giovedì 19 novembre 2015

Energie rinnovabili: quattro anni per realizzare una Napoli geotermica

di Luigi Rinaldi

Il progetto di una Napoli geotermica è una delle proposte più originali comprese nel Rapporto 2015 sul Mezzogiorno, recentemente presentato da Svimez alla Camera dei Deputati. Si tratterebbe di utilizzare l’energia geotermica presente nel sottosuolo, sostituendo le caldaie tradizionali, con pompe di calore geotermiche, per riscaldare e raffreddare tantissimi edifici, sia privati che pubblici, per l’intero territorio di Napoli e provincia, sino ad oltre 40mila abitazioni, in un arco temporale di appena quattro anni.

L’Italia, fatta eccezione per l’Islanda, è il paese europeo in cui vi sono maggiori fonti geotermiche ed il livello tecnologico nel settore è il più elevato al mondo. Soprattutto nel Mezzogiorno sono presenti enormi disponibilità di risorse geotermiche a bassa profondità. Secondo la banca dati nazionale geotermica CNR-ENI, la Regione Campania conta 98 pozzi geotermici e 56 sorgenti, di cui rispettivamente 69 e 32 nell’area metropolitana di Napoli.

Secondo il Rapporto, ipotizzando interventi su un fabbricato di 10 unità abitative, si potrebbe conseguire un risparmio di circa 6.600 euro annui, vale a dire 660 euro l’anno per ogni famiglia, con un impatto positivo sul Prodotto Interno Lordo della città di Napoli pari all’1,4% su base annua.  
Il progetto geotermico presentato dalla Svimez considera un coinvolgimento, in una prima fase, di circa il 25% del patrimonio residenziale della città di Napoli (circa diecimila edifici), per un investimento pari a circa 510 milioni di euro l’anno, oltre 100 milioni per la manutenzione. Ma l’attuazione del programma geotermico rappresenterebbe anche un volano sotto il profilo occupazionale. La Svimez, infatti, ha stimato che, in un lasso temporale di quattro anni, si potrebbero creare oltre 15mila nuovi posti di lavoro. Un’opportunità che la difficile realtà napoletana non dovrebbe assolutamente lasciarsi scappare. Secondo molti analisti economici è proprio sul fronte delle green Energy che si fondano le prospettive di rilancio del nostro Paese ed, in particolare, del Mezzogiorno dove esiste un vantaggio competitivo in termini di potenza prodotta da solare, eolico e biomasse.
Investire nel campo delle cosiddette energie pulite significa contribuire a superare la debolezza dell’Italia nel settore energetico, riducendo la sua dipendenza dalle importazioni di energia e favorendo lo sviluppo di nuove attività in settori innovativi. Le statistiche, d’altronde, dimostrano la costante crescita della green economy italiana. Centinaia di migliaia di aziende italiane hanno investito in prodotti o tecnologie ecosostenibili. Una scelta che, dati alla mano, sembra pagare, visto che le aziende green hanno visto crescere il proprio fatturato in modo maggiore rispetto alla media italiana, merito di una maggiore concorrenzialità sui mercati internazionali e maggiore capacità di produrre innovazione.

Numeri importanti, che si riflettono anche sulla quantità di lavoratori impegnati nel settore. Sono infatti oltre 3 milioni in Italia i lavori green, il 13,3% dell’occupazione complessiva nazionale, ed è previsto che crescano ancora nei prossimi anni, con oltre 234.000 assunzioni di figure con competenze green, circa il 61% dell’attuale domanda di lavoro. Quelli della Green Economy italiana sono, dunque, numeri importanti che devono convincere a guardare la difesa dell’ambiente sotto un nuovo punto di vista: non più una necessità, ma un’opportunità.

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