martedì 3 novembre 2015

Nel mondo una donna su tre e vittima di molestie: il 25 giornata mondiale contro la violenza sulle donne

di Alessia Nardone

Siamo nel 2015. È un bene precisarlo perché andando avanti nella lettura si può perdere la cognizione dell’evoluzione civile ed umana e si può essere portati a pensare che si stia parlando di fatti relativi ad un epoca passata, arcaica, brutale.
 
Il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999. Da allora e fino ad oggi, l’umanità tutta, ha la necessità di accendere i riflettori, almeno una volta l’anno, su "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini", come recita la Dichiarazione adottata proprio dall'Assemblea Generale Onu in merito alla violenza contro le donne.

Questo giorno non è casuale, è stato scelto in ricordo di un brutale assassinio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate e infine i loro corpi furono gettati in un burrone, simulando un incidente.

Una storia avvenuta più di 50 anni fa e in un paese tanto lontano dal nostro potrebbe per un attimo consolarci, ma sarebbe solo per una manciata di secondi perché i dati attuali non sono affatto lo specchio di un mondo in cui è svanita la predominazione dell’uomo sulla donna. Infatti, in una recente relazione dell’Onu si apprende che il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un'altra persona; significa una donna su tre e già questo è agghiacciante.

Ma dal rapporto Onu si apprende molto di più. In ambito familiare, due terzi delle vittime degli omicidi sono donne e nonostante tutto ciò solo 119 Paesi hanno approvato leggi sulla violenza domestica e 125 sul 'sexual harrassment' (le molestie a sfondo sessuale).
 
In Italia le cose non stanno meglio: secondo i dati Istat di giugno 2015, le donne che hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale sono 6 milioni 788 mila, ossia il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre. Anche se negli ultimi 5 anni sono leggermente diminuite le violenze fisiche o sessuali pensiamo che nessun risultato sia stato raggiunto e che queste cifre debbano farci indignare tutti, uomini e donne indistintamente.

Certo in Italia non mancano le leggi per combattere la violenza contro le donne, disciplina ulteriormente rafforzata dal Decreto Legge 93 del 2013 sulla violenza di genere, convertito nella Legge 119 del 15 ottobre 2013. Ma serve molto di più, come suggerisce Cotrina Madaghiele, presidente dell'Associazione Genere Femminile è necessaria una rivoluzione culturale a partire dalle scuole.

"Per costruire una nuova cultura - spiega - servono modelli, leggi, educazione, protezione. Oggi c'è una maggiore presa di coscienza femminile, ma molta violenza si agita nel sommerso, non segnalata per paura o scarsa consapevolezza. La violenza domestica è molto più diffusa di quanto si pensi. Resta nella sfera privata in gran parte invisibile e sotto-denunciata. È necessario -continua- prima di tutto promuovere nei programmi scolastici l'educazione alle relazioni non discriminatorie e il rispetto delle differenze di genere”.

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