giovedì 19 novembre 2015

Come è cambiato il tempo? Alla scoperta dell’origine dell’ora legale tra passato e presente.

di Germana Guidotti

Nel corso della storia il computo del tempo, i calcoli astronomici relativi alle ore del giorno, ed altri argomenti simili, sono stati oggetto di attenta osservazione e particolare attenzione. Presso le civiltà antiche, che fra l’altro eccellevano nello studio di tali discipline, e prima della diffusione degli orologi, l'organizzazione delle società, all’epoca prettamente agricole, non si basava su bioritmi fissi come nelle nostre moderne civiltà industrializzate.

I contadini, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, la cui attività si forgiava esclusivamente sui tempi e i ritmi della natura e delle stagioni, si alzavano quotidianamente all'alba, andavano a letto subito dopo il tramonto, seguendo in tal modo, quasi inconsciamente, l’andamento del sole.

Nell'impero romano la cosiddetta “ora” prima era sempre quella che seguiva il sorgere del sole, indipendentemente dal momento in cui tale evento astronomico si verificasse. Del resto, nell'età contemporanea quello dell'ora legale non è altro che un espediente per cercare di riprodurre almeno in parte questo antico spostamento dei bioritmi umani a seconda delle stagioni.

È solo con l’avvento della rivoluzione industriale, e la diffusione degli orologi, che le attività giornaliere cominciano ad essere “collocate” in un tempo che smette di seguire la ciclicità delle stagioni, e si fissa invece su un orario condiviso e convenzionale. Per la prima volta, quindi, l’uomo non si sveglia più all’alba e va a dormire poco dopo il tramonto, bensì si trova a sprecare ore di luce dormendo la mattina, per poi eccedere energia (o meglio candele) per illuminare la notte, in attesa di prendere sonno.  
Affinchè tali abitudini di certo poco efficienti e proficue, soprattutto in ambito lavorativo, fossero nuovamente modificate, intervenne la mente brillante dell’illuminista Benjamin Franklin, già inventore del parafulmine e delle lenti bifocali, ma anche autore (non a caso probabilmente) del famoso adagio inglese: “Early to bed and early to rise, makes a man healthy wealthy and wise“: Presto a letto e presto alzato, fan l’uomo sano, ricco e fortunato. Questa illustre personalità del XVIII sec., da sagace illuminista quale era, illuminò (e mai gioco di parole fu più calzante) lo Stato francese con un’idea, che successivamente si rivelerà rivoluzionaria: la pubblicò nel 1784 sul Journal de Paris, ed incitava la popolazione di Parigi ad adottarla. Si trattava di spostare in avanti le lancette dell’orologio con l’arrivo dell’estate, ossia svegliarsi un’ora prima, approfittando delle giornate più lunghe e risparmiando così candele, in altre parole energia.

Tuttavia, si sa che spesso il destino delle grandi innovazioni, delle nuove idee, non è fortunato, e non lo fu neppure per questa soluzione trovata da Franklin. Perché la sua proposta trovasse finalmente ascolto ed accoglimento, bisogna attendere il secolo successivo, anzi oltre, quando, con la forte accelerazione impressa da un fattore in particolare, cioè la guerra, l’ora legale venne riproposta nel 1907 dal costruttore inglese William Willet, e quasi immediatamente prese piede a causa delle esigenze di risparmio energetico dettate dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1916 la House of Common inglese, infatti, adottò il British Summer Time, che in breve tempo si impose in molti altri Paesi d’Europa (in quanto in tempo di guerra il risparmio energetico rappresentava per tutti una priorità), fra cui l’Italia. Qui il nuovo orario estivo fu introdotto per la prima volta nel 1916, con il decreto legislativo 631 del 25 maggio; fu poi abolito e ripristinato svariate volte. Rimase in vigore fino al 1920, per essere riproposto nuovamente durante la Seconda Guerra Mondiale, più precisamente dal ‘40 al ’42, e adottato definitivamente con una legge del 1965, applicata a partire dall’anno seguente. Infatti il 1966 è l’anno in cui l’ora legale venne adottata con un calendario comune in tutta Europa.

