sabato 30 gennaio 2016

Reggia di Portici: al via bando per concessione locali di via Università

di David Lebro

Continua il percorso di valorizzazione del complesso monumentale della Reggia di Portici. Come si evince dal sito istituzionale della Città Metropolitana di Napoli, infatti, dal primo al prossimo 29 febbraio, tutti gli interessati potranno partecipare all’avviso pubblico per l’assegnazione in concessione dei locali, di proprietà dell’Ente, posti su via Università, la storica strada porticese, un tempo definita via delle Calabrie. Il bando, che si inserisce nel percorso di riqualificazione del prestigioso sito borbonico, un tempo destinato ad accogliere la famiglia reale di Carlo III, individua ben 11 locali, posti al piano terra del complesso immobiliare della Reggia, prospicienti la via Università, che saranno affidati in concessione ad operatori economici. 
La Reggia di Portici
Nello specifico, saranno ritenute idonee le attività di tipo terziarie, commerciali, artigianali o anche associazioni culturali e di interesse con il sito reale, capaci di innescare meccanismi di rivitalizzazione del sito stesso. Saranno valutate favorevolmente, dunque, le domande che propongono modelli gestionali diversificati, volti a favorire uno sviluppo concreto dell’area e che abbiamo ricadute significative sul tessuto produttivo, sociale e culturale del luogo.

Le attività da assegnare potrebbero riguardare: attività di ristorazione, punto di ristoro con degustazione e vendita di prodotti enogastronomici tipici, vineria, caffè letterario, botteghe e laboratori di artigianato locale di tipo creativo e artistico, editoria e commercio librario, o attività di servizio al turismo. La durata della concessione sarà di 12 anni, con possibilità di rinegoziazione da esercitare un anno prima della scadenza del contratto.

E’ opportuno precisare, tuttavia, che lo stato di conservazione dei lotti da assegnare è in generale pessimo, quindi, per poter essere utilizzati, gli immobili hanno bisogno di forti interventi di recupero e di adeguamento edilizio ed impiantistico. Per far fronte a tale “limite”, come si evince dal bando, la Città metropolitana ha previsto che il canone che il concessionario dovrà corrispondere sarà ridotto di una percentuale decrescente per i primi 6 anni mentre, dal settimo anno in poi, esso verrà corrisposto per intero e sarà comunque sottoposto a periodici aggiornamenti Istat.

La procedura di selezione del concessionario sarà poi articolata in due fasi: la prima, ad evidenza pubblica, di acquisizione della manifestazione di interesse finalizzata a valutare il possesso dei requisiti di ammissione e la coerenza dell’attività proposta; la seconda, negoziata, di valutazione delle offerte tecniche ed economiche. Sarà possibile presentare anche più offerte per un singolo lotto o una singola offerta per più lotti contigui.

La finalità di questo bando è duplice: valorizzare il complesso monumentale, concepito nella sua valenza di attrattore turistico e culturale per tutto il territorio vesuviano-costiero e riqualificare il contesto urbano cittadino, che dopo gli affidamenti in concessione dei locali con attività, naturalmente compatibili con il contesto di pregio storico-artistico e culturale del sito, cambierà completamente aspetto.

giovedì 28 gennaio 2016

Fitch Ratings attesta la ricrescita economica di Napoli

di Massimiliano Pennone

L'agenzia internazionale di valutazione del credito e rating ha confermato, per la città di Napoli, il rating di lungo termine a BBB-. 
Fitch Ratings, agenzia internazionale di valutazione del credito e rating, ha confermato dunque per la città di Napoli, il rating di lungo termine a BBB-, che le riconosce adeguate capacità di rispettare gli obblighi finanziari, ritenendo facilmente associabili ad una minore capacità di adempire agli obblighi finanziari assunti, condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze. 

Il lavoro che stiamo svolgendo per accrescere la trasparenza e la buona salute dei conti - afferma l'Assessore al Bilancio del Comune di Napoli Salvatore Palma - viene riconosciuta a livello internazionale. Siamo consapevoli che la strada del riequilibrio è impegnativa e che per un vero e proprio miglioramento ci vorrà del tempo, ma le prospettive stabili rappresentano comunque una conquista alla luce delle condizioni iniziali. In particolare, la società riconosce a questa Amministrazione di star perseguendo gli equilibri di bilancio attraverso il controllo della spesa e la maggiore accuratezza nella predisposizione dei documenti contabili".

Apple sceglie Napoli


di Massimiliano Pennone

Apple, famosissima azienda statunitense che produce sistemi operativi, computer e dispositivi multimediali, con sede a Cupertino, nello stato della California, ha annunciato la creazione di un Centro di Sviluppi App iOS a Napoli, primo in assoluto in Europa, per fornire agli studenti competenze pratiche e formazione sullo sviluppo di app iOS. La società fondata, tra gli altri, dal compianto Steve Jobs, si impegna a fornire un indirizzo specialistico, preparando migliaia di futuri sviluppatori a far parte della fiorente comunità di programmatori Apple. L'intenzione è di offrire agli studenti anche un percorso post-formazione e a tal proposito Apple lavorerà con partner in tutta Italia, che forniscono know-how per sviluppatori, per completare il loro curriculum e creare ulteriori opportunità. Napoli e l'Italia saranno solo l'inizio di un processo di espansione che porterà la Apple in giro per il mondo, partendo dal vecchio continente ed andando anche oltre.

"L'Europa - ha affermato Tim Cock, CEO di Apple - è la patria di alcuni degli sviluppatori più creativi al mondo e siamo entusiasti di aiutare la prossima generazione di imprenditori in Italia ad acquisire le competenze necessarie per avere successo. La fenomenale crescita dell'App Store è una delle forze trainanti dietro gli oltre 1,4 milioni di posti di lavoro che Apple ha creato in Europa e presenta opportunità illimitate per le persone di tutte le età e aziende di ogni dimensione in tutto il continente".

"Che Apple scelga Napoli come primo centro di sviluppo in Europa delle applicazioni per il sistema operativo dei dispositivi mobili dell'azienda - ha commentato Enrico Panini, Assessore al lavoro del Comune di Napoli - è una notizia che ci riempe d'orgoglio. La scelta di Apple sicuramente tiene conto della presenza di un terreno molto fertile ed avanzato sui temi dell'ICT, dell'innovazione, della ricerca". Ciò, inevitabilmente, mostra "una rinnovata percezione della città da parte della grande stampa d'oltreoceano, vista come una città innovativa e un brand straordinario a livello mondiale. La scelta di un istituto partner a Napoli, la centralità data agli insegnanti che verranno sostenuti e la messa a disposizione di un indirizzo specialistico per formare migliaia di futuri sviluppatori, rappresenta un'opportunità unica per la crescita del territorio e perché i giovani della città più giovane d'Europa abbiano una ragione in più per rimanere e contribuire allo sviluppo di Napoli".

lunedì 25 gennaio 2016

L’ ”Odissea” del Teatro Trianon

di Marcello de Angelis

Gennaio 1912. In piazza Calenda, a Napoli, c’è una folla di persone che, pazientemente in fila, aspetta di entrare in Teatro per assistere alla prima di “Miseria e Nobiltà”, la famosa commedia di Eduardo Scarpetta. Tutt’intorno una catena di splendidi negozi eleganti incornicia la scena.

Piazza Calenda oggi
Gennaio 2016. La piazza è la stessa, ma stavolta semideserta. I negozi circostanti sono ormai quasi tutti abbandonati. Il Teatro, di cui prima, fallito e poi chiuso. A terra c’è il corpo di un ragazzo finito per errore nel mirino della camorra.

Il Teatro è il Trianon e la distanza temporale che divide i due eventi rappresenta l’impietosa caduta umana, culturale e morale della città di Napoli. Già, il Trianon, fondato nel 1911 nel cuore del centro storico di Napoli, a pochi passi da Forcella e in prossimità di Castel Capuano; un edificio che ha vissuto una serie di disavventure degne dell’Ulisse Omerico, colui che dovette superare mirabolanti avventure prima di tornare a Itaca.

Con la sua struttura da 630 posti tra platea e tre ordini di palchi, può fregiarsi, al suo interno, dell’importantissimo reperto greco della torre della Sirena (IV / III sec. a.C.), ed è diventato, grazie alle sue porte sbarrate, il simbolo dell’abbandono da parte delle istituzioni o, volendo entrare nel dettaglio, della giunta Caldoro che ha mal gestito questa situazione.
Fu ribattezzato “Trionfale” durante l’autarchia linguistica imposta dalla dittatura fascista e poi trasformato in sala cinematografica col nome “Splendore” nel 1947 dall’allora proprietario Gustavo Cuccurullo. Segue così un lungo periodo in cui la gloriosa sala degrada a cinema a “luci rosse”, fino a quando il 7 dicembre del 2002, un pronipote del Cuccurullo riporta il l’ambiente alle sue antiche condizioni attraverso una complessa ristrutturazione, riprendendo la programmazione sotto il nome di “Eden Teatro” di Raffaele Viviani, con la direzione di Roberto De Simone che punta tutto su un palinsesto musicale, facendone il “Teatro della canzone napoletana”. In quel periodo la proprietà del locale viene scissa dalla gestione delle attività, rispettivamente con le società “Trianon” (in cui entra la Provincia di Napoli, con la quota del 40,43%) e “Trianon Scena”.

