi ad essere prese in considerazione non sono le abitudini di una singola persona, bensì di un intero gruppo sociale, un’intera comunità, possiamo in definitiva verificare come l’alimentazione rappresenti lo specchio che riflette la cultura di un popolo. Ma l’importanza rivestita dal cibo nella vita di ogni singolo individuo deve essere rintracciata soprattutto nel suo essere metafora di integrazione, confronto, convivialità, socialità, orizzontalità, dove per quest’ultima si intende la capacità intrinseca di cui è dotato di generare aggregazione, dalla quale però non scaturiscono gerarchie. A tavola tutti i commensali sono posti sullo stesso livello, sono alla pari. Del resto la tavola è di per se stessa strumento che serve a creare linearità di condizioni, da cui ne discende anche condivisione.

Il valore del cibo risiede, inoltre, nel vivere l’alimentazione come esperienza: il mutamento radicale degli stili di vita, le migrazioni a livello globale che contraddistinguono le società odierne, le contaminazioni culturali cui siamo continuamente sottoposti hanno profondamente modificato la relazione fra uomo e cibo, inteso non solo come strumento di nutrizione ma anche come fenomeno culturale, veicolo privilegiato di informazioni, innovazioni. Da elemento basilare per la sopravvivenza, infatti, nei secoli il cibo si è evoluto sino a diventare un vero e proprio strumento culturale: i suoi contenuti che si riflettono nelle dimensioni della religiosità, della tradizione, della socialità, della sacralità, anche della superstizione, hanno contribuito a definire stili di vita, modelli produttivi, fattori economici. A tutti questi elementi attualmente ne subentrano di nuovi: l’attenzione alla funzionalità degli alimenti, i legami tra cibo e benessere, la crescente richiesta di soluzioni che rispondano all’esigenza di una maggiore velocità e portabilità. Contestualmente si sta facendo sempre più strada il tema della sostenibilità del cibo, la quale, declinata attraverso i vari ambiti di riferimento (ambiente, salute, rapporti sociali), va a responsabilizzare tutti i protagonisti coinvolti: dai produttori sino ai consumatori finali.



La più grossa sfida contro l’impoverimento culturale, che la perdita di tradizioni, di valori e di identità della civiltà contemporanea rischia di portare con sé è senza dubbio rappresentata da EXPO: questa importantissima manifestazione in corso di svolgimento (sebbene oramai volga all’epilogo) non casualmente ha avuto come tema, come leitmotiv, il cibo. Finalità dell’esposizione sono: valorizzare la dimensione ricca e complessa della convivialità, implementando le occasioni di relazione, di contatto, di scambio, tornando così a dare al cibo una valenza sociale; proteggere la varietà/diversità territoriale locale, anche nell’ottica di una più chiara definizione della tipicità di ogni luogo in termini di tradizioni; tutelare l’eccellenza degli ingredienti, nella convinzione che ad una migliorata qualità materiale del cibo corrisponda parallelamente un miglioramento dell’esperienza culturale; riprendere il valore del cibo come ponte fra le generazioni, in primis in seno al nucleo familiare, essendo esso emblema di tradizione, conservazione e punto di contatto fra passato e presente; diffondere la cultura del gusto, nella consapevolezza che il benessere futuro risiederà anche nell’arte di vivere e concepire il cibo in chiave culturale.

A riprova infine di quanto la centralità del cibo possa entrare in maniera preponderante anche nel campo artistico-culturale, è realmente significativo che durante le Giornate Europee del Patrimonio (appuntamento cui aderisce annualmente il MIBACT, svoltosi quest’anno il 19/20 settembre) la stragrande maggioranza delle iniziative promosse nei luoghi di cultura fossero proprio focalizzate su questa tematica. In Campania, per esempio, si sono tenute in svariati musei mostre, esposizioni dai titoli emblematici: “Non di solo pane … Industria, territorio e consumo alimentare in Irpinia tra XX e XXI secolo”; “I segreti della forza. Cibo e vita quotidiana di Spartaco e i suoi compagni”; “Mangiare e Bere nell’antichità attraverso le collezioni del Museo”; “Mangiare e Bere una storia millenaria”; “Dimmi cosa mangi(avano)”; “Fonti d’archivio per la storia dell’alimentazione”; “Da Mangiafoglie a Mangiamaccheroni. Breve storia dell’alimentazione a Napoli, attraverso i dipinti di Palazzo Reale”; “A tavola con i Certosini”; “L’arte del cibo a Capodimonte”; “Il cibo in scena”; “Sacralità del cibo nel mondo antico”; “A tavola con gli Eleati”; “Cibo e memoria storica”; “Salernum. Metti, una sera a cena”; “La Cultura nel Cibo”. 
Dunque non è tanto il cibo una delle svariate componenti della Cultura, quanto il contrario: è il cibo metafora dell’intera vita.

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