giovedì 19 novembre 2015

Rosi e il suo cinema di impegno civile

di Antonio Ianuale

Un cinema inteso come grande esercizio di verità, che indaga il potere in tutti i suoi aspetti e che racconta qualcosa che appartiene a tutti noi. Questo il cinema di Francesco Rosi, nato a Napoli nel 1922 e morto all’inizio di quest’anno a Roma. Uno dei più lucidi registi della seconda metà del Novecento, che ha fatto dell’impegno civile la sua bandiera conducendo vere e proprie inchieste politico-sociali.

Gli inizi lo vedono affiancare registi del calibro di Visconti, Antonioni e Monicelli prima di intraprendere un percorso autonomo con la sua prima pellicola: La Sfida. Siamo nel 1958 e Rosi traccia un ritratto della Napoli dei quartieri popolari nel dopoguerra. Il protagonista, un contrabbandiere di sigarette, è al centro di un intreccio tra capitalismo e criminalità, una ragnatela dalla quale non uscirà vivo.
La locandina del film
Stesse tematiche al centro anche di I Magliari, in cui Rosi analizza anche la piaga dell’emigrazione. Nel cast attori come Alberto Sordi e Renato Salvatori. Rosi si concentra sempre più sulle dinamiche sociale dell’Italia del dopoguerra affrontandone gli aspetti più oscuri: nella pellicola Salvatore Giuliano ripercorre la vita del boss Salvatore Giuliano attraverso dei flash-back, ottenendo il suo primo riconoscimento: l’Orso d’argento al Festival di Berlino.

Forse il film più famoso di Rosi è Le mani sulla città, pellicola del 1963 ambientata nella sua Napoli, dove vi denuncia con forza le commistioni tra malavita e Stato e la grande speculazione edilizia nel periodo del boom economico. Il film sarà insignito del Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia.

Nello stesso anno Rosi porta a teatro il testo In Memoria di una signora amica, di Patroni Griffi, conosciuto durante la collaborazione con Radio Napoli. A questo punto Rosi si concede una pausa dal suo filone di inchiesta girando un film favolistico C'era una volta..., con Sophia Loren e Omar Sharif.
Gian Maria Volontè (Il caso Mattei)
Con il Caso Mattei, Rosi riprende il cinema d’inchiesta, con un ritratto del compianto presidente dell’Eni, morto in circostanze ancora oggi misteriose. Rosi analizza le diverse ipotesi sulla morte di Mattei senza pretendere di indicarne una con esattezza. Altro ritratto, ma stavolta del gangster americano in Lucky Luciano, il padre del moderno crimine organizzato. Il successo di queste due pellicole si devono anche alla grande interpretazione dell’attore Gian Maria Volontè, che aveva già lavorato con Rosi in Uomini Contro ispirato al romanzo di Emilio Lussu, Un anno sull'Altipiano, sulla follia della guerra.

Rosi si dimostrerà molto abile nel portare sullo schermo grandi successi narrativi, come nel caso di Cadaveri Eccellenti, ispirato al Contesto di Leonardo Sciascia, Cristo si è fermato a Eboli, tratto dall’omonimo testo di Carlo Levi, ed infine Cronaca di una morte annunciata, che porta sullo schermo uno dei più grandi successi dello scrittore messicano Gabriel Garcia Marquez. In mezzo a queste pellicole, Rosi affronta in Tre Fratelli, una tematica più intimistica, nel rapporto tra tre fratelli molto diversi tra loro: un giudice, un operaio e un maestro che si ritrovano nella vecchia casa del padre, sullo sfondo dell’Italia negli anni del terrorismo.
Francesco Rosi
Le ultime performance di Rosi si concentrano sul meridione, come gran parte del suo cinema, con Dimenticare Palermo e Diario Napoletano dove si trova ad analizzare le stesse tematiche dopo molti anni: gli intrecci tra criminalità e potere. La tregua, tratto dal romanzo omonimo di Primo Levi è il suo commiato alla proficua attività di regista cinematografico. Negli ultimi anni di attività si dedicherà, infatti, a regie teatrali, portando in scena tre grandi classici della tradizione eduardiana: Napoli Milionaria, Le voci di dentro, Filumena Marturano. Oltre ai già citati, Orso d’Argento e Leone d’Oro, Rosi conquisterà moltissimi premi cinematografici tra cui tre nastri d’argento, una Palma d’Oro a Cannes, undici David di Donatello, tra cui quello del cinquantenario e un Leone d’Oro alla Carriera.

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