lunedì 25 gennaio 2016

L’ ”Odissea” del Teatro Trianon

di Marcello de Angelis

Gennaio 1912. In piazza Calenda, a Napoli, c’è una folla di persone che, pazientemente in fila, aspetta di entrare in Teatro per assistere alla prima di “Miseria e Nobiltà”, la famosa commedia di Eduardo Scarpetta. Tutt’intorno una catena di splendidi negozi eleganti incornicia la scena.

Piazza Calenda oggi
Gennaio 2016. La piazza è la stessa, ma stavolta semideserta. I negozi circostanti sono ormai quasi tutti abbandonati. Il Teatro, di cui prima, fallito e poi chiuso. A terra c’è il corpo di un ragazzo finito per errore nel mirino della camorra.

Il Teatro è il Trianon e la distanza temporale che divide i due eventi rappresenta l’impietosa caduta umana, culturale e morale della città di Napoli. Già, il Trianon, fondato nel 1911 nel cuore del centro storico di Napoli, a pochi passi da Forcella e in prossimità di Castel Capuano; un edificio che ha vissuto una serie di disavventure degne dell’Ulisse Omerico, colui che dovette superare mirabolanti avventure prima di tornare a Itaca.

Con la sua struttura da 630 posti tra platea e tre ordini di palchi, può fregiarsi, al suo interno, dell’importantissimo reperto greco della torre della Sirena (IV / III sec. a.C.), ed è diventato, grazie alle sue porte sbarrate, il simbolo dell’abbandono da parte delle istituzioni o, volendo entrare nel dettaglio, della giunta Caldoro che ha mal gestito questa situazione.
Fu ribattezzato “Trionfale” durante l’autarchia linguistica imposta dalla dittatura fascista e poi trasformato in sala cinematografica col nome “Splendore” nel 1947 dall’allora proprietario Gustavo Cuccurullo. Segue così un lungo periodo in cui la gloriosa sala degrada a cinema a “luci rosse”, fino a quando il 7 dicembre del 2002, un pronipote del Cuccurullo riporta il l’ambiente alle sue antiche condizioni attraverso una complessa ristrutturazione, riprendendo la programmazione sotto il nome di “Eden Teatro” di Raffaele Viviani, con la direzione di Roberto De Simone che punta tutto su un palinsesto musicale, facendone il “Teatro della canzone napoletana”. In quel periodo la proprietà del locale viene scissa dalla gestione delle attività, rispettivamente con le società “Trianon” (in cui entra la Provincia di Napoli, con la quota del 40,43%) e “Trianon Scena”.

L'insegna del Trianon dopo l'acquisizione da parte della Regione
Nell'aprile del 2006 la Regione Campania rileva il pacchetto di maggioranza della proprietà del Teatro, facendone iniziare così una nuova storia, come struttura pubblica. La rinnovata società cambia il nome, così come il Teatro, in “Teatro del popolo, Trianon Viviani” e assume anche la gestione delle attività. L’allora governatore Antonio Bassolino ne affida la direzione a Nino D’Angelo, che vi rimane fino al 2010, anno in cui Stefano Caldoro succede a Bassolino alla presidenza della Regione Campania.

Nel 2012, in piena crisi finanziaria, un piano di riconversione fa nascere il cosiddetto “Teatro della musica a Napoli”, ma ormai la società ha di fatto accumulato un debito di quasi 500.000 €, in particolare con l'Inps ed alcuni istituti di credito, tra cui il Banco di Napoli e la Banca Nazionale del Lavoro.

Di qui, la difficile scelta da parte dei due soci, la Regione Campania e la Provincia di Napoli, di non ricapitalizzare la società partecipata, senza impedire la conseguente messa all’asta disposta dal Tribunale di Napoli, con un prezzo base di 4 milioni e 500 mila euro. È il 17 giugno del 2014. Dopo una serie di aste andate deserte, è necessario ribassare il prezzo della storica sala di Forcella, fino ad arrivare a quello di una buona casa borghese: una vergogna per un bene storico la cui sola struttura è stata valutata dieci milioni di euro.
Striscione di protesta contro la dismissione del Teatro
Si giunge all’inizio del 2015, anno in cui la giunta Caldoro decide di inserire il Trianon nell’elenco delle “partecipate da dismettere”, cedendo la sua quota maggioritaria. Proprio in quei giorni viene anche resa pubblica la notizia della possibilità di svendere il Teatro e trasformarlo in un supermercato o una sala bingo. La cultura e la storia vengono così oltraggiate e trattate come merce di scambio, cosa che inevitabilmente suscita un vortice di critiche nel mondo dell’arte e della politica.

Intanto, mentre si va inesorabilmente verso l’ennesima asta, con l’impegno e la tenacia del Sindaco Luigi de Magistris, insieme alle Associazioni scese in campo, si riesce a vincolare il Trianon alla destinazione d’uso di “Teatro”, evitando così che la storica sala muti radicalmente il suo fine artistico. E giungiamo ai giorni nostri. Dove il Trianon, abbandonato alla sua sorte, è ormai preda di barbari che scorrazzano in lungo e in largo per la piazza antistante: sono le baby star della moderna malavita che premono il grilletto con la stessa facilità con cui infilano monete nelle slot machines, macabri imitatori dei loro “eroi televisivi”. Belve che hanno sfregiato la notte di San Silvestro con le loro “botte”, spezzando la vita ad un inerme ragazzo.

E vengono inevitabilmente alla mente le parole dell’Ulisse descritto da Dante nel canto ventiseiesimo dell’Inferno “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". E oggi, in quell’Inferno, tra quei bruti, non c’è più traccia né di “virtute” né di “canoscenza”. Ma è proprio in questa realtà che il nostro Teatro riesce finalmente a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel attraverso le parole dell’attuale governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, il quale ha deciso di intervenire nella vicenda affermando che entro l’anno 2016 cominceranno i lavori per la ristrutturazione del Trianon, definendo la sua chiusura una offesa per il popolo di Forcella e per Napoli. La speranza è quella di rendere pienamente fruibile la struttura per farne un luogo di aggregazione sociale che può essere un grande contributo per i giovani di un quartiere tanto difficile, un riscatto per Napoli che meriterebbe di veder rinascere un polo di creatività di arte e bellezza, dalle ceneri di un territorio inaridito dall’ignoranza e dalla brutalità, partendo proprio dal fondamentale parere favorevole espresso dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni per inserire il Teatro Trianon e il Verdi di Salerno nell’ambito del piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” in cui è previsto un progetto di riqualificazione e rilancio. “È una decisione importante – commenta il Presidente De Luca – il compito delle istituzioni è comunicare tramite gli atti e gli enti devono contribuire alla battaglia contro la camorra attraverso l’apertura di cantieri a la creazione di nuovi posti di lavoro”. La riapertura del Teatro Trianon rappresenta una sfida, una opportunità che non bisogna lasciarsi scappare, soprattutto in nome del patrimonio di grandezze intellettuali che la nostra Città ha rappresentato nella storia.

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