venerdì 23 ottobre 2015

L'italiano per stranieri: una educazione linguistica globale, inclusiva, integrata

di Germana Guidotti

Nella società odierna, sempre più connotata dalla multietnia, dalla multiculturalità e dal multilinguismo, a seguito delle avvenute trasformazioni di ordine politico, economico, sociale, si sono innestati nuovi soggetti che hanno provocato un’evoluzione dei concetti di nazione, ma ancor di più di cittadinanza. Tali concetti, oggi più che mai, hanno per destinatari cittadini plurilingue, che necessariamente devono avere l’opportunità di integrarsi all’interno dei Paesi dell’UE, fra cui il nostro. Ne deriva, pertanto, un ampliamento ed un arricchimento, in termini di valori aggiunti, della competenza linguistica, che dunque assurge a veicolo fondamentale dell’alfabetizzazione-educazione.

Appare di straordinaria importanza evidenziare come il plurilinguismo, che è una risorsa non un handicap, rappresenti anzi una condicio sine qua non nel processo di costituzione della cittadinanza attiva e democratica. Ne discende che l’intero sistema educativo italiano debba essere in grado di offrire un adeguato insegnamento della lingua e delle lingue, nell’ottica della costruzione di una vera e propria dimensione europea dell’educazione linguistica. E’ di stringente attualità il tema dell’insegnamento dell’Italiano L2, cioè dell’Italiano come Lingua Seconda per gli studenti migranti, tant’è che lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al riguardo ha puntualizzato: “credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e nell’assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese”. Il suo intervento in seno all’ottantaduesimo Congresso internazionale della Società Dante Alighieri, tenutosi a Milano, sottolinea una volta di più il compito fondamentale che spetta all’Italia: la lingua, mediante la sua diffusione e conoscenza, che deve chiaramente diventare poi competenza, funge da strumento privilegiato di accoglienza, integrazione fra i cittadini tutti e le numerose e variegate comunità immigrate nel nostro territorio. Per queste ultime la lingua italiana è l’idioma per una nuova cittadinanza attiva e non più lingua dell’emergenza. E’ divenuta lingua della comunicazione, e comunicazione significa conoscenza, e la conoscenza implica l’abbattimento di tutte le frontiere, in primis quelle linguistiche. Infatti, se per il migrante in generale la formazione linguistica rappresenta un’occasione per far sì che il suo progetto migratorio risulti fruttuoso ed abbia successo - in quanto è proprio attraverso la lingua che potrà sviluppare maggiori possibilità di soddisfare pienamente i propri bisogni - lo è a maggior ragione per i minori immigrati in Italia.

Con particolare riferimento allora alla condizione dei minori, appare evidente che l’elemento realmente indispensabile per garantire loro pari opportunità di educazione, limitando il più possibile forme di discriminazione e marginalizzazione, è costituito da interventi di formazione linguistica mirati sulle loro esigenze, parametrati sui loro bisogni. Tale obiettivo può essere raggiunto dal sistema scolastico del nostro Paese e da tutte le altre istituzioni che a qualsiasi titolo si trovano coinvolte nel medesimo processo, focalizzando l’importanza sulla lingua madre degli alunni, la cosiddetta lingua “della prima acquisizione”, facendola interagire tuttavia sinergicamente con la Lingua Seconda, ossia l’Italiano. Il tutto nell’ottica di una tangibile pragmatica cooperazione linguistica fra la didattica dell’italiano a stranieri e la docenza di tutte le differenti materie curricolari.

Il traguardo per la scuola italiana, insomma, si rivela senza dubbio ambizioso, l’orizzonte da raggiungere si presenta molto vasto e l’iter soprattutto burocratico è tutt’ora in fieri. Però, a riprova di quanto questa tematica sia di cruciale importanza, si stanno compiendo passi significativi in tale direzione, per esempio attraverso l’istituzione da parte del MIUR di una classe di concorso, la A23, che dovrà riguardare specificamente l’insegnamento dell’Italiano impartito a studenti stranieri, finalizzato all’acquisizione di competenze di base dell’Italiano parlato e scritto. In ultima analisi, l’obiettivo precipuo del grande progetto dell’italiano per stranieri è quello di vedere nella lingua un futuro cantiere di cittadinanze.

Soltanto tenendo in considerazione i molteplici profili di alunni stranieri presenti sul nostro territorio all’interno del sistema scolastico si possono adottare soluzioni, approcci, metodi, tecniche ed andare ad effettuare scelte operative capaci di portare a termine in maniera efficiente ed efficace il percorso, certamente non privo di ostacoli, di integrazione dei giovani migranti. L’intento è chiaro: puntare ad una educazione linguistica globale, inclusiva e integrata.

Nessun commento:

Posta un commento