martedì 22 dicembre 2015

Napoli: l'ennesima tragedia sfiorata

di Gian Marco Sbordone

Palazzi che si sbriciolano all’improvviso, fiumi d’acqua che travolgono case e vite, inutili caccie alle responsabilità. E’ il copione di sempre, quello che si ripete periodicamente in questo martoriato Paese in cui ci si abitua a tutto, anche alle tragedie annunciate.

Il crollo
La mattina del 9 dicembre scorso crolla una facciata dell’edificio che ospita la Facoltà di Veterinaria -dove avevano sede aule e uffici di docenti- in Via Santa Maria degli Angeli alle Croci, a Napoli. Crolla proprio la parte più nuova -come documentato in un inquietante video che ha fatto il giro del Web- quella restaurata. L’altra parte, quella vecchia, resta invece in piedi, come un monito a chi, negli ultimi decenni, ha fatto del profitto l’unico riferimento valido, fregandosene altamente del resto. E il resto sono la professionalità, la serietà, il rispetto delle regole e, soprattutto, l’esigenza di tutelare la vita umana.

In un volume uscito in questi giorni, dal titolo emblematico “Un Paese nel fango” di Erasmo D’ Angelis -direttore del quotidiano L’Unità- si fanno i conti delle tragedie e dei morti (oltre 5400) dal 1945 ad oggi, dovuti proprio all’incuria, alla devastazione del territorio, all’esigenza di costruire risparmiando. Ciò che è successo a Napoli, è stato quindi l’ennesimo evento in cui le responsabilità dell’uomo appaiono tante e ben individuabili e dobbiamo veramente essere felici per il fatto che, questa volta, non piangiamo morti e feriti.

La struttura crollata
In questo triste elenco di disgrazie causate, l’episodio di Napoli ci ha fatto venire in mente ciò che accadde a L’Aquila con il terremoto dell’aprile 2009, quando perirono nella casa dello studente 7 giovani più il custode. Lì ci fu un terremoto quale concausa, potremmo dire, ma a Napoli cosa è stato? Ci saranno ancora una volta inchieste e polemiche e, forse, tra alcuni anni(5?10?15?) sapremo la verità e qualcuno pagherà. Ma ciò che è veramente inconcepibile è che a fronte di tutto ciò che è successo e che succede non si riesca a stabilire delle regole veramente sicure per evitare che altre tragedie accadano.

Si sa che regole in tal senso implicherebbero l’impiego di spese enormi, necessarie per mettere in sicurezza il territorio e per far si che tutti gli edifici pubblici, a partire dalle scuole, siano concepiti con il primario obiettivo di ridurre al minimo i fattori di rischio. Tuttavia, sembra che veramente la misura sia colma e che sia arrivato il momento di voltare pagina. Anche se tutto alla fine rimanda ad un unico grande interrogativo: quanto vale davvero anche una sola vita umana?




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