venerdì 23 ottobre 2015

Trent’anni fa l’omicidio di Giancarlo Siani: Napoli omaggia il giovane cronista del Mattino

di Antonio Ianuale


L'articolo sull'assassinio di Giancarlo Siani
Il 23 settembre è ricorso il trentennale della morte del cronista del Mattino, Giancarlo Siani, barbaramente ucciso dai killer della camorra, a pochi metri dalla sua abitazione nel quartiere Vomero. Erano le 20.50 circa del 23 settembre del 1985 quando il cronista ventiseienne venne freddato da dieci colpi di pistola, nella sua auto, una Citroen Mehari verde con la quale andava in giro a compiere le sue inchieste sulla camorra e sugli intrecci con personalità della politica. E proprio un suo articolo sull’arresto del boss Valentino Gionta, in cui Siani prospetta un accordo tra i clan Nuvoletta e Bardellino per eliminare il Gionta, divenne la causa del suo tragico destino.

Le indagini sull’omicidio Siani ebbero una svolta solo nel 1992, a seguito di alcune dichiarazioni sibilline del pentito D’Alterio. Dopo undici anni di processi, nel 2003 arrivano le sentenze: Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante sono condannati all’ergastolo come mandanti, gli esecutori materiali Armando Del Core e Ciro Cappuccio condannati all’ ergastolo, insieme a Gaetano Vaiolare, la cui pena detentiva fu di diciotto anni di reclusione. Nel 2014 il giornalista Roberto Paolo, pubblica il “Caso non è chiuso”, indicando altri possibili colpevoli dell’omicidio Siani, costringendo la Procura a riaprire il caso.

Numerose le iniziative di commemorazione per il giovane giornalista, a Napoli, dove Siani era nato e a Torre Annunziata, dove il giovane cronista aveva lavorato, compiendo inchieste giornalistiche sulle famiglie mafiose che controllavano il territorio. Nella sede del giornale per il quale lavorava, “Il Mattino", il Premio Siani, giunto alla dodicesima edizione, organizzato dalla Fondazione Polis, dall'associazione culturale Giancarlo Siani, dalla redazione de “Il Mattino” e dall'Ordine dei giornalisti della Campania, viene assegnato allo stesso giornalista ucciso, per il libro postumo intitolato: Fatti di Camorra–Dagli Scritti giornalistici che raccoglie 86 articoli scritti tra il 1980 e 1985.
La targa delle Rampe intitolate a Giancarlo Siani
A Napoli, nel giorno dell’anniversario del suo martirio, il sindaco Luigi de Magistris, ha deposto, con il fratello di Giancarlo, Paolo Siani, una corona di fiori in sua memoria alle "Rampe Siani", accompagnato dal coro giovanile del Teatro “San Carlo”. La libreria “Iocisto” del Vomero ha ospitato alcuni tra i maggiori fumettisti italiani che hanno realizzato una graphic novel su Giancarlo. Alle 18.30 nella chiesa dei salesiani di via Morghen, Don Tonino Palmese e Don Luigi Ciotti hanno celebrato una messa in commemorazione di Siani. Al Pan di via dei Mille è stato presentato il libro “Io non taccio”. L’atrio del Palazzo che ospita la Mehari del giornalista è stato intitolato allo stesso Siani. Da lunedì 21 a venerdì 25 al Modernissimo sono stati proiettati le pellicole cinematografiche a lui dedicate: tra cui “Fortapàsc” di Marco Risi e “L’Estate sta finendo”, documentario, di Alessandro Chiappetta e diretto da Graziano Conversano, che ripercorre la vita di Siani, con l’ausilio delle testimonianza di familiari e colleghi: oltre al già citato fratello Paolo, vi hanno contribuito Roberto Saviano, Luigi Necco, Sandro Ruotolo e Maurizio de Giovanni. A Torre Annunziata, lunedì 21 settembre l’Amministrazione comunale ha organizzato l’evento “Torre Annunziata non dimentica, Giancarlo Siani uno di noi”, con la famosa auto di Siani, quella Citroen Mehari verde dove è stato ucciso, ritornata sulle strade battute oltre trent’anni fa dallo stesso Siani. 
Giancarlo Siani
 Martedì 22 settembre, dalle 16.30 all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli, si è si è svolto il convegno nazionale a cura dell'Ordine dei giornalisti della Campania “Giancarlo Siani e il giornalismo di frontiera”, con la partecipazione, tra gli altri, del presidente dell'Odg Campania Ottavio Lucarelli, dei giornalisti Franco di Mare e Sandro Ruotolo e i saluti del rettore del Suor Orsola Benincasa, Lucio D’Alessandro. Una settimana di commemorazione per ricordare il sacrificio di un giovane cronista, colpevole solo di voler fare il giornalista-giornalista e non il giornalista impiegato, consapevole di poter combattere la camorra e il malaffare con la sua penna al servizio degli altri, perché come diceva lo stesso Siani: “la criminalità, la corruzione, non si combattono soltanto con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, conoscere i fatti. E allora quello che un giornalista “giornalista” dovrebbe fare è questo: informare.”

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