L'insegna del Trianon dopo l'acquisizione da parte della Regione
Nell'aprile del 2006 la Regione Campania rileva il pacchetto di maggioranza della proprietà del Teatro, facendone iniziare così una nuova storia, come struttura pubblica. La rinnovata società cambia il nome, così come il Teatro, in “Teatro del popolo, Trianon Viviani” e assume anche la gestione delle attività. L’allora governatore Antonio Bassolino ne affida la direzione a Nino D’Angelo, che vi rimane fino al 2010, anno in cui Stefano Caldoro succede a Bassolino alla presidenza della Regione Campania.

Nel 2012, in piena crisi finanziaria, un piano di riconversione fa nascere il cosiddetto “Teatro della musica a Napoli”, ma ormai la società ha di fatto accumulato un debito di quasi 500.000 €, in particolare con l'Inps ed alcuni istituti di credito, tra cui il Banco di Napoli e la Banca Nazionale del Lavoro.

Di qui, la difficile scelta da parte dei due soci, la Regione Campania e la Provincia di Napoli, di non ricapitalizzare la società partecipata, senza impedire la conseguente messa all’asta disposta dal Tribunale di Napoli, con un prezzo base di 4 milioni e 500 mila euro. È il 17 giugno del 2014. Dopo una serie di aste andate deserte, è necessario ribassare il prezzo della storica sala di Forcella, fino ad arrivare a quello di una buona casa borghese: una vergogna per un bene storico la cui sola struttura è stata valutata dieci milioni di euro.
Striscione di protesta contro la dismissione del Teatro
Si giunge all’inizio del 2015, anno in cui la giunta Caldoro decide di inserire il Trianon nell’elenco delle “partecipate da dismettere”, cedendo la sua quota maggioritaria. Proprio in quei giorni viene anche resa pubblica la notizia della possibilità di svendere il Teatro e trasformarlo in un supermercato o una sala bingo. La cultura e la storia vengono così oltraggiate e trattate come merce di scambio, cosa che inevitabilmente suscita un vortice di critiche nel mondo dell’arte e della politica.

Intanto, mentre si va inesorabilmente verso l’ennesima asta, con l’impegno e la tenacia del Sindaco Luigi de Magistris, insieme alle Associazioni scese in campo, si riesce a vincolare il Trianon alla destinazione d’uso di “Teatro”, evitando così che la storica sala muti radicalmente il suo fine artistico. E giungiamo ai giorni nostri. Dove il Trianon, abbandonato alla sua sorte, è ormai preda di barbari che scorrazzano in lungo e in largo per la piazza antistante: sono le baby star della moderna malavita che premono il grilletto con la stessa facilità con cui infilano monete nelle slot machines, macabri imitatori dei loro “eroi televisivi”. Belve che hanno sfregiato la notte di San Silvestro con le loro “botte”, spezzando la vita ad un inerme ragazzo.

E vengono inevitabilmente alla mente le parole dell’Ulisse descritto da Dante nel canto ventiseiesimo dell’Inferno “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". E oggi, in quell’Inferno, tra quei bruti, non c’è più traccia né di “virtute” né di “canoscenza”. Ma è proprio in questa realtà che il nostro Teatro riesce finalmente a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel attraverso le parole dell’attuale governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, il quale ha deciso di intervenire nella vicenda affermando che entro l’anno 2016 cominceranno i lavori per la ristrutturazione del Trianon, definendo la sua chiusura una offesa per il popolo di Forcella e per Napoli. La speranza è quella di rendere pienamente fruibile la struttura per farne un luogo di aggregazione sociale che può essere un grande contributo per i giovani di un quartiere tanto difficile, un riscatto per Napoli che meriterebbe di veder rinascere un polo di creatività di arte e bellezza, dalle ceneri di un territorio inaridito dall’ignoranza e dalla brutalità, partendo proprio dal fondamentale parere favorevole espresso dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni per inserire il Teatro Trianon e il Verdi di Salerno nell’ambito del piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” in cui è previsto un progetto di riqualificazione e rilancio. “È una decisione importante – commenta il Presidente De Luca – il compito delle istituzioni è comunicare tramite gli atti e gli enti devono contribuire alla battaglia contro la camorra attraverso l’apertura di cantieri a la creazione di nuovi posti di lavoro”. La riapertura del Teatro Trianon rappresenta una sfida, una opportunità che non bisogna lasciarsi scappare, soprattutto in nome del patrimonio di grandezze intellettuali che la nostra Città ha rappresentato nella storia.

Sanità campana: che fine ha fatto il diritto alla salute?

di Luigi Rinaldi

Secondo la nostra Costituzione (art. 32), ciascun individuo ha diritto alla salute, da intendersi non come assenza di malattie fisiche o psichiche, ma come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. In quanto diritto sociale del cittadino a pretendere una serie di interventi a difesa della sua salute, v’è l’obbligo per lo Stato a predisporre, tramite un’organizzazione sanitaria idonea, le prestazioni positive per realizzarne il godimento effettivo e globale.

In Campania il dettato costituzionale da troppo tempo, forse da sempre, stenta a trovare effettiva applicazione. Anzi, con il passare degli anni, la situazione di disagio in cui versano molti ospedali della nostra regione, denota un quadro in costante peggioramento. Tante le ragioni che hanno contribuito a delineare questo preoccupante scenario. Innanzitutto, va considerata la grave carenza di risorse economiche, che non ha consentito alle strutture sanitarie di integrare il personale in base alle reali ed effettive esigenze dei cittadini. Secondo le nuove direttive dell’Unione Europea mancano all’appello ben 18.000 infermieri, onde garantire una copertura dei turni in grado di consentire a coloro che operano nel settore di godere del giusto e necessario riposo.

Il diffuso precariato, la mancanza di posti letto negli ospedali, l’accorpamento dei centri di assistenza, la riduzione del personale ed i tagli previsti per la spending review costringono, molto spesso, i cittadini a pagare di tasca propria ciò che dovrebbe essere garantito dallo Stato. Costa riconoscerlo, ma in Campania, dopo anni di austerity, la qualità della offerta sanitaria si è ridotta ai minimi termini. Lo confermano una serie di spiacevoli episodi che si sono verificati negli ultimi mesi.



Situazione di totale caos al “Cardarelli”, dove nel dipartimento di emergenza accettazione molti ammalati risultano ricoverati sulle sedie o addirittura in piedi. In più, si registrano difficoltà nel servizio trasporto infermi, a causa della carenza di personale in organico. Un contesto in cui vengono negati il diritto alla salute ed a cure rispettose della dignità dei pazienti, ma anche il diritto ad un lavoro dignitoso per il personale in servizio.

Non meno grave lo scenario al “Loreto Mare”, dove un’infermiera è stata recentemente schiaffeggiata dalla moglie di un paziente indispettita dall’attesa e dall’assenza del neurologo durante il turno di notte. Anche in questo caso, i sindacati medici denunciano una cronica mancanza di personale ed un numero eccessivo di lettighe nei reparti, dalla chirurgia d’urgenza, alla neurochirurgia, con il picco in medicina. Scandalose carenze anche nel reparto diagnostica per immagini, dove risulta fuori uso una tac su due.

Situazione d’emergenza anche al “San Giovanni Bosco”, dove i disagi sono accentuati dalla riduzione di posti letto, dovuta alla chiusura di due reparti per lavori di ristrutturazione iniziati e mai portati a compimento. I

n molti nosocomi napoletani le lettighe delle ambulanze vengono spesso bloccate, a causa dell’occupazione di tutte le barelle in dotazione. E chissà cosa accadrà quando il picco influenzale avrà raggiunto il suo culmine. Non è giusto generalizzare e gettare benzina sul fuoco, ma tante perplessità ha suscitato la morte, lo scorso 2 gennaio, di Gianluca Forestiere, deceduto dopo il trasferimento in due ospedali dell’Asl Napoli 2 Nord per una Tac rotta.

E’ necessario che si capisca, una volta per tutte, che con la salute dei cittadini non si scherza. Per troppo tempo il Governo ha individuato nella sanità il settore ove operare i maggiori tagli, non rendendosi conto che, in assenza di risorse e personale, il sistema è destinato ad implodere. A rendere il quadro della situazione ancora più complesso si è aggiunto il ripristino della normativa europea sull’orario di lavoro del personale del S.S.N., a tutela della salute dei lavoratori e della appropriatezza delle prestazioni ai cittadini. Infatti, per garantire l’applicazione della legge, considerato che il blocco del turn over ha ridotto l’organico regionale di circa 15.000 unità, si sta facendo ricorso ad accorpamenti e chiusura di servizi, al di fuori di ogni programmazione.

Ormai, il lavoro in sanità è diventato sempre più difficile ed i cittadini verificano ogni giorno sulla loro pelle la negazione del diritto costituzionale alla salute. Bisogna intervenire con urgenza per affrontare la grave crisi che sta determinando la implosione del Sistema Sanitario, con un intervento strutturale che consenta di programmare una appropriata risposta assistenziale ai bisogni di salute sostenuta da un numero adeguato di personale.

Il mito della Sirena fra Napoli, Varsavia e Copenaghen

di Germana Guidotti

Il mito della Sirena di Napoli, Partenope, nasce dalle credenze della popolazione di Cuma, prima colonia fondata in Campania dai Greci. I suoi abitanti, poi, si sarebbero diretti verso le terre più a Nord, spingendosi sino alle spiagge dell’attuale golfo di Napoli (che, non a caso, per un discreto lasso di tempo fu definito golfo cumano).

La storia di Partenope è piuttosto complessa, in quanto esistono svariate versioni che comunque la collocano tutte alle radici della fondazione storico-mitica di Napoli.


