giovedì 17 dicembre 2015

Il Real Orto Botanico di Napoli tra storia e attualità

di Marcello de Angelis

Proprio nel cuore di Napoli, in pieno centro storico e nel bel mezzo della stressane vita cittadina, ai piedi della collina di Capodimonte, percorrendo Via Foria, si trova un’oasi di “verde” di pace e di tranquillità. Una monumentale costruzione formata prevalentemente da giardini, dedicata alla nascita e alla cura delle piante, declinate in ogni loro forma possibile: è il Real Orto Botanico. Il più importante in Italia per numero e qualità, ospita da sempre una vastissima gamma di specie vegetali, e circa 25.000 esemplari distribuiti in un area di circa 12 ettari. 

Fondato il 28 dicembre 1807 sotto la dominazione francese, con un decreto di Giuseppe Bonaparte, allo scopo di moltiplicare le spezie utili alla salute, all’agricoltura ed all’industria, fu inaugurato nel 1811. La messa in opera del progetto fu affidata agli architetti Giuliano de Fazio e Gaspare Maria Paoletti. Il primo realizzò la facciata monumentale in uno stile che si uniformò perfettamente a quello dell’adiacente Real Albergo dei Poveri, il viale principale perpendicolare alla facciata, il viale che conduce al Castello seicentesco e la cosiddetta “Stufa temperata”, una sorta di serra ante litteram (cui si aggiunse, nel 1818 la “Stufa calda”). Il Paoletti si occupò invece di tutta la parte inferiore dell’Orto.

Con un decreto del 25 marzo 1810, per il suo primo allestimento venne nominato direttore un botanico partenopeo del calibro di Michele Tenore, che rimase in carica fino al 1860, periodo durante il quale arricchì le collezioni, portando il numero delle specie vegetali coltivate a circa 9.000. Egli si preoccupò anche di allacciare rapporti con le principali istituzioni botaniche europee, facendo così conoscere ed apprezzare la struttura da lui diretta anche in altri paesi. Ebbe un’attenzione particolare per la ricerca scientifica, la coltivazione di piante di interesse medicinale, e la raccolta di germogli esotici. Nel 1861 l’opera iniziata dal Tenore venne proseguita risistemando alcune aree che versavano in cattive condizioni e creando la “Valletta”, un'area atta ad accogliere anche quelle alpine. 

Nel 1906 venne deciso un rilancio ancor più profondo con la restaurazione di molte delle strutture presenti, ma, soprattutto, con l’istituzione di quella che oggi conosciamo come la “Sezione sperimentale per le piante officinali” e si diede il via alla costruzione di un complesso destinato a diventare col tempo la nuova sede dell’Istituto di Botanica, ospitato fino ad allora nei locali del Castello.

Purtroppo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale devastarono gran parte del territorio coltivato e con l'arrivo di parte della popolazione in fuga fu deciso di destinare porzioni del vivaio per coltivare beni di prima necessità, mentre alcune aree furono destinate a scopi militari. La successiva ristrutturazione integrale fu accompagnata ad un arricchimento per quel che riguarda gli strumenti a disposizione dei botanici e dalla trasformazione della "Valletta" in quello che oggi è il “Filicetum”.

Nel 1963, sotto la direzione di Aldo Merola, l'Orto acquisì l'autonomia economica ed amministrativa, il che rese possibile ottenere finanziamenti straordinari. Vennero realizzate varie serre (per un totale di 5000 m2), un impianto di riscaldamento e una rete di distribuzione idrica che sopperì ad una grossa carenza: infatti l’acqua era fino ad allora prelevata da un pozzo e convogliata in vasche di raccolta da cui veniva attinta manualmente.Grande importanza ebbe l'opera "politica" del direttore, grazie alla quale ottenne la creazione di un ruolo professionale specifico ad alta specializzazione: “Il giardiniere degli orti botanici”

Col terremoto del 1980 ancora una volta la struttura venne adibita a rifugio per la popolazione. Nel 1981 divenne direttore Paolo De Luca, al quale toccò iniziare l'opera di ricostruzione in parte effettuata con i fondi stanziati dal governo per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma.

Le collezioni vegetali sono state ulteriormente arricchite e presentate nell’innovativa divisione basata su tre criteri: ecologico (raggruppamento delle specie in base ai parametri ambientali delle zone geografiche di provenienza), sistematico (raggruppamento in base al principio dell’analogia filogenetica) ed etnobotanico (raggruppamenti in base al tipo di applicazione determinato dall'uomo).

Oggi il Real Orto Botanico è una fondamentale struttura dell'Università Federico II, facente parte della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Le principali attività svolte al suo interno riguardano la ricerca, la didattica e la conservazione di esemplari rari o a minaccia di estinzione, così come lo svolgimento di manifestazioni artistiche e culturali. Il suo fondamentale scopo però resta la coltivazione di pregiatissime coltivazioni che ne hanno fatto una eccellenza europea ed un grandissimo orgoglio per noi napoletani. 


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