martedì 22 dicembre 2015

Anticorruzione, controlli e trasparenza negli Enti Locali: il dibattito alla Mostra d’Oltremare

di Luigi Rinaldi

Lo scorso 27 novembre, presso la sala Italia della Mostra d’Oltremare di Napoli, si è tenuto il convegno su “Anticorruzione, controlli e trasparenza nella Città metropolitana e negli Enti Locali”. Al centro del dibattito, i nuovi strumenti di monitoraggio delle attività degli enti pubblici, alla luce del nuovo Piano Anticorruzione ed i risultati sinora conseguiti in materia.

Da tempo, ormai, è forte e costante l’attenzione del legislatore e del Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) sul rispetto delle misure di prevenzione della corruzione da parte delle pubbliche amministrazioni. Con la determinazione n. 12 del 28 ottobre 2015, l’ANAC ha approvato l’aggiornamento al 2015 del Piano Nazionale Anticorruzione 2013-2016. Si tratta di un documento di notevole significato, in quanto rappresenta il primo atto formale assunto dopo il PNA del 2013, con l’intento di imprimere una decisa svolta al corso degli eventi, per migliorare la qualità dei piani anticorruzione delle amministrazioni pubbliche.

Prima ancora dell’aggiornamento del Piano Anticorruzione, non sono mancate importanti novità legislative, come la disciplina introdotta dal DL 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, recante il trasferimento completo delle competenze sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) all’ANAC, nonché la rilevante riorganizzazione della stessa ANAC e l’assunzione delle funzioni e delle competenze della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP).

In realtà, al di là delle innovazioni normative, la ragione di fondo che ha determinato la necessità di aggiornare il Piano preesistente sta nel riconoscimento, da parte dell’ANAC, che, finora, le cose non hanno funzionato secondo le previsioni. L’Authority, nel corso di quest’anno, analizzando i piani triennali di prevenzione della corruzione di 1911 amministrazioni, ha acclarato un’evidente incapacità delle amministrazioni monitorate di leggere ed interpretare le dinamiche socio–territoriali, per tenerne conto in sede di redazione del PTPC.



L’ANAC ha rilevato una sostanziale carenza, all’interno dei Piani, di adeguate misure di prevenzione della corruzione, riconducibile alla mancanza di una compiuta autoanalisi organizzativa delle amministrazioni, nell’ambito del necessario lavoro di ricerca delle aree ed attività più esposto al cancro della corruzione. Tra le principali cause della scarsa qualità ed efficienza dei Piani esaminati, l’Autorità Anticorruzione ha individuato la incerta configurazione dei compiti e delle responsabilità dei soggetti interni alle amministrazioni, nonché il ridotto coinvolgimento dei componenti degli organi di indirizzo politico. Ne consegue la necessità che le amministrazioni concentrino tutti i propri sforzi sull’effettiva individuazione e attuazione di misure efficienti, coerenti, fattibili e verificabili, proporzionate al rischio.

Nell’aggiornamento del Piano Nazionale preesistente vengono tracciate le linee guida per un rapido cambiamento di rotta e sono, inoltre, presenti due interessanti approfondimenti relativamente a settori particolarmente esposti al rischio corruzione, vale a dire contratti pubblici e sanità. E’ evidente che la buona riuscita dei nuovi Piani triennali, che le pubbliche amministrazioni dovranno adottare entro il prossimo 31 gennaio, non potrà che dipendere dalla reale volontà delle stesse amministrazioni di combattere, una volta per tutte, la corruzione che, da anni, dilaga al loro interno. I vertici politici ed istituzionali non possono e non devono continuare a trincerarsi dietro la demagogica considerazione che la corruzione è un fenomeno atavico, esistito anche nelle civiltà più antiche, ma concentrare i propri sforzi sul riavvicinamento tra istituzioni e popolazione, per far fronte comune contro il crollo dei valori ed il degrado dei costumi. La battaglia contro la corruzione va condotta e vinta non solo sotto il profilo giuridico, ma, soprattutto, sul piano morale. Deve cambiare l’approccio dei cittadini alla res pubblica e per far questo è di fondamentale importanza che vengano abbattute le barriere tra istituzioni e vita della popolazione.

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