La Fontana della Sirena a Mergellina (NA)
Secondo la prima di tali leggende, Partenope era una giovane e leggiadra fanciulla greca, che abitava in un paese affacciato sul mar Jonio e che trascorreva la maggior parte delle sue giornate, seduta sugli scogli, a contemplare il mare, perdendosi in sogni di viaggi. La bella Partenope, invaghitasi perdutamente del giovane Cimone e ricambiata da quest’ultimo con lo stesso intensissimo amore, però, era stata promessa in sposa da suo padre ad Eumeo. La giovane, così, decise di scappare via insieme all’amato per non essere più ostacolata nel proprio amore. La leggenda narra poi, che al termine di un lungo viaggio, i due innamorati sarebbero approdati proprio sull’isolotto che i Greci avevano chiamato Megarìs, di Megaride, luogo su cui oggi sorge Castel dell’Ovo. Qui i due ragazzi cominciarono a vivere spensierati la loro vita e, dopo qualche tempo, furono raggiunti sulla nuova terra non solo da familiari, parenti ed amici, ma anche da Fenici, Egizi ed altre popolazioni, che avevano caricato i loro averi, i simboli dei loro dèi sulle imbarcazioni ed erano partite alla volta di questa nuova prosperosa terra, ove la natura aveva prodotto una florida vegetazione.

I neoarrivati cominciarono ad edificare case sul territorio compreso fra il monte Echia (l’odierno Monte di Dio), l’isolotto di Megaride e il leggendario fiume Sebeto, costruendo botteghe artigianali, impiantando attività del tutto simili a quelle praticate in madrepatria ed innalzando anche la prima cinta muraria difensiva per la città. Intanto Partenope aveva dato alla luce ben dodici figli ed era diventata una donna amata, stimata e rispettata dall’intera comunità per la pietà e la fedeltà mostrata. Grazie a lei si instaurò un periodo di pace e stabilità destinato a perdurare nel tempo, su un popolo che si distinse sempre per l’elevato grado di civiltà raggiunto.

La seconda versione è incentrata, invece, sulle vicende di Partenope Sirena, una creatura dotata delle classiche sembianze delle Sirene così come descritte e tramandate dai racconti omerici: metà umana e metà uccello. Infatti, i primi coloni Greci giunti sulle coste della Campania provenivano dall’isola di Rodi, e portarono con loro il culto orientale delle Sirene: esseri mitologici con la testa di donna e il corpo d’uccello (poi, solo successivamente, rappresentati metà donna e metà pesce), culto che si diffuse in tutto il Tirreno meridionale. Gli scogli delle Sirene, delle quali si parla anche nell’Odissea, sarebbero, secondo la leggenda, quelli di fronte a Positano oggi chiamati “Li Galli”, la cui denominazione originaria era appunto Sirenusse (ultimo proprietario fu il ballerino Rudolf Nuraiev). Pertanto, le origini di Napoli si intrecciano indissolubilmente con la storia, la leggenda ed il mito di Ulisse, delle cui più memorabili avventure la Campania è stata teatro. La Maga Circe, prima che egli riprendesse il suo viaggio alla volta del litorale campano, aveva messo in guardia Ulisse contro il canto delle Sirene ma, se avesse voluto ugualmente ascoltarlo, avrebbe dovuto turare con la cera le orecchie dei suoi compagni, pena la morte, e farsi legare all’albero maestro della nave. Nella luce abbagliante del Mezzogiorno, tali creature facevano sentire la loro melodiosa voce, nascondendo tra i fiori i resti dei marinai che non avevano resistito al loro richiamo e si erano schiantati con le proprie imbarcazioni, lasciandosi morire sugli scogli. I malcapitati, poi, divenivano il pasto delle malefiche creature.
Le perfide sirene, che cercavano di sedurre i malcapitati non solo con il canto ammaliante ma anche con le parole, promisero allo stesso Ulisse che gli avrebbero rivelato i segreti della conoscenza e di “tutto quello che avviene in ogni tempo e luogo della terra”. Ulisse, dal canto suo, cercò di liberarsi, ma i suoi compagni lo legarono più strettamente, così che la nave riuscì a passare oltre, portando tutti verso la salvezza.
E’ bene ricordare, inoltre, che le Sirene erano divine, ma non immortali: fallendo quindi il loro potere di incantatrici nei confronti di Ulisse, si uccisero precipitandosi dagli scogli, e Partenope era proprio una esse. Il suo corpo senza vita fu portato dalle correnti marine tra gli scogli di Megaride e lì gli abitanti la rinvennero, con gli occhi chiusi nel bianco del viso e i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua. Venne poi posta in un grandioso sepolcro e venerata come una vera e propria dèa. La bella sirena, così, diede il nome al primo nucleo di pescatori che ivi sorse e divenne la protettrice del luogo, onorata con sacrifici e fiaccolate sul mare. La Sirena e la sua intera vita restituiscono oggi le forme, assolutamente poetiche, del paesaggio partenopeo: il capo ad oriente, ai piedi della collina di Sant’Aniello a Caponapoli e il piede ad occidente, ai piedi della collina di Posillipo (Piedigrotta).

È un importantissimo dato antropologico che, pur a distanza di secoli, gli abitanti di Napoli continuino a chiamarsi “partenopei”. Il momento della fondazione, infatti, nel mondo antico, ha sempre avuto le caratteristiche di un vero e proprio rituale: un sacrificio, una morte, un’alterità che crea un taglio netto col passato, a beneficio di una rinascita, della venuta di una nuova era.

La Statua della Sirena a Varsavia
Non a caso, nell’epoca della Controriforma, a Napoli si avvertì la necessità di una “ri-fondazione” della città, di un riscatto dalle sue origini pagane: la scelta cadde allora sulla figura e sulle azioni di Santa Patrizia. Anch’ella, al pari di Partenope, giunta a Napoli dalle sponde del Mediterraneo orientale e anch’ella vergine straniera venuta da Costantinopoli. La Santa fondò infatti, proprio sull’isolotto di Megaride, dove poi morì, la prima comunità cristiana di Napoli, che il mito fa risalire tra il IV o il VII secolo, diventando a tutti gli effetti una dei 2 patroni partenopei, insieme all’amatissimo San Gennaro.
Una leggenda popolare vuole che anche la capitale polacca, Varsavia, annoveri fra i suoi discendenti mitologici creature col corpo metà donna e metà pesce. Qui la tradizione vuole che la Sirena, proveniente dal Mar Baltico che bagna la penisola scandinava, risaliva la Vistola, il fiume più lungo che scorre in Polonia e che bagna la capitale prima di sfociare poi nella baia di Danzica, sempre nel Mar Baltico. Nuotando nelle acque di Varsavia, la Sirena venne catturata per essere mostrata nei mercati e nelle fiere locali, a mò di speciale attrazione. Soltanto il figlio di un pescatore, mosso a compassione, la liberò e lei, in segno di ringraziamento, gli assicurò aiuto e protezione laddove fosse stato necessario. Ecco perché oggi la Sirena di Varsavia appare raffigurata con spada e scudo: è armata per difendere la città.

Infine, l’ultima leggenda riguarda la capitale danese, Copenaghen, dove una statua della Sirena è situata all'ingresso del porto, di cui rappresenta uno dei simboli più suggestivi e famosi. Raffigura la protagonista, Sirenetta, di una delle più celebri fiabe di Hans Christian Andersen, “La sirenetta”, nella quale si narra dell'amore impossibile tra la giovane figlia del re del mare ed il bel principe terrestre.

La statua fu scolpita nel 1913 da E. Erksen che, dopo il rifiuto della ballerina scelta per posare per l'opera, chiese a sua moglie di fargli da modella. La scultura venne commissionata da Carl Jacobs, mecenate e proprietario della fabbrica di birra Carlsberg, profondamente colpito ed emozionato da un adattamento della fiaba come balletto, e da questi donata alla sua città per abbellirla. La dolce creatura del mare si trova all'imbocco del porto, sul molo di Langeline, quasi a voler accogliere i naviganti, vicino al Kastellet, una cittadella con bastioni e fortificazioni oggi trasformata in parco.
Adagiata su una sorta di scoglio con lo sguardo pieno di nostalgia rivolto verso il mare, sua dimora naturale, la piccola sirena è immortalata nel momento della sua metamorfosi, mentre la lunga coda di sirena lascia il posto a due gambe umane.

Insomma, il rapporto di reciprocità che si stabilisce con l’acqua, col mare come elemento naturale, fa sì che si instauri un legame strettissimo fra le città e le loro precipue attività di sostentamento, i loro miti e le loro credenze.

Altro stop per Pompei. Il sindaco Iuliano dice no all’hub ferroviario unico

di Antonio Cimminiello

Sembra proprio non esserci pace per Pompei. Soltanto alcune settimane fa c’era stata la riapertura di sei domus all’interno del Sito Archeologico, salutata con fasto con l’arrivo del premier Matteo Renzi, ed in grado -almeno in via momentanea- di far dimenticare i tanti episodi negativi che hanno interessato gli Scavi nella loro lunga esistenza (dalla “periodicità” di crolli e furti di reperti antichi fino alle inchieste giudiziarie su presunti abusi e peculato). Ed in più, già il 22 Settembre 2015, i ministri Graziano Del Rio e Dario Franceschini avevano fortemente avallato un importante progetto al riguardo: si tratta della costruzione di un “hub” ferroviario unico, cui far transitare tutti i mezzi su rotaia di EAV e Ferrovie dello Stato che già attualmente passano -ma tra una miriade di disagi e disservizi- per le quattro stazioni esistenti presso la città vesuviana, ed anzi volano per il rafforzamento di tale mezzo di trasporto (consentendo infatti anche il transito dei treni ad alta velocità, oggi non possibile).

