giovedì 19 novembre 2015

La storia di Francesca: quando la tutela dei più deboli soccombe all’esigenza mediatica

di Gian Marco Sbordone

Sono stati giorni turbolenti per Trentola Ducenta, (provincia di Caserta) quelli che hanno visto la Scuola Media Statale del paese finire sotto i riflettori della cronaca e dei media.

Ad inizio anno scolastico, una bimba di undici anni, disabile e malata di Aids, non viene accettata dalla scuola in cui i genitori affidatari l’avevano iscritta. Eppure, a detta dei genitori, a luglio scorso il Preside dell’Istituto aveva manifestato senza incertezze la sua disponibilità ad accogliere a scuola Francesca (nome di fantasia). La decisione di escluderla sarebbe sopraggiunta -da parte del dirigente scolastico- in un secondo momento, dopo essere venuto a conoscenza della patologia di Francesca.

I genitori, addolorati e scossi, decidono di rivolgersi al Ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini. «Non possiamo accettare una vicenda vissuta come violenza istituzionale, perché Francesca ha diritto a crescere in classe come tutti». Queste le parole rivolte al Ministro, il quale riesce a sbloccare la problematica situazione. Francesca può così tornare a scuola.

Tutto ciò desta comprensibilmente preoccupazioni e non poche perplessità da parte dei genitori degli altri bambini. Il primo giorno di scuola un gruppo di madri si riunisce in una sala della scuola per ascoltare il parere del pediatra della bambina, il quale rassicura le presenti circa la possibilità di un contagio. Viene stabilito, infine, di creare un comitato per meglio assistere e seguire la bambina durante le ore scolastiche.

Si tratta evidentemente di una situazione molto delicata, nella quale sono coinvolti due tipi di interessi. Due esigenze entrambe fondamentali e meritevoli di massima attenzione. Da un lato vi è la situazione di Francesca, una bambina malata, in difficoltà, che tanto ha sofferto e che tanto avrà-per forza di cose-ancora da soffrire. Colpisce e commuove il provare, anche solo per pochi istanti, a immedesimarsi nei suoi panni, cercando di immaginare cosa possa provare una bambina indifesa nel vedersi chiudere porte in faccia, nel sentirsi rifiutata dal mondo, gli sguardi diffidenti del prossimo, pesanti come macigni. D’altro canto, non si può e non si deve assolutamente sottovalutare l’apprensione di genitori che vengono a sapere che il proprio figlio dovrà stare ogni giorno a contatto con una persona malata di Aids. E’ umano, tutti di fronte ad una cosa del genere ci sentiremmo turbati e inquieti.  
Una volta conclusosi il passaggio fondamentale mediante il quale un medico esperto assicura che non vi sia possibilità alcuna di contagio, lo Stato deve intervenire per rimuovere tutti gli ostacoli che impedirebbero a Francesca di godere del proprio diritto allo studio, di crescere culturalmente e socialmente relazionandosi con i suoi coetanei. Fondamentale sarà seguire la bambina attentamente anche quando il polverone mediatico sarà scomparso. Bisognerà assicurarsi che Francesca riesca ad ambientarsi nel contesto scolastico, senza il rischio di essere bistrattata o emarginata.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: lo Stato e la scuola sono in grado di garantire tutto questo? No, a giudicare dalle condizioni in cui versano troppe scuole italiane. Sporche, fatiscenti, spesso non a norma sotto il profilo della sicurezza. Il Ministro è intervenuto dando modo a Francesca di frequentare le lezioni, ma si è anche preoccupato di mettere l’edificio scolastico nelle condizioni-dal punto di vista del personale e delle strutture-di affrontare una simile evenienza? Perché altrimenti stiamo parlando del nulla, come al solito.

Un’altra osservazione può essere fatta a proposito dell’aspetto mediatico della vicenda. Giusto che in generale si parli di certi argomenti, in quanto è sempre opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo temi così spinosi e delicati, ma un po’ meno opportuno ci sembra il sollevare un polverone su una specifica vicenda, come accaduto in questo caso. Ciò di sicuro non giova né alla sfortunata Francesca -già chiaramente provata dalla sua condizione e da un mondo non ancora pronto a prendersi cura di lei- né agli altri ragazzi della sua scuola trovatisi, loro malgrado, nell’occhio del ciclone di una contingenza palesemente troppo più grande di loro.

E’ inoltre poco leale, da parte di una certa stampa, gettare la croce addosso ad un Preside-troppo frettolosamente accusato di discriminare una bambina malata-senza prima analizzare attentamente il problema.

Tuttavia questa vicenda ci mette di fronte-per l’ennesima volta-a ciò che è paradosso e patologia di questo Paese: un problema, per essere preso in considerazione dagli organi competenti, necessita di clamore mediatico. Quando quest’ultimo manca ci si ritrova, troppo spesso, nella spiacevole e frustrante condizione di essere ignorati.

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