venerdì 23 ottobre 2015

Napoli tra Sacro e Profano

di Marcello de Angelis

Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe
E’ una giornata come tante altre sui Quartieri Spagnoli. In quell’inestricabile rete di strade, stradine, vicoli e vicoletti tutto si svolge nella più assoluta normalità. Intendiamoci, una normalità soggettiva che solo chi vive a Napoli può comprendere: donne in costante ritardo svolazzano piene di buste tra un negozio e l’altro cercando di ottimizzare i tempi della spesa; uno sciame di ragazzini urlanti e appesantiti dagli zaini esce dalla scuola nell’ora di punta correndo, mentre un altro sciame di ragazzini altrettanto urlanti e appesantiti sì, ma dalle pistole, passa a tutta velocità in sella ai “mezzi”, sparando in aria per far capire che è una zona di loro “competenza”; motorini e macchine che circolano in tutti i sensi di marcia possibili e immaginabili; camion che scaricano merce a qualsiasi ora bloccando il traffico, generando impunemente code interminabili e clacson strombazzanti con le imprecazione degli automobilisti mentre i vigili urbani…no, quelli stanno in pausa e poi neanche ci salgono qui sui quartieri. Poi ci sono le guide che accompagnano curiosi turisti tra i luoghi più caratteristici, fino a discendere poi nell’affascinante Napoli sotterranea, negli antri più nascosti e antichi, mentre in qualche altro antro sotterraneo, ugualmente nascosto, ma meno affascinante e meno antico, qualche boss, chiuso nella sua tana di cemento, sta pianificando la mattanza di un clan rivale. Insomma, sembrerebbe una normalissima giornata “quartierante”. Ma poi noti qualcosa di strano. Un muro di carne umana riempie l’incrocio tra Via Speranzella e Vico Tre Re a Toledo, due strade che si intersecano a ridosso di via Toledo, e ti accorgi che quella non è una giornata come un’altra. 

La moltitudine silenziosa di persone in paziente attesa che si assiepa ordinatamente, si trova lì per pregare o soltanto salutare una delle Sante più amate e venerate dei Quartieri Spagnoli: è Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe. In quell’incrocio si trova il Santuario in cui è custodito il Suo corpo. Ed è il giorno 6 del mese di Ottobre, quello dedicato a Lei. Fuori la chiesetta (perché è davvero piccola) e sotto la targa che ricorda la Sua protezione durante la seconda guerra mondiale, si crea una specie di zona fuori dal tempo in cui manco ci si accorge del frastuono circostante. E neanche l’ennesimo inseguimento della polizia riesce a far distogliere l’attenzione. 

Non è superstizione o stanca ripetizione di un rito ancestrale. E’ la dimostrazione di una Fede speciale verso suor Maria Francesca, una “donna dei quartieri” che ha vissuto in quelle strade ed è divenuta poi Santa. Infatti Anna Maria Rosa Gallo, Suo vero nome, nacque proprio sui Quartieri nel 1715. A sedici anni decise di dedicare la propria esistenza a Dio facendosi suora. Presi i voti non volle abbandonare la zona, anzi, scelse di abitarvi in un piccolo appartamento dove visse tutta la sua vita. Beatificata nel 1843 fu Santificata nel 1867. Da allora, a tutt’oggi Ella è trattata come una persona vivente, che ancora circola lì intorno dispensando grazie. Si può definire amore vero, lontano dalla devozione classica, è un sentimento più profondo e umano che esula completamente dalle distorsioni religiose assunte come normali da buona parte del popolo napoletano che vive in una sinistra confusione tra Fede sincera, puri riti apotropaici e aberrazioni blasfeme. Proprio come quelle perpetrate dai camorristi, che riempiono i loro covi di immagini sacre e svolgono parte dei loro riti brutali, dopo aver pregato in un misto di auto-assoluzione e ricerca di una protezione divina che possa comprendere l’utilità della loro ferocia. Che poi, a pensarci bene, se non si considerasse l’efferatezza del loro agire, potrebbe assumere un aspetto grottesco, quasi comico, pensare ad un energumeno che nell’attesa di commettere una strage, candidamente prega con un Rosario tra le mani.

Dicevo, varcata la soglia della suddetta Chiesetta si è accolti dalle suore “Figlie di Santa Maria Francesca” che cercano di portare un pò d’ordine tra la folla stipata dinanzi alla teca dove è custodito il Suo corpo e che prosegue poi verso la seconda fondamentale tappa del pellegrinaggio: la casa di suor Maria Francesca. Si, perché quel Santuario ha l’unicità di essere stato costruito proprio sotto la dimora in cui Lei visse. Vi si accede attraverso una scala di pietra strettissima e ripida. Appena entrati si è avvolti dal forte profumo dei fiori che i fedeli portano regolarmente. Sono sistemati ai piedi di una parete interamente ricoperta di ex-voto per grazie ricevute e da una miriade di fiocchi azzurri e rosa provenienti da ogni parte d’Italia. Uno spettacolo che lascerebbe senza fiato anche un ateo praticante. 

L'ingresso della chiesa
Dopo l’ingresso, si entra in une seconda camera, dove troviamo gli oggetti di preghiera e di vita quotidiana della giovane Anna Maria che, insieme a preziosissime reliquie, sono custoditi negli stessi mobili appartenuti a Lei ma, soprattutto, c’è una sedia all’apparenza normalissima, ma dal valore simbolico immenso, che viene infatti descritta come miracolosa. Era quella su cui sedeva la religiosa e su cui oggi siedono le persone in attesa di una grazia. Una particolare devozione è espressa dalle donne che vorrebbero avere un figlio, e ciò spiega la presenza di quei fiocchi all’entrata: simboleggiano ogni nascita avvenuta grazie all’intervento della cosiddetta “Santa delle famiglie”. E sono davvero tanti. Proprio per questo la maggior parte dei fedeli è composta da donne o giovani coppie, che vorrebbero coronare il loro sogno, ma anche da mariti e mogli con al seguito un neonato frutto di un precedente viaggio in Vico Tre Re a Toledo. Un’altra suora impone una particolare benedizione a chi siede su quella sedia e racconta con sfiziosi aneddoti la vita della Santa. Storie che si fanno via via più profonde quando descrive le sofferenze morali e fisiche della giovane Anna Maria, di come avesse affrontato forze malvagie, proprio lì, in quella casa che già allora era meta di persone in cerca di grazie. 

Il percorso emozionale termina lasciando l’impressione di aver vissuto qualcosa di speciale, a prescindere da ciò in cui si crede o non crede. Di sicuro in quelle stanze ci si immerge in una oasi di serenità, parola aliena in zone sempre al centro dell’attenzione per notizie negative. Stavolta però la notizia è positiva: esiste a Napoli, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, un angolo fuori dal mondo dove il “bene” e la “speranza” regnano sovrani e dove i pensieri, anche quelli più bui, si perdono lasciando spazio alla certezza di essere entrati in contatto con quanto di buono c’è nelle persone e dove si è vissuto qualcosa di curioso e insolito per alcuni, ma sicuramente di rigenerante e trascendente per molti altri.

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