Area archeologica di Pompei
Un progetto importante, della durata complessiva di 30 mesi e dal costo di 35 milioni di euro -dovrebbe trattarsi per lo più di finanziamenti dell’UE- con l’obiettivo di assicurare un flusso aggiuntivo di un milione di visitatori rispetto alle stime odierne. Ma come un fulmine a ciel sereno è arrivato da ultimo il “no” dell’amministrazione comunale, ed in particolare del sindaco Ferdinando Uliano. Si è lamentata, in primo luogo, la scelta di “calare dall’alto” questo progetto, senza cioè che vi sia stata previamente un’adeguata concertazione e coinvolgimento degli Enti locali direttamente interessati, ma il timore più grande consisterebbe nel dare, in tal modo, il colpo di grazia al già esausto turismo autoctono, con il rischio di un’ulteriore e grave diminuzione di introiti per commercianti ed albergatori della città, dato che l’hub finirebbe col garantire un passaggio ferroviario-pedonale in grado di condurre direttamente agli Scavi bypassando la città. Si sottolinea, infine, il grave impatto ambientale della costruzione delle relative infrastrutture, le quali, in ogni caso, si annunciano comunque imponenti (si pensi, ad esempio, al passaggio pedonale sovrastante l’autostrada A3 Napoli- Salerno). 

L’opinione espressa dal Comune di Pompei sembra non trovare, tuttavia, un consenso unanime, come testimoniato ad esempio dal parere favorevole al progetto manifestato da ADAP-Federalberghi e suscita, tra l’altro, perplessità il fatto che la stessa amministrazione Uliano non abbia manifestato tale intenzione già in occasione della riunione del comitato di gestione della buffer-zone in seno alla quale l’approvazione è giunta. Nonostante ciò, la politica locale anticipa la volontà di dissenso alle richieste di autorizzazione a procedere ed in sede di conferenza di servizi, preludio alla deroga al piano regolatore necessaria per attuare il progetto, l’intento è quello di alzare barricate. Una forte chiusura che rischia quanto meno di rallentare la concretizzazione del progetto, e forse sintomatica della necessità di contemperare adeguatamente da un lato l’urgenza di preservare un sito archeologico dall’ampiezza superiore agli 80 ettari, in grado di attirare annualmente più di 3 milioni di visitatori con una media di 7400 unità al giorno e, dall’altro, l’esigenza di valorizzare e tutelare al contempo le risorse rappresentate dalle attività del terzo settore che la città di Pompei è già in grado di garantire.

Campania: al 2° posto in Italia per i luoghi di cultura più visitati

di Maria Di Mare

Dalla recente pubblicazione della classifica dei musei italiani più visitati nel 2015, ad opera dell'Ansa, su base ISTAT, si nota un notevole e piacevole incremento del flusso di visitatori rispetto al 2014. Il luogo della cultura col maggior numero di visitatori è il Colosseo, che ha notificato oltre 6mln di ingressi, seguono gli Scavi di Pompei e gli Uffizi di Firenze, che hanno registrato, rispettivamente, quasi 3mln e 2 mln di visite. L'ultimo posto della top ten è occupato dalla Reggia di Caserta che per poco non giunge al mezzo milione di visitatori.

I dati sui visitatori nei musei italiani

Volendo riscrivere la classifica in base alla variazione della partecipazione del pubblico, la Reggia di Caserta è al secondo posto con un +16%, gli Scavi di Pompei sono al terzo con un +12%, e al primo posto il Museo Egizio di Torino che, dopo una riapertura successiva a dei lavori di restauro durati cinque anni, ha registrato, rispetto al 2014, un aumento degli ingressi pari al +33%.

Più in generale si stima a quasi 43 milioni il numero di visitatori presso i luoghi di cultura nell'anno appena trascorso, e questo non significa solo un aumento di tendenza, ma conferma un fenomeno già osservato nel confronto tra il 2013 e il 2014. Rispetto a due anni fa ci sono stati 4,5mln di visitatori in più, cioè un aumento del +12%, e solo in Campania il numero degli ingressi ha superato i 7 milioni. Una menzione speciale va al Museo Archeologico di Napoli che, seppure al 14 posto nella classifica nazionale dei luoghi più visitati, ha registrato quasi 15mila visitatori in più, elemento che gli ha fatto guadagnare posizioni nella top 30 rispetto al 2014.

A livello nazionale questi dati significano da un lato 155 milioni di euro di incassi, dall'altro un'assunzione di consapevolezza dei cittadini della bellezza e della storia che il nostro territorio ha da offrire. Il Ministro della cultura, Dario Franceschini, ha sottolineato anche l'importanza che questi dati hanno sul panorama internazionale poiché “siamo in controtendenza”, dichiara, rispetto ai dati della stampa estera.

Alcuni visitatori d'eccezione sono attesi poi alla Reggia di Caserta, come lo stesso Franceschini, il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che la definisce “uno dei gioielli più incredibili del nostro Paese, con nuovi spazi messi a disposizione del circuito museale e della fruizione culturale dei cittadini”. Il direttore della Reggia Muro Felicori si ritiene soddisfatto dell'andamento dell'anno appena trascorso, anche perché tirando le somme la Campania si colloca al secondo posto in Italia, ma punta in alto e promette, entro la fine del suo mandato quadriennale (Felicori è entrato in servizio l'ottobre scorso) il raggiungimento del milione di visitatori annui. Molto soddisfatto si dichiara anche Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli perché, ampliando lo sguardo sulla classifica, l'ente da lui diretto è 14° in relazione sia a musei, che parchi e monumenti, mentre restringendola ai siti museali e archeologici si colloca tra il quarto e il quinto posto. Infine anche Massimo Osanna, soprintendente degli Scavi di Pompei, ha dichiarato quanto questi dati sostengano la validità del percorso intrapreso l'anno passato e spingono e motivano a continuare in questa direzione anche per l'anno in corso.

Quarto, tra la politica e la dignità delle persone

di Gian Marco Sbordone

Quarto è un paesone della Provincia di Napoli che conta circa 40.000 abitanti. E’ cresciuto a dismisura a partire dagli anni ’80 allorquando fu avviata una massiccia urbanizzazione con la realizzazione, spesso disordinata e disarmonica, di un numero incredibile di costruzioni.

E’ un Comune sciolto più volte per infiltrazioni malavitose nei suoi apparati politici-amministrativi e la gestione dell’edilizia, nel contesto investigativo su tali infiltrazioni, è stato sempre il settore più rilevante.

Tuttavia solo oggi, nel 2016, per la prima volta il Comune è agli onori della cronaca nazionale, sempre a seguito di elementi da cui si può desumere un tentativo di condizionamento del voto e quindi degli organi elettivi.

Il Sindaco dimissionario di Quarto Rosa Capuozzo
I fatti sono noti. Un Consigliere Comunale, Giovanni De Robbio, sembra sia stato eletto, alle ultime consultazioni, grazie all’appoggio di un noto clan camorristico. Lo stesso consigliere, del Movimento 5 Stelle, avrebbe poi esercitato pressioni addirittura ricattando il Sindaco, Rosa Capuozzo, espressione del suo medesimo partito, affinché affidasse lavori edilizi ad imprese vicine al clan. Il Sindaco non ha ceduto, ma non ha denunciato i fatti e per questo motivo è stata sfiduciata dai vertici 5 Stelle che, a fronte del suo rifiuto di dimettersi, l’hanno addirittura espulsa.

Il Sindaco Capuozzo, in relazione proprio a tale pressione mediatica, ma anche all’atteggiamento dei vertici del suo partito che, in più circostanze, hanno smentito di essere a conoscenza dei tentativi di ricatto, alla fine ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni.

Gli altri partiti, e segnatamente il Pd, hanno avviato sull’argomento una campagna mediatica fortissima per evidenziare, in sostanza, quanto la questione tra politica e malaffare sia una problematica a cui il Movimento 5 Stelle non è affatto estraneo.

Alcune osservazioni, da questa strana e triste vicenda si impongono.

La prima: in questo Paese sembra che la selezione della classe politica costituisca un problema ormai molto serio. Siamo sicuri che continuare ad affidarsi alla rete, ai media e, come risulta fare il Movimento 5 Stelle ad una sorta di Direttorio, sia la soluzione migliore?

Ricordiamo che la politica è arte assai difficile, è l’arte di mediare e di scegliere tra interessi diversi e talvolta contrapposti. Da queste scelte dipende il soddisfacimento non solo dei nostri interessi ma, più in generale, la crescita della società. Con ciò non si vuole semplicemente sostenere che la candidatura della Capuozzo o di De Robbio siano state sbagliate, ma piuttosto porre una questione di fondo: la nostra aspirazione, quella di noi cittadini, non dovrebbe essere quella di essere amministrati da coloro che piacciono di più, ma semplicemente dai migliori.

Sul caso specifico, venendo alla seconda osservazione, appare veramente inverosimile addebitare particolari responsabilità alla Capuozzo in questa vicenda, nemmeno quella di non aver denunciato i ricatti. Non solo perché nulla esclude che l’avrebbe fatto in seguito, ma anche perché la stessa, che pare non sapesse delle indagini della Procura su De Robbio, magari temeva che un’eventuale denuncia l’avrebbe esposta al rischio di una controdenuncia ipotizzante la calunnia.
Il logo del Movimento 5 Stelle
Un’ultima osservazione riguardo l’uso dei media. E’ avvilente l’impegno che ci hanno messo tutti, da un lato quelli del PD, dall’altro quelli del Movimento 5 Stelle, per scatenare una vera e propria guerra mediatica su organi di informazione incredibilmente compiacenti. Una guerra in cui la giustizia, la presunzione di innocenza e altri principi giuridici e di civiltà sono stati completamente ignorati. Ed ignorata è stata anche la dignità della persona, in primo luogo proprio quella della Capuozzo. Non sarà stata il Sindaco “migliore”, ma è una persona, con la sua sensibilità, i suoi affetti e, fino a prova contraria, perbene.