A marzo le lancette avanti di un'ora alle 2 di notte
Nei primi anni Ottanta si decise di estenderne la durata, portandola da 4 a 6 mesi. Dal 1966 al 1979 in Italia l’ora legale durava solitamente dalla fine di maggio alla fine di settembre; nel 1980, da aprile a settembre; dal 1981 al 1995, dall'ultima domenica di marzo all'ultima domenica di settembre; infine, dal 1996 ad oggi, l’arco temporale dell’ora legale si estende dall'ultima domenica di marzo all'ultima domenica di ottobre. Il cambio dell'ora avviene sempre nelle ore notturne, tra le 2 e le 3 di notte, per arrecare il minor disagio alle persone. In particolare il sistema dei trasporti ne risente pochissimo, dal momento che questi orari sono quelli in cui la circolazione dei treni e degli altri mezzi pubblici è ridotta al minimo, e dunque si minimizzano i disallineamenti e gli sfalsamenti rispetto agli orari giornalieri programmati.

Scopo precipuo dell'ora legale è quello di consentire un risparmio energetico grazie al minore utilizzo dell'illuminazione elettrica. L'ora legale chiaramente non può andare ad aumentare le ore di luce a disposizione, ma solo indurre un maggior sfruttamento delle ore di luce che solitamente vengono "sprecate", con conseguente aumento di costi in termini economici, semplicemente ritardando di un'ora l'accensione della luce elettrica alla sera.

Il bisogno di ottimizzare l'uso della luce solare al fine di ottenere un risparmio nel consumo di energia è un tema molto sentito, soprattutto durante la crisi energetica degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento. Il concetto basilare è di sfruttare l'allungamento delle giornate estive anticipando l'inizio della vita produttiva del Paese. Spostando di un'ora in avanti l'orario, si riesce ugualmente ad avere la luce naturale al mattino, ma in più si guadagna un'intera ora di luce per la sera, e in ultima analisi si inquina di meno.

Attualmente l’ora legale è in vigore in quasi tutti i Paesi del mondo, alternandosi con quella cosiddetta “solare”, l’orario naturale, (che sarebbe tecnicamente diversa in ogni punto del globo terrestre, in quanto si relaziona alla posizione del sole), termine che si riferisce al periodo invernale. Ma in alcuni paesi l'ora solare è di fatto sospesa, pertanto si adotta l'ora legale per tutto l'anno.

Nei giorni immediatamente successivi al "cambio dell'ora" (ossia al passaggio da ora solare a legale e viceversa), molti lamentano disturbi causati dall'alterazione del ciclo sonno-veglia: si tratta dello stesso fenomeno che alcune persone avvertono quando viaggiano in aereo in Paesi attraversati da più fusi orari (il cosiddetto jet lag). Tuttavia a volte le conseguenze sono di ordine psicologico, dovute alla riduzione di luce nel pomeriggio, cui i più non riescono ad abituarsi, o almeno non immediatamente.

Infine, la vera questione da risolvere nel nostro Paese è quella riguardante i fautori dell’ora legale e gli oppositori: da un sondaggio è emerso che gli italiani sono per il 50% a favore e per il 50% contrari all'ora legale. In più la medesima inchiesta ha rilevato che la maggior parte degli intervistati sosterrebbe l'abolizione dell'ora solare. Questa soluzione comporterebbe l’entrata in vigore dell'ora legale per l’intero anno, eliminando i fastidi legati al cambio di orario. Ma il problema sarebbe che d'inverno, con meno ore di luce a disposizione, uno slittamento in avanti di alba e tramonto potrebbe apportare un'ora di luce in più alla sera, ma anche una in meno ogni mattina, mentre le attività dell’uomo continuerebbero a scorrere con il solito orario.

Nessun commento:

Posta un commento