Il turismo a Napoli finalmente torna ad essere protagonista

di Antonio Ianuale

Il turismo a Napoli è di nuovo protagonista: una crescita sensibile e costante che, negli ultimi tre anni, ha visto Napoli ritornare meta turistica per eccellenza, attirando centinaia di migliaia di visitatori stranieri e italiani. Gli eventi culturali, sportivi, artistici che si sono succeduti negli ultimi anni hanno portato ad una crescita del flusso di turisti come non si vedeva da molti anni.

Vista di Napoli
Se alla fine del 2014 la Regione Campania stimava un +20% di presenze negli esercizi alberghieri rispetto ad un più che positivo 2013, anche il 2015 ha fatto registrare dati molto confortanti: “Napoli è la città d’Italia con maggiore crescita in termini turistici. Se il 2014 è stato eccellente sotto questo punto di vista, il 2015 è iniziato in modo altrettanto positivo. Siamo tornati ad essere un punto di riferimento internazionale ai massimi livelli.” Così il sindaco Luigi de Magistris salutava le statistiche di fine anno 2014, mostrandosi ottimista anche per l’anno 2015.

Ottimismo che poi è stato confermato dai dati: durante tutto l’anno 2015 con vette di affluenza nel mese di aprile per la Santa Pasqua, nel periodo estivo e nel periodo natalizio. Nel mese di aprile i musei hanno fatto registrare record di visite, tra cui spiccano quelle del museo di San Gennaro con ben 2723 visite, quello Archeologico con 6100, ed il Maschio Angioino con 3mila visite. Inoltre, gli alberghi hanno registrato l'82% delle stanze piene, migliorando di un 2% rispetto al 2014, e su 200 Bed and Breakfast l'85% ha fatto registrare il pieno. Federalberghi ha evidenziato la crescita del turismo durante il periodo estivo, con il 71% di camere occupate, con picchi altissimi durante il mese di agosto.

Incremento anche dei turisti stranieri che hanno scelto Napoli come meta del loro soggiorno, come testimoniano i dati dell’aeroporto di Capodichino: «I dati della Gesac per l’aeroporto di Capodichino – ha sentenziato de Magistris - segnano quasi un 20 per cento in più di transiti di turisti stranieri. Tantissime le nuove rotte dirette da Napoli che le compagnie nazionali e straniere hanno ritenuto conveniente attivare da Napoli. Le percentuali di camere occupate sono superiori al 70 per cento, che a Napoli ad agosto non si era mai visto. Migliaia poi, ogni giorno, gli stranieri di tutto il mondo che sbarcano dalle navi da crociera e visitano la città creando una economia indotta notevole. In grande crescita anche l'affluenza nei siti museali napoletani ed in particolare al Museo Archeologico, al Museo del Principe di Sansevero e alla Certosa di San Martino».

Turisti giapponesi in visita a Napoli

Tra i turisti stranieri si registra la novità dell’afflusso di turisti brasiliani, mentre il maggior afflusso è dei turisti americani e francesi, seguiti da quelli inglesi e giapponesi. Se di norma i mesi di settembre o ottobre vedono un fisiologico calo dell’affluenza turistica, quest’anno i grandi eventi allestiti dal Pizza Village e Bufala Fest sul Lungomare, al Festival del Jazz al Maschio Angioino e a San Domenico Maggiore, hanno fatto riversare in città un numero eccezionale di turisti.

Anche il mese di novembre ha dato motivo al sindaco di evidenziare i grandi risultati ottenuti: “I dati per il turismo a Novembre, mese storicamente debole per Napoli, sono straordinari. Tutti gli indicatori sono in crescita. I turisti aumentano progressivamente come numero assoluto, si trattengono di più in città e spendono di più negli Alberghi, nei B&B, nei ristoranti, nelle trattorie, nei negozi e nelle botteghe artigiane.” Altro picco di affluenza si è registrato nel mese di dicembre, non solo durante le festività natalizie ma anche per il ponte dell’Immacolata: sold out al centro storico, così come per il lungomare, incoraggianti i dati dell'area della Stazione Centrale, molto bene anche il Vomero e tutta l’area metropolitana. Camere tutte occupate nei bed and breakfast e nelle altre strutture ricettive extra-alberghiere, con predominanza di turisti italiani.

Durante il periodo natalizio era praticamente impossibile camminare nelle strade più caratteristiche, con gli eventi del programma Natale a Napoli 2015 che hanno permesso di polverizzare tutti i record di presenze come ha sottolineato l’assessore al ramo Nino Daniele: «Con le presenze turistiche di questo Natale, che in termini numerici ha polverizzato tutti i record, il Comune di Napoli, nonostante le difficoltà, ha garantito l’apertura dei suoi siti anche nel giorno di Natale e nei successivi giorni festivi». Tante volte si è detto dell’importanza del turismo per una città come Napoli, ma adesso alle parole stanno seguendo i fatti, con i risultati che non tardano ad arrivare ed incentivano a continuare su questa strada.

Da Luglio il canone Rai si pagherà in bolletta

di Maria Di Mare

Lo scorso 22 dicembre è stato definito, con la legge di stabilità per il 2016, che a partire da quest'anno il canone Rai si pagherà con un addebito che verrà caricato direttamente sulla bolletta della luce.

L'importo annuo del canone è stato abbassato da 113 a 100 euro e sarà suddiviso in dieci rate che corrispondono alle bollette che vanno da gennaio ad ottobre, quindi, dato che la bolletta della luce è bimestrale, su ogni bolletta ci sarà un addebito, dovuto all'imposta del canone, pari a 20 euro. Per il 2016 però, considerando i tempi tecnici necessari ad avviare la procedura, la prima bolletta che presenterà al suo interno anche l'importo del canone Rai sarà quella del mese di luglio, dove i consumatori si ritroveranno un addebito pari a 70 euro (perché comprensivo anche delle rate dei sei mesi precedenti).

Saranno tenuti a pagare l'imposta del canone tutti coloro che posseggono un apparecchio televisivo, e gli intestatari di un'utenza per la fornitura di energia elettrica, in riferimento al proprio luogo di residenza principale (qualora qualcuno possedesse più immobili di cui uno di residenza e altri in fitto pagherebbe quindi solo quello relativo all'abitazione in uso); sono esentate le persone con più di 75 anni di età che presentano un reddito complessivo non superiore ad 6.713,98 euro annui.

Diversamente da alcune voci che circolavano fino a questo momento, un comunicato normativo apparso su Federconsumatori, il 7 gennaio scorso, specifica che Il canone non è retroattivo, pertanto non sono previsti ulteriori pagamenti o sanzioni per coloro i quali fino a questo momento non abbiano pagato la tassa in questione”.

Questo procedimento si basa sulla supposizione che laddove ci sia consumo di energia elettrica si possegga anche un televisore, per questo il canone in bolletta sarà addebitato senza distinzioni di sorta.

Nell'eventualità che ci sia chi non ha un apparecchio televisivo e che è, quindi, per ovvi motivi, esente dal pagamento del canone è stata prevista la possibilità di redigere un'autocertificazione da consegnare all'Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale I di Torino – Ufficio territoriale di Torino I – Sportello S.A.T , ma questa operazione potrà essere effettuata solo dopo l'avvenuta ricezione della prima bolletta con l'addebito. Ad oggi però le modalità di presentazione dell'autocertificazione non sono state ancora chiarite, l'unico punto certo sembra essere che l'autocertificazione varrà solo per un anno, e dovrà poi essere rinnovata.

La nuova modalità di pagamento, comunque, sarà applicata solo alle abitazioni, in quanto uffici, studi ed esercizi commerciali continueranno a pagare il canone secondo il bollettino postale.

Scaparro porta a Napoli Godot: in scena al Teatro Nuovo

di Antonio Ianuale

Maurizio Scaparro
Il regista e critico teatrale Maurizio Scaparro porta sulla scena napoletana una delle pièce più famose nel mondo, “Aspettando Godot”, celebre testo del drammaturgo irlandese Samuel Beckett. Dopo il grande successo di critica e pubblico nelle rappresentazioni di Milano, Trento e Catania, il regista romano inizia questo 2016 facendo tappa prima a Roma al teatro Parioli Peppino de Filippo e subito dopo a Napoli, ospite del Teatro Nuovo. 


Il testo
“Aspettando Godot” è stato scritto nel 1952 in lingua francese con il titolo di “En attendant Godot”, l’anno dopo è andato in scena a Parigi al Théatre de Babylone. Beckett lo tradusse in lingua inglese nel 1954. “Aspettando Godot” è una tragicommedia costruita intorno alla condizione dell’attesa. L’attesa di Godot, ma anche l’attesa di qualcosa, che spinge gli uomini ad agire, condizionandone i comportamenti. Il testo è diviso in due atti, sulla scena si alternano due coppie: Estragone e Wladimiro che attendono l’arrivo del signor Godot e Lucky e Pozzo, un proprietario terriero e il suo servo, legati da una corda che ne sottolinea l’indissolubile legame. Il protagonista principale non è mai presente sulla scena, quindi non può essere considerato come un personaggio.

Ma allora chi è Godot? Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo punto, dichiarando: “se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione“. Molte interpretazioni critiche si sono avvicendate, ma è impossibile ancora oggi avere delle certezze in merito. Una delle interpretazioni più suggestive è quella che vedrebbe Godot come la rappresentazione di Dio, infatti nella lingua inglese Dio si traduce con God, e la desinenza “ot” rappresenterebbe il punto finale. Altre rivisitazioni vedono nel “signor Godot” la personificazione della Fortuna, del Destino, della Morte. Da un punto di vista strettamente linguistico, Godot può essere considerato un comune cognome francese, la lingua utilizzata da Beckett. Inoltre, a Parigi, nel IX arrondissement, si può addirittura passeggiare per Rue Godot de Mauroy. Proprio questi interrogativi hanno stimolato Scaparro che nelle note di regie scrive: “Sento il peso, la responsabilità e l'emozione di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare “Aspettando Godot”. Rileggo questo testo oggi e mi colpisce profondamente per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini Cultura Europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Quelle creature deboli e immortali come Estragone e Vladimiro (e come Pozzo e Lucky), che vivono in una terra desolata aspettando Godot, che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino (a loro e a noi) '900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell’aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare, parlare, vivere”. Prodotto dal teatro Carcano di Milano, Aspettando Godot ha per protagonisti gli attori Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Enrico Bonavera e Michele Degirolamo. Le scene sono firmate da Francesco Bottai, i costumi da Lorenzo Cutùli. Andrà in scena al Teatro Nuovo dal 27 al 31 gennaio.

La locandina dello spettacolo

Trasporti: aumenti in vista per autostrade, voli ed alta velocità

di Danilo D'Aponte

Anno nuovo, aumenti nuovi, è questo il costante feeling con cui vengono accolti ogni anno i viaggiatori, che lo siano per lavoro o per diletto, e non è mai una bella accoglienza. Proprio questo mese mi sono occupato del paventato aumento del pedaggio ad opera della Tangenziale di Napoli, che va vista in un'ottica generale di aumenti autostradali. Il Ministero dei Trasporti ricorda, però, di avere chiesto ai concessionari di prorogare anche per il 2016 gli sconti per i pendolari, e fa sapere inoltre che l’aumento dei pedaggi delle autostrade riguarda solo 6 tratte su 26, essendo stati congelati gli altri aumenti, proprio come per il caso dell'arteria cittadina campana.

Non va meglio a chi utilizza voli, perché, come sottolinea il Codacons, gli aumenti interesseranno, e molto, anche il costo dei biglietti aerei, a cui sarà aggiunta un'addizionale comunale di 2,50 €. Il quadro generale è esposto proprio dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «per le autostrade si registrano aumenti medi dello 0,86%, ma per molte tratte i rincari sono solo sospesi e potrebbero essere sbloccati a breve. A ciò si aggiungono pesanti aumenti tariffari anche per i treni: per l'alta velocità sono scattati l'1 gennaio 2016 rincari medi dei biglietti del +2,7% che raggiungono quota +3,5% su alcune tratte molto utilizzate dai viaggiatori come la Roma-Milano», e si è già detto dell'addizionale comunale sui biglietti aerei.

Freccia rossa
Trenitalia, l'azienda delle Frecce, specifica che i ritocchi riguardano «solo le Frecce» rosse, argento e bianche. Rienzi vede il tutto come una vera e propria stangata, quella che subiranno i cittadini, perché dalle loro tasche usciranno 1,4 miliardi di euro in più, solo alla voce trasporti, e ci sono altre associazioni che dichiarano che gli aumenti saranno invece circa 2,4.

Ma sono giustificati tali aumenti? La domanda è cruciale dall'ottica non solo dei consumatori, ma anche dei commercianti, i quali sanno che a un ulteriore aumento delle loro spese non potrà per forza corrispondere un aumento dei costi dei loro prodotti, pena l'ulteriore stop degli acquisti, che già in generale non vanno benone, come dimostra un po' ovunque la partenza lenta dei saldi.

E perché si innesca questa catena? Beh, perché il trasporto dei beni di consumo su gomma la fa da padrone nel commercio italiano. Allora la risposta alla domanda di sopra è “nì”, perché di recente si è assistito a una lieve diminuzione del costo del greggio, a cui è seguito, ancora più lentamente, una diminuzione del costo dei carburanti, rispetto a qualche tempo fa, dove entrambe le cose sembravano schizzare all'impazzata (anche a causa di tumulti in Oriente, in zone cruciali per l'estrazione della materia prima). Ma può sembrare più giustificato se si analizza il caso del trasporto su rotaie, dove ingenti sono stati i costi di ammodernamento delle reti ferroviarie veloci, e non è un caso che Trenitalia si sia affrettata a specificare che, dal canto suo, solo quelle tratte sarebbero state interessate dagli aumenti.

Un anno senza Pino Daniele

Tutte le iniziative per ricordare il cantautore napoletano “nero a metà”

di Teresa Uomo

Lo definivano l’americano della nuova Napoli, il mascalzone latino, l'uomo in blues, il musicante on the road. Era il 4 gennaio 2015 quando ci ha lasciati il grande Pino Daniele. Un lutto che ha colpito tutto il Paese e l’intero mondo della musica. Un grande artista che con una chitarra in mano ed una voce particolare era capace di suscitare profonde emozioni. Per Napoli, Pino è stato sempre un idolo. Un artista del suo calibro si può amare anche ad occhi chiusi, perché la musica di Pino non è tristezza, ma è vita, amore, allegria, gioia.

La strada intitolata a Pino Daniele
Proprio nell’anno della sua scomparsa, la città di Napoli gli ha donato un meraviglioso tributo attraverso flash mob, concerti, dibattiti, libri, diversi eventi in suo onore e, per giunta, via Donnalbina, la strada dove abitava da bambino, che per il popolo napoletano è già “Via Pino Daniele”. Lo stesso concerto di Capodanno 2015, a Piazza Plebiscito, è stato dedicato al “Nero a metà” con la partecipazione di tanti artisti, tra cui il fratello Nello Daniele, che lo hanno accompagnato nel corso della sua vita e della sua carriera.

Anche in questo 2016 ci saranno tanti eventi e sorprese per ricordare il grande cantante partenopeo. Tra le tante iniziative in programma, accanto alla lapide del vicolo del centro storico a lui dedicato, in via Santa Maria la Nova, è stata installata una chitarra, la copia in metallo della sua Paradise. E un altro fantastico concerto è previsto in Piazza Plebiscito per l’estate 2017.

E’ prevista invece per il 19 marzo, in concomitanza con l’anniversario della nascita del cantautore, l’apertura del Museo Pino Daniele, un’installazione dedicata all’artista. Sarà possibile trovarla all’interno del Museo della Pace. La Fondazione Mediterraneo la sta preparando nell’ex Hotel Londra, in piazza Municipio a Napoli. L’architetto Capasso ha messo a disposizione un piano da dedicare interamente a Pino Daniele con sette stanze. Il titolo di quest’opera museale sarà “Pino Daniele alive”. Un’opera promossa dalla “Fondazione di Pino Daniele trust onlus”, voluta dalla famiglia dell’artista. Ricca di tecnologia che la renderà anche interattiva, con megaschermi touch screen ed il video mapping. L’allestimento è a cura di Sergio Pappalettera, grafico delle copertine dei dischi di Pino.

Come per ogni cantautore che si rispetti, per entrare nel vivo della musica di Pino Daniele è necessario conoscere la sua biografia, la sua esistenza, la sua vita e la sua arte. Parole e musica sempre ispirate alla ricerca di quella libertà che Pino non ha mai smesso di inseguire. Alle sue “immagini” è dedicato “Musicante, musicarte. Omaggio a Pino Daniele”. Un volume di Beppe Palomba che raccoglie in sessanta pagine i lavori di quegli artisti che si sono fatti ispirare dai momenti rilevanti della carriera di Daniele.

In occasione del primo anniversario della morte di Pino, usciva “A noi ci piaceva il blues”, di Giorgio Verdelli e Antonio Tricomi. Una sorta di educazione sentimentale e musicale di una generazione che negli anni ‘70 preferiva il vinile e la chitarra. Un viaggio musicale da Napoli a Los Angeles, passando per Memphis, dove portano tutte le strade del blues.

Salvatore Coccoluto è autore di “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento”. Una biografia in cui è messo in evidenza un altro aspetto della vita e della musica di Daniele: il suo essere, allo stesso tempo, legato alla tradizione musicale napoletana e internazionale.

Suo fratello Nello in “Je sto vicino a te” fa un salto nell’infanzia del musicista: le domeniche tra i vicoli di Napoli, il ragù, le radio che trasmettono ininterrottamente i classici della canzone napoletana.

E infine “Ho sete ancora. Sedici scrittori per Pino Daniele”. Sedici racconti che partono da sedici canzoni di Pino Daniele, che hanno come tema quello del blues. Raccogliere sfumature, far rivivere emozioni. Continuare nel racconto di Napoli: una metropoli con un paesaggio unico per la sua arte e la sua filosofia di vita.

Agroalimentare: un’opportunità di crescita per l’economia campana

di Luigi Rinaldi

Le stime di molti istituti di credito indicano per l’anno che si è appena concluso un forte recupero del PIL delle regioni del Mezzogiorno d’Italia. In particolare, analizzando la congiuntura della Campania, si riscontra come, già dai primi mesi del 2015, l'attività economica della regione sia tornata in area positiva, tanto da indurre a pensare che il 2016 possa davvero essere l’anno della svolta.

Nel complesso la Campania è una regione dalle enormi potenzialità economiche, potenzialità purtroppo frenate da una poco efficiente amministrazione del territorio e dalla presenza, in alcune aree, della criminalità organizzata. All’orizzonte, però, si scorgono molti segnali che consentono di formulare previsioni ottimistiche, in particolare in alcuni settori di eccellenza della Regione che potrebbero stimolare ulteriormente la ripresa dell’economia del territorio. Esiste, infatti, una parte del tessuto produttivo campano che anche in piena recessione è cresciuta, continuando a sostenere ingenti investimenti.

Segnali positivi giungono soprattutto dal settore agroalimentare. La Campania ha sicuramente un patrimonio eno-gastronomico unico per varietà e pregio, giustamente riconosciuto fin dai tempi più antichi: Greci e Romani sostenevano la superiorità dei vini e la purezza dell'olio di oliva provenienti dalla "Campania Felix". Tante le aziende in grado di testimoniare la continua crescita di questo settore. In pieno sviluppo la Kimbo di Melito, industria del caffè in costante espansione, con importanti investimenti al fine di diversificare le miscele, ampliare i magazzini di stoccaggio, introdurre nuove linee di confezionamento ed acquistare macchinari più moderni ed efficienti. Continua a puntare sull'innovazione la De Matteis Agroalimentare, titolare del marchio Pasta Baronia e capofila di un progetto di filiera denominato “Grano Armando”, di cui fanno parte quasi mille agricoltori di nove regioni italiane. Il progetto in questione è basato su un rigido disciplinare di coltivazione: impegnarsi ad usare sementi stabilite e a seguire precise regole nelle pratiche agronomiche. I risultati sono un grano italiano di prima qualità, proveniente da agricoltori che investono e rispettano la loro terra.

Nuove sfide all’orizzonte anche per Besana Group, leader europeo nella produzione e vendita di frutta secca, disidratata e confezionata, che negli ultimi mesi ha aperto nuovi reparti produttivi nello stabilimento di San Gennaro Vesuviano. I proprietari, Pino e Riccardo Calcagni, investendo in innovazione, hanno raggiunto il primato continentale davanti agli inglesi di Whitworks, ai francesi di Maitre Prunille e ai tedeschi di Seeberger. Il nuovo sito possiede le stesse caratteristiche - “chemical free” e impatto ambientale zero - di quello progettato in Inghilterra a fine 2013, grazie a uno stanziamento di 5 milioni di sterline.

L’impegno profuso dalle aziende che operano nel settore agroalimentare sta consentendo, quindi, alla Campania di recuperare il primato che le spetta per le sue eccellenze agroalimentari ed enologiche. Ma i prodotti delle nostre terre meritano di essere valorizzati di più, sia sui mercati nazionali che su quelli esteri e sarebbe un peccato imperdonabile non puntare su questo settore primario per rilanciare economia ed occupazione. Per raggiungere questo fondamentale obiettivo dovrà, sicuramente, fare la sua parte anche il mondo politico, perché la Regione Campania non può immaginare di ravviare la crescita e lo sviluppo senza un forte sostegno a questi prodotti di qualità, investendo anche in termini di comunicazione ed immagine.


La Giornata della Memoria: in ricordo della Shoah napoletana

di Antonio Ianuale

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Queste poche parole di Primo Levi, tratte da "Se questo è un uomo", evidenziano la necessità di ricordare e documentare la persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. A tale scopo nel 2005, l’ONU ha designato il Giorno della Memoria che cade ogni 27 gennaio, data dell’entrata ad Auschwitz dell’Armata Rossa, che ha portato alla scoperta delle violenze subite nel famoso campo di concentramento.

L’Italia celebra il giorno della Memoria secondo gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000. Secondo l’art. 1 «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». L’art. 2 invece, sottolinea che: «In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».

Forse non tutti sono a conoscenza dell’intreccio tra la città di Napoli e il popolo ebraico, così la ricorrenza può essere occasione per rievocare e scoprire una dolorosa pagina della nostra storia. La comunità ebraica di Napoli, infatti, è tra le più antiche d’Italia: i primi insediamenti risalirebbero al I secolo d.C., la prima sinagoga tra il X e il XII secolo. La popolazione ebraica aumentò sensibilmente, ma il clima mutò rapidamente, fino al 1510 quando il re Ferdinando ordinò la cacciata degli ebrei dal Regno di Napoli. Nel 1541 gli ebrei furono tutti espulsi dal Regno. Re Carlo permise il rientro degli ebrei nel 1740, ma solo sei anni dopo furono nuovamente espulsi. Il rientro definitivo si avrà nel 1831 anche grazie all’interessamento della famiglia di banchieri tedeschi Rothschild.

L'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz
L’attuale sede della comunità ebraica, con annessa Sinagoga, si trova in alcuni locali del palazzo Sessa, al n. 31 del vico Santa Maria a Cappella Vecchia, e fu inaugurata il 19 giugno del 1864, grazie all’appoggio proprio dei Rothschild. La comunità ebraica di Napoli è una delle ventuno comunità ebraiche in Italia e nel 2014 ha festeggiato il suoi 150 anni di storia.

Una pagina triste e molto dolorosa riguarda le deportazioni subite durante la seconda guerra mondiale, argomento del libro di Nico Pirozzi “Traditi - Una storia della Shoah napoletana”. Nelle pagine del sociologo napoletano, esperto della storia del popolo ebraico sono tracciate le storie di 25 ebrei napoletani che, deportati, hanno trovato la morte nei campi di concentramento nazisti. Tra le vittime c’era anche la piccola Luciana Pacifici, nata a Napoli nel 1943. Nello stesso anno la piccola venne deportata insieme alla famiglia, spedita al campo di concentramento di Auschwitz. Non vi arriverà mai, perché morirà di stenti durante il viaggio.


La targa della via intitolata a Luciana Pacifici
Nel novembre scorso l’amministrazione comunale ha dedicato una via alla memoria di Luciana Pacifici. Non una via come le altre, ma la via che portava il nome di Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della razza fascista. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris commentò in quell’occasione: «la nostra è una città di pace e noi vogliamo continuare nel nostro processo di costruzione di una città votata alla pace. Si al dialogo e si ai ricordi utili ad evitare nuovi conflitti». Una nota di colore si aggiunge al quadro descritto: il Calcio Napoli venne fondato dall’imprenditore Giorgio Ascarelli, ebreo.

Una nuova luce per Città della Scienza

di Antonio Cimminiello

Il 4 Marzo del 2013 un incendio devastò uno dei fiori all’occhiello di Napoli e della Campania intera, espressione di scienza quale fonte di conoscenza e formazione nonché occasione di rilancio per un territorio martoriato: Città della Scienza. Non è stato facile ripartire, non tanto per i danni materiali subiti quanto per la frustrazione provocata da un gesto che pare dettato da interessi che proprio scienza e conoscenza mirano a contrastare (anche se, a tre anni di distanza, nulla è ancora pienamente chiaro sul piano giudiziario). Ma la voglia di andare avanti di tutti -a partire della Fondazione Idis-Città della Scienza- non è mancata, ed in questa direzione, a Marzo 2016, verrà inaugurato l’edificio che sarà destinato ad ospitare un progetto di grande interesse ed unico nel suo genere a livello nazionale, e cioè il museo sul corpo umano “Corporea”, il primo in Italia.

Festeggiamenti a Città della Scienza
Non si tratterà di un’iniziativa unilaterale, nel rispetto della trasversalità che da sempre connota Città della Scienza: ci sarà spazio per le nuove iniziative d’impresa nell’ambito della biomedicina, oltre ad un vero e proprio museo nel quale i visitatori entreranno a contatto diretto con i meccanismi del corpo umano, e a tanti altri progetti che sarà possibile mettere in atto a seguito di una relativa gara d’appalto a livello europeo. “Corporea” però non è altro che un passo in avanti per la realizzazione di un obiettivo ancora più ambizioso, e cioè la creazione per il 2018 di una “nuova” Città della Scienza che darà spazio ad uno dei più grandi musei d’Europa e a ambiti di aggregazione come una grande piazza “agorà della nuova Bagnoli”, dice Vittorio Silvestrini presidente di Idis. L’inaugurazione della struttura (per uno spazio di ben cinquemila metri quadri) è uno dei tanti successi che chi lavora “dietro le quinte” per Città della Scienza assicura: un esempio recente è stato “Futuro Remoto” a Piazza Plebiscito, in grado di attirare migliaia di visitatori in poco tempo. A quanto fatto finora, per “Corporea” dovrà però seguire la gara d’appalto di cui si è detto, oltre che il parere positivo degli Enti locali in sede di conferenza di servizi: l’intento è chiudere ogni procedura burocratica per la fine dell’anno. Si spera quindi in un intervento istituzionale in tempi brevi, affinchè si possa dimostrare l’efficacia di una sinergia effettiva tra politica ed associazioni, ma che soprattutto anche a Napoli la voglia di sapere e conoscere può essere più forte della camorra e di ogni altra forma di “bavaglio”.

Amministrative a Napoli: il voto tra 5 mesi

di Antonio Lepre

Il prossimo 12 giugno, se la data sarà confermata dal Presidente Renzi, le urne saranno aperte dalle sette del mattino. I napoletani dovranno decidere chi sarà a guidarli per i prossimi cinque anni e dovranno scegliere i loro rappresentanti nel consiglio comunale, insomma Napoli dovrà scegliere. Nel 2011 non ci fu storia, il movimento arancione di Luigi de Magistris superò al ballottaggio il candidato sindaco di centro destra Gianni Lettieri, mentre Mario Morcone, candidato sindaco del Partito Democratico uscì al primo turno. Ora, invece, com’è il panorama a poco più di cinque mesi dalle amministrative del giugno 2016?

Luigi de Magistris
La situazione, almeno per alcuni partiti politici, è ancora in alto mare, altri invece hanno già iniziato una lieve campagna elettorale. Naturalmente, forte della vittoria del 2011 e dell’amministrazione appena uscente, l’attuale sindaco Luigi de Magistris si ricandida. Il primo cittadino partenopeo, infatti, ha fatto partire, forse dopo il terremoto della sua personale lista Napoli è Tua, una sua associazione, Dema, che potrebbe essere, si attende l’ufficialità, la lista principale a sostegno del candidato.

De Magistris dal canto suo, come già dimostrato nelle passate amministrative, ha un buon dialogo con la società civile, sia che essa provenga dai centri sociali sia che essa venga dalla medio-alta borghesia, ed inoltre ha teso anche la mano al progetto meridionalista del suo ex assessore Marco Esposito.

Il
centro destra invece ricandiderà l’imprenditore Gianni Lettieri che è già in piena campagna elettorale con il suo hashtag “amarenapoli” e con il suo spot: “a prescindere dai partiti, ripartendo dal basso”, ma ciò non toglie che avrà il sostegno di tutte le componenti partitiche del panorama di centro destra, da Forza Italia a Fratelli di Italia, passando per il neo partito Noi con Salvini, a meno che la scelta, caldeggiata mesi fa, di un nome femminile come Mara Carfagna non diventi realtà. Il Partito Democratico, invece, è ancora in alto mare. Le primarie avranno luogo solamente a marzo e, attualmente, i papabili candidati sono Antonio Bassolino, che al Teatro Sannazaro il 16 gennaio ha svolto una convention di apertura per la sua candidatura a Sindaco, e sarebbe al terzo mandato, il dottor Antonio Marfella, oncologo, che si candida in quota Socialisti Democratici di Di Lello, e ancora Umberto Ranieri, Leonardo Impegno e Carmine Attanasio.

L’altra forza politica in campo, il Movimento Cinque Stelle, anche per le amministrative napoletane del 2016 non proporrà un nome di spicco, forte del proprio statuto che non prevede la doppia carica. Molto probabilmente sarà candidato a Sindaco un nome interno del gruppo, forse scelto attraverso il Web o, come a Milano, attraverso una riunione pubblica, ma tutto ciò lo dovranno ancora scegliere. La cosa certa è che il M5S, al contrario di quanto rimbalzato sui media nei mesi scorsi, non appoggerà Luigi De Magistris e correrà, ovviamente, da solo.

Tangenziale di Napoli: polemica per possibili aumenti

di Danilo D'Aponte

L’anno appena iniziato porta con sé il consueto "panico" generato dai possibili aumenti che potrebbero presentarsi in ogni ambito della sfera economica. Probabilmente quello che più temono i consumatori è un incremento delle tariffe legate al settore dei trasporti, non solo perché ciò va a incidere, indirettamente, su tutte le altre spese, ma anche perché, inevitabilmente, porta con sé aumenti a catena. E se c'è qualcosa che può "preoccupare" ancora di più i cittadini di Napoli è proprio l'aumento del pedaggio della tangenziale. Già, perché nell'unica città in cui la tratta autostradale urbana è di competenza privata, un ulteriore aumento viene visto sempre come un oltraggio.

Non voglio farne un discorso personale, perché da anni sono un fruitore abituale della stessa, certo non a livelli di moltissimi colletti bianchi che si riversano quotidianamente dalle province verso il centro della città, ma il dato di fatto, innegabile ed oggettivo, è che negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento di ben 30 centesimi di euro. Quasi il 50%, se si considera che fino al 2006 il pedaggio era di 0,65€.

La tangenziale di Napoli
Con l'avvento dei social media, la polemica trova poi terreno fertile. Non è un caso, infatti, che già molti anni fa nascevano “gruppi” sul famoso sito dalla colorazione bianca e blu, volti a chiedere "ufficialmente" l'abolizione di detto pedaggio. Certo, ci sono opere ben più ufficiali che potrebbero far felici i cittadini, e i consumatori nello specifico, ovvero che si acceleri un processo di vendita, oramai paventato da tempo, che possa rendere definitivamente a Napoli la sua tangenziale pubblica.
Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, si fa portavoce della questione, chiedendo l’intervento immediato del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, del Governatore della Campania e del Sindaco di Napoli per porre termine a questo stato di cose. La richiesta, facilmente intuibile, è quella di mettere in campo tutte le iniziative di rispettiva competenza, per l’abolizione, una volta e per sempre, del pedaggio sulla tangenziale di Napoli.

Nel frattempo, proprio da quel terreno fertile che sono i social, di cui si parlava prima, nasce la provocatoria proposta: sciopero bianco, in caso di mancato assolvimento delle richieste fatte. A proporlo è proprio Capodanno, il quale continua a ribadire che è «davvero troppo continuare ad aumentare il ticket per transitare su di una strada che si sviluppa, in città, all’interno del tessuto urbano». Scongiurato, con l'arrivo del 2016, tale aumento, Capodanno prosegue: «con una media di 270mila passaggi giornalieri, senza considerare gli altri ricavi che assommano a oltre ben cinque milioni e mezzo di euro, la società in questione incassa, in base all’ultimo bilancio pubblicato del 2014, attraverso il pedaggio, poco meno di 65 milioni di euro all’anno, pagati dai napoletani, per lo più lavoratori, che non hanno alcuna alternativa per raggiungere il posto di lavoro, visto che, in molti casi, essa rappresenta l’unica arteria di collegamento».

mercoledì 20 gennaio 2016

Reggia di Portici: necessaria attenzione del Ministro Franceschini per la sua valorizzazione

di David Lebro

L'attenzione che il Governo nazionale sta riservando ai Siti Reali e le residenze Borboniche della Campania è senza dubbio apprezzabile ed ammirevole. Il riferimento è, in primis, alla Reggia di Caserta -che con l'acquedotto Carolino ed il complesso di San Leucio, è inserita nel Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco- per la quale, come ha dichiarato lo stesso Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, è stato previsto un investimento iniziale di oltre 30 milioni di euro. E a cui potrebbero aggiungersi poi altri 50 milioni, provenienti dal “piano strategico attrattori culturali” che sarà definito quest'anno. Stesso interesse è riservato ad altre strutture di rilevante valore artistico e culturale, come la Biblioteca dei Girolamini e la Reggia di Carditello, per non parlare dei siti archeologici di consolidata fama internazionale presenti nell'area vesuviano-costiera. Non a caso la riforma dell'ENIT, fortemente voluta dallo stesso Franceschini, consentirà di svolgere il ruolo di promozione, del sistema Paese Italia, all'estero.
La Biblioteca dei Girolamini
In tale ottica è opportuno ricordare però, anche l'azione di valorizzazione che la Città Metropolitana di Napoli ha avviato a vantaggio della Reggia di Portici, sito reale borbonico di enorme bellezza e dall’indiscusso valore storico, artistico e monumentale. L’obiettivo finale è sviluppare il notevole potenziale attrattivo della Reggia, attraverso l'inserimento della stessa nel “Circuito Storico dei Siti Reali Borbonici”, riconosciuto dall’Associazione per i Siti reali e le residenze borboniche, compulsando allo stesso tempo la candidatura al riconoscimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco. A tal fine, l’Ente di piazza Matteotti, dopo aver segnalato la presenza di diversi abusi edilizi all'interno del Sito, ha subito invitato gli uffici preposti ad assumere tutte le iniziative utili al ripristino dello stato dei luoghi e all'affermazione del principio di legalità. Successivamente, il Consiglio Metropolitano ha inserito, nel bilancio di previsione 2015, l'intervento relativo al restauro conservativo delle facciate della Reggia prospicienti la Via Università, che versavano in una condizione di profondo degrado, per un importo di € 2.100.000,00. Di seguito, si è iniziato un iter tecnico-amministrativo, che si è concretizzato, nella stesura di una importante delibera di indirizzo, la 192 del 2.10.2015, avente ad oggetto “Reggia di Portici: progetti e programmi per la valorizzazione del sito borbonico”, successivamente approvata. All’interno della delibera, preso atto che negli anni scorsi l’ex Provincia (oggi Città Metropolitana) ha già finanziato e realizzato, con fondi propri, alcuni interventi di restauro, e chiarito che la stessa ha già predisposto diversi progetti (restauro conservativo dello Scalone monumentale e di alcune sale della Reggia; restauro del Bosco Inferiore; restauro dell'Emiciclo; restauro del Teatrino di Corte; realizzazione della Pinacoteca della Città Metropolitana e il piano di Comunicazione per la Promozione e l'Offerta Integrata del patrimonio culturale esistente nell'area vesuviano-costiera), è stato rilevato che la complessità e l’onerosità del programma di intervento comporta la necessità di un’articolata azione che coinvolga autorità Comunali, la Regione Campania e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, ai quali si intende chiedere l’ammissione ai finanziamenti europei attraverso la candidatura dei progetti alla programmazione POR Campania 2014/2020 ed ai finanziamenti previsti nell’ambito del progetto “Grande Pompei”.

Numerosi sono dunque i progetti, le iniziative e gli interventi che la Città Metropolitana sta promuovendo ed intende promuovere per dare maggiore visibilità al Sito borbonico, ma senza l’attenzione e il supporto del Ministero del Beni Culturali, come insegna “la storia della Reggia di Caserta”, sarà difficile dare maggior lustro e prestigio alle opere presenti nel nostro territorio e nella nostra Regione. Quella stessa regione che proprio Franceschini ha definito unica dal punto di vista del patrimonio d'arte, archeologia, bellezze naturali e creatività.